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Direttore responsabile Alessandro Longo

Regione Veneto

Dal Fascicolo Sanitario Elettronico alla Sanità chilometro zero: la roadmap del Veneto

di Claudio Dario, Presidente del consorzio Arsenàl.IT

30 Mag 2016

30 maggio 2016

In Veneto, dopo la ricetta dematerializzata e il download dei referti, parte la sperimentazione “Oltre il Cup”. Non è più necessario rivolgersi al Centro Unico Prenotazioni per prenotare visite specialistiche ed esami diagnostici. Infatti sono i medici di medicina generale a farlo per i pazienti. Questa serie di servizi di sanità digitale collegati al Fascicolo Sanitario Elettronico è integrata da un insieme di esperienze nel campo della telemedicina che hanno permesso di sviluppare una rete di servizi di assistenza ad alto impatto per la comunità

L’innovazione per essere tale deve tradursi nella semplificazione di quei processi che sono considerati dispendiosi in termini di tempo e risorse. In Sanità questo è ancora più importante perché i cittadini esprimono crescenti e sempre più personalizzati bisogni di salute, chiedendo in generale che i servizi siano economici, di facile accesso e utilizzo. Bisogni sono espressi anche dal mondo delle professionalità che operano dentro il sistema sanitario, le quali necessitano di avere a disposizione strumenti e modelli adeguati al tempo che stiamo vivendo.

Proprio dall’ascolto delle necessità espresse dalla comunità degli operatori sanitari e da gruppi di cittadini, nell’ambito della realizzazione del Fascicolo Sanitario Elettronico regionale, Arsenàl.IT – Centro Veneto Ricerca e Innovazione per la Sanità Digitale che ha come socie tutte le aziende sociosanitarie e ospedaliere della regione – ha pensato di agire e progettare le proprie iniziative verso un mondo nel quale è il sistema dei servizi sanitari a spostarsi verso le persone e non il contrario, come di fatto ora avviene.

Su questi presupposti si basa quella che in Veneto è stata definita “Sanità km Zero”, un nuovo modo di concepire e di realizzare i servizi sanitari che parte da quelli essenziali ai cittadini come, ad esempio, le prescrizioni e le prenotazioni di visite ed esami. Alla base del progetto c’è la convinzione che, grazie alla digitalizzazione e al mondo connesso, sia già in atto un cambiamento di paradigma, dentro il quale a muoversi non sono le persone, gli utenti, ma i dati.

L’impostazione di tale nuova filosofia, con l’approccio ai servizi che ne deriva, prende le mosse dalla realizzazione del Fascicolo Sanitario Elettronico regionale, progetto che la Regione Veneto nel 2012 ha affidato ad Arsenàl.IT per quanto concerne le linee di indirizzo ed il coordinamento delle attività concrete dentro aziende ULSS e ospedaliere del territorio.

La progettazione di nuovi servizi sanitari smart in tale logica deve necessariamente essere calata nella realtà in cui viviamo,  caratterizzata da un digital divide ancora – e nonostante tutti gli sforzi – ampio, dove la popolazione risulta composta sia da utenti nativi digitali o quasi, con poco tempo a loro disposizione, sia da utenti più anziani con maggiore tempo libero, ma una generale minor attitudine al digitale. E proprio quest’ultimi sono i maggiori utilizzatori di servizi sociosanitari.

La “Sanità km Zero” nasce per fornire risposte ad ambo le categorie, semplificando il rapporto con il sistema sanitario, molto spesso percepito come istituzione troppo lontana dalla quotidianità dei cittadini e avvicinando l’offerta dei servizi di sanità in ambito pubblico.

Proprio per lavorare su tali obiettivi, Arsenàl.IT, su delega della Regione Veneto, concentra i propri sforzi su molteplici fronti e con diverse modalità: da un lato mettendo in atto la completa digitalizzazione di alcuni servizi essenziali al cittadino, in modo da renderli ampiamente accessibili, a disposizione sempre e ovunque, dall’altro operando al fine di avvicinare i servizi sanitari a quei soggetti che richiedono particolare attenzione proprio per le loro specifiche condizioni di salute.

Per raggiungere tali obiettivi sono state studiate e predisposte iniziative rivolte tanto alle professionalità che lavorano dentro il sistema sanitario quanto direttamente agli utenti, con ricadute positive sia sull’organizzazione del servizio sanitario moderno che, direttamente, sulla salute delle persone.

Va detto che nel tempo in Veneto sono stati realizzati e messi a disposizione dell’intera popolazione numerosi servizi di sanità digitale. Dal 2012, grazie a “Veneto ESCAPE”, in tutta la Regione è possibile accedere e scaricare via web i propri referti. Un servizio di ampio utilizzo che gode di una estrema semplicità di utilizzo. Basta disporre di un computer connesso ad internet o uno smartphone, oltre ai dati di accesso forniti all’atto dell’accettazione, per poter scaricare i referti, ovunque ci si trovi ed in qualsiasi momento. Nella nostra regione da quattro anni il processo del ritiro referti è stato reso completamente digitale e viene utilizzato da circa il 60% degli assistiti veneti che scelgono di recuperare gli esiti dei propri esami senza spostarsi per recarsi di persona in ospedale o agli sportelli dei servizi territoriali per ritirarli, senza doversi sottoporre a file e attese. Il calcolo sul risparmio è interessante. Il referto digitale disponibile via web consente un risparmio di 120 milioni l’anno per i cittadini veneti in termini di viaggi evitati e tempo liberato.

Un altro importante tassello è la ricetta dematerializzata. Nel 2015 sono state quasi 46.500.000 le ricette digitali prodotte: questo significa che la vecchia ricetta rossa ha lasciato spazio ad un promemoria e, a breve, si compirà un ulteriore passo avanti verso una soluzione completamente digitale che gli utenti potranno apprezzare in prima persona. Basterà recarsi in farmacia con la tessera sanitaria o con lo smartphone per ritirare i farmaci prescritti.

Di recente abbiamo avuto modo di lavorare su un nuovo servizio grazie alla sperimentazione denominata ‘Oltre il CUP’, messa in atto nel territorio di Belluno da alcuni medici di medicina generale. Un innovativo sistema che garantisce che non sia più necessario rivolgersi al Centro Unico Prenotazioni di persona o al telefono per prenotare visite specialistiche ed esami diagnostici. Infatti sono i medici di medicina generale a farlo per i pazienti: al momento della prescrizione di una visita o di un esame, i medici condividono con gli assistiti le opzioni di data e sede, fissando l’appuntamento in base al quadro clinico e alla disponibilità del paziente stesso. Le prime evidenze di sperimentazione del sistema hanno permesso di registrare un cambiamento significativo: i pazienti risultano in possesso del proprio appuntamento per la visita specialistica entro 15 minuti dalla prescrizione, senza la necessità di ricorrere ad ulteriori passaggi. E’ evidente che dal punto di vista del paziente si tratta di una rivoluzione che porta un beneficio tangibile in termini di miglioramento della gestione dei percorsi di salute. Ma non va sottovalutato nemmeno l’impatto sul fronte dei medici e del sistema sanitario che può beneficiare di uno strumento di lavoro snello e veloce, ma soprattutto che mette in grado i medici di seguire concretamente il paziente in una fase, quella della prenotazione, che fino ad ora richiedeva un maggior numero di passaggi e, di conseguenza, disagi per il cittadino bisognoso di cure. 

Questa serie di servizi di sanità digitale collegati al Fascicolo Sanitario Elettronico è integrata da un insieme di esperienze nel campo della telemedicina che hanno permesso di sviluppare una rete di servizi di assistenza ad alto impatto per la comunità. 

Tra i progetti già conclusi che coinvolgono in maniera diretta gli operatori del settore ricordo in particolare il teleconsulto, messo a regime, ed il telemonitoraggio. Il teleconsulto neurochirurgico, ad esempio, permette di attivare una consulenza a distanza tra il medico di un ospedale spoke e quello presente nell’hub, estendendo un servizio di alta specializzazione. Il sistema consente di condividere immagini radiologiche, garantendo la possibilità di valutare a distanza lo stato di salute del paziente. In Veneto tale rete collega 7 ospedali principali a 34 periferici, offrendo 3.216 teleconsulti ogni anno che corrispondono alla riduzione dell’84% dei trasferimenti di pazienti da un ospedale all’altro. Grazie al telemonitoraggio, invece, i medici – specialisti o di medicina generale – hanno a disposizione uno strumento che controlla l’andamento dei parametri vitali più importanti di pazienti cronici affetti dalle principali patologie croniche (scompenso cardiaco, broncopneumopatia cronica ostruttiva, diabete) e hanno la possibilità di intervenire tempestivamente in caso di anomalie. Nell’ambito del progetto pilota portato a termine nel 2014, grazie all’utilizzo di dispositivi medici appositamente ideati, sono stati costantemente monitorati da casa ben 3.332 pazienti cronici veneti.

Entrambi i sistemi di telemedicina, messi in campo nella nostra regione grazie a contributi europei, risultano particolarmente utili al fine di diminuire in maniera consistente il numero dei trasferimenti da ospedale ad ospedale, degli accessi al pronto soccorso, dei ricoveri e delle visite specialistiche. L’effetto più benefico si ha, quindi, sui pazienti e sui loro famigliari, che grazie a tale supporto si sentono maggiormente seguiti. Non va sottovalutato anche l’impatto economico della messa a regime di un servizio del genere, perché l’efficienza prodotta porta con sé anche risparmi in termini di costi e di tempo.

Un’ultima riflessione merita il tema delle risorse. L’attuazione dei dettami introdotti dal concetto di “Sanità km Zero” nel percorso di realizzazione del Fascicolo Sanitario Elettronico veneto garantisce di liberare risorse che possono essere re-investite nel campo dell’innovazione del sistema sanitario. Come ho detto molte volte in passato quando parliamo di innovazione e tecnologie dobbiamo necessariamente parlare di investimenti. Senza l’investimento non riusciamo a produrre cambiamento. Ebbene, le risorse, non solo economiche, che è possibile liberare grazie all’introduzione di nuovi modelli organizzativi in ottica di “Sanità km Zero” sono in grado di alimentare un circolo virtuoso grazie al quale le economie prodotte garantiscono di supportare e sostenere il miglioramento. Un effetto benefico che, in tempi di continui tagli al sistema sanitario tanto locale quanto nazionale, non è certo il caso di tralasciare. 

  • carlo

    i sistemi informatici ospedalieri devono essere separati a tutela della privacy.la condivisione dei dati clinici e’ possibile soltanto tramite fascicolo sanitario elettronico 

    Un ammalato è trasferito dal Policlinico all’ospedale di Baggiovara? Niente da obiettare, però i medici di Baggiovara non possono prendere visione dei referti rilasciati dai colleghi che operano al Policlinico perché i dati informatici ospedalieri devono essere separati. In questo modo si tutela la privacy.
    Ne consegue che il sistema informatico di cui sono dotati tutti gli ospedali della provincia diventa inutilizzabile. Da Roma è arrivata la risposta: la tutela della privacy è stabilita da una legge dello Stato e il garante ha il compito di farla rispettare.

    Di fatto cosa succederà da oggi a chi viaggia tra diversi ospedali?

    «In pratica un medico del Policlicnico che visita un paziente che in passato ha eseguito indagini diagnostiche a Baggiovara non potrà visualizzare il referto a meno che la documentazione sanitaria non sia messa disposizione dal paziente stesso. 

    Non pensa che sia un paradosso rispetto al progetto di unificazione Policlinico/Baggiovara?
    L’unico strumento disponibile ritenuto legittimo per la condivisione dei dati clinici e’ il Fascicolo sanitario elettronico, «uno strumento che allo stato attuale – aggiunge Muzzarelli – non risulta ancora completamente implementato».

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