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Così si innova la Sanità con i Contratti di Rete (ma pochi lo sanno)

di Giovanni Maglio, avvocato, Responsabile eHealth e Privacy del L.E.G. dell’Università del Salento

20 Mar 2017

20 marzo 2017

Una prima, lungimirante, fetta di imprese ha cominciato a sfruttare i Contratti di rete: uno strumento ottimale non solo per sopravvivere alla concorrenza ma anche per concentrare le risorse in innovazione tecnologica e la digitalizzazione

La sanità digitale è ormai uno dei pilastri fondamentali intorno ai quali ruota l’innovazione tecnologica del nostro tempo.

L’utilizzo delle tecnologie ICT nel campo della salute e del benessere, infatti, da alcuni anni attira l’attenzione e l’interesse tanto dei fornitori di servizi, impegnati a sviluppare soluzioni innovative sempre più sofisticate per soddisfare le diverse esigenze informative, diagnostiche e terapeutiche, quanto degli utenti, professionali o meno, i quali stanno cambiando radicalmente l’approccio con la tecnologia e la medicina, rendendo quest’ultima sempre più personalizzata e, quindi, efficace.

Con le ovvie, quanto intuibili, ricadute anche in termini di risparmi di spesa a livello di sistema paese.

Molto spesso, però, la difficoltà più grande è il reperimento delle risorse economiche e organizzative per far fronte agli investimenti che la ricerca e lo sviluppo di valide soluzioni e-health comportano.

Una delle possibili alternative è quella offerta dal Contratto di Rete, ossia uno strumento di natura contrattuale introdotto nel nostro ordinamento con il D. L. n. 5 del 2009 e successivamente oggetto di alcuni piccoli aggiustamenti per renderlo più appealing.

Si tratta, come detto, di uno strumento contrattuale che già dal tenore letterale del testo normativo fa ben presagire i vantaggi che può offrire: “Con il contratto di rete più imprenditori perseguono lo scopo di accrescere, individualmente e collettivamente, la propria capacità innovativa e la propria competitività sul mercato e a tal fine si obbligano, sulla base di un programma comune di rete, a collaborare in forme e in ambiti predeterminati attinenti all’esercizio delle proprie imprese ovvero a scambiarsi informazioni o prestazioni di natura industriale, commerciale, tecnica o tecnologica ovvero ancora ad esercitare in comune una o più attività rientranti nell’oggetto della propria impresa”.

In base ai numeri ufficiali, messi a disposizione dalle Camere di Commercio attraverso registroimprese.it, i contratti di rete sono, al marzo 2017, complessivamente 3.479 e coinvolgono 17.664 imprese di ogni tipo.

Pur non essendo numeri da capogiro, consentono di avere un’idea di come l’antico adagio l’unione fa la forza rispecchi la reale esigenza del tessuto produttivo italiano, costituito prevalentemente da piccole e piccolissime imprese che, singolarmente, stentano a resistere all’impatto della globalizzazione e delle continue ed inarrestabili sfide dell’innovazione tecnologica.

Probabilmente, una delle ragioni per spiegare la scarsa diffusione delle Reti è legata alla limitata conoscenza dell’istituto ed alla non immediata intuizione delle sue innumerevoli potenzialità.

Proprio l’ambito dell’innovazione tecnologica, invece, è quello che più dovrebbe spingere le imprese italiane a sfruttare le potenzialità che il contratto di rete offre, nelle diverse modalità della Rete-contratto e della Rete-soggetto.

Le diverse tipologie di rete, infatti, cambiano a seconda della ricorrenza o meno di alcuni requisiti (fondamentalmente la costituzione del fondo comune e l’iscrizione presso il competente Registro delle Imprese) che permettono alla rete di ottenere la soggettività giuridica, dando, peraltro, la possibilità, con alcuni accorgimenti, di ottenere uno strumento molto flessibile ed efficace anche dal punto di vista della governance, istituendo l’organo comune di gestione che attui gli obiettivi del programma di rete e rappresenti all’esterno la Rete stessa.

Di ciò sembra essersi accorta una (ancora) piccola, ma lungimirante, fetta di imprese operanti nel settore socio-sanitario, inizialmente spinte verso la scelta di tale soluzione da quell’istinto di sopravvivenza imposto dalla legge dei grandi numeri e dal rischio di essere fagocitati da big player operanti in settori anche affini.

Ed è così che sempre più numerosi sono i contratti di rete costituiti da imprese operanti nel settore farmaceutico, della diagnostica e dei laboratori di analisi, tutti settori stretti nella morsa delle liberalizzazioni, da una parte e dall’irrigidimento dei requisiti per accreditamento con il Servizio Sanitario, dall’altra.

Ma l’occasione di unire le forze in una rete di imprese ha permesso loro di intuire che la vera ricchezza della rete stessa non consiste, soltanto, nella possibilità di essere competitivi sul mercato per l’improvviso aumento delle forze in campo, ma anche, e soprattutto, perché il concentramento e l’ottimizzazione delle capacità collettive può essere impiegato consapevolmente nella giusta direzione, ossia l’innovazione tecnologica e la digitalizzazione in ambito sanitario.

È così che tra gli obiettivi strategici dei principali contratti di rete in questo settore, si trovano:

– l’impegno in investimenti per la ricerca e sviluppo di nuove applicazioni informatiche per facilitare sia l’efficienza del lavoro sia il rapporto con l’utenza;

– la realizzazione di piattaforme formative web oriented, con l’obiettivo di realizzare e mantenere aggiornato una knowledge base in cui saranno resi disponibili strumenti didattici con modalità F.A.D. (Formazione a distanza);

– la realizzazione di percorsi formativi in collaborazione con Medici di Medicina Generale per ridurre le inappropriatezze prescrittive ed implementare percorsi diagnostici in relazione alle singole patologie;

– l’introduzione di strumenti di programmazione e controllo, come la definizione di un cruscotto direzionale, che accompagni l’impresa nelle attività di monitoraggio e verifica dell’incidenza e dell’impatto delle strategie adottate;

– lo studio, progettazione e realizzazione di piattaforme digitali per la gestione del servizio, anche in ottica del referto/reperto digitale, attraverso la progettazione di apposite App per mobile;

– l’introduzione di tecnologie innovative nell’ambito dell’attività di impresa attraverso la ricerca e l’innovazione tecnologica, di prodotto e di processo per rendere più trasparente ed efficiente il controllo della catena produttiva e di distribuzione, anche mediante l’introduzione di soluzioni innovative basate su tecnologie che sfruttano i Big Data, l’Internet of Thing, i dispositivi wireless e l’Intelligenza Artificiale.

Naturalmente, le risorse per finanziare questi obiettivi ambiziosi, ma raggiungibili, possono avvenire attraverso la partecipazione a bandi e procedure per il conseguimento di finanziamenti privati, ma soprattutto pubblici locali, regionali, nazionali o europei, che ormai riconoscono a pieno titolo la possibilità di partecipazione delle Reti a tali forme di finanziamenti.

Il tutto, ovviamente, con la solita attenzione alla delicata tematica della sicurezza, tanto delle infrastrutture e delle risorse utilizzate quanto dei dati personali (di norma sensibili), esigenza questa sempre più sentita anche in considerazione dell’approssimarsi della scadenza di maggio 2018 per l’adeguamento al relativo Regolamento Europeo n. 679/2016, che imporrà tutta una serie di nuove attività (dal restyling sostanziale delle informative, alle istituzione dei registri del trattamento, alla gestione dei diritti degli interessati, passando dalla redazione di Valutazione di Impatto privacy, fino all’eventuale nomina del Data Protection Officer) per le quali la forza del contratto di rete potrà, ancora una volta, dimostrare di essere la soluzione adeguata a soddisfare i principi di accountability e di privacy by design.

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