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Il PNRR finisce, l’innovazione no. Ecco i prossimi passi necessari


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La fine del PNRR mette alla prova la capacità italiana di dare continuità a ricerca, infrastrutture e collaborazioni industriali. La rubrica “Innovazione senza scadenza” propone priorità, finanziamenti stabili e risultati verificabili per trasformare gli investimenti straordinari in una politica duratura

Pubblicato il 25 set 2026

Alessandro Longo

Direttore agendadigitale.eu

Gianpiero Ruggiero

Esperto in valutazione e processi di innovazione del CNR



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inovazione senza scadenza




Il PNRR ha impresso un’accelerazione senza precedenti agli investimenti pubblici italiani. Ha sostenuto programmi di ricerca, infrastrutture tecnologiche, collaborazioni tra università e imprese, interventi di digitalizzazione e iniziative per la modernizzazione della pubblica amministrazione.

Non è stato soltanto un grande programma di spesa. Ha obbligato amministrazioni, imprese, università ed enti di ricerca a lavorare con obiettivi e scadenze comuni, facendo emergere opportunità, competenze, ma anche ritardi e debolezze strutturali del nostro sistema. Con il Piano avviato alla sua conclusione, rischia però di affermarsi un’idea sbagliata: che, terminata la fase straordinaria, possa ridursi anche l’attenzione politica verso la ricerca, l’innovazione e la competitività tecnologica del Paese.

È proprio il rischio che dobbiamo evitare.

L’innovazione non può essere legata alla durata di un programma di finanziamento. Non può procedere per emergenze, incentivi occasionali o successioni di bandi. Richiede continuità, capacità di scelta e una programmazione che guardi oltre le scadenze amministrative e oltre l’orizzonte di una singola legislatura.

Da questa convinzione nasce “Innovazione senza scadenza”, una nuova rubrica dedicata al futuro delle politiche italiane per la ricerca e l’innovazione dopo il PNRR. Uno spazio di analisi, confronto e proposta che proverà a rispondere a una domanda semplice, ma decisiva:

Quali scelte deve compiere oggi il Paese per non rallentare l’innovazione domani?

Dalla spesa ai risultati

La rubrica non sarà un bilancio celebrativo del PNRR. Non sarà neppure una rassegna delle agevolazioni disponibili o un elenco delle risorse che potrebbero sostituire quelle del Piano. Il punto non è immaginare una sostituzione integrale dei finanziamenti straordinari. Sarebbe poco realistico e probabilmente neppure utile. Il vero compito è individuare gli ambiti nei quali la continuità degli investimenti è indispensabile e distinguere ciò che ha prodotto capacità permanenti da ciò che rischia di esaurirsi insieme ai finanziamenti.

La questione centrale riguarda quindi l’eredità del PNRR.

Dovremo capire se saremo capaci di passare dai singoli progetti a competenze e strutture permanenti, dalla rendicontazione della spesa alla valutazione dei risultati, dai finanziamenti occasionali a una programmazione pluriennale. Allo stesso modo, sarà necessario trasformare la ricerca finanziata in conoscenza trasferita alle imprese, assicurare una gestione sostenibile delle infrastrutture realizzate e rafforzare la capacità italiana di orientare, non soltanto di seguire, le politiche europee.

Mantenere viva l’attenzione sull’innovazione dopo il PNRR significa soprattutto evitare la dispersione di quanto è stato costruito. Le infrastrutture richiedono risorse per essere gestite. I centri di ricerca hanno bisogno di competenze stabili. Le collaborazioni tra pubblico e privato devono poter continuare. Le imprese, in particolare quelle di minori dimensioni, devono disporre di strumenti prevedibili per investire, sperimentare e portare sul mercato nuovi prodotti e servizi.

Senza questa continuità, il rischio è che una parte rilevante dello sforzo compiuto produca effetti inferiori alle aspettative.

I temi della nuova rubrica

Nel corso dei prossimi mesi, “Innovazione senza scadenza” affronterà alcuni nodi strategici per il futuro del Paese, ospitando competenze ed esperienze differenti. I contributi seguiranno un orientamento comune: individuare problemi concreti, formulare proposte verificabili e indicare risultati da misurare entro il 2029.

La space economy

Un primo tema sarà quello dell’economia dello spazio. L’Italia dispone di competenze scientifiche, capacità industriali e importanti infrastrutture. La sfida sarà trasformare questo patrimonio in un mercato più ampio di servizi e applicazioni, accessibile anche alle piccole e medie imprese. Verranno approfonditi gli investimenti, come attrarre capitali privati per mantenere competitiva l’industria spaziale europea, così come le partnership flessibili, con configurazioni diverse a seconda del progetto (Stato + grandi imprese; Agenzie spaziali + PMI; Università/Centri di ricerca + venture capital; Consorzi europei pubblico-privati per specifiche missioni o infrastrutture).

La partecipazione italiana ai progetti di comune interesse europeo

Un secondo approfondimento riguarderà la partecipazione italiana agli Importanti progetti di comune interesse europeo, i programmi di collaborazione industriale su larga scala dedicati alle catene del valore strategiche. La domanda sarà se sia sufficiente finanziare le imprese direttamente coinvolte o se occorrano strumenti capaci di estendere conoscenze, forniture e opportunità all’intero sistema produttivo.

Gli accordi per l’innovazione, da successione di bandi in una politica stabile e prevedibile

La rubrica esaminerà poi gli Accordi per l’innovazione, con l’obiettivo di capire come trasformarli da successione di bandi in una politica stabile e prevedibile. Non si discuterà soltanto dell’ammontare delle risorse, ma della qualità delle collaborazioni tra imprese e ricerca pubblica, dei tempi delle procedure, della partecipazione delle piccole e medie imprese e della capacità di accompagnare i progetti dal laboratorio alla produzione.

Contratti di sviluppo e filiere strategiche

Un altro capitolo sarà dedicato ai Contratti di sviluppo e alle filiere strategiche. Ogni politica industriale deve compiere delle scelte. Non tutte le iniziative possono avere la stessa priorità e non tutti gli investimenti producono le medesime ricadute. Sarà quindi necessario discutere i criteri con cui selezionare le filiere, valutando l’occupazione qualificata generata, le capacità produttive create o riportate in Italia, l’integrazione tra ricerca e produzione e gli effetti sui territori.

Trasferimento tecnologico

Particolare attenzione sarà riservata al trasferimento tecnologico, uno dei collegamenti ancora incompleti tra ricerca e mercato. Centri, fondazioni e strutture di supporto non possono essere valutati soltanto sulla base della loro esistenza o delle risorse ricevute. Occorre misurare l’accesso delle imprese ai laboratori, le prove industriali realizzate, i brevetti, le licenze, le nuove imprese nate, il capitale privato coinvolto e i risultati ottenuti dalle piccole e medie imprese accompagnate.

Programmazione europea della ricerca

Infine, guarderemo alla programmazione europea della ricerca per il periodo 2028-2034. L’Italia partecipa a molti progetti europei, ma deve rafforzare la propria capacità di coordinarli, attrarre risorse e contribuire alla definizione delle priorità comuni. La preparazione del prossimo Programma quadro non può cominciare alla vigilia della sua entrata in vigore. Università, enti di ricerca, imprese e amministrazioni devono costruire per tempo partenariati, proposte e posizioni nazionali condivise.

Poche priorità, risorse stabili e risultati misurabili

Attraverso questi approfondimenti, la rubrica proverà a contribuire alla costruzione di un programma nazionale per il triennio 2027-2029.

Tra le questioni da affrontare vi saranno la definizione di un numero limitato di missioni tecnologiche nazionali, la garanzia di risorse pluriennali per gli strumenti strategici, la sostenibilità della gestione delle infrastrutture e il collegamento stabile tra ricerca pubblica e imprese.

Valuteremo inoltre come utilizzare la domanda pubblica per favorire la nascita di nuovi mercati e come introdurre una valutazione annuale, semplice e trasparente, dei risultati delle politiche per l’innovazione.

Ogni contributo sarà chiamato a indicare priorità, ostacoli e indicatori. Servono proposte comprensibili e verificabili: brevetti e licenze prodotti, investimenti privati attivati, piccole e medie imprese coinvolte, nuovi servizi immessi sul mercato, occupazione qualificata generata, capacità di coordinamento dei progetti europei e sostenibilità delle infrastrutture. Non basta sapere quanto è stato speso. Dobbiamo sapere ciò che è cambiato, quali capacità sono rimaste nel Paese e quali risultati non sarebbero stati raggiunti senza l’intervento pubblico.

Una rubrica che verifica le proprie proposte

L’elemento distintivo di “Innovazione senza scadenza” sarà la verifica nel tempo.

A distanza di dodici mesi torneremo sulle proposte formulate per capire quali decisioni siano state adottate, quali risorse siano state programmate, quali strumenti siano stati modificati e quali problemi restino ancora irrisolti.

Questo metodo vuole introdurre una forma semplice di responsabilità sui risultati. Chi propone una politica deve indicare come valutarla. Chi la attua deve rendere visibili gli effetti prodotti. Chi partecipa al dibattito pubblico deve poter distinguere gli annunci dai cambiamenti reali.

Il confronto sarà critico, ma costruttivo. Non difenderemo automaticamente gli strumenti esistenti, ma non li rappresenteremo neppure come inevitabilmente inefficaci. Cercheremo di capire che cosa funziona, che cosa deve essere corretto e quali decisioni non possono essere ulteriormente rinviate.

Guardare oltre il PNRR e verso la prossima legislatura

La vera eredità del PNRR non dipenderà soltanto dal completamento formale degli interventi. Dipenderà dalla capacità dell’Italia di trasformare infrastrutture, competenze e collaborazioni nate grazie al Piano in politiche durature.

Per questo, “Innovazione senza scadenza” guarda già alla prossima legislatura.

Le scelte sulla ricerca, sulle infrastrutture tecnologiche, sulle filiere industriali e sulla partecipazione ai programmi europei richiedono tempi più lunghi di quelli della politica quotidiana. Devono essere preparate ora, discusse apertamente e accompagnate da risorse, responsabilità e indicatori chiari. La rubrica intende offrire analisi e proposte anche alle coalizioni che si candideranno a governare il Paese. Non per suggerire un programma di parte, ma per mettere a disposizione di tutte le forze politiche una base concreta di problemi, priorità e soluzioni da esaminare.

L’innovazione deve diventare un terreno sul quale confrontare visioni diverse, ma anche costruire alcuni impegni nazionali condivisi. Continuità degli investimenti strategici, valutazione dei risultati, capacità di attrarre competenze, sostegno alla ricerca, crescita delle imprese innovative e presenza italiana in Europa non possono scomparire dall’agenda con la conclusione del PNRR. Il Piano ha aperto una finestra straordinaria. Adesso dobbiamo evitare che si chiuda anche la nostra ambizione. L’innovazione, per produrre sviluppo, occupazione qualificata e autonomia tecnologica, ha bisogno di una politica senza scade

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