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Difficoltà della PA digital

L’archivio informatico nazionale delle opere pubbliche: un’utopia, ecco perché

L’AINOP è stato introdotto con il Decreto Genova, ma le leggi non bastano per la sua realizzazione: la mancanza di dati strutturati e digitali, oltre a software con modalità automatiche di interconnessione per l’aggiornamento automatico dell’archivio, sono due dei motivi per cui al momento sembra impossibile concretizzarlo

21 Gen 2019

Lorenzo Perone

onData


Per qualche anno in passato, ho lavorato in un grande ente pubblico di una regione del nord Italia che gestiva quasi 1.500 chilometri di strade. In base a questa esperienza professionale, temo che l’archivio informatico nazionale delle opere pubbliche, un passo verso la digitalizzazione della PA e la dematerializzazionenon sarà mai compiutamente realizzato.

L’archivio informatico nazionale delle opere pubbliche è stato istituito con l’articolo 13 del Decreto Genova (Dl 28 settembre 2018, n. 109).

La struttura dell’archivio si basa su questi capisaldi riportati nella legge:

“È istituito presso il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti l’archivio informatico nazionale delle opere pubbliche, di seguito – AINOP, formato dalle seguenti sezioni:

  • ponti, viadotti e cavalcavia stradali;
  • ponti, viadotti e cavalcavia ferroviari;
  • strade – archivio nazionale delle strade, di seguito ANS;
  •  ferrovie nazionali e regionali – metropolitane;
  • aeroporti;
  • dighe e acquedotti;
  • gallerie ferroviarie e gallerie stradali;
  • porti e infrastrutture portuali
  •  edilizia pubblica.

Le sezioni sopra sono suddivise in sottosezioni, per ogni opera pubblica sono raccolte le
seguenti informazioni:

  • i dati tecnici, progettuali e di posizione con analisi storica del contesto e delleevoluzioni territoriali;
  •  i dati amministrativi riferiti ai costi sostenuti e da sostenere;
  • i dati sulla gestione dell’opera anche sotto il profilo della sicurezza;
  • lo stato e il grado di efficienza dell’opera e le attività di manutenzione ordinaria estraordinaria;
  • la collocazione dell’opera rispetto alla classificazione europea;
  • i finanziamenti;
  • lo stato dei lavori;
  • la documentazione fotografica aggiornata;
  •  il monitoraggio costante dello stato dell’opera anche con applicativi dedicati,sensori in situ e rilevazione satellitare;
  •  il sistema informativo geografico per la consultazione, l’analisi e la modellistica dei dati relativi all’opera e al contesto territoriale”.

Il problema dei dati

Il motivo per cui ritengo l’archivio non sarà mai realizzato, è terribilmente semplice: in molti casi i soggetti che gestiscono le infrastrutture non dispongono di tali dati in maniera strutturata e digitale. I dati probabilmente ci sono, magari in archivio hanno il progetto di un ponte degli anni Sessanta, stampato su carta ormai ingiallita dagli anni. In uno schedario c’è una scheda, cartacea, che riporta con elegante calligrafia le manutenzioni fatte a partire dagli anni sessanta.

Su circa 1.500 chilometri di strade, nel posto dove lavoravo, avevamo circa 500 ponti. Per realizzare quanto previsto per l’archivio informatico, a mio avviso, sono necessari diversi elementi: dati (digitali e strutturati in maniera adeguata), software con strutture dati standard da definire e con modalità automatiche di interconnessione che permettano l’aggiornamento in tempo reale dall’archivio informatico nazionale.

Abbiamo tutto questo? Credo di no. Le risorse economiche necessarie per realizzarlo sono ingenti e, qualora fossero disponibili, i tempi di realizzazione: concepimento del modello, allineamento dei software commerciali allo standard, realizzazione del sistema centrale, testing e digitalizzazione dei dati sono, realisticamente, di diversi anni.

L’esempio del Sistema Informativo Nazionale Federato delle Infrastrutture 

C’è un esempio recente, quello del Sistema Informativo Nazionale Federato delle Infrastrutture (SINFI), altrettanto ambizioso di cui, a due anni dell’avvio, fuori dai tempi inizialmente previsti il risultato in termini di amministrazioni aderenti e davvero modesto. Proprio perché ritengo l’approccio delle due esperienze confrontabile: un approccio tipicamente top-down, cioè calato dall’alto senza avere chiaro impatto, risorse e tempi necessari vorrei, ripercorrere la timeline dell’esperienza.

Collocato nell’ambito del decreto Sblocca Italia, con il decreto ministeriale pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 16 giugno 2016 viene ufficialmente istituito il Sistema Informativo Nazionale Federato delle Infrastrutture (SINFI). Questo decreto definisce le regole tecniche e le modalità per la costituzione, la consultazione e l’aggiornamento dei dati territoriali, detenuti dalle Pubbliche Amministrazioni, e dai soggetti proprietari o concessionari di infrastrutture di gas, luce, acqua e telecomunicazioni.

Il SINFI inoltre, nelle intenzioni iniziali, doveva contenere e rende accessibili tutte le informazioni relative alle reti pubbliche di comunicazioni e alle infrastrutture fisiche sul territorio nazionale che, a partire dall’entrata in vigore del decreto, dovevano essere trasmesse e archiviate dai detentori o dai titolari di informazioni. I tempi concessi dal relativo Decreto per la comunicazione al SINFI dei dati relativi alle infrastrutture erano 90 giorni per gli operatori privati e 180 giorni per le Amministrazioni Pubbliche, quindi in linea teorica il 13 dicembre 2016 il tutto doveva essere concluso. In questo articolo del 15 novembre 2018 si riporta che “…secondo i dati forniti da Infratel nel corso della riunione, solo i comuni
della Lombardia e 7 altri comuni (Ravenna, Prato, Senigallia, Corinaldo, Silandro, Terento, Campo Tures) hanno ad oggi comunicato i dati: mancherebbero all’appello circa 6.690 Comuni. La situazione è leggermente migliore sul fronte degli Operatori, tra i quali al momento risultano inadempienti 430 operatori (incluse le utilities) su 1094, tra i quali i principali gestori di reti infrastrutturali (ANAS, Autostrade, RFI, Terna)”. Direi che i risultati parlano da soli.

Anas e il terremoto del Centro Italia

Faccio un altro esempio: ho avuto modo di seguire, per la nostra iniziativa Ricostruzione
Trasparente, i lavori di Anas sull’area del terremoto in Centro Italia. Anas, è una società per azioni italiana integrata da gennaio 2018 nel Gruppo Ferrovie dello Stato Italiane, gestisce un patrimonio stradale di 28.170 chilometri. Nonostante questo, non riesce ad aggiornare una mappa, destinata alla Protezione Civile, che colleghi a ciascun cantiere dell’area del sisma, alcuni elementi amministrativi degli appalti (ditta appaltatrice, subappalti, data fine lavori, cig, cup) e che consenta ai cittadini di sapere che ditta ha vinto l’appalto per quei lavori.

Vedo un grande scollamento tra chi propone queste iniziative legislative ed i soggetti che ne devono recepire gli effetti. Iniziative strategiche della portata dell’Archivio informatico nazionale delle opere pubbliche e del Sistema Informativo Nazionale Federato delle Infrastrutture non possono essere messe in campo senza il contributo dei player coinvolti, stabilendo timeline realistiche e reperendo risorse economiche, tecniche e umane adeguate agli obiettivi da perseguire. In caso contrario stiamo costruendo
l’oggetto di un’aspirazione ideale non suscettibile di realizzazione pratica: un’utopia.

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