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Non solo sanzioni contro le big tech: la via USA-UE della cooperazione tra Autorità

Il caso Amazon è un chiaro esempio di come la cooperazione fra Autorità sia l’unica soluzione per dare una risposta efficace ai comportamenti abusivi delle Big Tech. Pertanto, non può che accogliersi favorevolmente l’annuncio delle Autorità UE e USA di estendere la cooperazione antitrust oltre i confini territoriali europei

10 Dic 2021
Marina Rita Carbone

Consulente privacy

La multa da record per Amazon da parte dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (Antitrust), per l’importo di oltre un miliardo di euro, per la violazione delle generali norme Antitrust è senza dubbio un evento che conferma, ancora una volta, l’intento delle Autorità di limitare efficacemente il potere delle Big Tech; mediante s’ l’inasprimento dei controlli e delle sanzioni irrogate, anche a livello nazionale, ma anche con una collaborazione – aspetto cruciale – tra Antitrust italiano e la Commissione europea. Le due parti hanno lavorato assieme per la sanzione ad Amazon, infatti.

E a proposito di collaborazioni o cooperazioni tra autorità: il fronte si sta estendendo. Alla sanzione irrogata da AGCM si affianca l’annuncio, negli ultimi giorni, da parte delle Autorità Garanti della concorrenza europee e statunitensi, di creare un dialogo congiunto che consenta di intervenire in modo coordinato ed efficace sui fenomeni anticoncorrenziali nel mercato tech.

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Le Autorità, dunque, spingono sempre più per la creazione di un fronte unico che consenta di adottare politiche e decisioni coerenti a livello globale, così da impedire il verificarsi di fenomeni abusivi della concorrenza da parte dei grandi colossi tecnologici, come Amazon, nei cui confronti si rende, peraltro, non semplice intervenire, nella vigenza di norme antitrust pensate per un mercato differente da quello digitale.

UE e USA: fronte Antitrust congiunto

Le Autorità Antritrust USA ed europee, come anticipato, hanno annunciato di voler creare un punto di dialogo congiunto UE-USA sulle politiche di concorrenza tecnologica, che consenta di agire in modo efficace nei confronti delle aziende tecnologiche che violano le norme anticoncorrenziali.

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SI prevede, in particolare, che la leadership della Federal Trade Commission degli Stati Uniti, della Divisione Antitrust del Dipartimento di Giustizia e della Direzione Generale per la Concorrenza della Commissione Europea parteciperanno a “riunioni ad alto livello e a regolari discussioni con il personale” che si concentreranno su “questioni politiche e di applicazione condivisa della concorrenza” che si presentano nei mercati tecnologici.

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La vicepresidente esecutiva della Commissione europea Margrethe Vestager ha affermato, a tal riguardo, che la creazione del gruppo di lavoro congiunto giunge a seguito di una “lunga tradizione di cooperazione nella politica di concorrenza e nell’applicazione” tra le autorità.

Nella dichiarazione inaugurale resa dalle due autorità si legge, infatti: “Condividiamo valori democratici e crediamo nell’importanza di mercati ben funzionanti e competitivi, pietre angolari per il continuo rafforzamento delle nostre relazioni economiche e commerciali. Sia attraverso il dialogo congiunto che mediante altri sforzi di cooperazione, intendiamo collaborare per garantire e promuovere una concorrenza leale, poiché crediamo fermamente che un’applicazione vigorosa ed efficace della concorrenza avvantaggia i consumatori, le imprese e i lavoratori su entrambe le sponde dell’Atlantico”.

“Gli sviluppi tecnologici nel corso di questo periodo, compresa la crescita dell’economia digitale”, continua, “hanno trasformato il panorama economico sia in Europa che negli Stati Uniti, rendendo necessarie modifiche alle valutazioni della concorrenza effettuate dalle autorità garanti della concorrenza. Nelle indagini digitali, le agenzie di concorrenza devono ora considerare più regolarmente gli effetti di rete, il ruolo di enormi quantità di dati, l’interoperabilità e altre caratteristiche che si trovano tipicamente nelle nuove tecnologie e nei mercati digitali, richiedendo che ci adattiamo e rispondiamo a queste nuove sfide”.

In questo spirito e sulla base dei valori condivisi dalle Autorità, “al fine di massimizzare i vantaggi reciproci della cooperazione, la Commissione europea e le autorità garanti della concorrenza degli Stati Uniti riaffermano il loro reciproco interesse a cooperare in materia di politica di concorrenza e di applicazione in generale e in particolare nei settori tecnologici. Questa cooperazione includerà la condivisione di intuizioni ed esperienze con l’obiettivo di coordinare il più possibile le politiche e l’applicazione”. Attraverso il dialogo congiunto, in particolare, le autorità intendono “esplorare nuovi modi per facilitare il coordinamento e lo scambio di conoscenze e informazioni al servizio della sicurezza per garantire che le autorità di contrasto siano sufficientemente attrezzate per affrontare insieme le nuove sfide”.

Inoltre, a detti incontri saranno affiancate altre forme di cooperazione su altre politiche e normative digitali, anche nel contesto del Consiglio “Commercio e tecnologia” UE-USA.

Si fanno salve, ad ogni modo, le rispettive autonomie normativa e di contrasto dell’UE e degli USA, oltre ai rispettivi quadri giuridici nazionali.

La decisione delle Autorità di creare un fronte congiunto è senza dubbio di enorme rilievo, in quanto simbolo di una volontà internazionale di cooperare per il raggiungimento di obiettivi condivisi nei confronti dei grandi soggetti del mercato digitale, come Amazon, Facebook, Google ed Apple.

Amazon sotto indagine negli Usa

Ricordiamo per altro che Amazon è sotto indagine antitrust negli USA perché avrebbe abusato dei dati in proprio possesso sui propri venditori di terze parti facendo così concorrenza sleale.

Una questione che rafforza l’idea della necessità di dividere parti del business di Amazon, dove ora tante anime – il marketplace, la vendita diretta, la logistica, il cloud – sono integrate assieme con ricadute potenzialmente lesive per la concorrenza e l’apertura del mercato.

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La sanzione nei confronti di Amazon

A livello nazionale, ha fatto non poco rumore la sanzione dell’AGCM, dell’importo di 1 miliardo e 128 milioni di euro.

La sanzione trae origine da un’istruttoria che ha visto coinvolte diverse società del gruppo Amazon: Amazon Europe Core, Amazon Services Europe, Amazon, Amazon Italia Services e Amazon Italia Logistica. Trattasi di un provvedimento sanzionatorio che conferma l’inasprimento delle istruttorie e delle misure sanzionatorie nei confronti delle Big Tech, e che mostra come anche l’attuale quadro normativo, seppure necessiti di un adattamento per poter essere maggiormente efficace, possa essere utilizzato per censurare fenomeni anticoncorrenziali attinenti al mercato digitale.

L’istruttoria analizzava, in particolare, come la posizione dominante detenuta da Amazon nei servizi di intermediazione su marketplace (ossia, la nota piattaforma di e-commerce sulla quale, secondo ulteriori indagini svolte dall’AGCM, sono effettuati la maggioranza degli acquisti digitali da parte dei consumatori italiani) abbia favorito la crescita del servizio collaterale di logistica, denominato Logistica di Amazon (Fulfillment by Amazon, c.d. “FBA”).

Più nel dettaglio, l’AGCM ha riscontrato come il favoreggiamento dei propri servizi di logistica nei confronti dei venditori terzi presenti sulla piattaforma Amazon.it abbia causato ingenti danni agli operatori concorrenti, contribuendo a rafforzare la posizione dominante di Amazon sia sul mercato dei servizi di intermediazione che su quello della logistica, strettamente correlato al primo.

Usufruire del servizio di logistica di Amazon, è infatti essenziale per poter aderire al programma “Prime” della stessa Amazon, che consente ai venditori terzi di mettere in evidenza i propri prodotti nei motori di ricerca e nelle offerte in vetrina, partecipare ad eventi speciali (come il Black Friday, il Cyber Monday ed il Prime Day), e altro. Nel caso in cui si decida di usufruire di corrieri terzi, non sarà possibile beneficiare dei vantaggi previsti per gli aderenti al programma “Prime”.

Mediante tali accordi, cruciali per il successo dei prodotti messi sulla piattaforma da venditori terzi, Amazon avrebbe impedito ai fornitori di servizi concorrenti di accedere alla clientela Prime, ledendone in modo illegittimo gli interessi e falsando il regolare gioco della concorrenza. L’effetto della condotta abusiva, inoltre, sarebbe stato anche quello di impedire ai venditori che usufruiscono dei servizi logistici di Amazon di offrire i propri prodotti su altre piattaforme di e-commerce online, a causa della duplicazione del costo dei magazzini.

La condotta rilevata appare in contrasto con l’art. 102 TFUE, e, in considerazione della sua gravità, della sua durata, degli effetti già prodotti e delle dimensioni del gruppo Amazon, ha portato all’irrogazione della citata sanzione, oltre a misure accessorie, che saranno vagliate da un monitoring trustee:

  • Amazon dovrà “concedere ogni privilegio di vendita e di visibilità sulla propria piattaforma a tutti i venditori terzi che sappiano rispettare standard equi e non discriminatori di evasione dei propri ordini, in linea con il livello di servizio che Amazon intende garantire ai consumatori Prime”;
  • Amazon dovrà “definire e pubblicare tali standard e, a far data da un anno dall’assunzione della decisione, astenersi dal negoziare con i vettori e/o con gli operatori di logistica concorrenti – per conto dei venditori – tariffe e altre condizioni contrattuali applicate per la logistica dei loro ordini su Amazon.it, al di fuori di FBA”.

La denuncia di Confartigianato

Molti corrieri hanno provato, nel corso degli anni, a negoziare con Amazon, tentando di unirsi alla rete di corrieri che servono i clienti Prime. Tuttavia, come riportato da Repubblica, i negoziati “hanno visto soccombere i corrieri che, da anni, lamentano condizioni di lavoro severe e compensi non certo stellari”.

Alcuni corrieri, inoltre, accetterebbero l’applicazione di ingenti ribassi pur di completare il lavoro di consegna e non perdere la clientela di Amazon, anche mediante la creazione di cooperative “usa e getta” che, come denuncia Confartigianato, hanno quale obiettivo quello di eliminare la concorrenza.

La grave situazione del mercato venutasi a creare è denunciata anche da AgCom, Garante delle Comunicazioni, che nella delibera 255 del 2021 afferma che “poiché molte imprese ricorrono al subappalto o impiegano personale con contratti a tempo parziale, temporanei o autonomi, le condizioni sono peggiorative rispetto a quelle previste dal contratto nazionale”.

La replica di Amazon

In una nota, Amazon ha fatto sapere di essere “in profondo disaccordo con la decisione dell’Autorità Garante della concorrenza e del mercato” e ha annunciato la propria volontà di fare ricorso alla decisione. “La sanzione e gli obblighi imposti sono ingiustificati e sproporzionati”, afferma, “Più della metà di tutte le vendite annuali su Amazon in Italia sono generate da piccole e medie imprese e il loro successo è al centro del nostro modello economico. Le piccole e medie imprese hanno molteplici canali per vendere i loro prodotti sia online che offline: Amazon è solo una di queste opzioni”.

Esempio di collaborazione efficace

Il caso Amazon rappresenta un chiaro esempio di come la cooperazione fra le Autorità sia l’unica soluzione per fornire una risposta efficace ai comportamenti abusivi delle Big Tech. Riferisce, a tal riguardo, la Commissione Europea, che il caso in esame “è un esempio di coordinamento riuscito tra la Commissione europea e l’Autorità italiana garante della concorrenza, che era nella posizione ideale per condurre un’indagine separata sulla condotta di Amazon in Italia”, nell’ambito della Rete europea della concorrenza (Ecn), che permette di garantire la coerenza delle indagini in corso a livello europeo.

Nel caso Amazon, infatti, “l’attribuzione della causa è stata concordata congiuntamente [all’UE] alla luce dei tempi, della portata e delle relative ipotesi di danno dei rispettivi procedimenti, al fine di garantire il miglior utilizzo delle risorse a vantaggio dei consumatori e delle imprese dell’Ue”.

Non si esclude che alla sanzione appena applicata ne faccia seguito una seconda, essendo sotto indagine anche la correttezza delle modalità di pubblicizzazione dei servizi Buy Box e del programma fedeltà Prime.

Pertanto, non può che accogliersi favorevolmente l’annuncio delle Autorità UE e USA di estendere la cooperazione antitrust oltre i confini territoriali europei.

E c’è anche Agcom

Della partita anche un’altra autorità, Agcom (garante delle comunicazioni), che a luglio ha rilevato la posizione dominante Amazon nella consegna pacchi, “Poiché molte imprese ricorrono al subappalto o impiegano personale con contratti a tempo parziale, temporanei o autonomi, le condizioni sono peggiorative rispetto a quelle previste dal contratto nazionale”, ha scritto nella delibera e seguirà un regolamento..

Il nuovo quadro normativo UE

Occorre rammentare, in chiusura, come all’inasprimento delle sanzioni e delle istruttorie, e agli strumenti di cooperazione fra le Autorità, l’UE stia spingendo molto anche sulla creazione di un nuovo quadro normativo unionale, composto dal Digital Markets Act e dal Digital Services Act, che porterà all’introduzione di nuovi obblighi per le grandi aziende tecnologiche, specialmente sotto il profilo anticoncorrenziale.

Sotto il mirino, sono poste, in particolare, le tattiche di acquisizione attuate dalle Big Tech, le pratiche di leveraging e (self)preferencing, e gli algoritmi che regolano il funzionamento delle piattaforme e le raccomandazioni proposte agli utenti. Le grandi società tech, infatti, sono qualificate dai nuovi DMA e DSA come “gatekeeper”, collocati in una posizione di vantaggio sul mercato digitale, capace di alterare i normali equilibri della concorrenza.

Nel caso in cui, infatti, la piattaforma controlli grande parte dell’ecosistema online, diviene molto più difficile per le startup e le piccole imprese innovative competere, o riuscire a creare prodotti alternativi a quelli offerti dalle società gatekeeper.

In risposta a tale circostanza, il DMA prevede: divieti o restrizioni nell’esecuzione di specifiche pratiche commerciali inserite dalla Commissione “nella lista nera” (blacklist), nuovi obblighi (“nella whitelist”) in capo alle piattaforme per modificarne le pratiche commerciali e facilitare la concorrenza, oltre a rimedi ad hoc da applicarsi, caso per caso, in capo alle LoPs (case by case assessment).

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