sovranità digitale

Perché USA e Cina stanno separando la tecnologia e cosa succederà

Sicurezza è economia: dal 2018 sono cresciuti i segni di un decoupling tecnologico tra USA e Cina. Le tappe principali, il ruolo della guerra dei semiconduttori, il fronte delle batterie per i veicoli elettrici, le ipotesi per il futuro

23 Mar 2022
Carolina Polito

Ph.D. Candidate LUISS Guido Carli

Lo spettro del decoupling tecnologico tra Stati Uniti e Cina aleggia da tempo nella comunità internazionale: internet non è (ancora) diventato un patchwork di Intranet nazionali, ma nell’economia reale il decoupling tecnologico sta diventando una realtà quasi ineluttabile.

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Decoupling tecnologico: il precedente dello Splinternet

Con il termine decoupling, parola dell’anno 2019 per il Financial Times[1], si intende letteralmente “disaccoppiamento”, una situazione in cui due elementi collegati perdono la loro correlazione. In ambito digitale, il dibattito sul decoupling tecnologico tra USA e Cina è stato preceduto da quello sullo “splinternet”, la frammentazione di Internet: ormai quattro anni fa, il romanziere e giornalista Michael Grothaus ha immaginato per il 2029 un mondo con la rete globale divisa in Intranet nazionali, con messaggi consegnati solo in base a specifici accordi tra Paesi alleati. Un mondo con un muro digitale americano per evitare gli attacchi informatici e possibilità di comunicazione internazionali ridotte a seguito di politiche isolazionistiche e nazionalistiche.[2]

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Uno scenario che in questa forma non sembra materializzarsi ai nostri occhi: la legge di Metcalfe, che sottolinea come i benefici per gli utenti del network siano proporzionali al numero degli utenti, sembrerebbe aver prevalso agli sforzi nazionali di sistematica rottura della compatibilità̀ tecnica dello spazio cibernetico, non ultimo il Great Firewall cinese.

Decoupling tecnologico USA-Cina: cronologia di un crescendo

I momenti chiave del decoupling tecnologico USA-Cina sono numerosi. Ne sono esempi: la scelta dell’amministrazione Trump, nel gennaio 2018, di vietare le vendite di tecnologie americane a Huawei; la decisione di Trump, nel maggio 2019, di bandire di fatto Huawei e i suoi fornitori dalle future reti 5G americane, estesa fino al 2021 e non revocata dall’amministrazione Biden.

Ancora, nell’agosto 2020, il decreto firmato da Trump che ha vietato tutte le transizioni con la ByteDance e la Tencent, società cinesi rispettivamente proprietarie di TikTok e WeChat, da parte di ogni persona o entità soggetta alla giurisdizione statunitense e che ha portato ByteDance a creare una nuova società, la TikTok Global, con base negli US, destinata a gestire le operazioni del social network per gli utenti americani e per gran parte del resto del mondo.

Altro tassello fondamentale di questo puzzle è, come noto, quello della “guerra dei semiconduttori”. L’embargo degli Stati Uniti sulla consegna di semiconduttori alla Cina, tra le principali cause della crisi globale nel mercato dei chip, ha infatti spinto ancora di più il paese a prendere coscienza della necessità di acquisire una vera autonomia strategica in campo tecnologico.

Decoupling tecnologico: le ipotesi per il futuro

In questo contesto, che direzioni prenderà il decoupling tecnologico? La tendenza è destinata ad esacerbarsi sempre di più o, come nel caso dell’Internet Governance, alcune tendenze si affievoliranno col tempo? Al momento, nessun segnale di affievolimento sembra essere all’orizzonte.

Questo mese, Washington ha inserito altre 33 aziende cinesi nella entity list, rendendo assai difficile agli statunitensi e i loro alleati fornire a queste materiali strategico. Nel febbraio 2021, la Cina ha rivelato che il Paese rallenterà le esportazioni di terre rare, delle quali detiene circa l’80% del mercato.

Le ipotesi per il futuro del decoupling tecnologico non lasciano quindi ben sperare. In un articolo pubblicato su Foreign Policy, Eric Sayers e Ivan Kanapathy delineano una serie di scenari che potrebbero impattare in modo particolarmente decisivo su questo aspetto della relazione tra Washington e Pechino[3].

In primo luogo, un aspetto che probabilmente attirerà crescente attenzione negli Stati Uniti è quello delle restrizioni agli investimenti in uscita da parte di investitori americani verso società cinesi considerate “sensibili” per la sicurezza nazionale.

Secondo gli autori, sebbene al momento Washington non disponga dei mezzi per controllare il flusso di private equity in uscita e riesca a limitare solo le licenze per l’esportazione delle tecnologie critiche e gli investimenti in entrata, è probabile che il Congresso sceglierà di promulgare una legislazione che regolamenti lo screening degli investimenti in uscita.

In secondo luogo, è plausibile che la stessa sorte che è toccata a Huawei colpirà anche i fornitori di servizi cloud cinesi, tra cui Alibaba Cloud, Huawei Cloud, Tencent Cloud e Baidu AI Cloud. L’aspetto di storage desterà infatti con tutta probabilità preoccupazioni simili a quelle sollevate per Huawei circa la sicurezza nel trattamento dei dati.

In terza battuta, continuano gli autori, mentre Pechino lancerà nei prossimi mesi lo yuan digitale, una valuta digitale della banca centrale sostenuta dal governo, è probabile che le implicazioni sulla sicurezza nazionale legate allo sviluppo di questa tecnologia rinvigoriranno il dibattito politico nella Casa Bianca.

Se Pechino è in grado di raggiungere gli obbiettivi che si è prefissata e comminare l’utilizzo della valuta digitale all’interno della Cina, il Paese potrebbe ottenere un potente strumento coercitivo per plasmare il processo decisionale delle aziende internazionali che cercano di mantenere l’accesso al mercato interno.

Inoltre, Pechino potrebbe utilizzare il suo yuan digitale per separarsi ulteriormente dal sistema finanziario internazionale dominato dagli Stati Uniti, e ridurre così anche l’efficacia delle sanzioni finanziarie statunitensi come strumento di deterrenza.

In questo contesto, un decoupling tecnologico potrebbe quindi verificarsi qualora gli Stati Uniti decidano di sviluppare un’alternativa credibile al yuan digital cinese. La Federal Reserve parrebbe già muoversi in tal senso.

Infine, analogamente a quanto sta accadendo nel mercato dei chip e dei semiconduttori, sta prendendo forma una battaglia tra le due grandi potenze per il controllo della catena di approvvigionamento delle batterie utilizzate nei veicoli elettrici. Allo stadio attuale, infatti, gli Stati Uniti rischiano di diventare fortemente dipendenti dalla Cina, leader mondiale nell’estrazione delle terre rare e nell’assemblaggio delle batterie, mentre muovono verso un futuro in cui i veicoli elettrici diverranno imprescindibili.

Conclusioni

Il decoupling tecnologico appare quindi sempre più una realtà inevitabile e, in ultima istanza, questa evoluzione si deve forse additare a un più grande cambiamento nelle dinamiche delle relazioni internazionali.

Mentre negli anni dell’unipolarismo americano, le considerazioni di carattere economico potevano dirsi prioritarie rispetto a quelle di sicurezza, negli anni dell’ascesa della potenza cinese questo paradigma deve inevitabilmente essere ripensato.

In questo senso, sicurezza ed economia sono divenute ormai equivalenti nelle considerazioni dei decisori politici, e un decoupling tecnologico, con tutti i potenziali rischi per l’economia che comporta, diventa un compromesso accettabile di fronte alle stime per la sicurezza nazionale.

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Note

  1. https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/cina-usa-il-decoupling-e-davvero-possibile-24899#:~:text=Decoupling%20vuol%20dire%2C%20nei%20fatti,Uniti%20(%E2%80%9Creshoring%E2%80%9D.
  2. https://www.fastcompany.com/90229453/get-ready-for-the-splinternet-the-web-might-not-be-worldwide-much-longer
  3. https://foreignpolicy.com/2022/02/15/us-china-economic-financial-decoupling-controls-restrictions-sanctions/

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