L'analisi

Dopo il coronavirus: ecco i sette punti del Governo per la ripresa

Il premier Giuseppe Conte ha presentato una lettera contenente sette punti indispensabili per la ripartenza dopo l’emergenza sanitaria: approfondiamoli nel dettaglio

05 Giu 2020
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Il premier Giuseppe Conte ha scritto una lettera aperta contenente sette punti chiave per affrontare la ripartenza economico-sociale del Paese. La lettera è stata redatta in previsione dei lavori preparatori in sede europea di predisposizione del Recovery Fund. Tutto il piano riconosce la necessità di un deciso cambio di rotta, orientato fortemente alla modernizzazione e alle riforme strutturali da tempo rimandate. L’obiettivo dichiarato è recuperare il gap che si è accumulato negli ultimi decenni con gli altri paesi Europei in termini di crescita e produttività.

Le sette macro aree coperte sono la digitalizzazione, le imprese, la pubblica amministrazione, l’ambiente, la giustizia, l’istruzione, il fisco. Vediamole con maggiore dettaglio.

Modernizzazione del Paese: incentivi alla digitalizzazione

Il primo punto del piano indica nella digitalizzazione la via per una decisa crescita del Paese. D’altronde lo smart working e la didattica a distanza in questi mesi sono stati uno strumento prezioso per chi ne ha potuto beneficiare, riducendo così la discontinuità tra le proprie attività lavorative e scolastiche prima e durante la quarantena. Al contrario, per evitare il “digital divide” occorrono incentivi specifici per rendere accessibili le nuove tecnologie a chiunque a prescindere dalla fascia di reddito di appartenenza. Inoltre, la realizzazione della banda larga attiva su tutto il territorio nazionale è uno degli obiettivi del piano. Altri strumenti da incentivare, secondo il Premier, sono i metodi di pagamento elettronici e l’impiego dell’identità digitale per l’acquisto di servizi dai privati e dalla Pubblica Amministrazione ed una maggiore interconnessione tra le banche dati pubbliche. A tal fine sono dirette le risorse stanziate nel nuovo fondo per l’innovazione tecnologica e digitale pari a 50 milioni di euro.

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Integrazione applicativa

È indubbio che SPID, Pec, PagoPA, carta d’identità elettronica si muovessero già verso questa direzione, ma molti di questi strumenti hanno avuto una utilizzazione ancora troppo limitata. In alcuni casi vi è stata una scarsa comunicazione ai cittadini, e quindi poche adesioni dagli stessi, ma quasi sempre ci sono stati ritardi e difficoltà interpretative ed applicative da parte delle stesse PA chiamate ad utilizzare o integrare questi servizi digitali. L’auspicio è che queste nuove risorse stanziate colmino velocemente questo ritardo.

Favorire l’ innovazione per le imprese

L’innovazione delle imprese, secondo questo programma, passa attraverso: – nuovi incentivi alla capitalizzazione delle stesse (sicuramente necessari nella situazione italiana) – – adozione del carattere strutturale per misure come ACE e Impresa 4.0 per le misure a favore delle start up innovative. I decreti di marzo e maggio hanno stanziato diversi miliardi (55 di indebitamente e 155 di saldo netto da rifinanziare) per sostenere l’occupazione e il sistema economico. Purtroppo, come abbiamo visto, non tutti i settori né tutte le categorie professionali sono state pienamente coperte con queste misure dallo shock provocato dal Covid19 e permangono forti incertezze per alcune filiere fortemente danneggiate come turismo e ristorazione, per i piccoli imprenditori coinvolti e per il personale in esse impiegato. Oltre ai settori che più ci appaiono colpiti, ricordiamo che i decreti prevedono come strumento principale per il sostegno alla liquidità delle imprese in questo periodo il ricorso all’indebitamento bancario, con il sostegno dello Stato nella fornitura di garanzia (al 90, 100, 80%), e con orizzonti di media durata (fino a 6 anni). Le agevolazioni fiscali specifiche del periodo sono, poi,( a parte l’Irap “cancellata” ex lege, ma solo per saldo 19 e acconto 2020), soltanto sospensioni nel versamento dei tributi, che dovremo comunque saldare a partire dall’autunno.

Ben facile comprendere come il ricorso al debito e lo spostamento in avanti delle imposte rappresentino un sollievo solo momentaneo per le imprese, che si ritroveranno in un futuro molto prossimo maggiormente indebitate sia col Fisco che con le Banche. Per provare a riequlibrare la struttura delle fonti, dunque, sarà indispensabile un apporto di capitale proprio nelle imprese stesse. Mi si permetta questo brevissimo excursus: le capitalizzazioni sono state storicamente snobbate dalla maggior parte degli imprenditori italiani, che trovava più conveniente il detto “impresa povera, imprenditore ricco” ossia un forte indebitamento in capo all’attività di famiglia, mentre tutti gli asset erano in mano alle persone fisiche titolari, che le concedevano in garanzia al sistema bancario quando necessario. Il Fisco è sempre stato assai timido nel riconoscere reali incentivi alla capitalizzazione, quale sarebbe ad esempio lo sgravio integrale dell’imposta sui redditi delle società per le somme lasciate in società. Le misure previste, oltreché parziali ed incomplete, variavano dopo qualche anno e si rivelavano sempre macchinose nell’applicazione e dai vantaggi incerti. Pertanto una reale decisa misura favorevole alle capitalizzazioni rappresenterebbe sicuramente una novità per il nostro sistema economico.

Su Industria 4.0, e in generale sulla necessità di incentivi specifici per gli Investimenti in azienda, e su come gli investimenti stessi, se volti a ridefinire davvero la produttività e la marginalità delle Imprese nel 2020 passino necessariamente per le tecnologie individuate dal piano Industria 4,0 (AI, Iot, robotica avanzata, digitale, big data, blockchain) molto abbiamo già scritto su queste pagine. D’altronde, l’importanza di queste leve per lo sviluppo è riconosciuta anche in tutte le legislazioni europee e dei maggiori Paesi dell’economia avanzata e un impatto strutturale di queste misure sulla nostra economia potrebbe andare nella direzione sperata di recupero dei differenziali di produttività con gli altri paesi..

Investimenti pubblici nuovi

Guardando alle risorse europee in arrivo, il piano intende indirizzarle verso investimenti pubblici, in opere relative ai settori idrico, energetico, dei trasporti e infrastrutture, che siano in discontinuità col passato quanto a tempistiche bibliche e burocrazia bizantina, garantite finora dall’attuale versione del Codice degli Appalti e dei Contratti pubblici. La difficoltà riconosciuta è evitare le infiltrazioni criminali mantenendo però l’efficacia e la velocità. Si attende nel merito il Decreto semplificazioni, per sbloccare i cantieri e forse già modificare il reato di abuso d’ufficio, allo scopo di tutelare i funzionari onesti, che scelgono di prendere una posizione, senza scarico di responsabilità nè rimpallo ad altri Enti e realizzano queste opere piuttosto che quelli che si muovono con eccessivo timore di ripercussioni e così bloccano lo sviluppo.

Green economy

Sarà implementata la transizione verso la “circular economy”, nel solco del “green deal” europeo. Il passaggio ad un’economia più sostenibile deve avvenire in primo luogo attraverso una transizione energetica, dato il suo maggiore impatto sul contrasto al cambiamento climatico e vista la storica scarsità di fonti fossili nel nostro paese. Tale transizione si associa per il nostro particolare patrimonio culturale ed artistico ad una sua maggiore tutela, che contempli una valorizzazione, anche attraverso il turismo, che sia rispettosa. In concreto sono già state previste risorse a sostegno della mobilità sostenibile (bici anche elettriche, segway, monopattini) ed il super ecobonus che consente il recupero mediante sgravio fiscale il 110% delle spese sostenute per l’efficientamento energetico dell’abitazione, sostenute nei prossimi 12 mesi, in 5 anni.

Formazione e istruzione

Gli obiettivi del piano per l’istruzione sono un investimento sul capitale umano per alzare il tasso dei laureati nei primi posti europei. In particolare saranno stanziati 1,5 miliardi per la scuola,sia per i docenti che per un ritorno in sicurezza nelle aule, oltre ad altre risorse specifiche per l’università e la ricerca, secondo quanto dichiarato dal ministro dell’economia Gualtieri. Gli importi sono diretti all’attuazione del Piano di Ricerca di interesse nazionale (PRIN) e all’ampliamento del numero di ricercatori, con 4.000 nuove posizioni aperte.

Giustizia

Conte ha annunciato la volontà di attuare una riforma organica del codice civile, che risale al 1942. Altro elemento da affrontare nel piano è la giustizia, sia civile e penale, per gli aspetti di durata e procedura. Su questi temi si sollecita il Parlamento ad un celere confronto. Per quanto riguarda i contenuti, innovando il diritto societario si potrebbero attrarre maggiori investimenti esteri. La modifica dovrebbe passare per una semplificazione, sburocratizzazione delle norme riguardanti le attività produttive e per modelli di gestione delle imprese più efficienti e snelli.

Riforma del Fisco

Infine, l’ultimo punto del piano riguarda la riforma della disciplina fiscale. Gli obiettivi desiderati sono maggiori equità ed efficienza, per un sistema, che lo ricordiamo si basa su un’ossatura del 1973, senza interventi organici di restauro. Si presenta allo stato come un groviglio inestricabile di norme contraddittorie e non chiare né nella finalità né nell’applicazione e non incentivante per l’applicazione spontanea del cittadino.

Le deduzioni e detrazioni vanno riorganizzate, sempre ai fini di maggiore equità e semplificazione e anche le clausole volte a preservare il gettito vanno rimodulate. Sui valori di equità e redistribuzione di un sistema fiscale le visioni sono spesso discordanti tra le varie parti politiche. Ma sulla necessità di semplificazione, sia delle norme impositive sia delle agevolazioni, sulla necessaria spinta all’utilizzo dei pagamenti digitali quindi tracciabili, e in generale su un rapporto Fisco/contribuente più rispettoso, da ambo i lati, i pareri sono quasi sempre unanimi. Allora, che questa sia la volta buona, poiché la modernizzazione del Paese passa anche per un fisco più semplice e giusto.

@RIPRODUZIONE RISERVATA

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