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Direttore responsabile Alessandro Longo

Industry 4.0

Fabbriche digitali, l’Italia sta mancando tutte le promesse

di Gianni Potti, Presidente CNCT Confindustria Servizi Innovativi e Tecnologici

16 Dic 2015

16 dicembre 2015

Il tempo passa e non vediamo ancora una strategia Paese su Fabbrica 4.0 e nemmeno dell’Italia a Bruxelles, dove i nostri competitor invece con Commissari come il tedesco Oettinger o la polacca Bienkovska, presidiano alla grande il tema

Il Nord Est italiano ha fondato sulla manifattura il suo sviluppo economico. Ed ha ben saputo sfruttare le tecnologie delle tre rivoluzioni industriali: la meccanica, l’energetica e l’automazione. Ma sarà in tempo per la quarta rivoluzione e cioè quella 4.0 digitale?

Le istituzioni della politica, le Confindustrie territoriali, i cluster regionali hanno ben individuato l’obiettivo “salvare la manifattura”. A Pordenone, al Polo Tecnologico ho partecipato ad un seminario decisamente innovativo focalizzato operativamente su “che cosa fa” e come rendere sostenibile e competitiva la fabbrica.

A dibattere vi era l’Istituto Italiano di Tecnologia di Genova, la McKinsey, il CNR, ma soprattutto grandi imprese che stanno investendo su Fabbrica 4.0 come la ABB, IBM, Kuka Roboter, Palazzetti…

Il workshop è stato dedicato alle presentazioni tra ricercatori, centri di applicazione internazionale, vendors ed esperti sulla rivoluzione della produzione 4.0 che che hanno provato ad individuare gli scenari tecnologici futuri allo scopo di analizzarne le sfide proposte dal nuovo contesto di riferimento ed anticiparne i vantaggi competitivi.

Ivan Ferrini di McKinsey & Company ha parlato sul tema del ritorno della manifattura come elemento strategico di competitività sostenibile globale, il CNR-ITIA ITIA sugli studi per la Fabbrica Intelligente, l’ IIT sulle applicazioni di robotica avanzata in Italia, IBM sulle proposte di efficientamento in tempo reale dei processi di gestione degli asset industriali, KUKA sulle best practices mondiali e sull’offerta disponibile per processi ad elevata robotizzazione, ABB sull’implementazione della robotica nei processi di digitalizzazione manifatturiera, Tempestive sulle possibilità derivanti dalla tecnologia IoT abilitante per applicazioni di big data e preventive maintenance e Palazzetti, ha presentato il proprio caso di successo per l’integrazione dei processi anche con un occhio di riguardo verso il cliente.

Sin qui la cronaca, ma la cosa più interessante emersa a Pordenone è che ormai il tema della Fabbrica 4.0 è finalmente entrato decisamente nella sfida delle principali aziende innovative, dei centri di ricerca più avanzati del nostro Paese, delle consulting internazionali.

Il tema è trainante e richiede, ora, dopo il tempo della alfabetizzazione, la rapida attuazione di quanto si sta teorizzando, portando una diversa cultura d’impresa nelle nostre fabbriche, che punti alla re-ingenirizzazione dei processi produttivi.

La rivoluzione digitale, che in una prima fase ha riguardato soprattutto il mondo consumer, ora investe il mondo della produzione industriale. L’Europa, con Industrial Compact ha fissato al 20% di valore aggiunto manifatturiero l’obiettivo europeo da qui al 2020, rispetto all’attuale 15%.

Ma per raggiungere lo scopo è necessario investire nel Vecchio Continente 1.300 miliardi di euro nei prossimi 15 anni (stima Roland Berger). Significa mettere sul piatto 90 miliardi di euro all’anno. Di questi la sola Germania conta di spenderne la metà. Berlino non vuole infatti perdere il vantaggio acquisito negli anni della crisi: tra il 2001 e il 2011 in Gran Bretagna e Francia la quota di valore attribuibile all’industria è scesa dal 15 all’11%. Noi in Italia siamo passati dal 20 al 16%. Unici a crescere i tedeschi passati dal 22 al 23%. Statistiche, stime tutte da verificare, tra l’altro se guardiamo ai valori assoluti e non percentuali la Gran Bretagna ha un manifatturiero decisamente più forte di quello che dicono le statistiche abitualmente riportate…

Ma al di là di tutto, il tempo passa e non vediamo ancora una strategia Paese su Fabbrica 4.0 e nemmeno dell’Italia a Bruxelles, dove i nostri competitor invece con Commissari come il tedesco Oettinger o la polacca Bienkovska, presidiano alla grande il tema.

A distanza di qualche mese dai tempi ipotizzati a livello governativo italiano, non si hanno notizie del “position paper sull’Industria 4.0” a cui il Mise sta lavorando da mesi. Il direttore generale per la Politica industriale, per la competitività e le Pmi del ministero Stefano Firpo aveva annunciato che entro luglio il documento sarebbe stato messo a disposizione (dando il via ad una pubblica consultazione).

Non dimentichiamoci poi che Renzi sta certo spingendo sulla banda ultralarga, ma ancora benefici concreti nei territori, nelle aree industriali, non se ne vedono e ricordiamoci che la banda ultralarga è la precondizione necessaria per sviluppare Fabbrica 4.0

Insomma oggi più che mai l’elemento tempo diventa decisivo, e qui il tempo passa troppo in fretta senza che nulla accada, per lo sviluppo e l’occupazione. L’impresa – non ci stancheremo mai abbastanza di ripeterlo – deve tornare al centro delle politiche del Paese, proprio partendo da Fabbrica 4.0 l’incontro del manifatturiero con i servizi innovativi e tecnologici.

  • Roberto R.

    Se ci sarà una rinascita del paese, certamente questa non verrà dalla Politica ma dalle base, cioè dalle aziende che sapranno capire quali leve sono necessarie per rilanciare l’innovazione.
    Si deve lavorare di più sulle aziende PMI con azioni mirate a sviluppare attività rivolte alle nicchie di mercato

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