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competenze digitali

DigCompEdu: ecco come dev’essere il docente della scuola digitale

Il valore del quadro DigCompEdu per la penetrazione dell’innovazione nella Scuola italiana oggi: in un momento in cui l’onere dei cambiamenti pesa tutto sui docenti, il framework europeo fornisce gli strumenti per mettere ogni attore della Scuola digitale nelle condizioni di indirizzare il proprio contributo

23 Feb 2018

Angela Maria Sugliano

EPICT Italia, ELKM-DIBRIS, DISFOR Università di Genova


Abbiamo da dicembre 2017 la versione definitiva del quadro di competenza DigCompEdu il documento che descrive le competenze di cui deve essere in possesso chi insegna: un documento che è diretta espressione della Commissione Europea (che ha commissionato il lavoro al suo Centro di Ricerca – JRC, Joint Research Center), un documento che recepisce in modo maturo la conoscenza ormai patrimonio delle tante esperienze di Scuola Innovativa digitale realizzate dal mondo della Ricerca e della Scuola.

La versione definitiva del framework DigCompEdu riporta tutti gli elementi distintivi descritti nell’articolo comparso su questa rivista a luglio 2017 e modifica in modo sostanziale solo un elemento, quello dell’area di competenza sull’impegno professionale del docente (Professional Engagement) da cui è stata “stornata” la competenza di “gestire dati digitali”.

Con questo articolo vogliamo tracciare una breve storia della Competenza Digitale e identificare il valore del quadro DigCompEdu per la penetrazione dell’innovazione nella Scuola italiana oggi.

Leggi: Competenze digitali, dall’Europa all’Italia la strategia per uscire dall’emergenza

Ue, faro su innovazione e competenze digitali

Dal marzo 2000 quando a Lisbona nelle conclusioni della Presidenza del Consiglio Europeo si tracciava la strategia per i futuri anni dell’Unione con l’obiettivo di divenire l’economia basata sulla conoscenza più competitiva e dinamica del mondo, l’attenzione al concetto di innovazione è iniziata ad essere altissima: bandi e finanziamenti europei hanno iniziato a puntare sull’innovazione a tutti i livelli, e il tema del “digitale” è stato fra i dominanti.

Un’altra pietra miliare nella storia dell’innovazione digitale è la Raccomandazione del Parlamento e del Consiglio Europeo 2006/962/CE sulle competenze chiave per l’apprendimento permanente: è qui infatti che per la prima volta in documenti ufficiali, compare la competenza digitale descritta come il saper utilizzare con dimestichezza e spirito critico le tecnologie, al pari della competenza di espressione nella lingua madre.

Da qui sono nate molte iniziative finalizzate alla descrizione della competenza digitale che si è subito configurata – soprattutto con le iniziative di e-government e l’esplosione delle tecnologie per la comunicazione – come una competenza che investe tutti i cittadini non solo il mondo delle professioni.

I portatori di interesse dei vari settori (gruppi di ricerca, associazioni, enti governativi) hanno iniziato a lavorare per descrivere in modo puntuale e concreto la competenza digitale (per un dettaglio della “storia” della definizione di competenza digitale si veda Sugliano 2016), e il risultato delloro lavoro ci ha portato oggi ad avere 1) un quadro europeo per le competenze digitali delle professioni del settore dell’Information Technology (lo European eComeptence Framework),2) un quadro europeo sulle competenze digitali dei cittadini (prima nel 2015 con il lavoro di Cedefop incluso nel Curriculum vitae europeo e oggi con il quadro DigComp2.0 sviluppato dal JRC).

Una “vision” del docente per la scuola digitale

Anche nel settore delle competenze digitali per la Scuola la comunità scientifica e professionale ha molto lavorato per definire cosa significasse nel concreto “essere in grado di usare le tecnologie digitali per insegnare e imparare”. Fra le tante esperienze possiamo ricordare il progetto Self Review Framework realizzato dal Becta (British Educational Communications and Technology Agency) – concluso nel 2011 – il progetto europeo uTeacher – teachers’ professional profiles in ICT for Education, concluso nel 2005, il quadro di competenze sviluppato da UNESCO nel 2008 e poi aggiornato per l’ultima volta nel 2011 (Unesco ICT Competence Framework for Teachers), il progetto europeo EPICT – European Pedagogical ICT Licence – dalla cui conclusione(2005) ha originato un Consorzio europeo e internazionale che continua ancora oggi ad operare (In Italia presso l’Università di Genova) con il rilascio di una Certificazione basata sul Syllabus sviluppato durante il progetto e sempre tenuto aggiornato nel tempo.

DigCompEdu si propone davvero come la sintesi del lavoro svolto dai tanti gruppi di ricerca: un documento autorevole, sintetico ma dettagliato, capace di tracciare la “vision” di come dev’essere il docente che lavora oggi nella Scuola digitale.

Per comprendere il valore che DigCompEdu ha per la crescita della Scuola digitale, possiamo richiamare il modello di diffusione dell’innovazione messo a punto da Rogers[1].Una innovazione entra in un contesto in punta di piedi (con gli innovators) e inizia ad essere agita da pochi che subito l’adottano (early adopters): è quanto è accaduto dal 2000 a prima del PNSD (ottobre 2015) con le tante azioni del governo per la Scuola digitale (da ForTIC alle Classi 2.0, azioni LIM, azioni WiFi,…).

Il grande contributo di visibilità (e di risorse!) che il PNSD ha fornito alla Scuola Digitale ha svegliato l’interesse di una prima maggioranza (early majority) che – nelle parole di Rogers – si lascia convincere solo dalla concretezza e dei risultati dell’innovazione.

E’ qui che a parere di chi scrive può risiedere il valore del framework DigCompEdu: nel suo descrivere in modo ufficiale e sintetico il “piano di lavoro” che ogni insegnante deve affrontare per tener testa alla rivoluzione che le tecnologie portano nel proprio modo di lavorare. Una seconda maggioranza (late majority) seguirà i primi forse seguendo un processo di normalizzazione: si fa così, mi adeguo! I ritardatari (laggards), arriveranno.

Modello di diffusione di una innovazione – Rogers 1962

DigCompEdu, per la scuola digitale serve il contributo di tutti

DigCompEdu darà valore anche alla qualità della formazione per i docenti: i corsi da oggi dovranno esplicitare a quali delle competenze generali del quadro di competenza sono finalizzati.

DiCompEdu dà valore anche alle Certificazioni oggi esistenti per il mondo della Scuola. I Sillabi dettagliati delle Certificazioni permettono di concretizzare la descrizione di alto livello fornita da DigCompEdu e dare quindi concretezza e sostanza all’attestazione di competenza. E’ il caso della Certificazione EPICT che ha subito recepito il framework europeo mappando il proprio syllabus di competenza sul framework europeo e assicurando una Certificazione di competenza dettagliata e coerente con quanto indicato dall’Europa.

Come ogni framework (ma con l’autorevolezza della dimensione europea) DigCompEdu fornisce  gli elementi necessari per circoscrivere e dominare l’emozione e i timori che accompagnano l’introduzione dell’innovazione, mettendo ogni attore della Scuola digitale – ricercatori, docenti, genitori, parti interessate, istituzioni –  nelle condizioni di indirizzare il proprio contributo. Un contributo necessario per il mondo “in fermento” della Scuola digitale: i docenti stanno affrontando cambiamenti profondi e a loro va riconosciuta (e supportata) la doppia responsabilità che assumono quando adottano il nuovo digitale: da un lato il cambiamento determinato da modalità di lavoro sempre più dinamiche e pervasive, dall’altro l’ ampliamento di responsabilità educativa a un ambito ancora molto sconosciuto, che promette grandi risultati, ma che nasconde anche grandi pericoli.

[1] Rogers, E. (2003). Diffusion of Innovations, 5th Edition. Simon and Schuster. ISBN 978-0-7432-5823-4.

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