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Collaborazione pubblico privato: come il mercato può supportare la PA

Il public procurement è elemento cardine per abilitare l’innovazione della PA, ma vecchi schemi e mancanza di skill possono frenare il processo: i privati possono portare nel settore pubblico competenze e tecnologie per superare i fronti critici

30 Giu 2021
Simone Puksic

Head of Sales Solution Specialist, Red Hat Italia

public procurement

Il settore degli appalti è strategico per il rilancio del Paese dopo la pandemia di coronavirus. Nel contesto attuale, particolare rilevanza viene assunta dal public procurement ICT, una leva fondamentale per innovare la PA e, attraverso un virtuoso processo di trasformazione digitale, favorire la ripresa a livello nazionale rendendo la macchina pubblica moderna ed efficiente, migliorandone le performance. Tuttavia, la strada verso la digitalizzazione della pubblica amministrazione presenta ostacoli legati soprattutto a prassi gestionali e tempi non in linea con le esigenze e la velocità del mercato. Uno scenario che richiede un cambiamento culturale, in cui i partner privati possono giocare un ruolo cruciale per supportare la rivoluzione all’interno del settore pubblico.

PA, stato dell’arte nello sviluppo dell’Agenda Digitale

Sicuramente l’epidemia di Covid ha rappresentato un acceleratore di interesse al digitale. La parola è schizzata nell’agenda politica, quella che governa i percorsi di trasformazione nella pubblica amministrazione. Si pensi per esempio all’adozione di strumenti per abilitare il tracking dei contagi, gli accessi da remoto e la possibilità di prenotare anche i vaccini. Tutto ciò che ne deriva è un piano mastodontico di iniezioni di capitale, il PNRR, che l’Unione Europea destina all’obiettivo di modernizzare il nostro Paese. In questo scenario associazioni come per esempio Anitec-Assinform, che rappresentano la maggior parte dei player del settore IT, sono state un contraltare importante nella costruzione di proposte progettuali inserite all’interno del PNRR.

La pubblica amministrazione, che in Italia occupa oltre tre milioni di persone, è impegnata fortemente nell’accelerazione del percorso di trasformazione digitale. Alla luce di ciò, il PNRR è un volano straordinario e, se ormai è chiaro cosa si farà con tutti questi soldi, la vera sfida è rappresentata dalla capacità di far lavorare una macchina, quella amministrativa, che solitamente non è efficiente. Bisogna dare alla PA la possibilità di scaricare a terra velocemente le risorse che otterrà. La visione non manca, si pensi per esempio all’introduzione di un Ministero dell’Innovazione che prima non avevamo, ma quello di cui c’è bisogno è:

  • cambiare o interpretare in maniera più agile il sistema di norme che regola il tema degli appalti pubblici, dei contratti e dell’approvvigionamento per rendere il procurement più rapido;
  • un privato in grado di valorizzare le idee, che sia maturo e in grado di riconvertire le esperienze fatte in iniziative simili di pronta implementazione per la macchina pubblica.

In questo modo si favorirà davvero l’adozione, da parte degli enti pubblici centrali e locali, di soluzioni tecnologiche che possono concretizzare il cambiamento necessario per il futuro del Paese.

Gli ostacoli a un public procurement efficiente

La strada presenta però ostacoli che è bene conoscere e approfondire per capire la situazione del settore appalti pubblici ICT. In primis, la pubblica amministrazione risente degli effetti di un eccesso di burocrazia, condizione che causa confusione, rallentamenti e intoppi nella gestione dei processi. Esiste poi il problema di una “doppia velocità”: da una parte un mercato veloce che cavalca l’onda della digitalizzazione, dall’altra un public procurement che invece è ancorato a vecchi schemi. Questo si nota soprattutto nell’ambito delle competenze e delle priorità differenti tra procurement pubblico e realtà private, per cui i fornitori rischiano di entrare in un girone dantesco con gare lunghissime anche di anni a causa di ricorsi, imprevisti, cambi di normativa. Non da ultimo, nel settore appalti va considerato il tema della responsabilità amministrativa dei funzionari, a volte reticenti e lenti nel procedere per timore di sbagliare e incappare in conseguenze anche legali.

Tutto ciò dunque contribuisce a mettere un freno alla macchina pubblica. Certo non bisogna generalizzare, la situazione in Italia è a macchia di leopardo. A livello locale ci sono regioni più virtuose e altre meno; alcune dispongono di un service provider in house attorno cui hanno sviluppato un ecosistema con un partner privato che supporta la trasformazione digitale. In questo scenario network come quello di Assinter, ad esempio, che si propongono come poli tecnico-organizzativi per contribuire a realizzare l’Agenda Digitale e promuovere lo sviluppo del sistema paese, possono diventare un interlocutore qualificato per un mercato alla ricerca di punti di riferimento. Il ruolo delle PA locali oltretutto sarà importante anche nel recepire i fondi previsti dal PNRR: la maggior parte delle risorse ricadrà infatti sulle regioni, che hanno un maggiore contatto con il territorio e con la realtà di ogni giorno. Tuttavia proprio a causa di una situazione nazionale non uniforme, con aree virtuose nella gestione dei processi di procurement e altre meno, il rischio è che ci possano essere disuguaglianze. Ci sono territori che saranno in grado, per la loro maturità, di gestire i fondi in modo esemplare; altri, invece, che rischiano di rallentare ancora di più perché non in grado di sviluppare alcun virtuosismo.

Certo ci sono aziende pubbliche che hanno maturato la capacità di selezionare la catena di fornitura: per ridurre il rischio di problemi, a una PA bisogna consigliare di scegliere bene i propri partner. Il privato sopperisce anche alle mancanze di competenze tecniche e porta know how anche di alto profilo che difficilmente sarebbero reperibili all’interno della PA.

Il caso: Red Hat per spingere la digitalizzazione

Red Hat è il principale fornitore al mondo di soluzioni software open source enterprise, che si avvale della collaborazione delle community per offrire tecnologie Linux, hybrid cloud, container e Kubernetes affidabili e ad alte prestazioni. In particolare per supportare la PA nel suo percorso verso l’innovazione il portfolio dei prodotti ha tre aree di focalizzazione:

  • Gestione del cloud ibrido, ovvero la possibilità di governare insieme ambienti on-premise, cloud pubblici e privati fino all’edge;
  • Sviluppo di sistemi cloud native, per la modernizzazione delle applicazioni;
  • Automazione e il miglioramento dell’efficienza in ambito management.

Tra tutte le soluzioni Red Hat sicuramente un ruolo fondamentale è rivestito da OpenShift, la piattaforma container di livello enterprise leader di mercato basata su Kubernetes, espressamente concepita per una strategia di cloud ibrido open source.

Red Hat ha messo a disposizione della pubblica amministrazione anche le proprie competenze sviluppate “sul campo“ attraverso servizi di consulenza, quali gli Open Innovation Labs esperienziali per favorire il trasferimento tecnologico e di skill. In questo ambito, il cliente viene accompagnato lungo un percorso in cui può comprendere a quale punto del processo di digitalizzazione si trovi, sviluppare un piano di medio-lungo periodo e infine raggiungere determinati obiettivi di innovazione.

L’articolo è parte di un progetto di comunicazione editoriale che Agendadigitale.eu sta sviluppando con il partner Red Hat

@RIPRODUZIONE RISERVATA

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