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Nuove reti

Liuzzi (M5S): “Piano Banda Ultralarga, occasione persa”

09 Apr 2015
Mirella Liuzzi

portavoce M5S, Segretario di Presidenza alla Camera


Tutti ricordano le promesse di Renzi relative lo scorporo della rete Telecom, unica vera soluzione – diceva – al drammatico ritardo del nostro Paese sull’agenda digitale. Alle Primarie del 2012, che lo hanno portato alla guida prima del PD e poi del Governo del Paese, nel suo programma si leggeva: “Banda larga. Realizzazione di un Next Generation Network (NGN) messo a disposizione di tutti gli operatori di telecomunicazioni a parità di condizioni tecniche ed economiche e di proprietà di un soggetto esclusivamente pubblico senza fine di lucro e non scalabile promosso da Cassa Depositi e Prestiti“.

Sembra incredibile ma è la posizione che abbiamo sostenuto nella nostra Mozione per la separazione societaria dell’infrastruttura della rete di Telecomunicazione nemmeno due mesi fa e che il Governo, guidato da Renzi, ci ha bocciato. Ci viene il dubbio che non l’abbia letta, oppure è prevenuto verso i 5 stelle. Anche nel tanto atteso Piano Strategico per la Banda Larga, approvato dal CDM il 3 marzo scorso, della Società della rete pubblica, che tanto piaceva a Renzi candidato alle primarie, non c’è nessuna traccia.


Abbiamo letto con molta attenzione il Piano strategico Banda Larga e abbiamo capito questo: 


1. Il Piano Banda Larga invece di semplificare gli investimenti li andrà a complicare. Conoscendo la burocrazia europea e quella nazionale, se tutto andrà bene i suoi primi effetti si vedranno fra qualche anno mentre il Paese richiede investimenti ed innovazione in banda larga subito! Gli stessi operatori, dopo l’iniziale entusiasmo, cominciano a porsi il vero problema: a quando i decreti attuativi? E l’Europa cosa dice?


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2. Nel Piano non c’è nessuna traccia della costituzione di un’unica Società della rete a maggioranza pubblica, che avrebbe velocizzato di molto gli investimenti per due ordini di motivo: la centralizzazione degli stessi, senza le inutili lungaggini burocratiche dei vari bandi di gara e le sovrapposizioni tra operatori privati, e l’ingresso massiccio di capitali della CDP;


3. In questo Piano il Governo ha subito i diktat di Telecom Italia, un monopolista privato che detiene, unico caso al mondo, un’infrastruttura strategica totalmente nelle sue mani. In Francia, in Germania e in Inghilterra, per citare i nostri più diretti partner, non è così. Con un debito monstre di 40 miliardi di euro lordi, che lo porta ad essere facile preda di speculatori stranieri senza scrupoli, Telecom Italia non è nelle condizioni di modernizzare la sua rete, ma allo stesso tempo ha la forza per contrastare qualsiasi iniziativa volta alla nascita di una Società della rete pubblico-privata come viceversa chiedono TUTTI gli altri operatori.

Questo ci sembra l’ennesimo manifesto delle buone intenzioni, il solito Piano pieno di promesse, le solite regalie, sotto forma di incentivi e crediti fiscali, ai soliti gruppi privati. Noi del M5S riteniamo questo Piano l’ennesima occasione persa per il nostro Paese.

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