finanziamenti alle imprese

Lo shadow banking al servizio delle Pmi: strumenti e prospettive

Da luglio 2019 a giugno 2020 la finanza alternativa ha veicolato 2,7 miliardi di euro verso le PMI in Italia. Complice l’ascesa del fintech, gli strumenti di shadow banking stanno sopperendo alle lacune del sistema bancario sia dal lato del finanziamento del circolante sia di quello degli investimenti

27 Dic 2021
Vincenzo E. M. Giardino

Financial Advisor & Venture Capitalist

Luca Gobbi

Senior Associate di LegisLAB

Piergiorgio Mancone

Managing Partner di LegisLAB

Lo shadow banking non è un fenomeno recentissimo, ma – complice l’ascesa delle soluzioni fintech – sarà un fenomeno di cui certamente sentiremo sempre più parlare perché strutturale ad una crescita del sistema delle nostre PMI.

Secondo una indagine di Banca di Italia, le tecnologie fintech si stanno diffondendo in maniera esponenziale nell’industria finanziaria italiana: la spesa in tecnologie fintech per il biennio 2021-2022 ammonta a 530 milioni di euro ed è in crescita rispetto al biennio precedente, suggerendo un maggior tasso di adozione di tecnologie innovative all’interno del sistema finanziario.

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Crisi finanziarie, sistema bancario e il rapporto con le PMI

La crisi finanziaria del 2007-2008 ha determinato una presa di coscienza a livello globale dei cambiamenti intervenuti negli anni nella struttura dei sistemi finanziari e un ripensamento sia dell’assetto regolamentare generale del sistema finanziario sia della stessa politica macroprudenziale.

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La struttura finanziaria delle società di capitali di diritto italiano ha subito molte e profonde modifiche a partire dal 2003 con la riforma Vietti del diritto societario.

Tale riforma introdusse svariati istituti a valere sulla struttura finanziaria delle società di capitali la cui connotazione tipica era solo tratteggiata e lasciata all’autonomia negoziale delle Parti.

Chiaramente questa flessibilità nella strutturazione finanziaria ha creato distanza tra quanto le società di capitali possono fare e quanto il sistema bancario, pilastro fondamentale nel finanziamento delle PMI italiane, è pronto a sostenere.

Secondo il report di KPMG, il settore bancario italiano nel 2020 ha registrato da un lato un peggioramento dei profili economico-finanziari rispetto all’esercizio precedente, dall’altro lato però un ulteriore rafforzamento della posizione patrimoniale.

Le recenti crisi bancarie e finanziare hanno, inoltre, acuito sempre più la distanza tra PMI e tradizionale sistema bancario: le prime in cerca sempre più di finanziatori sofisticati in grado di valutare anche e soprattutto la progettualità di una azienda magari attraverso strumenti di quasi debito o di quasi equity, i secondi invece in cerca di impieghi sicuri attraverso la polarizzazione tra persone fisiche e large corporate, tralasciando sempre più una fetta importante della imprenditoria italiana costituita appunto dalle PMI.

Il ruolo degli strumenti shadow banking in un contesto di stretta creditizia

Secondo l’ISTAT, l’economia italiana sta crescendo con un tasso di oltre il 6%: la pandemia ha aumentato la propensione al risparmio delle famiglie e favorito il calo degli investimenti delle imprese, lasciando sui depositi liquidità per oltre 200 miliardi di euro. Nel sistema tradizionale, le banche avrebbero convogliato questi capitali verso il mondo produttivo, ma, a causa di alcuni nodi strutturali, non è ragionevolmente prevedibile che avvenga nel breve periodo. Nella seconda metà del 2021 la situazione di stretta creditizia si è ancora più aggravata per la nuova definizione di default e per l’affermarsi di una giurisprudenza sulla concessione abusiva di credito che chiama le banche a risarcire tutti i creditori danneggiati dall’insolvenza dell’impresa debitrice se la banca eroga prestiti a chi non se li merita.

A sopperire queste lacune, sia dal lato del finanziamento del circolante sia di quello degli investimenti è intervenuto il sistema finanziario globalmente inteso con strumenti di cosiddetto shadow banking la cui diffusione, partendo dai paesi anglosassoni, è andata pian piano aumentando per divenire, oggi, nel nostro Paese una solida alternativa al tradizionale canale bancario.

Lo shadow banking non è, chiaramente, un fenomeno recentissimo.

Nel dicembre 2010 il Financial Stability Board decise di costituire una task force che avesse come priorità quella di raccogliere dati sul fenomeno.

Nel sistema operavano, secondo il FSB, diverse tipologie di intermediari: fondi comuni monetari, società di private equity, hedge funds, società finanziarie specializzate, imprese di assicurazione e di riassicurazione, succursali e società controllate da istituzioni finanziarie e bancarie come gli SPV (special purpose vehicle) e i SIV (structured investment vehicle).

Il valore delle transazioni shadow banking

Il fenomeno aveva vissuto una crescita sostenuta. Il FSB stimava che il valore delle transazioni complessivamente realizzate fosse di 26 mila miliardi di dollari nel 2002 e quasi 67 mila miliardi di dollari nel 2011, pari al 111% del PIL mondiale e a circa la metà degli asset dell’intero sistema bancario. Di questo ammontare, il 35% viene generato negli Stati Uniti (ma era il 44% fino al 2007), il 33% nell’Unione Europea e il 13% nel Regno Unito.

Nell’ottobre del 2018 il FSB ha annunciato che il termine “shadow banking” sarebbe stato modificato in “intermediazione finanziaria non bancaria” nelle comunicazioni future.

Dai dati raccolti nel Report dell’FSB del febbraio 2020 risulta che tale intermediazione ammonta a circa 51,6 mila mld. di $, La consistenza dello stesso è però molto variabile nei diversi Paesi, con percentuali (sugli asset finanziari totali nazionali) che oscillano tra il 4,7% e il 67%, registrate rispettivamente in Olanda e nelle Isole Cayman. Negli Stati Uniti, lo shadow banking system è risultato ancora in diminuzione e pari al 15,4%, mentre in Cina e Australia si registrano percentuali pari al 14,5% e 12,2%, rispettivamente.  In Europa, invece, i tassi più elevati vengono riscontrati in Irlanda (45,3%), Lussemburgo (19,9%) e Germania (11,3%). In Italia, il sistema bancario ombra è meno sviluppato e si attesta al 7,9%. Il fenomeno pare tuttavia in crescita e sempre più di sostegno all’economia reale.

Secondo gli Osservatori Entrepreneurship Finance & Innovation della School of Management del Politecnico di Milano con il supporto di Unioncamere ed Innexta, da luglio 2019 a giugno 2020 la finanza alternativa ha veicolato 2,7 miliardi di euro verso le piccole e medie imprese (pmi) in Italia, contro i 2,5 del periodo precedente, con una crescita pari al 4% anno su anno.

Le fintech parte integrante dello shadow banking

Parte integrate dello shadow banking system sono le molte fintech che ormai coniugano soluzioni tecnologiche all’avanguardia – ad esempio per aiutare le PMI nella fatturazione elettronica – ad una predisposizione al relativo finanziamento delle stesso con meccanismi di “invoice trading” effettuate attraverso piattaforme che sono dei plug-in ai moduli di fatturazione e con le quali mettono in contatto le PMI con soggetti quali i fondi alternativi di credito e/o veicoli di cartolarizzazione, soggetti che possono acquistare tali fatture pro soluto . Rispetto ai canali tradizionali le differenze sono nell’accesso e nella fruibilità degli strumenti fintech. L’operatività finanziaria diventa molto più veloce: basti pensare ad alcune piattaforme che in pochi minuti danno un primo riscontro sulla fattibilità del finanziamento e in alcuni casi possono erogare direttamente il finanziamento.

Conclusioni

Il sostegno al circolante delle aziende è molto importante in questo momento storico, permette a tante PMI di essere competitive commercialmente e non è una attività spesso supportata adeguatamente dal sistema bancario sia in termini di efficacia che di efficienza.

Altre forme di finanziamento alternativo non bancario alle PMI, questa volta lato investimento, sono i fondi di credito che possono erogare prestiti corporate come farebbe una banca, ma anche acquistare i cosiddetti minibond. Ancora i fondi cosiddetti mezzanini sono in grado di offrire un ventaglio di opzioni alle PMI che vanno dall’investimento di minoranza nel capitale delle imprese alla sottoscrizione di strumenti finanziari partecipativi che possono comportare una varietà di diritti patrimoniali e amministrativi molto variegati che ben si adattano alle necessità di flessibilità delle PMI nella propria struttura finanziaria.

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