l'analisi

Big Tech, tutte le incertezze che pesano sul futuro: cosa ci insegna il caso Meta

Il ritorno alla normalità in questa fase di lenta uscita dalla pandemia sembra non aver portato molto bene alle big tech. Non solo lo scivolone in Borsa di Meta: le aziende del comparto, dopo aver raggiunto il massimo intorno al mese di novembre 2021, iniziano a perdere valore. Come si evolverà questa tendenza?

16 Feb 2022
Mario Dal Co

Economista e manager, già direttore dell’Agenzia per l’innovazione

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Il clima è quello di un cambio epocale. Quest’anno finora l’indice Nasdaq delle big tech americane ha perso il 12%, quasi il doppio rispetto allo S&P500 (formato dalle 500 aziende statunitensi a maggiore capitalizzazione).

Uno shock: negli ultimi dieci anni le big tech ci hanno abituati a continue crescite di profitti e di capitalizzazioni.

Che sta succedendo? Come dimostrano in particolare le recenti turbolenze sul titolo Meta, siamo entrati in una fase di forte incertezza.

I fondamentali delle Big Tech non sembrano in discussione, ma il ruolo di quelle aziende come attrattore degli investimenti è venuto meno per diversi fattori: il superamento della pandemia, la ripresa di altri settori, il rialzo dei prezzi energetici, le attese di rialzo dei tassi di interesse, la conflittualità geopolitica; le incertezze regolatorie e le conflittualità intestine che segnano la fine di un’era di continua e serena crescita, parallela e indisturbata, delle diverse big tech.

Cerchiamo allora di dipanarli per comprendere quali sono gli scenari che riguarderanno il futuro del comparto tecnologico: rimarrà attrattivo per gli investitori sul lungo periodo?

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Il ruolo di internet durante la pandemia

L’estensione nell’uso della rete che coinvolge le fasce di età più avanzate è probabilmente uno dei lasciti più significativi dell’esplosione determinata dalla pandemia, e rappresenta il motivo principale per cui una parte dell’aumento dell’uso della rete rimarrà anche dopo la fine dei lockdown.

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Nelle fasi di lockdown la permanenza su internet e l’utilizzo dei servizi e delle prestazioni on-line erano cresciute per ragioni che andavano al di là della volontà dei singoli. Con il ritorno a ritmi e orari di vita più normali il ricorso alla rete si contrae per ritornare a livelli fisiologici, forse più elevati di prima della pandemia.

L’Australia, che ha i dati più aggiornati, rileva ad esempio, un aumento delle connessioni a banda larga dell’11% tra giugno 2021 e lo stesso mese dell’anno precedente, con un aumento del 20% del traffico nel secondo trimestre del 2021 sullo stesso trimestre dell’anno precedente. Il 41% degli utenti di internet ha avuto accesso a consulti medici on line, il 92% accede alla banca on line, l’85% acquista on line. In particolare, le persone sopra i 55 anni hanno accresciuto il ricorso alla rete rispetto agli anni precedenti dal 76% del 2019 al 98% del 2021[1].

Gli effetti sulla borsa

Il 2020 ha visto una contrazione del valore complessivo dell’indice Dow Jones: la notizia dell’esplosione della pandemia ha ridotto il valore di borsa del 50% in un mese, da 29.000 punti il 21 febbraio 2020 a 19.000 il 20 marzo successivo. Per recuperare quel tracollo occorre attendere la metà di novembre del 2020 quando l’indice delle aziende quotate nel loro insieme supera di nuovo 29.000.

Sappiamo che le aziende Big Tech, che sono anche quelle con maggior valore azionario sul mercato mondiale, hanno invece manifestato un andamento molto favorevole, che ha contribuito alla ripresa dell’indice generale. Ma, anche per le migliori, metà del quarto trimestre 2021, in particolare dalla seconda settimana di novembre, inizia un vero tracollo

Alcune aziende espongono quotazioni che cominciano a scendere già prima del quarto trimestre, indice di problemi di posizionamento sul mercato e di preoccupazione degli azionisti, poche altre, come Apple, cominciano a perdere quota qualche settimana dopo. Nel complesso, le aziende di Big Tech, dopo aver raggiunto il massimo intorno al mese di novembre 2021, iniziano a perdere valore.

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È alla fine del 2021, quindi, che gli scenari cambiano.

Il “ritorno alla normalità”

Un primo fattore di instabilità deriva dalle nuove aspettative sull’evoluzione della pandemia. L’annunciata probabile inutilità della quarta dose di vaccino deprime i valori delle aziende leader nella produzione dei vaccini: le prospettive di crescita dei fatturati e dei margini escono dalla fase esplosiva del 2021 per entrare in una fase normale. Il peggioramento delle quotazioni di Pfizer (da 61 dollari del 16 dicembre 2021 a 50 dell’11 febbraio 2022) e di Moderna (da 484 dollari del 9 agosto 2021 a 161 dell’11 febbraio 2022), non significa affatto che le aziende stiano oggi peggio che nel 2021, ma semplicemente che si esce da una fase di aspettative di esplosione dei guadagni. In secondo luogo, gli annunci di “ritorno alla normalità” ossia di fine dei lockdown e di ripresa dei movimenti infraurbani (scuola, lavoro, intrattenimento) e interurbani (auto, treni, aerei, navi) porta con sé una revisione delle aspettative anche su alcune Big Tech, in particolare quelle legate all’e-commerce, all’intrattenimento on-line, ai social network.

L’impennata dei prezzi dell’energia e l’incremento dei tassi di interesse

Un secondo fattore di instabilità riguarda l’energia di fonte fossile, stretta tra annunci a lungo termine di transizione ecologica che penalizzano soprattutto il settore dei mezzi di trasporto, mentre a breve termine le aziende estrattive di idrocarburi beneficiano di prezzi attesi fortemente crescenti. Anche per effetto dell’impennata dei prezzi dell’energia, l’inflazione rialza il capo e con l’inflazione anche le attese di incremento dei tassi di interesse da parte delle Banche Centrali. E qui viene un altro fattore di instabilità.

L’aumento dei tassi di interesse viene associato a un aumento della redditività del settore finanziario (banche, assicurazioni, fintech). Uno spostamento verso quel settore potrebbe associarsi ad una diminuita attrattività dell’investimento in hi-tech, in ragione del fatto che le quotazioni di questo settore sono già elevate e il costo di acquisizione risulta particolarmente oneroso in fase di tassi di interesse in crescita.

Le tensioni geopolitiche

Infine, quarto fattore di instabilità, il settore degli armamenti è in forte tensione per l’elevata conflittualità che sta opponendo la Russia ai paesi occidentali. Ricordiamo che l’ultimatum di Putin alla NATO è del 18 dicembre. Qui l’andamento si rovescia, rispetto a Big Tech: Lokheed registra un minimo nel novembre 2021 (326 dollari ad azione) e oggi (11 febbraio 2022) raggiunge 396 dollari, sull’onda delle aspettative di crescente conflittualità con la Russia di Putin.

Con ogni evidenza nel lungo termine le Big Tech non hanno da temere molto dai tassi di interesse più elevati, ma nel breve, stante che energia e finanza sicuramente beneficiano da tassi in salita, ci può essere un effetto indiretto di minori investimenti nei titoli delle aziende tecnologiche[2].

Secondo alcuni osservatori, il crollo dei titoli tecnologici è momentaneo e i titoli big tech potrebbe rivelarsi un buon investimento in questo momento di basse quotazioni.

Nadsdaq 100 ha guadagnato il 20% medio all’anno nei passati 10 anni, contro il 15% dell’indice Standard & Poors (S&P) 500. Ma all’inizio dell’anno in corso Nasdaq 100 ha perso il 13% mentre S&P 500 è caduto solo dell’8,7%. Perfino Apple, regina incontrastata nel valore capitale sul mercato mondiale, con 2.600 miliardi di dollari, dopo l’incremento gigantesco del 34% nel corso del 2021, ha dovuto cedere un 10% nel 2022[3].

Se questo è il quadro generale di instabilità in cui tutti veniamo a trovarci, uno dei protagonisti del mondo Big Tech merita una analisi specifica.

Il caso Meta

Abbiamo visto dalla figura 1 che Meta è, tra le aziende Big Tech, quella che ha cominciato per prima a vedere ridotto il proprio valore azionario, cumulando una caduta che oggi è la più elevata dopo quella di Alibaba.

I profitti Meta dello scorso trimestre sono diminuiti dell’8% rispetto all’anno scorso.

Ma, mentre per Alibaba il crollo è totalmente spiegato dal blocco imposto dal governo cinese alle sue attività, in particolare nel settore della finanza, per Facebook-Meta, il crollo deriva da una modificazione del comportamento dei consumatori e dalle incertezze con cui gli investitori guardano al passaggio dal social network Facebook al metaverso di Meta.

Va riconosciuto a Zuckerberg di essere sempre stato consapevole della particolare fragilità del modello di business di Facebook; ciò spiega perché egli abbia puntato tutto sulla trasformazione del social network da lui creato in qualcos’altro. Prima ha integrato Whatsapp con Facebook, poi ha deciso di puntare tutto sulla trasformazione del social network in metaverso.

Tuttavia, il quarto trimestre 2021 ha visto un aumento dei ricavi del 20%, ma un aumento dei costi quasi doppio (38%), con una riduzione dei margini dal 46% al 37%.

Sono le prospettive che sembrano cambiate, almeno agli occhi degli investitori. Gli utenti attivi giornalmente (DAU) si sono ridotti molto marginalmente, ma ciò è accaduto per la prima volta nella storia dell’azienda. La piattaforma di Meta nel 2022 assorbirà enormi investimenti, con un aumento del 30% sull’anno precedente[4]. Oggi il moltiplicatore che lega profitti e quotazione è, per Meta, intorno a 16, il valore di una azienda matura, non di uno dei colossi delle nuove tecnologie di rete.

TikTok comincia a fare paura

Zuckerberg cita spesso TikTok, e lo ha fatto anche nell’annunciare i risultati deludenti del quarto trimestre 2021 a inizio febbraio. Tik Tok è evocato come l’avversario da battere e il fondatore di Facebook ha buoni motivi per farlo: “Stiamo lavorando su Reels molto bene e il prodotto sta crescendo rapidamente…ma il problema è che Tik Tok è un competitore così grande che continua a crescere a un tasso più veloce e su una base più larga”[5].

Dalla musica al fashion l’influenza della piattaforma Tik Tok è diventata decisiva sui consumatori, perfino per gli acquisti su Amazon.

Infine, Sheril Sandberg, responsabile delle operazioni di Meta, lamenta i cambiamenti normativi in Europa e quelli imposti da Apple su iOS, come fattori frenanti per lo sviluppo della pubblicità “vi è un sentiero di sviluppo di lunga durata per ricostruire ii sistemi di ottimizzazione della pubblicità che puntino a buone performance usando meno dati. Come parte di questo impegno stiamo investendo in automazione per consentire agli utenti di far leva sul machine learning per trovare il giusto ascolto”.

Il tema è l’applicazione dell’intelligenza artificiale. Non solo Tik Tok appare assai efficace nel rendere popolare il servizio attraverso il suo algoritmo, ma anche Google ha ingranato questa marcia nello sviluppo del targeting pubblicitario, che le ha consentito di intercettare nel 2021 250 miliardi sui 700 stimati dell’industria globale[6].

Google e Amazon

Meta attribuire alla svolta privacy Apple una perdita di ricavi di 10 miliardi di dollari. Apple da maggio 2021 chiede sugli iPhone il consenso agli utenti per permettere alle app di monitorarne i comportamenti e condividere queste informazioni con terze parti come gli sponsor.

Questa novità colpisce la pubblicità di Meta, che ha bisogno di un targeting personalizzato basato su molti dati che intuire probabilisticamente i nostri interessi;  non quelle di Google e Amazon, che funzionano in modo diverso, più “deterministico”. Non è un caso che i loro ricavi pubblicitari stiano quindi crescendo (a quanto risulta dalle ultime trimestrali). Google può infatti contare sulla pubblicità web (non impattata dalle regole Apple) e contestuale che appare sul motore di ricerca (dove le sponsorizzate non hanno bisogno di capire probabilisticamente i nostri interessi: si basano su quello che noi stessi digitiamo).

Amazon allo stesso modo non è toccata: sfrutta i dati forniti dai propri utenti e può contare su una piattaforma proprietaria dove avviene l’intero processo pubblicitario (raccolta dati, targeting, vendita annunci).

Apple, Microsoft

In questo scenario appaiono robuste le prospettive di Apple, Amazon e Microsoft anche perché si poggiano su elementi proprietari indipendenti e su un business model diversificato.

Conclusioni

Oltre ai fronti caldi che abbiamo appena esaminato, altri fattori specifici rendono più complessa, per le big tech, la transizione verso un nuovo modello di business, come nel caso di Facebook, dove sono evidenti i segni del superamento di un modello di social network, soprattutto tra i giovani. Ma gli investitori sono nervosi: quanto può costare questo passaggio, e quali prospettive di business esso ha, a fronte di un uso efficace dell’intelligenza artificiale, quale hanno dimostrato di saper fare Tik Tok, Google ed Apple? Se c’è un’azienda che può riuscire nel passaggio dal social network al metaverso, questa è Meta. Zuckerberg lo sa, ma il peso sulle sue spalle, pur assai robuste, comincia a farsi sentire.

Note

  1. Australian Communication and Media Authority, https://www.acma.gov.au/articles/2021-12/covid-accelerates-increase-internet-use, December 10, 2021.
  2. David Kastner, Schwab Sector Views: What to Expect When Rates Rise, Charles Schwab, January 25, 2022.
  3. Larry Light, Apple, Microsoft, Alphabet, Amazon and Meta’s stock have crashed dramatically —and some analysts recommend buying the dip, Fortune, January 28, 2022.
  4. Keithen Drury, Meta Platforms: Time to Buy the Dip?The Motkey Fool, February 14, 2022.
  5. Stuart Lauchlan, Welcome to the metaverse – Meta reels against trouble from TikTok and Apple’s ad impact, Diginomica, February 3, 2022.
  6. Richard Waters, Google and Tik Tok give Meta an AI lesson, Financial Times, February 3 2022.

17 novembre, milano
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