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Sanità, Gensini: “A caccia del digitale perduto: che serve per innovare l’Italia”

A fronte delle enormi opportunità offerte dal digitale, la situazione attuale in Italia è sconfortante: rarissimi gli esempi di strutture sanitarie in cui esista un’organica applicazione del digitale, assai frequente l’assenza del digitale. Uno sguardo a cause e possibili soluzioni, senza farsi prendere dal pessimismo

Pubblicato il 12 Nov 2018

Franco Gensini

Professore ordinario di Medicina Interna e Cardiologia e Preside della Facoltà di Medicina e Chirurgia, Università di Firenze, Presidente SIT – Società Italiana Telemedicina e Sanità Elettronica

fascicolo sanitario elettronico

Oggi la rivoluzione digitale della medicina si muove soprattutto verso la gestione di dati e processi clinici ricorrendo alla digitalizzazione totale del sistema. In questo senso, l’applicazione del digitale rende e renderà più agevoli le attività cliniche e gestionali attuali e permetterà l’avvio di attività cliniche e gestionali oggi non praticabili proprio per la mancanza del supporto digitale. A fronte di queste grandi possibilità e opportunità la situazione attuale in Italia è problematica, se non sconfortante. Partiamo da un’analisi delle opportunità del digitale nel settore.

Digitale in sanità, una rivoluzione incompiuta

Il “digitale”, cioè il numerico consentirà di contare non sulla punta delle dita, come previsto dall’etimologia del termine, ma con sistemi informatici tutto quello che emerge dallo studio dei pazienti e che è utile per la gestione dei loro problemi. Questo il senso della tanto enunciata e annunciata ma ancora solo assai parzialmente realizzata “rivoluzione digitale” della medicina e della sanità, come di recente ho avuto modo di approfondire al recente evento Aisdet di Bari.

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Per la radiologia, l’evoluzione digitale ha voluto dire la scomparsa delle tradizionali “lastre”, che racchiudevano tutta l’informazione e non erano trasmissibili, sostituite da un supporto che ne consente la condivisione e la refertazione anche a grande distanza. Questo è un aspetto tangibile e importante, ma tutto sommato non centrale. Fondamentale è stato il digitale per lo sviluppo di tecnologie quali la TAC, la risonanza magnetica, la PET. E questo vale in realtà per tutti i settori della medicina, (pensiamo alla gestione dei dati della genomica), della chirurgia (pensiamo alla chirurgia robotica), e più in generale per tutti i dati della sanità.

Sanità digitale e gestione di dati e processi clinici

Oggi la rivoluzione digitale della medicina si muove soprattutto verso la gestione di dati e processi clinici e, quindi, alla digitalizzazione totale del sistema.

L’Italia non è avanti in questo settore. Malgrado la spesa per la digitalizzazione della sanità sia aumentata negli ultimi anni, il nostro Paese è ultimo in Europa per la spesa pro capite: poco meno di 23 euro rispetto ai 65 della Svezia o i 70 della Danimarca. Per di più la situazione italiana è a macchia di leopardo. Nel Veneto, nel Trentino, in Lombardia e nell’Emilia Romagna la diffusione del digitale è avanti, ma in molte altre regioni non è così.

La digital SIT, Società Italiana di Telemedicina e Sanità Elettronica, che ho l’onore di presiedere, opera per focalizzare l’attenzione del mondo della sanità sulla telemedicina e sulla gestione digitale dei dati come strumenti di un modo evoluto di “fare medicina”, in cui gli atti medici e sanitari vengano sostenuti e favoriti dalla possibilità di registrare, scambiare e integrare informazioni senza vincoli di luogo e di tempo.

La medicina digitale non è una medicina particolare, ma la medicina abituale praticata utilizzando le tecnologie digitali. L’applicazione del digitale rende e renderà più agevoli le attività cliniche e gestionali attuali e renderà possibili attività cliniche e gestionali oggi non praticabili proprio per la mancanza del supporto digitale.

Gli esempi sono praticamente infiniti, ma basta pensare alla gestione dei dati clinici dei singoli pazienti, con la loro unicità e con la possibilità di integrarli tra loro e con le banche dati in grado di offrire chiavi di lettura ed elementi di supporto all’approccio diagnostico e alle scelte terapeutiche del medico per praticare la reale medicina di precisione.

Con adeguate metodologie di raccolta e gestione dei dati, ciascun paziente può generare la raccolta dei suoi dati personali, utile per la gestione dei suoi problemi e adatta a favorire per l’intero sistema l’uso personalizzato delle evidenze fornite dagli studi clinici in pazienti selezionali e standardizzati, in rapporto alle caratteristiche del singolo individuo, agli elementi clinici e agli altri trattamenti.

App a supporto delle attività mediche

In questo contesto si colloca anche la messa a punto di programmi in grado di sostenere le attività sanitarie con la creazione di applicazioni specifiche per favorire e rendere più agevoli e precise tutta una serie di operazioni utili e necessarie nella gestione del paziente. Da “applicazioni” si è rapidamente passati in tutto il mondo al più sintetico e confidenziale “app”, e nel mondo sanitario è cresciuta l’attenzione per quanto le app possono fare a supporto dell’attività del medico, dell’accesso e della fruizione di servizi sanitari da parte del cittadino, dello stesso rapporto medico-paziente e del classico triangolo medico-paziente-infermiere.

Agli strumenti classici del medico (il fonendoscopio, lo sfigmomanometro, il martelletto per i riflessi, l’abbassalingua, la lampadina, la penna e manuali sintetici, da portare nella borsa o nelle tasche del camice), si aggiungono oggi gli smartphone e i tablet che contengono dati, linee guida, informazioni, ma anche e soprattutto “app”, che possono sostenere e facilitare il suo lavoro e quello dell’infermiere, di fronte a problemi elementari, come il calcolo di punteggi o di dosaggi, o la decisione dell’approccio terapeutico da seguire in caso di affezioni per cui esistono opzioni diverse e elementi amministrativi di cui tenere conto, oppure come indicare come agire di fronte a problemi infrequenti, che si incontrano di rado nella pratica clinica, ma che proprio per questo vedono il sanitario bisognoso di un supporto chiaro, valido, tempestivo, e in senso stretto, “a portata di mano”.

Questo mi ha convinto, qualche tempo fa, ad affrontare lo sviluppo di app in grado di essere di aiuto al lavoro del medico, garantendo un sostegno operativo alle sue azioni, e trasferendo quanto era utile dalla borsa del medico allo smartphone o al tablet.

Sono nati così i progetti “laborsadelmedico” e “curami”, e la pubblicazione di un volume, “App medicali nella borsa del medico”, nato da un’idea condivisa con Velio Macellari, da lui curato insieme a Ornella Fouillouze, che offre una visione pragmatica e operativa del mondo delle app, delle sue dinamiche e delle sue potenzialità.

Sanità digitale come obiettivo concreto

Sanità digitale quindi come obiettivo concreto, strumento di per sé di organizzazione trasformativa per un coordinamento condiviso, collaborativo e proattivo per la cura del paziente, e ricca di strumenti, quali le app, residenti nello smartphone e/o su piattaforme sanitarie aziendali o regionali, in grado di associarsi agli strumenti classici del medico e dell’infermiere per sostenerne, semplificarne e renderne più sicuro il lavoro.

A fronte di queste grandi possibilità e opportunità la situazione attuale in Italia è problematica, se non sconfortante.

Rari, rarissimi gli esempi di strutture sanitarie in cui esista un’organica applicazione del digitale, assai frequente l’assenza del digitale; numerosi sono gli esempi di impiego modesto e segmentale o subsegmentale del digitale.

I motivi dell’arretratezza italiana

Perché?

  • Perché le competenze digitali in Italia sono in generale poco diffuse.
  • Perché le competenze digitali in Sanità in Italia sono in generale ancora meno diffuse.
  • Perché esiste una “diffidenza” naturale da parte dei medici nei confronti di un cambiamento di cui per lo più non riescono ad individuare i contorni precisi.
  • Perché le azioni di medicina digitale in essere e le proposte sono frammentate e spesso difficilmente riconducibili a linee comuni o almeno compatibili.
  • Perché non esiste una chiara ed esplicita attenzione alle “Linee di Indirizzo” ministeriali.
  • Perché non esiste una politica amministrativa che preveda aspetti premiali per il ricorso al digitale.

Le possibili soluzioni

Quali le soluzioni possibili?

  • Smettere di pensare che una soluzione digitale, per eccellente che sia, abbia facilità di applicazione.
  • Operare fin dall’Università, dai corsi di laurea e dalle specializzazioni ma anche, in parallelo, su tutti i professionisti, sulla formazione per diffondere l’alfabetizzazione digitale in Sanità.
  • Impegnare le società scientifiche e le loro associazioni di riferimento a operare per la diffusione del digitale nei segmenti di loro competenza.
  • Impegnare i professionisti e i fornitori di serviti ICT a co-progettare i diversi segmenti dei Percorsi Diagnostico-Terapeutici Assistenziali (PDTA) in modo compatibile e interoperabile.
  • Disegnare percorsi digitali leggibili e agevoli da comprendere e applicare.

Sostenibilità e medicina di precisione

Il digitale, in una fase della medicina in cui il termine sostenibilità ha finalmente trovato l’attenzione e la centralità che gli compete, può rappresentare una risposta molto significativa che ha anche il grande pregio di muovere il sistema verso un altro termine abusato e ancora poco realizzato nella sanità reale: la medicina di precisione che, lungi dall’essere confinata, come molti ritengono, a pochi elevatissimi esperti di big data dovrebbe rappresentare il comune denominatore di tutto quanto viene quotidianamente fatto per offrire ai malati le migliori cure individualizzate per le loro necessità.

Inutile ricordare l’invecchiamento della popolazione e la conseguente elevata complessità delle casistiche, che in una gestione digitale può trovare un insostituibile strumento operativo.

E d’altra parte anche l’applicazione di quanto previsto dal Sistema Nazionale Linee Guida può rappresentare un potente stimolo per la diffusione del digitale, offrendo modalità semplificate e riproducibili di ricorso alle raccomandazioni previste dalla legge 24/2017.

Solo speranze? Non credo. Il digitale avanza davvero, e credo che almeno alcune delle considerazioni qui riportate possano essere nella linea di una sua progressiva ed efficace applicazione anche nel nostro Paese.

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