l'analisi

Le carte di credito si aprono ai pagamenti con criptovalute, ne va del loro futuro: ecco perché

Visa e Mastercard hanno deciso di scommettere sulle criptovalute come strumento di pagamento del futuro e stanno lavorando per integrarle nella loro infrastruttura tecnologica. La concorrenza delle monete digitali delle banche centrali rischia infatti di togliere loro senso di esistere

14 Lug 2022
Ferdinando Ametrano

AD di CheckSig

criptovalute

Visa e Mastercard, i due principali circuiti internazionali di carte di credito e debito, hanno deciso di scommettere sulle criptovalute come strumento di pagamento del futuro e stanno lavorando per integrarle nella loro infrastruttura tecnologica. Notizia che può sembrare sorprendente dato il clima che ora attanaglia i crypto-asset.

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Le mosse delle carte con le cripto

Sia Visa che Mastercard considerano le stablecoin con valori ancorati a valute tradizionali come il dollaro americano o altri asset finanziari, come un terreno di prova per la gestione dei pagamenti in criptovalute, sebbene anche le stablecoin siano state scosse dalle recenti turbolenze del mercato. Dopo che i consumatori hanno effettuato un pagamento con una carta collegata a stablecoin, le reti vogliono essere in grado di ricevere i pagamenti in stablecoin direttamente dall’emittente della carta – una banca o un altro istituto finanziario – e poi inviare gli stablecoin alla banca del commerciante.

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Visa sta anche testando la conversione della stablecoin in valuta locale per poi inviarla alla banca dell’esercente. L’azienda punta a introdurre quest’ultima funzionalità in alcuni mercati a livello globale entro la fine dell’anno.

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Molte banche non permettono ai clienti di acquistare criptovalute con le carte di credito da loro emesse a causa della volatilità dei prezzi. Il timore è che i titolari di carta possano essere più propensi a non pagare le bollette se la criptovaluta crolla subito dopo l’acquisto. Visa sta cercando di condividere con gli emittenti maggiori informazioni sulle transazioni che prevedono l’acquisto di criptovalute, in modo che possano decidere se approvarle o meno, secondo quanto riferito da persone che hanno familiarità con la questione.

Le banche sono più disposte ad approvare queste transazioni per i consumatori che hanno limiti di spesa elevati.

Alcune società di carte di credito stanno valutando diversi modelli per l’utilizzo delle criptovalute per le transazioni quotidiane. Ad aprile, la società londinese di servizi di criptovaluta Nexo ha collaborato con Mastercard per lanciare una carta di credito sostenuta dalle criptovalute dei titolari. La carta è disponibile in Europa e consente ai consumatori di offrire le proprie criptovalute come garanzia in cambio di un limite di spesa fino al 90% del valore della criptovaluta. Mastercard liquida e regola i pagamenti nella valuta locale.

Se il prezzo di mercato del collaterale scende troppo, Nexo può chiedere ai titolari di carta di rimborsare parte del saldo in sospeso o di aumentare il collaterale, o rischiare che Nexo venda parti del collaterale per ridurre il rapporto prestito/valore.

Nexo afferma di avere in programma il lancio della carta negli Stati Uniti, anche se non ha rivelato i tempi.

Perché le carte sono interessate alle cripto

In realtà, nei 13 anni trascorsi dalla nascita di Bitcoin non è emersa una significativa attività transazionale; sebbene sia possibile in alcuni casi pagare con criptovalute, i volumi transazionali sono ridottissimi e chi ha comprato due pizze nel maggio 2010 pagandole 10mila bitcoin (210 milioni di dollari al cambio attuale) non ha fatto evidentemente un buon affare.

L’attenzione di Visa e Mastercard deve quindi fondarsi su altri fattori.

In primis c’è la concorrenza di PayPal, che consente la compravendita di criptovalute ed il loro utilizzo nei pagamenti; uno sguardo ai dati resi pubblici da PayPal chiarisce però che gli utili derivano tutti dalla compravendita e non da pagamenti. Insomma, bitcoin e criptovalute interessano come beni di investimento, più o meno speculativi, ma a causa della loro volatilità non sono efficacemente utilizzabili come strumenti di pagamento.  Anche in El Salvador, dove Bitcoin ha ricevuto corso legale, i dati sembrano per ora confermare che si spende in dollari statunitensi e si risparmia in Bitcoin.

Diverso è il discorso per i cosiddetti stablecoin, criptovalute tipicamente ancorate al cambio 1:1 con il dollaro statunitense. Hanno conosciuto un successo crescente negli anni come strumenti per muovere liquidità tra le diverse borse cripto e realizzare quindi arbitraggi profittevoli quando le criptovalute si trovano ad avere prezzi diversi sulle diverse piazze di scambio. Oggi si immagina che il loro successo possa estendersi al più generale sistema dei pagamenti.

Ma su questo terreno gli stablecoin avranno la concorrenza del contante digitale di banca centrale (Central Bank Digital Currency, CBDC). Sia la Banca Centrale Europea sia la Federal Reserve statunitense stanno valutando iniziative in tal senso, sollecitate dalla preoccupazione che possano emergere stablecoin emessi da giganti del web, come aveva tentato di fare Facebook, e dall’iniziativa dello Yuan digitale promosso dalla banca centrale cinese.

Ma queste sono cattive notizie per Visa e Mastercard: se e quando i consumatori potranno avere contante digitale garantito da banca centrale nei loro smartphone, utilizzabile per pagamenti a distanza o da remoto, perché mai dovrebbero utilizzare carte di debito o credito?

Laddove invece le banche private avranno comunque ragione di esistere, ovviamente, per tante altre funzioni, quelle delle banche sarebbero in teoria totalmente soppiantate.

Ecco che allora presidiare il terreno dei pagamenti e della monetica, che si tratti di criptovalute, stablecoin o CBDC, diventa imperativo per i circuiti di pagamento internazionali. Probabilmente più in logica difensiva e reattiva che non strategica e propositiva. Questo spiega perché i progetti sono spesso generici se non addirittura confusi: manca una comprensione lucida di quanto sta accadendo. In ogni caso è più facile immaginare Visa e Mastercard integrati con stablecoin (privati o governativi che siano) piuttosto che con le vere e proprie criptovalute.

La confusione che si chiarirà sui pagamenti

Che la confusione sia un tratto comune di questo momento storico lo si ricava dalla generale confusione tra CBDC (emessi da banche centrale) e stablecoin (emessi da privati), quella ancora più grave che confonde questi strumenti di pagamento con le criptovalute utilizzate come investimento. O, infine, la confusione che domina il mercato, incapace di discriminare realmente tra asset come Bitcoin (e in seconda battuta Ethereum e pochi altri) e tutto il restante ciarpame tecnologico.

I prossimi mesi e anni promettono di essere interessanti: la matassa si dipanerà progressivamente, i trend si chiariranno, il mercato premierà le proposte funzionalmente robuste e economicamente sostenibili.

Facile immaginare che sul fronte pagamenti crescerà il ruolo di stablecoin e CBDC e le banche centrali chiederanno agli operatori di supportare le soluzioni istituzionali; il mondo cripto vedrà il consolidarsi delle proposte più solide (anzitutto Bitcoin) e una sempre maggiore accessibilità all’investimento tramite i canali finanziari tradizionali. Su entrambi i fronti il ruolo degli intermediari è tutto da ridefinire e mettere a fuoco. La sfida per i circuiti di carte sarà tra quelle più difficili.

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