La proposta trentina

Nuovo Decreto scavi, ecco come abbassare i costi per la fibra

L’esperienza della Provincia di Trento dimostra che con regole migliori è possibile accelerare la copertura banda ultra larga. Con il nuovo Decreto previsto da Destinazione Italia sono da cambiare alcuni punti, tra cui l’obbligo a un ricoprimento minimo di 40 cm

17 Mar 2014
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Il Decreto Scavi dello scorso ottobre potrà essere migliorato per quanto riguarda le specifiche tecniche adottate per la posa delle infrastrutture a banda larga e ultra larga. La legge Destinazione Italia, infatti, nell’articolo 4-ter, fa riferimento all’elaborazione di un decreto congiunto tra Ministero dello Sviluppo Economico e Ministero Infrastrutture e Trasporti che miri a integrare il Decreto Scavi con l’introduzione di tecniche e materiali innovativi anche tratti da precedenti esperienze di sviluppo digitale in fibra ottica.

A tal proposito appare di rilievo l’esperienza trentina. Infatti, se il Decreto Scavi aveva introdotto tecnologie di dissotterramento più “chirurgiche” rispetto a quelle tradizionali attraverso la possibilità d’aprire minitrincee nella pavimentazione stradale di larghezza pari a 20 centimetri e 50 centimetri di profondità, non aveva, altresì, tenuto conto delle tecniche all’epoca avanguardiste già messe in atto dalla Provincia autonoma di Trento che hanno consentito la realizzazione di uno scavo di dimensioni nettamente inferiori: 15 cm di larghezza e 40 cm di scavo.

Già nel 2004 infatti il Servizio Gestione Strade della Provincia di Trento aveva concesso una deroga alla società di sistema Trentino Network – società preposta all’infrastrutturazione del territorio provinciale in banda larga – nella quale si consentiva, per le operazioni di posa della fibra ottica, di aprire uno scavo di dimensioni nettamente ridotte rispetto agli altri scavi che prevedono la necessità di aprire un varco di profondità pari ad almeno un metro.

Tutto ciò ha permesso in Trentino di procedere in tempi rapidi con la realizzazione della dorsale in fibra ottica e di arrecare minori disagi alla viabilità. In questo modo, nell’arco di 7 anni, il Trentino ha potuto dotarsi di una rete in fibra ottica proprietaria lunga oltre 1.000 Km – “una spina dorsale” per le pubbliche amministrazioni della Provincia autonoma di Trento solida e pronta a sostenere il territorio nelle sfide che lo sviluppo tecnologico impone – a costi nettamente ridotti.

In Trentino, dunque, non solo era prevista la tecnica di scavo in minitrincea quando nel resto d’Italia si doveva ancora scavare con la vecchia normativa, ma veniva già applicata grazie a degli accordi specifici messi in atto con la Gestione Strade. Questo ha, dunque, consentito alla Provincia trentina di ridurre costi e incombenze e di procedere con efficacia ed efficienza nella creazione dell’infrastruttura in fibra ottica, proprio recentemente completata.

Ora, dunque, se per il resto d’Italia il Decreto Scavi è migliorativo, per la provincia di Trento nella sua attuale formulazione sarebbe peggiorativo perché impone una profondità di scavo maggiore ai 40 cm e specialmente perché prevede un intervento di ripristino del manto stradale più impattante e costoso.

Infatti se nella deroga trentina era previsto un rifacimento della pavimentazione stradale pari a tre centimetri d’asfalto, il Decreto Scavi prevede un rifacimento in asfalto di ben 10 cm.

Tutto ciò provoca un aumento del 50% dei costi base di posa della fibra ottica, vale a dire all’incirca 19 Euro in più a metro, che sulla realizzazione della rete trentina avrebbero pesato per una cifra prossima ai 20 milioni di euro. Costi, dunque, che potrebbero essere facilmente risparmiati rivedendo in alcune parti il Decreto Scavi del 17 ottobre 2013.

Nello specifico, sulla base dell’esperienza maturata dalla società di sistema Trentino Network, si potrebbe modificare il secondo periodo del comma 1 dell’art. 8 (Decreto Scavi) dove si fa riferimento a un ricoprimento minimo di 40 cm per la minitrincea in sede stradale. “In questo modo – spiega Paolo Simonetti Dirigente infrastrutture di Trentino Network – la posa dei tubi avverrebbe a una profondità maggiore di 40 cm, più o meno 5 cm in più per ogni coppia di tubi, andando ad aumentare sensibilmente il rischio di intercettare sottoservizi interferenti, soprattutto nei centri abitati e dunque di dover intervenire con lo scavo tradizionale di un metro per superare le interferenze”. Si potrebbe quindi prevedere di inserire un ricoprimento minimo di 25 cm con un fondo scavo totale di 40 cm ed eventualmente superiore solo nel caso della posa di più infrastrutture digitali sovrapposte (vale a dire più coppie di tubi).

Ulteriore elemento migliorativo riguarda la posa delle infrastrutture digitale in punti singolari, come in prossimità di ponti e viadotti (comma 1, art. 10). In questo caso, gli esperti trentini suggeriscono di prevedere la possibilità di posizionare le infrastrutture all’esterno del ponte o viadotto, con sistemi da concordare non solo con l’ente gestore della strada ma anche con il soggetto titolare del corso d’acqua attraversato. “Nell’articolo 10 – specifica l’ing. Paolo Simonetti – non si è tenuto conto dell’ente titolare del corso d’acqua, naturalmente di fondamentale importanza per il raggiungimento di un accordo sull’intervento da svolgere”.

La modifica dell’articolo 10 consentirebbe, in tal modo, di procedere con una certa agevolezza in prossimità di punti singolari, andando a trovare la soluzione che meglio soddisfi le esigenze del gestore della strada e del soggetto titolare.

Tali interventi di revisione del Decreto Scavi, dunque, non solo consentirebbero anche al Trentino di trarre benefici dal medesimo decreto, ma tutto il territorio nazionale potrebbe godere di vantaggi economici e gestionali importanti per procedere con il raggiungimento degli obiettivi dell’Agenda Digitale Europea 2020.

“Siamo del parere – conclude Alessandro Zorer, Amministratore Delegato di Trentino Network – che la nostra esperienza concreta in tema di realizzazione delle infrastrutture di rete possa essere utile per agevolare le operazioni di digitalizzazione nel resto d’Italia. Abbiamo lavorato dieci anni per trovare accordi importanti con gli enti preposti alla gestione delle strade e confidiamo che gli sforzi messi in atto in questo periodo possano trovare ora il giusto proseguo, visto specialmente che arrecano importanti vantaggi gestionali ed economici a tutti gli altri operatori del settore”.

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