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L’attesa infinita per una Sanità “nativa digitale”: la palla alle Regioni

Quanti anni devono ancora passare perché tutte le Regioni possano attuare dei Piani sanitari e sociali che siano davvero “nativi digitali?”. Un primo passo importante in questa direzione sarebbe l’attuazione, da parte delle Regioni, del Piano Nazionali Cronicità

28 Ago 2017
Angelo Rossi Mori

Area Innovazione e Sviluppo, Federsanità ANCI

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«Ma papà, perché lo chiami ‘smartphone’? Si dice ‘telefono’».

Nel linguaggio di un ragazzino, nativo digitale, il cellulare è necessariamente ‘smart’. Quanti anni devono ancora passare perché tutte le Regioni possano attuare dei Piani sanitari e sociali nativi digitali?

Nomen omen – Il destino è nel nome

Questa storia inizia dalla cosiddetta ‘Informatica Medica‘ negli anni ‘70. Pochi pionieri applicavano l’Information Technology a problemi isolati in medicina. Il concetto principale era espresso dal sostantivo ‘Informatica’, mentre l’aggettivo ‘medica’ indicava il settore, tra i molti in cui si cominciava ad utilizzare i ‘calcolatori’.

In seguito, l’attenzione è andata ai sistemi informativi: processi amministrativi, diagnostica (laboratorio, immagini). Il nome è passato ad ‘informatica sanitaria’, da ‘medicina’ a ‘sanità’.

Negli anni ’90 reti locali e Internet hanno spostato l’asse dalle applicazioni chiuse alla loro interazione. L’aspetto della Comunicazione è entrato nell’acronimo ‘ICT’ ed è nata la sfida dell’interoperabilità e degli standard. Nel frattempo la prospettiva è cambiata da ‘sanità’ (i servizi offerti) a ‘salute’ (i bisogni dei cittadini), che rimanda all’accezione olistica stabilita nel 1948 dall’OMS: “uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale e non la semplice assenza dello stato di malattia o di infermità”; nei programmi dell’Unione Europea si parlava ad esempio di ‘ICT per la salute’ (‘ICT for Health’). Il primo concetto era ancora sulla tecnologia, ma la salute, espressa dal sostantivo appropriato, guadagnava pari dignità. In Italia il cambio di prospettiva è in corso: nel nome spesso appare ancora la sanità (sanità elettronica, sanità digitale).

Poi è stato introdotto il prefisso ‘e-‘ per evocare il cambiamento epocale verso la Società dell’Informazione al servizio dei singoli settori; il nome qui è diventato ‘e-health: finalmente la salute è il tema principale e la ‘e-‘ ha un ruolo minimale.

La Salute in Rete

Ormai la Commissione Europea e molti Paesi vanno verso la ‘Connected Health‘. Il nome implica un’ambiguità importante, cioè se la connessione sia tra sistemi informativi, o tra persone, oppure tra dispositivi (Internet of Things); in italiano si può rendere la stessa ambiguità con ‘Salute in Rete’. La tecnologia rimane sullo sfondo, nel riferimento alla rete, alla connessione.

Ed intanto il Sistema Salute, spinto dalla necessità di rispondere a pressanti esigenze demografiche ed economiche, apre i fronti della “Integrated Care” e del “Patient Empowerment”. La visione attuale prevede l’integrazione tra servizi sanitari e sociali e la partecipazione attiva del cittadino. Il rinnovamento riguarda tre temi principali:

  • la continuità delle cure ed un clima di collaborazione tra gli attori;
  • la responsabilizzazione del cittadino (patient engagement, patient activation, patient empowerment);
  • una governance più tempestiva ed efficace, soprattutto a livello locale.

Le soluzioni ICT disponibili sono capaci di affrontare queste esigenze: il mercato è da tempo maturo per portare a sistema le reti, le App sui ‘telefoni’ (!) ed i dispositivi medici domiciliari.

L’OMS nel 2015 ha affermato che nel settore dell’Integrated Care “un rapido cambiamento tecnologico consente lo sviluppo di modelli di cura sempre più innovativi”. I processi sanitari e sociali possono superare in modo efficace i vincoli di spazio/tempo, anche grazie all’ICT. Le tecnologie possono favorire una redistribuzione efficace dei compiti di assistenza, sia tra gli operatori, sia con i pazienti e le loro famiglie, riducendo i costi complessivi e allo stesso tempo migliorando i risultati di salute: da una parte ogni attore può svolgere attività più complesse e assumere maggiori responsabilità, dall’altra tutti gli attori possono sincronizzare meglio le attività e configurarsi insieme al cittadino/paziente come un vero “sistema” coerente e integrato.

Verso Piani sanitari e sociali regionali “nativi digitali”

Le tecnologie non sono certo il fattore scatenante della trasformazione in atto nel Sistema Salute, ma piuttosto offrono opportunità cruciali per amplificarla.

In Europa gli ultimi anni sono stati caratterizzati da Agende Digitali in larga parte intersettoriali, mirate a predisporre le infrastrutture fondamentali della Società dell’Informazione (es. larga banda, identità digitale e anagrafi, trasformazione digitale dei documenti esistenti, fascicolo sanitario).

Adesso è quindi il turno delle Regioni, per innovare i processi all’interno dei propri Piani sanitari e sociali, per esempio con l’attuazione del Piano Nazionale Cronicità. Le Regioni europee più avanzate stanno già realizzando una sequenza coordinata di iniziative locali, che adotta – a seconda del contesto – uno specifico punto di vista in un continuum che comprende anche: Integrated Care, reti cliniche, invecchiamento sano e attivo, soggetti deboli, non-autosufficienza, Long Term Care.

Il focus sanitario principale è parzialmente diverso, ma l’effetto sulla tecnologia è lo stesso; si passa da soluzioni frammentate a Roadmap ispirate dai Piani sanitari e sociali, per coordinare gli aspetti tecnologici delle iniziative locali e affrontare insieme le precondizioni comuni. E’ un percorso difficile che richiede una forte collaborazione tra regioni, ad esempio attraverso il Partenariato Europeo per l’Invecchiamento Attivo e in Salute (EIPonAHA), per cercare di adeguare il passo alla velocità dell’innovazione tecnologica.

Quando la profonda evoluzione culturale qui descritta arriverà a compimento e le strategie regionali sulla salute saranno finalmente native digitali?

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