Sanzione Antitrust a Google, è stato vero abuso? Vediamola da un’altra prospettiva - Agenda Digitale

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Sanzione Antitrust a Google, è stato vero abuso? Vediamola da un’altra prospettiva

Google ha dominato davvero il mercato delle app per auto, come sostenuto dall’antitrust? Esaminiamo le ragioni delle due parti, dopo la sanzione da 102 milioni di euro, e proviamo anche a proporre un punto di vista diverso

19 Mag 2021
Monia Donateo

Polimeni.Legal

L’Antitrust italiano ha multato Google per 102.084.433 milioni di euro per aver abusato della sua posizione dominante nel mercato dei sistemi operativi per automobili ai sensi dell’art. 102 TFUE.

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Il filone è sempre incentrato sulla contestazione delle politiche delle piattaforme che in maniera arbitraria scelgono se buttare fuori o tenere dentro le società che sviluppano app. Si veda infatti il caso di Epic Games contro Apple (causa in discussione proprio in queste settimane) e Spotify contro Apple (dove si è pronunciato – in maniera ancora provvisoria – l’antitrust europeo).

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Secondo l’AGCM, Google avrebbe favorito sull’ecosistema di Android auto il proprio servizio di mappe, google maps, bloccando l’app di Enel X, JuicePass, che permette di visualizzare le colonnine di ricarica per le auto elettriche.

Google dal 2018 avrebbe trovato molteplici scuse per disapprovare e quindi non pubblicare questa app derivandone un “favoritismo” verso il proprio segmento di mercato.

Le ragioni dell’Antitrust

Come tutte le questioni che sottendono pronunce così clamorose, si tende a semplificare molto ogni profilo (sia tecnico che giuridico) e a dare istintivamente ragione all’autorità, specie se una multa così ingente viene comminata dopo circa tre anni di diatriba, quella tra Google ed Enel X, e specie se siamo d’accordo sul fatto che le Big Tech non hanno (ancora) limiti se non quelli dettati dal libero mercato.

Prima di tutto occorre chiarire il nocciolo della questione: Google ha effettivamente rigettato la richiesta di pubblicazione dell’app JuicePass e, dunque, ha rifiutato di integrarla nel proprio ecosistema per auto, costringendo i possessori di mezzi elettrici a dover utilizzare l’app di Enel su smartphone anziché comodamente sul navigatore dell’auto.

Delle 156 pagine del provvedimento dell’AGCM, di seguito le parti salienti poste a fondamento della colpevolezza di Google:

  • Google detiene una posizione dominante e quindi può decidere chi lasciare fuori e chi non nel mercato della digital economy;
  • Google ha estromesso le app di utilità dal sistema Android auto fino a quando non fossero pronte le proprie app della medesima tipologia, derivandone un comportamento anticoncorrenziale ai danni di JuicePass (argomentazione, ad avviso di chi scrive, pretestuosa atteso che possono esserci altre legittime motivazioni di business non individuabili a priori, come ad esempio il fatto che Google guadagna quasi esclusivamente dalle pubblicità, ma sulle auto è impossibile – per ovvi motivi di sicurezza – inserirle);
  • Google ha perseguito finalità escludenti nei confronti di Enel X con il precipuo fine di riservare un trattamento più favorevole per la app proprietaria Google Maps, con conseguente dispersione degli investimenti in tecnologia effettuati da Enel X Italia e perdita di un modello di business alternativo a quello di Google Maps (ad avviso di chi scrive, l’app di Enel X, essendo categoria utility, avrebbe soltanto integrato – seppur separatamente – i servizi già esistenti di Google, non ponendosi in diretta o indiretta concorrenza con essi ai sensi dell’art. 102 TFUE);
  • L’infrazione è tuttora in atto in quanto Google non ha implementato una soluzione adeguata a consentire la pubblicazione della app sviluppata da Enel X Italia su Android Auto (in realtà, al momento della pubblicazione del provvedimento dell’Antitrust, la fase beta dei servizi utility su Android auto era terminata).

Le ragioni di Google

Google ritiene dal canto suo che in tutti questi anni l’app di Enel X non era omologata ai requisiti, più precisamente, al template di Android Auto che è ovviamente diverso da quello dello smartphone. Inoltre, nel 2018 le uniche app di terze parti esistenti su tale store erano quelle relative alla messaggistica, ai servizi multimediali e di navigazione. Di fatto, si è concentrata a migliorare e integrare il play store per smartphone, non considerando l’espansione del sistema Android auto e, lato navigazione, ritenendo che le sole mappe (di Google Maps) fornissero un’esperienza utente già di per sé sufficiente e sicura.

Le uniche possibilità date da Google, compatibili con il sistema fino a quel momento sviluppato erano due:

  • l’integrazione della utility di Enel X in Google Maps, quindi implementando l’app di navigazione (senza creare una sezione utility a parte con notevole dispendio di energie non vagliate da Google in quel momento storico);
  • sviluppare versioni della app Enel X Recharge (ora JuicePass) per i diversi sistemi di infotainment dei costruttori di auto” (quest’ultima soluzione prospettata è stata ovviamente trascurata da Enel in quanto antieconomica, ed Enel non sviluppa ecosistemi informatici di siffatta complessità).

Per quanto concerne la prima proposta, Enel – perizia alla mano – ha giustificato all’Antitrust il proprio rifiuto di integrare JuicePass su Google Maps a causa della notevole mole di dati che avrebbe concesso, ovvero:

  • area nella quale l’utente effettua maggiormente la ricarica (derivata dalla geolocalizzazione dell’utente);
  • abitudini dell’utente durante la ricarica dell’auto (derivata dalla geolocalizzazione dell’utente);
  • tipologia di auto elettrica in possesso dell’utente (derivata dalla tipologia di colonnina raggiunta);
  • frequenza di ricarica dell’auto elettrica;
  • stima dei chilometri che l’utente effettua con l’auto elettrica (derivata dalla frequenza di ricarica dell’auto elettrica);
  • tempi di ricarica.

Sul punto, Google ha controbattuto rilevando il proprio disinteresse all’acquisizione di tali dati in quanto possono entrare comunque in suo possesso anche tramite le medesime app installate sullo smartphone.

A ogni buon conto, Google rileva che il proprio mercato di app auto ha rallentato nello sviluppo proprio per l’obiettivo fissato, ovvero essenzialità e sicurezza nell’esperienza d’uso già raggiunto con la sola integrazione delle mappe, nonché budget limitato nei test e implementazioni di app di terze parti (ammesse solo per le sezioni multimediali e musicali perché più comuni negli altri sistemi di info entertainment).

Un punto di vista differente

Sono tutte fondate le asserzioni dell’AGCM sulla posizione dominante di Google (così come quella di Apple) che rendono circoscritto questo mercato ai rispettivi app store.

E inoltre, siamo d’accordo sulla necessità di regolamentare le Big Tech nel mercato europeo per favorire una virtuosa competizione, come si propongono di fare il DSA (Digital Services Act) e il DMA (Digital Market Act).

Tuttavia, nella vicenda in questione, un elemento è stato sicuramente trascurato che – se tenuto maggiormente in considerazione – avrebbe potuto mitigare le accuse.

L’app JuicePass, in tutti i tentativi effettuati per inserirsi nel sistema Android Auto, non si è mai presentata come un’app di navigazione sic et simpliciter, essendo preposta alla mera rilevazione di colonnine di ricarica per auto elettriche, dunque a supporto delle funzioni di navigazione, tant’è che Google propone di integrarla nelle proprie mappe (Google maps era l’unica app di navigazione presente in quel mercato).

Pertanto, l’app Enel, compiendo solo tale funzione, è stata rigettata proprio sulla scorta della sua natura di app utility, sezione all’epoca del tutto assente nel sistema Android Auto. A questo punto, ci si chiede quale violazione della concorrenza di mercato abbia posto in essere Google visto che un mercato – quello delle app di utility – non era ancora stato sviluppato sull’ecosistema di Android auto.

Difatti solo nell’ottobre 2020 Google apre ad app di quella specifica utility e da aprile 2021 sono presenti i nuovi template per le app di ricarica (Enel X, per ora, non compare).

E forse questa la colpa di Google? Non aver aperto questa fetta di mercato in concomitanza con quello di Apple car che già integrava navigatori di terze parti? Probabilmente sì, e non gli è certo convenuto ritardare (seppur, ricordiamo, che la sanzione comminata è pari allo 0.064% del fatturato globale di Google).

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