il paradosso

Telemedicina, bella ma ignorata in Italia: ecco perché

Le distanze tra medico e paziente si accorciano grazie all’uso crescente degli strumenti di comunicazione digitale. Di contro, il numero di professionisti che utilizzano tecnologie più all’avanguardia, come la telemedicina, è ancora molto basso

12 Giu 2017
Antonino Mazzone

Fadoi - responsabile del progetto

Ilario Stefani

Medicina Interna Legnano FADOI

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I sistemi di comunicazione interumana si stanno trasformando molto velocemente con notevoli implicazioni anche in campo medico-sanitario. Eppure la telemedicina, nonostante consenta grandi vantaggi a pazienti e al sistema sanitario, resta ampiamente sotto utilizzata. Cerchiamo di scoprire i motivi dietro questo paradosso.

I nuovi strumenti decollano

La posta elettronica, le chat, la comunicazione on-line stanno diventando insostituibili strumenti di comunicazione quotidiana. La loro diffusione ha coinvolto anche l’assistenza sanitaria e, in particolare, la gestione di paziente affetti da malattie croniche.

Uno dei metodi di comunicazione tra medico e paziente più diffuso è l’utilizzo della e-mail. L’e-mail permette, a differenza di una semplice telefonata, di ponderare meglio le risposte e lasciare una traccia scritta al Paziente, in modo che abbia la possibilità di rileggere le informazioni date ed eventualmente utilizzare anche in futuro le indicazioni fornite.

Un altro strumento di comunicazione ormai sempre più diffuso è l’utilizzo di sistemi di messaggistica istantanea, uno su tutti Whatsapp. Sempre più spesso i Pazienti stessi chiedono di potersi avvalere di questo sistema per prendere contatto il medico. Una recente ricerca denominata “L’innovazione digitale in Sanità”, condotta dalla School of Management del Politecnico di Milano in collaborazione con la Federazione dell’Associazioni dei Dirigenti Ospedalieri Internisti (FADOI), su un campione di 239 medici di Medicina Interna rappresentativo della situazione nazionale, ha mostrato come quattro internisti su dieci utilizzino applicazioni di messaggistica istantanea per comunicare con i propri Pazienti, mentre il 29% di coloro che ancora non utilizzano tali tecnologie manifesta l’intenzione di farlo in futuro. Emerge inoltre che il 42% dei pazienti interagisce abitualmente con il proprio medico attraverso Whatsapp. Questo sistema permette, infatti, una comunicazione facile, pressoché istantanea, gratuita con il Curante, garantendo inoltre un elevato risparmio di tempo e permettendo di accrescere il rapporto di fiducia tra i soggetti coinvolti.

Ma la telemedicina…

Il rovescio della medaglia, secondario a questo rapido incremento nell’utilizzo delle nuove tecnologie, è rappresentato dai potenziali problemi di sicurezza nella trasmissione di dati sensibili e da problematiche di ordine giuridico (responsabilità); pertanto, dato l’aumento rapido nell’utilizzo dell’information technology ci si attende un rapido sviluppo di strumenti digitali sanitari, volti a far convergere quelli del singolo professionista con quelli messi a disposizione delle Aziende ospedaliere in cui il professionista opera.

In tale ambito la creazione del Fascicolo Sanitario Elettronico (FSE), che ha come obiettivo fornire ai medici, e più in generale ai clinici, una visione globale e unificata dello stato di salute dei singoli cittadini, rappresenta il punto di aggregazione e di condivisione delle informazioni e dei documenti clinici riguardanti il cittadino, generati dai vari attori del Sistema Sanitario. Il FSE contiene eventi sanitari e documenti di sintesi, organizzati secondo una struttura gerarchica paziente-centrica, che permette la navigazione fra i documenti clinici in modi differenti a seconda del tipo di indagine. Pertanto bisogna considerare il FSE non solo come uno strumento necessario a gestire e supportare i processi operativi, ma anche come fattore abilitante al miglioramento della qualità dei servizi e al contenimento efficace dei costi.

Sempre dal punto di vista dell’abbattimento dei costi della Sanità, ottimizzando le risorse e migliorando l’accesso ai Servizi sanitari ai pazienti è da intendersi lo sviluppo di più complessi progetti di telemedicina.

Questi programmi spaziano da servizi di diagnostica a distanza (ad esempio in radiologia attraverso la trasmissione di dati prodotti da strumenti diagnostici, con possibilità di avere una seconda valutazione clinica su un paziente) alle app di tipo clinico – medico, che permettono all’utilizzatore di gestire la propria salute attraverso il proprio cellulare educandolo soprattutto alla prevenzione delle malattie, sino veri e propri servizi di visite a distanza attraverso videochiamate.

L’utilizzo della telemedicina sta diventando sempre più una scelta terapeutica alternativa, soprattutto nella gestione di patologie croniche che comportano lo sviluppo di complicanze multi organo come ad esempio l’ipertensione arteriosa o il diabete mellito. Tali patologie sono in progressivo aumento in tutto il mondo, così come i costi per la loro gestione. Per fronteggiare questa emergenza sanitaria sono stati sviluppati progetti di ricerca che possano rappresentare un modello gestionale anche per altre patologie croniche.

Ne è un esempio l’iniziativa promossa dalla Fondazione Italiana Diabete che, grazie a un finanziamento ottenuto da Fondazione Intesa San Paolo Onlus, ha promosso un servizio di tele-consulenza e tele-educazione per Pazienti di tutte le età affetti da diabete mellito di tipo 1. Il progetto, nato come studio clinico e portato avanti dalle Diabetologie dell’Ospedale di Legnano e dell’Ospedale Niguarda di Milano, ha permesso di confrontare un servizio di tele-consulenze diabetologiche, dietologiche o psicologiche, eseguite via Skype, con quello delle consueta visite ambulatoriali, dimostrando la stessa efficacia dei due approcci, permettendo ai pazienti seguiti in tele-consulenza un forte risparmio in termini di tempo e di costi (in particolare quelli legati alle assenze dal lavoro o dalla scuola). I pazienti si sono dimostrati molto soddisfatti, senza avere la percezione di una scarsa interazione con il Medico.

I buoni risultati ottenuti con questo studio spingono a estendere questa esperienza verso un servizio clinico aperto a tutti con un maggior coinvolgimento del medico di medicina generale, in accordo con le nuove direttive sanitarie che sta promuovendo la Regione Lombardia, ovvero favorire e attivare una gestione integrata delle cure nel territorio in prossimità del malato.

Queste soluzioni sono ancora poco diffuse, ma molte presentano certificazione medicale, e sono per tanto affidabili e sicure. Questa branca della telemedicina prende il nome di m-health (mobile health).

Lo sviluppo di applicazioni per Tablet e smartphone viene incontro, non solo ai pazienti per migliorare la gestione delle patologie e velocizzare la comunicazione con il Curante, ma riveste anche un ruolo molto interessante e importante nel cambiare radicalmente l’approccio clinico – diagnostico nell’assistenza sanitaria. Ad esempio attraverso la fotografia di lesioni dermatologiche fugaci (come nel caso di vasculiti) si può creare una banca dati di consultazione immediata per indirizzare al meglio la pratica clinica, o grazie all’utilizzo di un’app ci si può orientare al meglio su quali esami effettuare, quali terapie con le dosi corrette, con scale per valutare e calcolare la giusta posologia dei farmaci e attenendosi a diagrammi di flusso diagnostico-terapeutico.

Se da un lato lo sviluppo delle Innovazioni dì Digitali in Sanità fa passi da gigante, il numero di professionisti che utilizzano tecnologie più all’avanguardia, come la telemedicina, è ancora molto basso, nonostante la percentuale di medici che vorrebbe farne uso sia molto elevata. Le potenzialità di crescita, dunque, sono enormi.

Le ragioni dello scarso utilizzo risiedono per lo più nell’insufficienza di fondi per l’uso di queste applicazioni.

Insomma il digitale è la nuova frontiera dell’assistenza in medicina e come tutti i nuovi settori richiede investimenti in termini economici al fine di migliorarne la fruibilità e l’utilizzo da parte sia dei medici sia dei pazienti.

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