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fibra ottica

Rilanciare il piano banda ultra larga del Governo: i dossier 2019-2020

Sul tavolo del Governo, l’avvio del Piano di intervento nelle Aree grigie e il lancio dei voucher per la connettività, due punti su cui si attende di poter dialogare con la nuova Commissione Europea, mentre proseguono le trattative per una eventuale integrazione delle infrastrutture in fibra di Open Fiber e Tim

08 Ago 2019

Enrico Martini

ministero dello Sviluppo Economico


I dati recentemente pubblicati sul sito del Ministero dello Sviluppo economico dedicato al Piano BUL dicono che soltanto nel 2021 è previsto il completamento della copertura della rete fissa ultra veloce: a fine 2019 l’Italia si attesterà al 74,3%, un dato che è molto migliore rispetto al 58% raggiunto a fine 2018, ma non all’altezza delle aspettative.

Il Governo si sta occupando da tempo della questione. Lo dimostra anche il lancio della fase due del Piano, sancito dalla riunione del Cobul il 17 luglio, che si dovrà occupare di intervenire nelle aree grigie del Paese e sostenere la domanda di servizi ultraveloci attraverso i voucher per la connettività. Un tavolo tecnico avrà il compito di dettagliare gli interventi previsti.

Le lungaggini burocratiche frenano i lavori

La fase uno del Piano è in ritardo per colpa di lungaggini burocratiche. Sono emersi, infatti, significativi ritardi nell’avvio dei lavori per la copertura con fondi pubblici, affidati tramite bando a Open Fiber. Open Fiber ha potuto iniziare i lavori a maggio 2018, soltanto un anno dopo l’inizio previsto. La società lamenta forti ritardi nel ricevere i permessi dagli enti locali, per scavo e posa della fibra ottica. Ad oggi si è pronti per la vendita del servizio soltanto nel 4% dei Comuni che dovevano essere completati entro il 2020. La situazione è in realtà migliore di quanto dicano i numeri, perché si stanno comunque svolgendo i lavori che non richiedono permessi e in parte si sta lavorando in deroga di questi. Questo significa che, a fronte del ritardo nel rilascio delle autorizzazioni, Open Fiber si assume la responsabilità– d’intesa con Infratel – di avviare i lavori in ogni Comune laddove sia in possesso almeno del 70% dei permessi. Ciò consente di accelerare l’avvio delle operazioni, così non appena i permessi arriveranno, potranno ultimare i cantieri in tempo più rapido.

In ogni caso, Open Fiber stessa riconosce che sarà impossibile completare l’opera nei tempi previsti, a meno che dal Governo non arrivi una mossa risolutiva del problema burocrazia, ad esempio con l’approvazione di un provvedimento urgente per tagliare drasticamente la mole di permessi.

Il lancio della fase 2 del Piano Bul

Sullo stato di avanzamento del piano per le aree bianche, avviato nel 2017, è stata fornita una dettagliata informativa nella quale sono stati evidenziati alcuni rallentamenti nella realizzazione delle opere.

Il quadro delle aree bianche è che i comuni nei quali sono terminati i lavori, con comunicazione di fine lavori (CUIR) ricevuta a luglio, sono 170. Tuttavia, non tutti questi comuni sono collaudabili in quanto per molti di essi manca il cosiddetto Punto di Consegna Neutro (PCN), dove vengono attestati gli apparati di rete, che consente la collaudabilità e l’attivazione del servizio.

Sono 22 i comuni con CUIR inviato che hanno il PCN attivo e che quindi sono potenzialmente collaudabili, di questi per tutti risulta consegnata ad Infratel la documentazione tecnica e amministrativa necessaria. Per 9 dei 22 suddetti comuni la documentazione è risultata essere incompleta. Per quanto riguarda gli altri 13 comuni: sono stati effettuati 5 collaudi, di cui 3 con esito negativo e 2 con prescrizioni sanabili da Open Fiber a breve, mentre per i rimanenti 8 comuni i collaudi sono pianificati nei prossimi giorni.

L’impegno del Governo per la realizzazione della rete Bul

Il Governo, dunque, sta seguendo con la massima attenzione il processo di realizzazione della infrastruttura di rete pubblica della banda ultra-larga, al fine di garantire lo sviluppo delle nuove tecnologie ed assicurare che i servizi all’utenza avvengano senza ulteriori ritardi rispetto alle scadenze stabilite a livello nazionale ed europeo.

Il Cobul ha anche affrontato le questioni relative al completamento degli interventi nelle aree bianche per la Regione Basilicata e al ricorso del Governo in merito alla decisione della UE di non riconoscere l’IVA nelle aree bianche.

Sono, quindi, stati accelerati i lavori, in particolare, per avere l’autorizzazione dell’Europa a investire circa 2 miliardi di euro in nuove aree “grigie”; ma anche per lanciare da gennaio prossimo i voucher a favore di famiglie e aziende per l’acquisto di abbonamenti alla banda ultra-larga.

Questi sono i due punti della nuova fase del Piano, per cui il Governo attende di poter dialogare con la nuova Commissione Europea, che si insedierà ufficialmente a settembre.

Per quanto riguarda il secondo punto, l’analisi delle misure tecniche e di sostegno alla domanda dei servizi ultraveloci è stata oggetto di una lunga e complessa analisi tecnica svolta dalla segreteria tecnica del Cobul, cui partecipa anche Infratel – soggetto attuatore del Piano per conto del Ministero dello sviluppo economico – e che le analisi effettuate non hanno mai previsto una simulazione di impiego dei voucher che escluda le famiglie.

Voucher per famiglie, PMI, scuole e centri per l’impiego

Il Governo pensa allo stanziamento di voucher, per i prossimi tre anni, destinati a famiglie, piccole e medie imprese, scuole e centri per l’impiego che vorranno attivare un abbonamento alla rete di banda ultra-larga. L’entità dei singoli voucher sarà discussa nell’ambito di un tavolo tecnico con le Regioni e saranno resi operativi nel 2020, solo dopo l’approvazione della Commissione Europea. Secondo quanto riportato dal Sole 24 Ore, a disposizione ci sarebbero 1,3 miliardi per i voucher.

E secondo delle simulazioni, alle famiglie che chiederanno l’attivazione di servizi ultraveloci potrebbero essere destinati 250-300 euro, 3mila euro alle Pmi, 5mila euro alle scuole e ai centri per l’impiego.

L’obiettivo è far risalire l’Italia nell’indice DESI, che rileva i progressi compiuti dagli Stati UE, in termini di digitalizzazione, non solo sul fronte delle infrastrutture ma anche in relazione ai servizi digitali per cittadini e imprese, con un impegno a tutti i livelli istituzionali.

Le trattative per la rete unica

Molto dipenderà anche da quando e come sarà realizzata la rete unica. Dopo l’annuncio dell‘Accordo di Confidenzialità tra Tim, Enel e Cassa Depositi e Prestiti che ha inaugurato ufficialmente le trattative per l’integrazione delle infrastrutture in fibra di Open Fiber e della stessa Tim, si continua a parlare delle modalità e degli effetti che riguarderanno la realizzazione della rete unica.

Dopo la firma dell’accordo, arrivata il 20 giugno, il progetto di unificazione delle due reti ha sollevato alcune questioni rilevanti in merito alle sue ricadute finanziarie. In particolare, Enel, che potrebbe essere interessata a monetizzare la sua quota cedendola a terzi o alla stessa Tim, ha stimato il valore della società ad una cifra di 8 miliardi di euro, una quotazione che Tim considererebbe eccessiva, secondo le indiscrezioni registrate dal Corriere della Sera. Da considerare anche la situazione debitoria di Open Fiber che nell’ultimo bilancio ha raggiunto gli 800 milioni di euro.

Per Tim, Open Fiber necessita ancora di molti investimenti per il completamento della sua rete fino alle case degli italiani. Se infatti la rete di Open Fiber verrà direttamente inglobata in quella di Tim, così come lo suggeriscono i fatti degli ultimi mesi, il parere degli azionisti peserà notevolmente.

I calcoli degli azionisti di Tim che determineranno la decisione finale riguarderanno dunque anche le modalità attraverso le quali il progetto sarà realizzato. Fondamentale, in tal senso, sarà l’esito del CdA del 1° Agosto 2019. Oltre alla presentazione dei dati semestrali, infatti, il CdA potrebbe dare il via ufficiale all’operazione di acquisizione e al cambio dell’assetto societario.

Dopo aver analizzato tali calcoli, Tim potrà scegliere se rilevare anche il 50% della quota che Cassa Depositi e Prestiti detiene in Open Fiber, regolando attraverso un rapporto di concambio la crescita del capitale azionario detenuto da quest’ultima in Tim. Non è esclusa neanche l’ipotesi di convogliare gli assets di Open Fiber in Flash Fiber, la società di servizi internet all’ingrosso, controllata da Tim e Fastweb.

L’operazione sarebbe importante non solo per l’unificazione delle due reti in fibra, ma anche perché riporterebbe Tim in mani italiane. Cassa Depositi e Prestiti, che a oggi possiede il 9,89% delle azioni, diventerebbe infatti il primo azionista di Tim superando le quote della francese Vivendi.

La competizione infrastrutturale sembra essere una condizione sfavorevole per il mercato e per lo sviluppo tecnologico dell’Italia, che necessita di interventi in aree a copertura insufficiente, come dimostra la crescita delle sinergie fra gli attori del settore.

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