Digital tax rinviata di due mesi: quanto conta lo scenario internazionale - Agenda Digitale

Sovranità digitali

Digital tax rinviata di due mesi: quanto conta lo scenario internazionale

Il Decreto Sostegni ha confermato il terzo rinvio della digital tax: slitta a maggio il termine per il versamento dell’imposta. A che punto siamo con la digital tax globale o europea? Quanto incideranno su quella nazionale? Un’analisi sugli sviluppi avvenuti a marzo

07 Apr 2021
Alberto Franco

professore a contratto di diritto tributario presso l'Università di Torino e Dottore Commercialista presso Fieldfisher Italia

Marzo mese di novità per la digital tax, a livello nazionale e internazionale. In Italia, l’applicazione della digital tax ha subito un ulteriore rinvio: come anticipato il 9 marzo dal comunicato stampa del MEF, il “Decreto Sostegni” [1] ha confermato i termini del 16 maggio e del 30 giugno per il versamento dell’imposta e la presentazione della dichiarazione. Un differimento di due mesi, quindi, rispetto alle precedenti scadenze (già prorogate) del 16 marzo e del 30 aprile 2021. Cosa è successo nello scenario internazionale e perché la digital tax italiana potrebbe decadere automaticamente.

Digital tax: tutte le incognite e gli sviluppi che abbiamo davanti

Digital tax globale o europea: a che punto siamo

Dopo il Consiglio Europeo del 25 marzo scorso, si registrano sviluppi positivi sull’adozione di una digital tax a livello globale: come dichiarato dal Presidente del Consiglio, Mario Draghi, l’amministrazione degli Stati Uniti ha aperto alla possibilità di un accordo internazionale[2].

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Parrebbe infatti che il Presidente Biden abbia (anche) su questo fronte adottato un approccio del tutto disruptive rispetto al predecessore, la cui amministrazione aveva interrotto nell’estate del 2020 i negoziati OCSE/G20 sul tema. Al contrario, il Presidente Biden si è detto concorde con i “colleghi” europei nel giungere ad una soluzione condivisa, quantomeno nel “global framework” entro la metà del 2021[3].

Nondimeno, nel Consiglio Europeo si è comunque lasciata aperta la possibilità, alla luce dei numerosi “stop & go” che ha subìto il progetto OCSE, di una digital tax europea in mancanza di un tempestivo accordo globale.

Nella dichiarazione dei membri del Consiglio Europeo si sottolinea infatti la necessità di affrontare con urgenza le sfide fiscali derivanti dalla digitalizzazione dell’economia “per assicurare che tutti gli operatori paghino la giusta quota di imposte”, nonché una decisa preferenza a favore di una soluzione globale e consensuale OCSE entro la metà del 2021, ma si precisa che l’UE sarà pronta a procedere da sola e che nel primo semestre del 2021 la Commissione presenterà una proposta relativa a un prelievo sul digitale per una introduzione fissata entro il 1 gennaio 2023[4].

Potrà essere quindi particolarmente importante il G20 che si terrà in estate a Venezia, in cui si incontreranno i Ministri delle finanze dei Paesi coinvolti.

In questo senso si è recentemente espresso anche Pascal Saint-Amans, direttore del Centro di Politica e Amministrazione Fiscale dell’OCSE, durante l’audizione nell’ambito dell’indagine conoscitiva sulla riforma dell’IRPEF alle commissioni “Finanze” di Camera e Senato[5].

Sistema fiscale italiano: l’analisi dell’OCSE

L’audizione del direttore del Centro di Politica e Amministrazione Fiscale dell’OCSE è molto interessante, perché non riguarda unicamente il tema della “digital tax”, ma affronta “a tutto campo” il sistema fiscale italiano nonché la sua efficienza ed efficacia. Un prezioso punto di vista sulla “qualità” del nostro ordinamento tributario.

Sono stati sottolineati alcuni aspetti positivi: l’IRPEF italiana ha una efficacia notevole, specie se comparata alle esperienze di altri Stati; inoltre, raccoglie un grande gettito e si è dimostrata efficace anche nel perseguimento di politiche redistributive. Altro punto positivo, i progressi fatti dall’Amministrazione finanziaria negli ultimi anni nel campo del contrasto alla frode ed all’evasione.

Tuttavia, è stato anche dato conto di alcuni aspetti negativi dell’IRPEF:

  • l’IRPEF, cumulandosi con l’onere contributivo, dà luogo ad un “cuneo fiscale” molto significativo, che è di ostacolo al perseguimento di una piena occupazione;
  • il sistema fiscale italiano si caratterizza per essere progressivo in maniera molto “rapida” sino alle fasce di reddito medie e medio-basse, mentre non vi è progressività sufficiente sui redditi alti.

Nondimeno, è stato osservato come l’onere fiscale che grava sui redditi di capitale sia minore rispetto a quello sul lavoro: un aspetto che non è solo limitato all’Italia ma che non è più giustificabile, né in prospettiva di favorire il risparmio privato né nell’ottica di evitare fughe di capitali verso Paesi a bassa fiscalità. Nel primo caso, infatti, il risparmio privato ha raggiunto cifre già molto importanti: secondo Saint-Amans, “stiamo crollando sotto il peso del risparmio”. Nel secondo caso, lo stesso risultato è raggiungibile alla luce della realizzazione dello scambio di informazioni tra Stati, che mette l’Amministrazione finanziaria in una posizione migliore per individuare e tassare tali redditi. Pertanto, andare verso una tassazione progressiva dei redditi di capitale potrebbe evitare una tassazione “discriminante” verso il lavoro.

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Sulla tassazione dell’economia digitale, Saint-Amans ha ricordato come l’obiettivo non sia colpire specificamente il solo settore della “digital economy” e le sue imprese più rappresentative (Google e le altre big tech), bensì colpire le imprese più remunerative, non necessariamente digitali, che normalmente tendono ad accumulare tali extra-profitti in Stati a bassa fiscalità. Di conseguenza, è necessario che i Paesi di destinazione, in cui vi è un “mercato di sbocco” per tali imprese, abbiano diritto ad una significativa parte del gettito fiscale sugli “extra-utili” generati da tali imprese, posto che, ad oggi, questi Paesi recuperano dalle stesse imprese molto poco gettito fiscale (sostanzialmente, solo mediante l’imposizione indiretta).

Se a ciò si unisce il “Pillar Two” del progetto OCSE, cioè l’implementazione di una imposta minima mondiale sul modello del sistema c.d. GILTI – Global Intangible Low Tax Income, il risultato in termini di gettito fiscale globale, secondo l’OCSE, potrebbe essere molto significativo, e nell’ordine anche di un centinaio di miliardi di Euro complessivi[6].

Nel frattempo, l’applicazione della digital tax nazionale è stata rinviata di due mesi. L’Agenzia delle Entrate ha emanato il 23 marzo scorso la Circolare n. 3 del 2021, che fornisce importanti chiarimenti sul funzionamento dell’imposta, anche alla luce delle modalità applicative specificate nel provvedimento del 15 gennaio scorso[7].

Non si può non rilevare come il terzo rinvio della prima applicazione della “digital tax” sembri sintomatico della problematicità della sua implementazione su scala solamente nazionale, nonché della (comprensibile) complessità nel gestire tale imposta da parte dell’Amministrazione finanziaria.

D’altra parte, un nuovo rinvio, per quanto possa apparire singolare, pare comunque essere preferibile ad un’applicazione affrettata e in quanto tale suscettibile di causare notevoli problemi agli operatori, per cui sembra potersi ammettere che alla fine tale rinvio possa costituire il “male minore”, sia per l’Amministrazione finanziaria, sia per i contribuenti.

Se, infine, si verificheranno le previsioni di Saint-Amas, ovvero di un accordo per la fine dell’anno in corso, l’applicazione dell’imposta italiana in relazione al 2020 potrebbe anche costituire un unicum, in quanto, per effetto della sunset clause presente nella disciplina dell’imposta, ciò farebbe automaticamente decadere la “digital tax” nazionale. Non resta quindi che attendere le future evoluzioni a livello internazionale.

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  1. Sul Decreto Sostegni si veda inter alia N. Buongrido, “In Gazzetta il decreto “Sostegni”: una panoramica delle novità fiscali”, FiscoOggi – Rivista online dell’Agenzia delle Entrate, 23 marzo 2021
  2. A. Pira, “Draghi, Biden ha aperto ad accordo internazionale sulla digital tax”, MF Online, 26 marzo 2021
  3. N. Chrysoloras, W. Horobin, “EU Set to Go It Alone on Tech Tax If There’s No Deal With Biden”, Bloomberg, 9 marzo 2021
  4. Dichiarazione dei membri del Consiglio europeo, Bruxelles, 25 marzo 2021, (OR. en) SN 18/21
  5. A. Lorenzini, Web tax, l’accordo entro fine anno, Italia Oggi, 31 Marzo 2021. Il video della seduta di audizioni è disponibile sulla Web TV della Camera dei Deputati all’indirizzo web https://www.camera.it/leg18/1132?shadow_primapagina=12043
  6. Cfr. A. Galimberti, “Riforma OCSE, per l’accordo globale strada tutta in salita”, Il Sole 24 Ore, 25 marzo 2021.
  7. M.A. Caracciolo, “Digital tax: chiarimenti su geolocalizzazione, base imponibile e versamento”, Ipsoa, 24 marzo 2021

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