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La guida

CIG – Codice identificativo di gara: che cos’è, a cosa serve e tutti i casi di esonero

CIG – Codice identificativo di gara, uno strumento a disposizione dell’Anac per tracciare i flussi finanziari in caso di contratti pubblici e controllare che tutto venga svolto secondo le regole. Ecco come richiederlo e quando invece non è necessario

19 Nov 2019
Nicoletta Pisanu

Giornalista


Codice CIG, il Codice identificativo di gara: un utile strumento con funzioni in ambito anticorruzione, per un public procurement trasparente. Ecco tutte le informazioni necessarie per capire a cosa serve questo codice e come acquisirlo, ma anche tutti i casi in cui non è obbligatorio.

CIG, che cos’è e a cosa serve

CIG è una sigla che indica Codice identificativo di gara. Si tratta di una sequenza di dieci caratteri tra numeri e lettere che viene prodotta dal sistema informatico Simog dell’Anac, l’ente anticorruzione. Come indica il nome, la sua utilità è nell’ambito delle gare pubbliche: permette di identificare un dato contratto sottoscritto con la pubblica amministrazione in seguito ad appalto o affidamento. Si tratta infatti di un codice che deve essere indicato nei documenti relativi a una data gara d’appalto, oltre che nella fattura elettronica emessa nello stesso ambito.

Infatti, come riportato sul sito dell’Anac il CIG serve per:

  • Comunicare in modo corretto le informazioni utili agli organi che curano la vigilanza nell’ambito delle gare;
  • il tracciamento delle movimentazioni finanziarie, relative all’affidamento dei lavori o delle forniture o di servizi;
  • Rispettare gli adempimenti contributivi, sia di privati che di enti pubblici. come si legge sul sito Anac. Inoltre, il codice CIG serve per la contribuzione di privati e soggetti pubblici.

Dunque è uno strumento che serve a fornire maggiore trasparenza alle procedure di gara, permettendo di avere sotto controllo gli scambi economici e di verificare che tutto sia svolto secondo le regole.

Le quattro tipologie di CIG

Esistono quattro tipi di CIG diverso:

  • Smart CIG (detto anche semplificato)
  • CIG master
  • CIG Padre
  • CIG figlio (detto anche derivato)

Ognuno ha un ruolo diverso a seconda delle diverse tipologie di gara previste dalla normativa, ma le funzioni sono sempre quelle legate alla tracciabilità e alla corretta individuazione di un dato contratto pubblico. Vediamo nel dettaglio a che cosa serve ognuno di questi particolari CIG indicati dalla legge.

Smart CIG che cos’è

Lo smart CIG si ottiene attraverso una procedura semplificata e viene concesso nelle gare di importo contenuto, in base alle indicazioni del Codice appalti. Sul sito Anac è spiegato con precisione che i casi in cui si può richiedere sono:

  • contratti di importo inferiore a 40.000 euro,
  • appalti aggiudicati ad un’impresa collegata, concorsi e contratti di progettazione basati su regole internazionali, contratti secretati, qualunque sia il loro valore economico.

In sostanza, la stazione appaltante può richiedere lo Smart CIG fornendo meno informazioni di quelle che dovrebbe dare normalmente

CIG Master che cos’è

Il CIG Master è il codice che può essere indicato nei pagamenti “in nome” di tutti gli altri CIG assegnati a diversi lotti di una stessa gara. Infatti, quando una singola gara che comprende più lotti viene aggiudicata da un unico operatore – e di conseguenza si sottoscrive un singolo contratto -, a ogni lotto viene intestato un CIG diverso. Tuttavia, per facilitare la compilazione dei documenti di pagamento, il Responsabile del procedimento può individuare uno solo di questi CIG (che prende il nome appunto di CIG Master) e usarlo per il pagamento di tutti i vari lotti. Ovviamente, nel contratto invece saranno indicati tutti quanti i diversi CIG per completezza delle informazioni.

CIG padre che cos’è

Il CIG padre viene richiesto nell’ambito di convenzioni e accordi quadro e individua gli iter per selezionare i contraenti.

CIG figlio che cos’è

Il CIG figlio viene usato per individuare ogni contratto sottoscritto in seguito ad accordi quadro con la pubblica amministrazione. È legato al CIG padre.

Gli esoneri dall’obbligo

Non esiste una soglia di valore economico minima sotto cui non si deve chiedere il CIG. Non è quindi l’importo della gara a determinare l’eventuale esonero dall’obbligo di richiedere il Codice identificativo di gara. È infatti necessario sottolineare che non sempre il CIG è obbligatorio. Ci sono alcuni casi particolari, indicati con precisione e con ogni riferimento al Codice appalti dall’autorità anticorruzione, per cui non è richiesto adempiere all’obbligo e presentare domanda per ottenere il Codice. L’elenco è disponibile sul sito dell’Anac e comprende:

  • i contratti che vengono conclusi tra le stazioni appaltanti e i loro dipendenti;
  • i contratti di lavoro a tempo;
  • gli appalti che sono elencati all’articolo 9 comma 1 del Codice appalti;
  • gli appalti che riguardano energia, acqua o carburante per fini energetici;
  • la movimentazione di denaro da parte delle PA statali verso enti pubblici per coprire le spese delle attività istituzionali;
  • in caso di amministrazione diretta oppure di affidamento diretto “a società in house”, riporta l’Anac;
  • le collaborazioni
  • i risarcimenti verso terzi che hanno subito danni da stazioni appaltanti sottoposte ad assicurazione, così come i risarcimenti elargiti per iter espropriativi da parte di stazioni appaltanti o aggiudicatari
  • sono escluse dalla necessità di richiedere il CIG anche le spese dei cassieri fatte usando il fondo economale, in caso tali costi non derivino da contratti d’appalto e se sono state dettagliate dalla pubblica amminstrazione;
  • il versamento in forma diretta di fondi pubblici verso persone indigenti o per iniziative educative;
  • non serve il CIG nemmeno per le prestazioni socio-sanitarie, purché effettuate in regime di accreditamento
  • esonero anche per i contratti di associazione per cui serve pagare la quota associativa;
  • i contratti dell’Autorità giudiziaria che non sono catalogabili come appalti, così come convenzioni nei settori della Protezione civile, Difesa e tutela contro i pericoli che vengono stipulate da parte di enti senza scopo di lucro;
  • Contratti per servizi da parte di istituti bancari centrali;
  • Le iniziative di sponsorizzazione.

In tutti gli altri casi sarà quindi necessario provvedere ad accreditarsi sul portale Anac e, tramite registrazione al sistema Simog, richiedere il CIG in modo adeguato. Vediamo come richiedere il Codice.

Come ottenere il CIG

Il CIG si richiede tramite procedura online, la quale deve essere effettuata dal Responsabile del procedimento nei confronti dell’Anac. La richiesta deve essere fatta prima che parta la gara d’appalto. La procedura è possibile in seguito all’accreditamento del Responsabile del procedimento presso il portale Anac.

Una volta svolto l’iter, bisognerà registrarsi al Simog – Sistema informativo di monitoraggio delle gare, che si trova sempre sullo stesso sito, nella sezione “servizi” del menù. I codici assegnati (uno per ogni lotto) verranno perfezionati entro novanta giorni dal momento dell’acquisizione.

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