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Direttore responsabile Alessandro Longo

Digital Single Market: biennio cruciale, ma ci vorranno anni

di Cristoforo Morandini, EY

13 Mag 2015

13 maggio 2015

Nel 2015-2016 la strategia appena pubblicata dalla Commissione europea prevede solo passaggi intermedi. Il grosso verrà verso fine decennio. Se tutto va bene. Vediamo che cosa ci aspetta

C’era molta attesa per la pubblicazione della strategia comunitaria, avvenuta il 6 di maggio 2015. Del resto, come recita l’introduzione al documento strategico, “un mercato unico digitale pienamente funzionante potrebbe apportare all’economia europea 415 miliardi di euro l’anno e creare centinaia di migliaia di nuovi posti di lavoro”.

Pilastri. Non c’è strategia europea senza pilastri e tre è un numero perfetto:  1) Migliorare l’accesso ai beni e servizi digitali in tutta Europa per i consumatori e le imprese; 2) Creare un contesto favorevole e parità di condizioni affinché le reti digitali e i servizi innovativi possano svilupparsi; 3) Massimizzare il potenziale di crescita dell’economia digitale. Sopra e dentro i pilastri, le sedici azioni.

Commercio elettronico. Innanzitutto norme. Armonizzazione delle norme in materia di contratti e di tutela dei consumatori per gli acquisti online, ma anche aggiornamento della legislazione sul diritto d’autore, così come revisione della direttiva sulla trasmissione via satellite e cavo rispetto alle trasmissioni online, senza dimenticare l’allineamento dei regimi IVA. Altro punto di attenzione sono le pratiche anti concorrenziali e le pratiche discriminatorie rappresentate dal blocco geografico per l’accesso a contenuti e servizi. L’attenzione al miglioramento dell’efficienza e dei prezzi dei servizi logistici sembra invece più un auspicio che un obiettivo realmente raggiungibile a livello sovrannazionale. Libera circolazione.

Reti e servizi digitali. La strategia digitale si intreccia con la revisione del quadro regolamentare del settore delle comunicazioni elettroniche, tradizionale cuore delle politiche nazionali. I temi caldi rimangono il roaming, la gestione dello spettro, ma soprattutto i rapporti tra gli operatori vecchi e nuovi e l’integrazione del mondo audiovisivo con quello delle telecomunicazioni.  La caduta dei confini tra i settori e le nuove forme di intermediazione scardinano i tradizionali modelli di business e richiedono una particolare attenzione alla creazione di nuove forme di abuso delle posizioni dominanti. Sicurezza, tutela del diritto d’autore  e contenuti illeciti, sono ulteriori punti di attenzione all’ordine del giorno. Riconfigurazione dell’ecosistema.

Crescita digitale. Il terzo pilastro è più una lettera d’intenti che richiama l’importanza della circolazione delle informazioni e dei dati all’interno dell’Unione europea, la necessità di promuovere l’utilizzo del cloud computing, così come la promozione dell’interoperabilità in settori fondamentali come la sanità, i trasporti e l’energia. Come noto, condizione necessaria per la crescita diventa lo sviluppo delle competenze digitali. Sull’e-government tutta l’Europa è paese: nuovi piani di azione per garantire una crescente efficienza e efficacia. Riuso delle informazione da parte delle amministrazioni e risparmi per 5 miliardi di euro all’anno entro il 2017…. Di tutto, di più per un’Europa sempre più smart.

Un biennio per avviare analisi e sbloccare alcuni temi caldi. Per la costruzione di un mercato digitale europeo realmente integrato ci vorrà molto più tempo.

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