Blockchain per certificare le competenze: perché può rivoluzionare la scuola | Agenda Digitale

L'approfondimento

Blockchain per certificare le competenze: perché può rivoluzionare la scuola

Il caso di un’associazione interdisciplinare e di due istituti scolastici di Roma offre spunti di riflessione sull’impiego della tecnologia blockchain per certificare le competenze, in particolare nell’ambito dei PCTO e degli esami

12 Lug 2021
Carlo Giovannella

Università di Roma, Tor Vergata

L’impiego della tecnologia blockchain può avere un impatto rivoluzionario sul settore scolastico, ridisegnando i processi di certificazione delle competenze, non solo nel caso di esami ma anche di percorsi formativi come quelli di PCTO – Percorsi per le competenze trasversali. Il caso dell’associazione interdisciplinare Aslerd e di due istituti scolastici di Roma rappresenta un interessante esempio di applicazione dell’innovazione.

Il contesto

Se si escludono le professioni regolate da ordini e specifiche leggi e i concorsi per posizioni nel pubblico impiego, negli altri ambiti lavorativi i titoli di studio stanno perdendo sempre più rilevanza e, ormai, aziende e “cacciatori di teste” valutano i candidati sulla base di liste di abilità e competenze verticali e trasversali, oltre che digitali, suddivise in obbligatorie e auspicabili. Quasi sempre si tratta di abilità e competenze il cui sviluppo raramente viene stimolato – e di certo non certificato – da percorsi di studio canonici. Abilità e competenze che, dunque, i soggetti devono acquisire nel corso di esperienze formative aggiuntive e dimostrarne, poi, il possesso in maniera verificabile.

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Il tema investe, ovviamente, sia il riconoscimento dell’apprendimento informale che quello dell’apprendimento continuo (“Life long learning”). Quest’ultimo a causa degli imprescindibili aggiornamenti richiesti in quasi tutti i settori lavorativi.  Un tema, dunque, di rilievo non solo per l’ingresso nel mondo del lavoro ma anche per la successiva mobilità o riconversione lavorativa.

Gli open badge

Ovviamente un tema di tale rilevanza non poteva non coinvolgere le istituzioni Europee, prima ancora degli attori istituzionali nazionali . Negli anni passati si è cercato di dare una risposta all’esigenza delle microcertificazioni attraverso l’introduzione di badge elettronici. La spinta è venuta essenzialmente dalle fondazioni McArthur (finanziatrice) e Mozilla (braccio operativo) che dal 2010 hanno introdotto e promosso gli “open badge” quali standard internazionali, la cui diffusione in Italia, soprattutto in ambito universitario, è stata sostenuta dal Cineca attraverso il progetto Bestr. In pratica trattasi di loghi elettronici che possono contenere “embedded” metadati che descrivono il tipo di microcertificazione e che possono essere validati attraverso il sito di chi li emette.

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Anche se il significato del termine “open” associato ai badge elettronici non è legato al solo aspetto economico, è pur vero che da qualche tempo stanno perdendo una parte della loro attrattività a causa del fatto che la loro emissione non è più gratuita, neppure su Openbadges.me. Probabilmente è anche a causa di ciò che, dovendosi prevedere comunque un esborso, negli ultimi tempi sta prendendo piede un altro approccio alla certificazione elettronica che prevede la registrazione del certificato su blockchain, ovvero su quello che può essere definito un registro notarile universale decentralizzato, un registro che non fa riferimento ad alcuna istituzione, caratterizzato per altro da un livello di affidabilità mai raggiunto in precedenza (lo stesso associabile alle criptovalute).

Blockchain e certificazioni, gli studi

Vale la pena ricordare quali sono i motivi che hanno spinto molti ricercatori, alcune istituzioni – University of Nicosia (2014), MIT (2015), lo stato di Malta, Open University UK -, e più di recente, un certo numero di start-up e aziende ad immaginare un utilizzo di questa tecnologie in ambito educativo; sintetizzando da “Blockchain in Education”:

  • maggiore fiducia nella certificazione dovuta alla possibilità di individuare in maniera trasparente la sua provenienza, grazie ad una registrazione affidabile e non modificabile (immutabile);
  • maggiore facilità e autonomia nel gestire il proprio e-portfolio di certificazioni e nel metterlo a disposizione a terzi mantenendo il livello di privacy desiderato;
  • facilità nell’effettuare la validazione delle certificazioni on-line con conseguente riduzione del livello di intermediazione istituzionale.

In buona sostanza trattasi del desiderio di superare una burocrazia inutile che non è in grado di assicurare piena affidabilità ai titoli e che limita la sovranità di gestione da parte del loro possessore.

L’esempio di Aslerd

La scarsa significatività di moltissime attività di Alternanza scuola lavoro, trasformate di recente in PCTO (Percorsi per le Competenze trasversali e l’orientamento), sono ben note ad aziende, famiglie e operatori scolastici. Da anni, l’associazione interdisciplinare Aslerd ha cercato di far comprendere, operando sul campo, come questi momenti possano trasformarsi in momenti di crescita in grado di complementare i percorsi curriculari, con forti potenzialità di integrarsi a questi ultimi. Molte le scommesse con le quali confrontarsi: lo scorso anno si è puntato realizzare percorsi di PCTO online.

La scommessa nel 2021 invece è stata quella di proporre agli ISS Amaldi e Ferrari una certificazione volontaria e gratuita delle competenze sviluppate durante il percorso di PCTO, con rilascio di relativo certificato elettronico ancorato ad una blockchain (Leitcoin), verificabile da eventuali terzi ai quali i ragazzi vorranno presentarla in futuro. Gli studenti che hanno aderito all’iniziativa non sono stati moltissimi – il 20% di quelli che hanno partecipato all’esperienza di PCTO – e ancor meno quelli che l’hanno superata, circa il 5%. Non è strano perché la partecipazione ad un percorso formativo (ciò che viene usualmente certificato dalle scuole) è cosa ben diversa dal prepararsi per una certificazione che prevede il superamento di un insieme di prove. Né più e nemmeno ciò che avviene quando ci si sottopone ad una certificazione di lingua straniera.

I precedenti

Non si tratta del primo esempio di utilizzo di registrazioni su blockchain effettuato nelle scuole. In precedenza sia l’ IIS M. Ciliberto – A. Lucifero di Crotone che l’Istituto Villa Flaminia di Roma avevano utilizzato le blockchain, ma per la registrazione del diploma finale di maturità. Questa è la prima volta che all’interno di un percorso scolastico si certifica un ruolo, “Junior Innovator – level C” e le competenze trasversali che si sono sviluppate durante l’esperienza educativa, quale quella di un PCTO.

Importante perché dimostra non solo il livello di serietà che può assumere un percorso di PCTO ma, soprattutto, come sia possibile ragionare, programmare e mettere in campo percorsi didattici basati sullo sviluppo di competenze e certificarle, in un forma che perduri nel tempo e consenta allo studente di utilizzarla nel proprio curriculum e per ogni possibile esigenza futura.

Ciò significa che la scuola, ma anche l’educazione terziaria, potrebbero andare oltre la pratica dominante della trasmissione della conoscenza manualistica per abbracciare un’impostazione basata sullo sviluppo di abilità e competenze certificabili (che, ovviamente, non possono non prevedere adeguate conoscenze teoriche).

La portata rivoluzionaria della tecnologia

Questa impostazione potrebbe rendere inutili gli esami di maturità. Le ammissioni alle università potrebbero basarsi, infatti, sul possesso di competenze minime certificate. D’altra parte è ciò che accade già per le certificazioni di lingue che vengono riconosciute da tantissimi percorsi di studio universitari. Gli studenti, inoltre, per chiudere il cerchio, potrebbero disporre di una moneta “affidabile” e ricercata da spendere per il loro ingresso nel mondo del lavoro.

Vi è dunque un cambio di prospettiva: non più e non solo superamento di aspetti burocratici, disintermediazione e certezza sull’autenticità titolo, ma una vera e propria potenziale macrorivoluzione che potrebbe porre al centro dei percorsi educativi non solo le conoscenze ma anche le abilità e le competenze, nella speranza che si possa invertire la tendenza a produrre “diplomifici” e inutili “aree di parcheggio”. È indubbio che la trasformazione di un case study in un sistema non è un passaggio da poco e al momento la si può annoverare solo tra le visioni utopiche. Oggi, però, le tecnologie ci sono – anche a basso costo – come quelle sviluppate dall’Università di Nicosia e da noi adottate per questo studio di caso. Altre ancora saranno disponibili a breve a seguito dello sviluppo di alcuni progetti europei, quali Qualichain.

Conclusione

Ciò che si richiede al momento è la capacità di indirizzo politico da parte di chi ha responsabilità di governo, si richiede formazione sulla didattica per competenze e si richiede il superamento di barriere culturali come quelle che hanno infranto negli ISS Amaldi e Ferrari. Il PNRR rappresenta un’occasione per rinnovare il sistema educativo e restituire ad esso la dignità che merita, superando la visione emersa durante la pandemia, ovvero quello di un sistema ridotto ad “ammortizzatore economico”. Saremo in grado di cogliere l’occasione?

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