geopolitica extra-atmosferica

Spazio, prossima frontiera le regole: ecco dove intervenire

Oggi gli Stati devono assicurare che gli operatori privati si comportino in ossequio al diritto internazionale. Ma il Trattato del ’67 va aggiornato: serve una regolamentazione internazionale per non trovarsi un giorno a dover dirimere controversie, magari scatenando una guerra spaziale per lo Space mining

24 Giu 2022
Mirella Castigli

ScenariDigitali.info

Space economy: è l’ora di legiferare sull’economia aerospaziale

È giunto il momento di intervenire sul versante delle normative della Space Economy, sia a livello internazionale sia in ambito nazionale.

Mentre la corsa allo spazio è iniziata, infatti, governi e aziende si trovano ad affrontare scottanti problematiche legate alla geopolitica extra-atmosferica.  In assenza di una regolamentazione, quindi, si rischia di precipitare nell’abisso di controversie o guerre spaziali.

Ma a che punto è il percorso verso regole condivise?

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Come evidenziato da Frans Von Der Dunk, legale specializzato negli aspetti normativi legati allo spazio e e professore presso il Nebraska College of Law, in un’intervista rilasciata a Zoe Thomas del Wall Street Journal, ci sono voluti anni per trovare un’intesa su principi che hanno regolato l’attività spaziale. Negli ultimi anni, però, il modello bipolare Usa-Russia dei tempi della Guerra Fredda è stato superato e sullo scacchiere geopolitico si stanno affacciando nuovi player: la Cina ma anche l’Europa e l’India.

Tutto è più complicato, quindi, soprattutto in una fase in cui un numero crescente di aziende private e Paesi compiono missioni spaziali e oggi sono in difficoltà quando si tratta di stabilire chi, per esempio, sia responsabile delle collisioni nello spazio o se sia legale un contratto per aggiudicarsi un pezzo di suolo lunare.

Non ci sono regole ad hoc per la space economy”, commenta Ivan Fino, esperto di diritto dello spazio extra-atmosferico, “ma ci sono attività che necessitano di essere regolamentate come il turismo spaziale o l’attività di grande interesse dello space mining”.

Il Trattato extra-atmosferico del 1967

Ci sono varie società che, per esempio, cercano di vendere lotti lunari: la Lunar Embassy di Dennis Hope vendeva perfino suolo lunare al supermercato arrivando anche a parcellizzare altri corpi celesti. Attività al limite della legalità esplose con la diffusione di Internet negli anni ’90 quando sono nati cloni di questa società che ora vendono le stesse cose, generando uno scenario simile al film in cui Totò vendeva la Fontana di Trevi. Ma, a livello legale, ciò che vale è il Trattato extra-atmosferico del 1967, noto come Outer Space Treaty, siglato in piena Guerra fredda per stabilire le regole nello spazio extra-stmosferico.

All’Art. 2 il trattato afferma che lo spazio non è appropriabile né tramite rivendicazioni di sovranità né tramite uso o altri mezzi. Quindi, a livello internazionale, non è affatto possibile appropriarsi né della luna né di Marte od altri corpi celesti. Ma non è neanche possibile disporne.

Queste attività si fondano su una pseudo-giustificazione giuridica: poiché, sempre all’Art. 2, il Trattato del ’67 afferma che è vietata l’appropriazione dello spazio da parte di nazioni (“national appropriaton”), queste società dicono di essere private e dunque il divieto non vale per i privati, ma solo per gli Stati sovrani. Tuttavia, ai sensi dell’Art. 6 del Trattato, gli Stati devono controllare società che risiedono nei loro confini. Significa, dunque, che gli Stati devono non solo garantire che le loro Agenzie spaziali (la Nasa, l’Agenzia Spaziale Italiana eccetera) non si approprino dei corpi celesti, ma anche verificare e supervisionare che non lo facciano i loro operatori privati.

Quindi, gli Stati nazionali non possono consentire che un miliardario della Space economy come Elon Musk, cofondatore e Ceo di Tesla e SpaceX, fra trent’anni colonizzi Marte e se ne appropri.

Se Musk o chiunque altro conquistasse un giorno lotti su Marte e poi andasse al catasto degli Stati Uniti a registrare le sue “conquiste spaziali”, andrebbe contro il Trattato del ’67.

Gli Stati, dunque, devono assicurare che gli operatori privati si comportino in ossequio al diritto internazionale: non è vero perciò che l’Art. 2 vieti solo l’appropriazione da parte degli Stati, perché – attraverso l’Art. 6 – de facto impedisce anche l’appropriazione da parte dei privati.

Dunque, le appropriazioni di lotti lunari o marziani sono infondate e del tutto illegittime. “Infatti in America Latina chi prometteva di vendere suolo di corpi celesti è anche finito in carcere, dal momento che commette una vera e propria truffa”, sottolinea Fino.

L’urgenza di un trattato sullo Space mining

Veniamo ora allo space mining, ossia l’attività di industria mineraria spaziale. Spiega ancora Fino: “…non esiste una normativa ad hoc per lo space mining. Ad oggi si applicano i primi due articoli del Trattato del 1967. Infatti, l’Art. 1 enumera le libertà dello spazio: uso, accesso, esplorazione e investigazione scientifica”.

L’Art. 2, invece, come abbiamo già visto, pone il divieto di appropriazione. “Però, spiega Fino, è qui che si gioca l’interpretazione su cui si fonda lo Space mining: infatti l’Art. 2 vieta l’appropriazione del corpo celeste, ma non delle risorse. Quindi, è consentito cercare ed estrarre minerali dai corpi celesti.

La normativa internazionale si basa solo su due articoli del Trattato del ’67. Ma tutta la dottrina si può basare solo su questi due articoli?

Anche se i maggiori esperti affermano che è possibile estrarre materie prime dai corpi celesti, servirebbe comunque un legal framework per regolamentare lo Space mining togliendo ogni dubbio, principalmente per evitare che gli Stati a favore (come gli Usa) si scontrino con chi non concorda sul diritto a fare l’industria mineraria spaziale.

“Bisogna evitare controversie o futuri conflitti, per evitare le guerre causate dalle conquiste territoriali come avvenuto dopo la conquista delle Americhe”, spiega Fino aggiungendo:  “Se una compagnia costruisse una miniera su un’asteroide, attualmente qualsiasi altra entità potrebbe accedere alla stessa miniera ed accedere alle risorse, per la libertà di accesso dello stesso trattato. Ma oggi esistono aporie che danno luogo ad equivoci ed ambiguità, da superare con un nuovo trattato sullo Space mining”.

Perché è necessario l’intervento normativo nella space economy

Molti Paesi attualmente non concordano su cosa aziende private e attori dello Stato nazionale dovrebbero poter fare (o non fare) su altri corpi celesti.

Se lungo la costa, si applica la legislazione nazionale, superata la linea delle acque territoriali si applica la Convenzione delle Nazioni Unite sul Diritto del Mare che impone le regole di ciò che è legittimo e ciò che non lo è. Ma in acque aperte, in alto mare, dove ci sono le acque internazionali, cambia tutto: sono aree libere per tutti. E ciò vale anche quando entriamo nello spazio extra-atmosferico.

Frans Von Der Dunk ritiene che i governi possano legiferare su ciò che accade nei loro territori ma non possono obbligare il mondo business privato o altre identità a seguire queste leggi nello spazio.

Tuttavia, così come nessuno ha mai colonizzato le acque internazionali, nessuno può legittimamente pensare di colonizzare i corpi celesti, anche se Neil Armstrong e Buzz Aldrin, i primi uomini sulla Luna, hanno piantato la bandiera a stelle e strisce sul suolo lunare. Lo stabilisce sempre il famoso trattato del 1967.

Ma se lo spazio diventa troppo affollato, i “gentleman’s agreement” rischiano di non essere più sufficienti e oggi viviamo in un’epoca in cui le esplorazioni spaziali aumentano e le aziende private mandano satelliti nello spazio, vendono biglietti per il turismo spaziale, stabiliscono missioni lunari.

Le regole sono pertanto essenziali per una serie di motivi:

  • per dirigere il controllo del traffico aereo nello spazio (come esistono regole nei porti);
  • determinare chi estrae risorse naturali e dunque trae profitti dalla loro estrazione;
  • e perfino decidere come evitare che lo spazio non venga inquinato.

L’incidente fra Cina e Starlink di Elon Musk

Fra l’altro, non dimentichiamo che lo spazio è tridimensionale, dunque richiede regole sui tre assi cartesiani. Questi interrogativi sono emersi in tutta la loro drammaticità l’anno scorso.

Allora, la Cina spiegò all’ONU di essere stata costretta a spostare due volte una sua stazione spaziale per evitare una collisione con i satelliti Starlink di SpaceX. Si tratta dei satelliti di Elon Musk che stanno offrendo connettività gratuita agli ucraini per guidare i droni militari e difendersi così dall’invasione russa.

In quell’occasione il ministro degli Esteri cinese accusò gli USA di violare il Trattato del ’67, ma Elon Musk negò di essere sulla rotta di collisione. Tuttavia, con il numero crescente di satelliti che Musk sta spedendo nello spazio, sta creando di fatto le condizioni critiche per causare un incidente internazionale dall’esito imprevedibile.

Conclusioni

La Space Economy è, dunque, un asset cruciale già oggi: le tecnologie spaziali in sinergia con l’innovazione digitale sono una leva di crescita economica. Presentano un elevato tasso di crescita e investimenti in forte espansione.

Non è un caso che molti fondi Ue e legati al Next Generation Eu siano indirizzati alla Space economy.

Inoltre, anche l’Italia punta a ricoprire un ruolo di primo piano. Ma per affrontare le sfide e cogliere le opportunità di questo nuovo motore dell’economia bisogna mettere a punto delle regole. L’obiettivo è supportare l’evoluzione del mercato, oltre a mettere in sicurezza dati, sempre più fondamentali per la Difesa sia nazionale che globale.

Oltre ai trattati internazionali l’Italia dovrà adottare anche una normativa ad hoc, sulla scia di Francia, Usa e Lussemburgo. Già ora è importante poter dirimere le controversie di natura giuridico-normativa per sostenere il boom della space economy.

@RIPRODUZIONE RISERVATA

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