Piano governativo

Scuola digitale 2016, pie’ veloce Renzi

La rapida attuazione delle Piano Nazionale Scuola Digitale sta finalmente innovando il nostro sistema formativo con più di 600 milioni di euro di stanziamenti. E’ svolta rispetto ai precedenti governi

20 Gen 2016
Paolo Ferri

Professore Ordinario di Tecnologie della formazione, Università degli Studi Milano-Bicocca

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Rispetto all’immobilismo, forse forzato dei governi che lo hanno preceduto (intendiamo i governi Mondi e Letta…),  il governo Renzi si sta muovendo molto velocemente nell’attuazione del Piano nazionale scuola digitale del 27/10/2015  che “rischia” davvero di cambiare le competenze digitali degli insegnati e deli studenti della scuola italiana (Ferri, P., Un terremoto digitale scuote la scuola italiana: che cosa ci aspetta).

Analizziamo in sequenza i provvedimenti che si sono succeduti tra ottobre e gennaio, e che avviano lo stanziamento del miliardo di euro previsto per la transizione al digitale della scuola italiana tra il 2016 e il 2020. Sono stati, infatti, adottati in sequenza i seguenti provvedimenti.

Il 13 luglio 2015 è stato pubblicato: l’Avviso pubblico rivolto alle Istituzioni scolastiche statali per la realizzazione, l’ampliamento o l’adeguamento delle infrastrutture di rete LAN/WLAN che ha già visto l’assegnazione dei fondi alle scuole con un massimale di 18500 euro per la realizzazione ex-novo degli impianti e 7.500 euro per l’ampliamento e l’adeguamento delle strutture esistenti.  Un  totale di 90 milioni di euro, che si aggiungono a quelli del Piano nazionale Banda larga per il cablaggio delle scuole.

Il 15 ottobre 2015 è stato pubblicato: l’Avviso pubblico rivolto alle Istituzioni Scolastiche statali per la realizzazione di ambienti digitali innovativi  nella scuola, finanziato per un totale di 140 milioni di euro e che prevede la realizzazione di “aule digitalmente aumentate”, “laboratori con stampati 3D”. Cioè spazi innovativi  rispetto alle tradizionali aule “top-down” trasmissive.

Il 10 ottobre 2015,  oltre ai 230 milioni previsti da questi due provvedimenti, sono stati stanziati 10 milioni di euro a decorrere dal marzo 2016 per il sostegno al pagamento del canone per la connessione a Internet  a banda larga.

Il 19 ottobre 2015 è stata emanata la circolare per l’istituzione degli “Animatori digitali” nella scuola (Ferri, P., Arriva nella scuola l’animatore digitale). Circolare che ne definisce compiti e funzioni e ha vincolato la loro nomina da parte del Dirigente scolastico al 17 dicembre. Anche in questo caso  ogni Animatore avrà un dotazione di 1000 euro, per avviare le sue attività cioè altri 8.000.0000 di euro, di investimento per la digitalizzazione della scuola italiana .

Il 25 novembre 2015 con Decreto del Direttore generale del Ministero sono stati definiti i criteri e emanato il bando per la costituzione dei “poli formativi” responsabili delle formazione degli animatori finanziata con un ulteriore stanziamento di 850.000 euro.

E’ stata, poi, promossa la Settimana del piano nazionale scuola digitale (tra il 7 e il 15 Dicembre. Infine il 5 gennaio 2015 con Decreto del Direttore Generale sono stati istituiti nelle varie regioni i Poli formativi, previsti  nella circolare del 19/11/2015.

La natura e il significato dell’accelerazione governativa sulla Scuola digitale 

Una mole ingente di provvedimenti e di investimenti che in effetti risponde in maniera finalmente chiara ed univoca alla domanda di didattica digitale della scuola italiana. Una risposta ragionata ma anche tempestiva  e che si incardina linee guida del Piano nazionale scuola digitale:

1. Dotare la scuola di infrastrutture abilitanti: la connettività in primo luogo, ma anche nuovi spazi e ambienti per la didattica “aumentata” dalla tecnologie insieme a regole chiare per i sistemi software per la didattica e l’amministrazione digitale. Dobbiamo, infatti, recuperare il gap con l’Europa che per il 2020 prevede il cablaggio di tutte le nostre scuole almeno a 100 Megabit, secondo gli obiettivi di convergenza europei per la banda Larga e ultra-larga e per la de-materializzazione del processi amministrativi. I dati che fanno riferimento al 2014, ad esempio, pongono l’Italia, con 70,4 punti  al 25° posto in Europa su 28 Paesi – secondo l’I-com broadband index. Dietro di noi ci sono solo BulgariaGrecia e Romania. In testa con 100 punti c’è la Danimarca, seguita dalla Svezia con 99,6 e dalla Finlandia con 95,7. La Spagna è 15° con 79,2 e la Francia è 18° con 77,1.

figura 1. Il digital divide Italiano rispetto all’Europa, fonte.

2. Sviluppare le competenze digitali e i  contenuti per gli studenti: si tratta di permettere agli studenti e ai docenti italiani di padorneggiare completamente le “competenze digitali” e cioè di apprendere in maniera critica e significativa l’uso delle ICT per l’apprendimento e la didattica. Questo obiettivo è poi strettamente correlato con la disponibilità sul mercato di ambienti digitali per la didattica e contenuti digitali di qualità, “usabili” ed interoperabili. Nel primo caso si tratta di permettere un agile trasferimento da un  sistema VLE (un sistema di classe virtuali) ad un altro i contenuti free o proprietari che contiene, così come l’esportazione e l’importazione delle anagrafiche degli studenti e dei loro risultati scolastici. Nel secondo  caso, invece, si tratta di stimolare la progettazione e la produzione da parte degli editori educational, e delle aziende culturali pubbliche come la RAI di Risorse Educative Digitali di qualità, a pagamento o aperte (OER). Contenuti editoriali cioè che permettano all’insegante di costruire una programmazione flessibile e personalizzata delle unità di apprendimento nelle differenti materie.

Da questo punto di vista è stato aperto dal governo un tavolo di discussione con gli editori, che invero fatica ad avviarsi per la storica resistenza dell’AIE ad abbracciare pienamente l’idea della digitalizzazione dei contenuti.

3. Si tratta di avviare esperienze di alternanza scuola lavoro all’interno di imprese dell’economia digitale. E’ stato, infatti, varato operativamente il piano dell’alternanza scuola-lavoro che prevede, almeno 400 ore nell’ultimo triennio dei tecnici e dei professionali e 200 in quello dei licei, rendendo strutturale e non opzionale, questa fondamentale apertura del sistema formativo al mondo professionale. Anche in questo caso il governo ha reso disponibile un primo stanziamento di 100 milioni all’anno e, sempre nel PNSD, è prevista un’ indicazione specifica di privilegiare le imprese ad innovative, creative e ad alto contenuto tecnologico come contesto elettivo per l’alternanza scuola-lavoro.

4. Investire nelle persone e non nelle macchine. Si tratta, del più importante a nostro avviso, di tutti gli interventi. Cioè fare in modo che le persone che lavorano nella scuola – dirigenti, insegnanti, personale amministrativo – siano dotate delle competenze digitali necessarie per guidare la trasformazione digitale.  Lo stanziamento totale per la formazione  de La buona scuola di più di 235 milioni per la formazione del personale insegnante e ATA, come dimostrano le voci dedicate alla formazione dello schema di finanziamento del Piano nazionale scuola digitale.

5. Mettere in atto tutte le strategie di Accompagnamento essenziali per assicurare che il Piano si concretizzi in un cambio di paradigma diffuso e condiviso a tutti i livelli, sia dentro che fuori dalla scuola.

Si tratta di tutte quelle misure che permettono appunto l’accompagnamento e il sostegno al piano scuola digitale, tra  le indicazione presentate nello schema del governo qui sopra in particolare mettiamo in rilievo, l’istituzione – già attuata – della figura dell’Animatore digitale, l’istituzione di un sistema di Osservazione e monitoraggio dell’attuazione del Piano anche attraverso, comitati scientifici indipendenti. Da ultimo l’idea molto significativa di creare una nuova alleanza tra scuola, famiglie e attori territoriali istituendo uno Stalkeholders Club (un “consiglio di distretto scolastico” informale). Si tratta dell’indicazione di mettere in rete con la scuola, le famiglie, le imprese e le istituzioni del territorio – Comuni, Enti locali, Biblioteca, Centri di ricerca. Questo con l’ottima intenzione di creare un volano locale che permetta l’attuazione e lo sviluppo della riforma, anche al di là dei finanziamenti centrali, sfruttando il principio di sussidiarietà: non fare al centro quello che può essere realizzato localmente. Il “consiglio scolastico di distretto”, inoltre, potrebbe agire anche come potente moltiplicatore di consenso e di crescita del prestigio sociale delle istituzioni scolastiche nei vari territori.

E’ il caso di dire che l’annuncio della Buona scuola digitale è stato fatto seguire da passi molto concreti.

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