Memory Squad - 142° PUNTATA

Donald

Cronache dal futuro (anno 2333), a cura del docente visionario Edoardo Fleischner per Agendadigitale.eu

Pubblicato il 11 Nov 2016

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Il dottor Annthok Mabiis, nell’anno 2333, ha annullato tutte, o quasi, le memorie connesse della galassia per mezzo del Grand Ictus Mnemonico. “Per salvare uomini e umanidi dalla noia totale, dalla Sindrome della Noia Assoluta”, perché le memorie connesse fanno conoscere, fin dalla nascita, la vita futura di ciascuno, in ogni particolare. La Memory Squad 11, protagonista di questa serie, con la base di copertura su un ricostruito antico bus rosso a due piani, è incaricata di rintracciare le pochissime memorie connesse che riescono ancora a funzionare. Non è ancora chiaro se poi devono distruggerle o, al contrario, utilizzarle per ricostruire tutte quelle che sono state annientate, se devono cioè completare il lavoro del dottor Mabiis o, al contrario, riportare la galassia a “come era prima”.

Il sole calava sui baobab che circondavano l’anfiteatro.

– Non ne avevo mai sentito parlare… non ho trovato traccia nelle mie memorie di formazione storica…
– È che non si è mai consolidata una domanda collettiva su questo personaggio della storia… tutti i nostri rappresentanti, i nostri attuali tutor, sono obbligati a una formazione di attori professionisti, ormai da più di due secoli, e dimentichiamo che ci sono stati i precursori…
– Già una volta erano un’eccezione! Sono andato a rivedere le registrazioni… erano detestati, vilipesi addirittura, da quelli che si chiamavano i poteri forti… in realtà si usavano a vicenda, prima contro e poi a favore, nevrosi da permanenza al potere… stesso amore-odio con le cosiddette istituzioni, questa fissa delle istituzioni era una specie di incubo, ma il popolo li adorava. Perfino gli evengelici… il nostro personaggio peccava per loro: il brivido per la sua totale trasgressione, ma ci sarà stata anche una moneta di scambio…
– Magari non era proprio così netta la cosa… dobbiamo approfondire, abbiamo migliaia di vecchie foto e di video, piatti, a colori, ma decenti.

– Credo proprio che sia forte provare a mettere in scena questo qui, un tipo che recita molte parti in commedia… le serie televisive americane erano il suo libro di testo, perché erano sempre più pane al pane, vino al vino, sempre meno politically correct, sempre più linguaggio da spogliatoio o da periferia degradata, o da bar… insomma il tipo promette tutto e il contrario di tutto, un camaleonte, un bugiardo seriale.
– Fantastico!

Salivano e scendevano i gradoni. Le ombre lunghe. Aiutano a pensare. A sfogliare le memorie.

– Allora direi che lo mettiamo sul palco con tutta la famiglia, pare fosse molto allargata… dove lo ambientiamo?
– Mettiamolo dentro una fattoria! C’è riportato che è lì che ha pescato metà dei suoi voti.
– Ma qui dice che viveva in una delle città più verticali al mondo, in cima a un grattacielo!
– Dobbiamo verificare, forse non è vero, quelli dei campi non amavano le città. Adesso è diverso perché non c’è più questa distinzione, ma a quei tempi…
– Oppure lo ambientiamo in una fabbrica, magari dismessa, o magari riempita di robot, quelli antichi, c’è scritto che una bella fetta di voti se li è presi dagli operai che sono rimasti senza lavoro.
– Forse questo tipo ha offerto agli operai di entrare nel mondo digitale, come lo definivano…
– Non è così, non è così! Gli ha offerto di fare ponti, dighe, muri…
– Ma non l’aveva fatto un altro loro presidente, prima della seconda guerra mondiale del ventesimo secolo?
– Allora sei uno colto tu! La sai lunga! Scusami, scherzo, so che sei il migliore su piazza! Tornando a noi, allora questo tipo era di sinistra, come dicevano?
– No è stato uno dei tanti picconatori del concetto di sinistra e destra nato in quei secoli. Fu il periodo in cui la destra, o qualcosa del genere, incominciò ad avere sempre più voti dai disperati, dai poveri, dai disuguagliati, dagli emarginati, da chi sentiva di non contare nulla, dagli “scarti” come diceva un prete dell’epoca e diventava sempre più anti-sistema, roba di sinistra… mentre la sinistra, ma forse non era sinistra, devo approfondire, aggregava i veri conservatori, i nostalgici delle rivolte dei decenni precedenti e poi quelli degli algoritmi, quelli delle memorie connesse, come le chiamiamo oggi.
“Hanno detto memorie connesse, comandante!” nel bus rosso. La noia affogava. Ogni sentimento.
“Le hanno solo citate, agente, quei due delirano, non c’è lavoro per noi oggi…” Sminuiva. Ogni voglia. Ogni realtà.

I baobab fischiavano. La polvere sollevata. Spiravano i tronchi. Cantavano le pietre.

– Direi però di aggiungerci un po’ di colore, altrimenti la cosa è un po’ fiacca, non tira. Per esempio facciamolo un estremista comunista, allora in America la cosa era come il fumo negli occhi.
– Ottima idea! Infatti c’è scritto che era amico di tale Putin, il capo della Russia, tutta comunista!
– Non sei molto preparato! La Russia era un paese personale, qualcuno lo chiamava addirittura fascista, con tante annessioni da zar. La Cina invece era comunista!
– No, no, caro, questo lo so anch’io! La Cina era il più grande paese capitalista! C’erano più grattacieli e contadini lì che in qualunque altro paese dell’epoca!
– Bello! Metropoli contro campi arati… vediamo di metterli gli uni contro gli altri nella ricostruzione da palcoscenico!

Il buio lasciato. Addormentato. Assecondato. Fitto d’idee.

– Bene, bene… gli ingredienti per fare spettacolo mi sembra che stiano venendo fuori alla grande!
– Perfetto! Possiamo anche aggiugerci il fatto che non era un gran periodo per il globo, anzi, c’era in pentola una miscela spaventosa, guerre col sangue, guerre coi software, si chiamavano così, terra che diventa un tizzone ardente, muri da tutte le parti, nella scenografia ce ne mettiamo un po’, milioni di migranti che fuggono da tutto ciò, diseguaglianze spaventose, ma soprattutto una crisi economica lunghissima, senza fine, dove i ricchi costruiscono castelli di carta, castelli di finanza junk, per diventare sempre più ricchi, sempre più élite, sempre più establishment…
– Ho capito hai appena ascoltato un suo comizio!
– Vero! Ma poi in un altro comizio diceva che la terra si stava raffreddando. E che lui era orgoglioso di essere un miliardario, di avere i rubinetti d’oro. Dimostrando di essere dell’establishmenti dei soldi! Il tipo più da spogliaiatoio dell’establishment. Si vantava di essere smart perché riusciva a non pagare le tasse… prometteva che avrebbe fatto tutti ricchi… pare che questa frase si usasse spesso a quell’epoca!
– Insomma uno scenario senza vie d’uscita salvo lui! Meglio così, sappiamo che nella confusione delle cause si può decidere di tutto! Questo è spettacolo!
– Non amo il tuo entusiasmo, il tuo cinismo… ma lo sopporto… non esagerare però!

La notte proseguiva. I due sceneggiatori. Fitti. Nel nero dei pensieri.

– Meglio ancora se lo facciamo mussulmano!
– Idea non originale, perché era mussulmano! Così dissero… e neppure nato in America. A quel tempo era una cosa intollerabile!
– Stai facendo dei grandi pasticci! Era mussulmano quello prima!
– Quello prima era afroamericano, gli han fatto fare la presidenza ma non il presidente…
– Afroamericano?
– Così li chiamavano, prima del nostro attuale meticciato globale, è per questo che il nostro personaggio, il notro protagonista, vinse… sull’onda della grande reazione, otto anni di costruzione della grande reazione al presidente nero… la solita guerra civile americana a cui il presidente nero si è trovato costretto ad assistere… i poliziotti che sparavano a bruciapelo a neri disarmati… e poi assisterà alla distruzione di quel poco che gli avevano lasciato costruire… era distrutto dall’America divisa, delle violenze dei perdenti, per questo lo ha invitato subito alla Casa Bianca, gli stretto la mano, gli ha sorriso…
– Grande attore?
– Grande e basta.
– Dunque mettiamo in scena, senza risparmio, poveri contro poveri, ricchi contro poveri, discendenti bianchi europei contro tutti gli altri, neri e non neri, immigrati integrati contro immigrati appena arrivati, città contro granoturco, presse contro software… est ed ovest, il mare insomma, cioè l’apertura al mondo, contro gli uomini di terra, gli inquinatori contro i vegetariani, automobilisti contro ciclisti… La vera spaccatura che dobbiamo rappresentare è la divisione fra chi sta bene e chi sta male. Chi sta male dentro e sta male fuori. E chi sta male deve dare la colpa a tutti gli altri, ma quegli altri sono spietati! Mors tua vita mea!
– Ecco questa citazione mi piace! Comunque la fai un po’ troppo complicata… ma se serve per lo spettacolo… mettiamoci dentro tutta questa roba!

Accesero una lampada. Vecchia di secoli. Il chiaro improvviso. Bruciò gli occhi. Sradicò i pensieri.

– Poi facciamo che non gli importa nulla dei suoi elettori, sono solo suoi spettatori! Lui è per “facciamoci i fatti nostri! Anzi i miei!” Ma anche “amatemi!… sono pronto ad accogliere tutto quello che vi ho detto che avrei rifiutato, cancellato… sono un formidabile voltagabbana, basta che mi amiate tutti, o quasi…”
– Ecco, sì! Sono suoi spettatori! Questa è l’idea! Lo spettatore lo devi divertire, intrigare, attirare, soddisfare… lo spettatore è stanco e si vuole rilassare, anche se è disoccupato è stanco… dodici birre, divano, così si sente una merda, così incomincia a odiare tutti quelli che stanno meglio di lui, anche solo di poco… guerra fra poveri, funzionava sempre!
– Lo votava la pancia dell’America, dicevano!
– No caro! Votava la pancia dei reality show!
– Di cosa?…
– Dei reality! Spettacoli settimanali dove si educavano gli spettatori a essere solo spettatori delle fatiche degli altri… scusa ma era così!
– Il solito moralista e giudice dell’umanità!
– Mi viene un’idea! Magari creiamo una trama dove lui non sta facendo la sua campagna elettorale per diventare presidente degli Stati Uniti ma per promuovere un suo reality, e poi gli va così bene che il reality diventa realtà vera… oppure diciamo che è stato il primo talent show per selezionare il presidente Usa e che in seguito si è continuato a fare così, che il talent se l’è costruito lui negli anni, sempre più consapevole di quale poteva essere il premio finale…

Il suono prematuro delle assi. Gli attori sarebbero inciampati. Nell’ignoranza.

– Dobbiamo metterci dentro anche un avversario, ci vuole sempre la lotta a due, in qualunque storia.
– Questo è facile, aveva un donna contro. I vecchi sondaggi la davano vincente. Non avevano le memorie connesse! E poi lui diceva ai sui supporter di rispondere ai sondaggisti “Stai sereno, sondaggista, io voto Hillary!”
– Ottimo! Chi era questa Hillary?
– Un’incapace come attrice! Una frana. Il suo slogan era “Più forti insieme”, insomma aveva lei bisogno di forza. Lui invece ha dato una meta, perché il suo motto elettorale era “Facciamo di nuovo grande l’America”, che era un obiettivo. Bisogna dare sempre un traguardo. Banale, vero?
– Più che dare, ciascuno deve avere una meta e non farsela dare da un’altro. Ma questo è sempre molto più difficile…
– È questo che mancava all’occidente, a quei tempi si chiamava così. Non c’era l’orizzonte e il digitale non lo era. Il vero orizzonte lo si poteva vedere da tempo, era la sostenibilità, la meta era lì sotto il naso di tutti, ma non passava… perché la sostenibilità chiede reticolo di tutti con tutti, non tutti contro tutti.
– Ecco! Ha parlato lo storico! Quasi filosofo. Andiamo avanti col nostro canovaccio, dai…
– La donna poi vince, ma perde. Mi spiego: ha avuto più voti di lui ma il sistema elettorale vecchio più di duecento anni ha fatto vincere lui. Funzionava così! In altri paesi la chiamavano governabilità. Comunque erano pochi voti in più… magari nel nostro spettacolo facciamole fare dei piccoli brogli, in tre stati, si chiamavano stati. Dai dati storici direi che possiamo farla imbrogliare in Florida, in Pennsylvania e in Winsconsin… era una senza scrupoli, di imbrogli ne fece tanti, era abituata a dire bugie.
– E se facessimo imbrogliare lui, proprio in quegli stati?
– Dai, non è andata così!
– E chi può obiettare, dopo più di tre secoli?

Si alzarono. Di scatto. I gradoni inerpicavano. Troppo alti. A scendere. A salire. Non c’era scampo. Dovettero aiutarsi a vicenda. Con le mani.

– Ma poi, fin che ha potuto… è stato un terribile presidente… era un attore nato, adorava le telecamere, un narcisista totale… è quello che insegniamo e pretendiamo oggi dai nostri tutor.
– Hai pensato al finale?
– Non ancora, anche se ho una mezza idea… che magari alla fine, nel secondo tempo dello show, viene fuori che non ha fatto nulla delle sparate urlate durante il primo tempo, nella campagna elettorale insomma… o magari arriva l’impeachment… ma forse è roba vecchia, roba già vista…
– Magari è un po’ presto pensarci, queste sono idee ancora abbozzate, ma come pensiamo di chiamare questao show?
– È semplice, direi, chiamiamolo banalmente “Donald”.

(142 – continua la serie. Episodio “chiuso”)

edoflei06@gmail.com

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