Legge "anti-Google” in Corea del Sud, svolta per il contrasto alle big tech? Gli scenari - Agenda Digitale

Acquisti in-app

Legge “anti-Google” in Corea del Sud, svolta per il contrasto alle big tech? Gli scenari

Google pare intenzionata ad allinearsi alla “legge anti-Google” della Corea del Sud, dando agli sviluppatori di app su Google Play la possibilità di offrire sistemi di pagamento alternativi a quelli proprietari. È la prima volta che un Governo impone l’apertura a sistemi di pagamento di terze parti per acquisti in-app

22 Dic 2021
Rolando Poggi

Dottorando di ricerca in “Lavoro, sviluppo e innovazione” nell’Università degli studi di Modena e Reggio Emilia e componente dell’Osservatorio sulla privacy della Fondazione Marco Biagi

Seppur dopo alcuni rinvii, sul finire dell’estate 2021 l’Assemblea nazionale della Corea del Sud ha votato per approvare la cosiddetta “legge anti-Google”, che è in realtà un emendamento al Telecommunications Business Act.

La legge, il cui soprannome contiene un riferimento al colossale motore di ricerca americano, ma il cui contenuto è naturalmente più ampio, impone nuovi vincoli e meccanismi di maggiore controllo normativo sugli operatori dei mercati delle app.

L’emendamento, infatti, è stato elaborato con l’obiettivo di impedire che le aziende che gestiscono app store dominatori del mercato, vale a dire Google e Apple, obblighino gli sviluppatori, nel momento in cui questi realizzano app destinate ai loro store (Google Play e App Store), ad adottare i sistemi di pagamento in-app di loro proprietà.

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Gli acquisti in-app e la loro rilevanza economica

Le due big tech erano state interessate da critiche di livello globale per la loro scelta di imporre agli sviluppatori di software di utilizzare sistemi di pagamento in-app proprietari, i quali addebitano commissioni fino al 30% sugli acquisti. Capire che cosa siano gli acquisti in-app è semplice: il più delle volte, quando se ne parla, ci si riferisce ad applicazioni o giochi che consentono all’utente di acquistare componenti aggiuntivi esclusivi o versioni premium dell’app. Gli esempi possono essere anche molto banali: vogliamo potenziare il personaggio del videogioco a cui stiamo giocando dal nostro iPhone? Lo doteremo di un fucile speciale e più potente, o di una armatura più resistente, semplicemente acquistandola con soldi veri, da un particolare menu presente all’interno del gioco stesso. Ma il discorso non vale solo per i videogiochi, che pure, già di per sé, rappresentano un mercato di dimensioni mastodontiche (i giochi mobili rappresentano il 33% di tutti i download di app, il 74% della spesa dei consumatori e il 10% del tempo complessivo speso in-app dagli utenti mobile ): possono essere oggetto di acquisto in-app anche le versioni “premium” di servizi offerti da particolari app. Ciò succede, ad esempio, nell’ambito di Spotify e Apple Music: le piattaforme di streaming musicale che, già da diversi anni, sono il luogo virtuale dove i musicisti conducono la propria carriera, rendendo disponibili per l’ascolto le proprie canzoni. Queste piattaforme si basano sulla sottoscrizione, effettuabile direttamente all’interno dell’app mobile, di un abbonamento mensile del costo di alcuni euro con il quale l’utente avrà accesso a pressoché tutta la musica commercializzata nel mondo.

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Le implicazioni concrete del nuovo testo di legge

Dunque, che cosa fa la nuova legge? In primo luogo, essa vieta agli operatori dei mercati delle app di far leva sulle proprie posizioni per imporre modalità di pagamento specifiche ai fornitori di contenuti mobili (come, ad esempio, gli sviluppatori di app), o di cancellare o ritardare ingiustamente la valutazione dei contenuti mobili (art. 50, commi 9-11). Queste disposizioni sono entrate in vigore il 14 settembre 2021.

Inoltre, la legge specifica le responsabilità poste in capo agli operatori del mercato delle app al fine di proteggere i diritti dei loro consumatori e autorizza il Ministro della scienza e delle Tecnologie dell’informazione e della comunicazione e la Commissione per le trasmissioni e le comunicazioni a condurre indagini sugli app store in quanto necessario per la protezione dei consumatori. Queste disposizioni entreranno in vigore nel marzo 2022.

Questa è la prima volta che, nel mondo, uno Stato è intervenuto in questa direzione per arginare il potere di mercato dei Tech Giants.

Una svolta per la regolazione digitale?

Google e Apple sono già da tempo sotto esame per via degli aspetti restrittivi dei loro sistemi. Solo questo settembre, l’Autorità antitrust sudcoreana ha multato Google per 177 milioni di dollari per abuso di posizione dominante. La condotta contestata dall’Autorità è quella di aver impedito ai produttori locali di smartphone di adottare altri sistemi operativi.

Le mosse effettuate dai regolatori sudcoreani potrebbero diventare un punto di svolta, poiché le due colossali aziende high-tech americane potrebbero, proprio su impulso della nuova “legge anti-Google”, ritrovarsi a dover affrontare misure simili in altri Paesi. Secondo i media, anche la Commissione per la concorrenza e per i consumatori australiana (ACCC) sta prendendo in considerazione di aggiornare ed inasprire le regolazioni circa i sistemi di pagamento digitali di Apple, Google e WeChat. Inoltre, l’Unione Europea, lo scorso anno, ha presentato la proposta di Digital Markets Act, che, tra le altre cose, prende di mira le commissioni degli app store.

La nuova legge e la sicurezza degli sviluppatori

C’è chi rinviene delle criticità nel nuovo assetto normativo prospettato dai regolatori sudcoreani.

Naomi Wilson, vicepresidente delle politiche per l’Asia presso l’Information Technology Industry Council, un’associazione commerciale che include Apple e Google, ha affermato che la legislazione violerebbe gli impegni commerciali multilaterali e bilaterali della Corea del Sud. “Se adottato, il disegno di legge darebbe luogo a sfide sia per gli sviluppatori di app sia per gli app store che cercano di fare affari nel mercato coreano”, ha affermato Wilson, esortando i legislatori coreani a riesaminare gli obblighi per i mercati delle app previsti nella nuova legge e assicurarsi che non influiscano in modo sproporzionato sulle società statunitensi.

In una dichiarazione di martedì 24 agosto, Apple ha affermato che il disegno di legge “metterà a rischio di frode gli utenti che acquistano beni digitali da altre fonti e minerà la protezione della privacy”, danneggerà la fiducia degli utenti negli acquisti dell’App Store e porterà a minori opportunità per gli sviluppatori sudcoreani.

Le obiezioni di Google e Apple, tuttavia, non sono unanimemente condivise. Gli esperti hanno sottolineato che gli operatori di app store potrebbero garantire un ottimo livello di sicurezza anche adottando sistemi di pagamento diversi dal proprio, attraverso una ragionata collaborazione con gli sviluppatori di altre società. “Google e Apple non sono gli unici in grado di creare un sistema di pagamento sicuro”, ha affermato per esempio Lee Hwang, professore della Korea University School of Law specializzato in diritto della concorrenza.

La posizione di Google

Google non è stato immediatamente disponibile per un commento; poi, all’inizio di novembre, ha annunciato che rispetterà il nuovo mandato dando agli sviluppatori di app Android su Google Play la possibilità di offrire sistemi di pagamento alternativi insieme ai propri.

In un post sul suo blog ufficiale, infatti, la società di afferma che gli sviluppatori in Corea del Sud saranno in grado di aggiungere un sistema di fatturazione in-app alternativo al sistema di fatturazione di Google Play per i loro utenti di dispositivi mobili e tablet nel Paese. Al momento del pagamento, gli utenti potranno quindi scegliere quale sistema di fatturazione desiderino utilizzare per il loro acquisto.

La società ha però avvertito che i sistemi di fatturazione alternativi “non offriranno le stesse protezioni” o funzionalità di Google, come controlli parentali, metodi di pagamento familiari, gestione degli abbonamenti integrata, supporto per le carte regalo Google Play e supporto per il programma a premi di Google Play, chiamato Play Points. Ha anche sottolineato che, quest’anno, un milione e mezzo di utenti sudcoreani ha utilizzato carte regalo Play Store e più di dodici milioni si sono iscritti a Play Points.

Google ha quindi ribadito i motivi per cui ritiene di avere il diritto di addebitare una commissione sugli acquisti in-app, affermando che le entrate aiutano l’azienda a finanziare e sviluppare Android, Play Store, strumenti per sviluppatori e altro ancora.

Conclusioni

Nonostante Google abbia dichiarato che fornirà presto i dettagli su come intende implementare i sistemi di fatturazione di terze parti per gli sviluppatori, le sue mosse rimangono sotto attenta sorveglianza da parte del legislatore coreano. Questi, infatti, nutre il ragionevole dubbio che i due operatori di app store possano avere in serbo strategie per eludere o evadere la nuova regolazione.

Qualunque forma prenderà lo scenario, non c’è dubbio che la nuova legge abbia attirato una grande attenzione internazionale. La Corea del Sud potrebbe, infatti, aver generato un significativo impulso per i regolatori di tutto il mondo verso una regolamentazione più stringente dei giganti della tecnologia.

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