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l'appunto

Piano triennale, Osnaghi: “Attuazione a rischio, per due motivi”

di Alessandro Osnaghi, Università di Pavia

07 Giu 2017

7 giugno 2017

Senza focus su governance e standard non si va lontani. Sarebbe stato meglio indicare due o tre cose da fare e farle veramente che elaborare un documento che, anche se ben strutturato, rischia di essere impraticabile, secondo l’analisi di un decano del settore

Il Piano triennale per l’informatica nella Pubblica amministrazione è un documento complesso, ben strutturato e pieno di considerazioni singolarmente condivisibili, peccato che non sia propriamente un piano, ma piuttosto un insieme di wishful thinking.

Da un piano ci si aspetta che vengano identificati risultati precisi e percepibili (anche dal cittadino), che siano indicati i tempi, i responsabili e le risorse necessarie per ottenerli, ma è difficile leggere il documento in questa ottica.

Nel documento non vengono affrontati il tema fondamentale della governance dei progetti che ancora recentemente ho trattato su queste pagine, come pure il tema della non omogenea capacità delle pubbliche amministrazioni di far fronte agli obblighi derivanti dalle norme vigenti e dal Piano triennale, il tema della definizione degli standard e molti altri aspetti rilevanti per la execution.

Il Piano di fatto attribuisce tutti i compiti ad Agid (alcuni forse in conflitto di interesse) e crea di fatto un “mostro operativo e burocratico” che deve essere capace di fare tutto ed è responsabile di fare tutto, ma non è chiaro di quali risorse e competenze possa disporre: difficile pensare che questa situazione sia sensata e praticabile.

Potremmo invece accontentarci di indicare nel Piano solo due o tre cose da fare e poi farle veramente.

Ad esempio, ma è solo un esempio, in una delle sue prime interviste nell’ottobre 2016 il Commissario straordinario Diego Piacentini dichiarava tra gli obiettivi del suo lavoro quello che una amministrazione non richiedesse più al cittadino informazioni già in possesso di altre amministrazioni. La stessa dichiarazione è stata ripetuta da Piacentini il 24 maggio 2017 nel corso del programma televisivo Otto e Mezzo (La7) il 24 Maggio 2017.

Queste dichiarazioni mi hanno colpito perché questo era uno dei principali obiettivi del Piano di e-government del giugno 2000 mai attuato e devo ammettere che anche in questo caso si trattava di un wishfull thinking non essendo allora disponibili le tecnologie standard che oggi lo rendono di relativamente semplice attuazione tecnica.

Anche se probabilmente l’attuazione del Piano potrebbe indirettamente portare a questo risultato, è impossibile trovare nella attuale formulazione del documento informazioni su se e quando potrebbe essere ottenuto.

Il rischio è che ancora una volta si tratti di una occasione persa per il Paese.

 

 

  • Giby Sperandio

    Secondo me invece se si legge il piano e lo si integra con questa https://www.youtube.com/watch?v=8j9U54m5Shk e altre interviste del dott. Piacentini si capisce esattamente quale sia il percorso da intraprendere.

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