Didattica a distanza, psicologia e user experience: i consigli per lezioni più efficaci | Agenda Digitale

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Didattica a distanza, psicologia e user experience: i consigli per lezioni più efficaci

La scuola si muove ormai su un terreno ibrido, in cui digitale e analogico si incontrano e si arricchiscono a vicenda, in quella che potrebbe definirsi “didattica aumentata”. Alcuni accorgimenti per strutturare le lezioni online seguendo alcuni semplici princìpi della psicologia e della user experience

46 minuti fa
Ivan Ferrero

Psicologo delle nuove tecnologie


La didattica a distanza pare oramai destinata a essere una compagna nel presente ma soprattutto nel futuro dei nostri figli.

Se infatti sarà inevitabile un ritorno alla didattica in presenza, e tutti noi speriamo che questo avvenga il prima possibile, comunque questo periodo di DAD forzata lascerà un segno, fosse anche per la possibilità di permettere ai ragazzi assenti di seguire ugualmente le lezioni, oppure ai professori di fornire didattica anche nel caso fossero impossibilitati a recarsi fisicamente presso la sede dell’Istituto.

Nonostante oramai tutte le scuole si siano organizzate per fornire questo tipo di lezioni, rimangono tuttavia alcune criticità, soprattutto nell’impostazione delle unità didattiche.

Fortunatamente è possibile strutturare delle lezioni online seguendo alcuni e semplici princìpi della psicologia e della user experience, ossia quella scienza che studia come rendere gli strumenti, anche digitali, più semplici e gradevoli da utilizzare e a prova di errore umano. Ecco allora pochi semplici consigli per rendere la didattica a distanza più fruibile e di maggiore impatto.

Il sovraccarico cognitivo e la information overload

Il sovraccarico cognitivo e la information overload sono le prime trappole in cui ho visto cadere molti insegnanti, complice anche un’urgenza così improvvisa che gli ha impedito di fare un passo indietro e studiare prima un piano di azione.

Il risultato è stata una disorganizzazione della struttura stessa della didattica e della singola lezione che ha comportato numerosi disagi.

Infatti, non possiamo chiedere ai nostri ragazzi, già molto frammentati per via della loro età, di ricomporre da soli ciò che noi gli proponiamo estremamente frammentato.

Inoltre, lo studio comporta già di per sé un notevole carico cognitivo: rendere ai nostri alunni più agevole la didattica li aiuta a concentrarsi su ciò che conta realmente.

Consiglio n.1: evitare la frammentazione delle piattaforme e delle applicazioni richieste per la didattica

Per i documenti indirizzate i vostri alunni sullo spazio condiviso di Google Drive, poi per condividere i files usate WhatsApp con un gruppo di alunni, con un altro usate l’email, e con un altro ancora invece indicate solamente il link.

Se avete appena provato confusione nel leggere e tenere in mente tutti questi passaggi, allora pensate a come può essere difficile per i vostri ragazzi, considerando che tutto questo avviene per ogni docente.

E come è difficile per voi, che probabilmente avete numerose classi da gestire, tenere in mente a chi inviare il messaggio di WhatsApp, a chi l’email e così via.

Per evitare questa frammentazione è necessario individuare un’unica piattaforma che sia in grado di gestire e contenere ogni tipo di file.

In questo modo ai ragazzi viene chiesto di imparare un’unica interfaccia, con enorme sgravio cognitivo.

L’avere un’unica piattaforma inoltre permette anche di evitare che i ragazzi debbano saltare da un luogo all’altro, quindi con il vantaggio di una riduzione di dispersione.

Tuttavia, non tutte le piattaforme sono ottimizzate per ogni tipo di contenuto, per cui in alcuni casi può essere più utile ricorrere a diverse soluzioni ad hoc: alcune piattaforme sono specializzate nei documenti, altre nei video, altre ancora nei quiz.

In questo caso è possibile seguire una strategia “hub and spoke”, ossia mantenete una piattaforma unica dalla quale poi i vostri ragazzi possono venire indirizzati nei vari link esterni.

Ad esempio, potete usare i documenti di Google Drive (o Classroom), uno per ogni lezione, in cui inserite testo e immagini come fosse un documento Word, e allegate i link ad eventuali video di YouTube da vedere e quiz da fare (ad esempio attraverso Kahoot).

Si tratta di una strategia differente dal semplice inviare i rispettivi link via email o via WhatsApp: in questo caso voi indicate ai ragazzi un unico luogo e che è sempre quello, come ad esempio la cartella in Gsuite della loro classe, e loro all’interno trovano il documento della lezione del giorno, all’interno del quale troveranno anche i link alle risorse esterne.

Il vantaggio per voi docenti è che non avrete mille link da comunicare, ma solamente l’indicazione della nuova lezione su Gsuite.

Un altro vantaggio è che gli alunni avranno un unico luogo da ricordare nel caso avessero bisogno di rivedere il materiale o le indicazioni di voi docenti.

Questa coerenza a livello di Istituto ci viene in aiuto anche per un altro motivo: in caso di indecisione molto probabilmente i ragazzi chiederanno ai loro compagni anche di altre classi, in una sorta di supporto tra pari, per cui noi possiamo avvalerci di questa rete di supporto informale e non ufficiale per sgravarci di un po’ di carico.

Consiglio n.2: un unico flusso di comunicazione

Il principio dell’unica piattaforma riguarda anche il flusso di comunicazione con i vostri alunni.

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Ricordarsi le corrispondenze di ogni canale di comunicazione per ogni singola persona è deleterio, oltre che inutile, sia per i vostri ragazzi che per voi docenti.

Molto meglio quindi individuare un unico canale di comunicazione a livello di Istituto.

Ad esempio, creare un indirizzo email istituzionale per ogni alunno, in modo che siate sicuri che tutti possano ricevere le comunicazioni, e che a voi basti ricordare solamente un canale.

Ne beneficeranno anche i vostri alunni, che così avranno un luogo dedicato per le comunicazioni con voi: l’idea qui è di rendere automatico questo processo, per cui i vostri alunni non debbano ogni volta chiedersi come contarvi o dove andare a rivedere una determinata comunicazione.

Consiglio n.3: coordinate le attività didattiche tra voi docenti

Se ogni docente si muove ed agisce per conto proprio il rischio di sovraccarico cognitivo per i vostri alunni è molto forte.

La velocità del digitale ci rende molto difficile percepire i confini: un click ci comporta così poco tempo e così poco sforzo fisico e mentale che rischiamo di non vedere che dietro quel semplice click ci saranno forse ore di studio.

A questo aggiungete la situazione particolare che tutti noi, quindi anche i vostri ragazzi, stiamo vivendo.

Come noi, anche i vostri alunni potrebbero avere difficoltà di spazi e privacy, per cui studiare quella pagina potrebbe per loro comportare molto più tempo.

E’ pertanto molto importante che vi coordiniate tra voi docenti, perché nel digitale è molto facile assegnare quella pagina in più e quindi di troppo.

Consiglio n.4: definire confini di spazio e di tempo anche nel digitale

Un consiglio che mi sento di dare a voi docenti per aiutarvi a non incorrere nel burnout digitale.

In questo l’immediatezza e la non localizzazione del digitale non aiuta.

È possibile evitare di ricevere e dovere rispondere a decine di email al giorno semplicemente riducendo il numero di email scambiate.

Questo è possibile “imitando” nel digitale ciò che già avviene in presenza nelle classi: i momenti collettivi.

Anche se siete online nessuno vi impedisce di correggere i compiti esattamente come fareste in presenza in un’aula, ma in questo caso attraverso la videolezione.

Lo stesso consiglio vale per i feedback: anziché inviare ogni singolo feedback ad ogni singolo alunno potete prevedere dei momenti collettivi.

Nell’organizzare questi momenti definite bene dove e quando, in modo che sia chiaro che voi risponderete alle domande solamente in quella finestra di tempo, esattamente come fareste con una lezione in presenza.

Ovviamente questo dovrà essere chiaro anche ai genitori.

Consiglio n.5: adattare la singola lezione al mezzo digitale

Il digitale è un ambiente particolare che risponde a regole tutte sue, e che spesso non troviamo nell’offline.

A questo contribuiscono sia la tecnologia utilizzata per gli strumenti digitali, sia la nostra fisiologia, e numerose ricerche oramai ci indicano che noi usufruiamo del digitale in un modo completamente e differente dispetto all’analogico.

Traslato al nostro discorso: una lezione online non è semplicemente è il copia/incolla della lezione offline.

È oramai consolidato che nel digitale il nostro occhio non legge il testo seguendo i movimenti oculari tipici della carta stampata, bensì si muove secondo lo skimming, ossia la persona sorvola il testo alla ricerca di parole chiave e frasi significative, e solo in un secondo momento si sofferma sui vari paragrafi.

Le regole della scrittura per il Web ci consigliano di:

  • Preferire gli elenchi puntati per gli elenchi e solo in un secondo momento trattare i vari punti in modo più esaustivo, se occorre
  • Utilizzare il grassetto per evidenziare le parole e i punti salienti
  • Usare paragrafi di poche righe e distanziati tra loro con una riga vuota
  • Molto probabilmente i vostri alunni consulteranno il materiale da un cellulare, per cui dovete assicurarvi che la formattazione sia leggibile anche in uno schermo dalle dimensioni così ridotte

Un altro accorgimento per ovviare alle limitazioni del testo consumato nel digitale è la sua sostituzione con del contenuto multimediale, ad esempio attraverso dei video di YouTube.

In questo caso voi dovrete comunque provvedere ad una spiegazione del video proposto.

Consiglio n.6: ridurre l’errore umano fin dalla base

Nel campo della user experience c’è un motto: don’t make me thing, ripreso da un celebre libro di Steve Krug.

L’errore umano è sempre dietro l’angolo, per cui nella strutturazione della nostra didattica a distanza dobbiamo prevenire questi errori.

Per ottenere questo risultato dobbiamo fare in modo che il nostro ragazzo sia il più possibile guidato lungo le sue operazioni e che quindi possa concentrarsi su ciò che conta realmente: studiare.

Tutto il resto, dall’organizzazione del contenuto al doversi ricordare come dove e quando reperire il materiale, è un di più che non fa altro che aggiungere carico cognitivo inutile per il nostro scopo.

Oltre ad organizzare la didattica come già descritto sopra, ci viene in aiuto la stesura delle policy, ossia una guida su come gli alunni usufruiranno della nostra didattica, che adotti questi accorgimenti:

  • Policy molto chiare
  • Dove, come, quando per ogni aspetto della didattica
  • Specificare sempre la scadenza per i vari compiti
  • Rimanere in un numero molto limitato

Le opportunità della didattica a distanza

La didattica a distanza non è un fenomeno circoscritto al momento particolare che stiamo vivendo, ma è qualcosa destinata a rimanere.

Quando torneremo in classe difficilmente verremo chiamati a strutturare delle lezioni puramente online, tuttavia siamo ormai entrati in una Scuola che si muove su un terreno ibrido, in cui digitale e analogico si incontrano e si arricchiscono a vicenda, in quella che io definisco “didattica aumentata”.

Quindi, se abbiamo l’opportunità per rendere la nostra didattica più fruibile e di maggiore impatto, perché non approfittarne?

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Bibliografia e sitografia

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Vygotsky, L. S. (1997). “The history of the development of higher mental functions,” in The Collected Works of L. S. Vygotsky: Vol. 4, eds R. Rieber and A. Carton (New York, NY: Plenum Press), 1–26.

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