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alfabetizzazione digitale

Fondi Ue per la scuola, opportunità per i futuri cittadini digitali

Una scuola in grado di formare, fin dalla prima infanzia, a una comprensione profonda del digitale, in un’ottica di cittadinanza e di preparazione al lavoro. E’ questo il senso di molti dei piani con cui le scuole si apprestano a usufruire dei Fondi Ue 2014-2020. Un’occasione da non perdere nonostante (alcuni) malumori

19 Feb 2019

Antonio Guadagno

Ingegnere, consulente informatico, docente, formatore


E’ forte l’attenzione alla diffusione delle competenze digitali, ormai essenziali anche in ottica del futuro nel mondo del lavoro, riservata nei piani programmatici presentati dalle scuole nell’ambito della Programmazione 2014-2020 del Programma Operativo Nazionale (PON) del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, intitolato “Per la Scuola – competenze e ambienti per l’apprendimento“, finanziato dai Fondi Strutturali Europei.

Nuovi approcci di alfabetizzazione che, partendo dai primi livelli di istruzione (scuola dell’infanzia) preparino a comprendere il digitale oltre la superficie dell’uso dei dispositivi, in un’ottica di cittadinanza digitale.

In questa prospettiva sono stati previsti piani di formazione anche per il personale scolastico, in modo da promuovere la diffusione di contenuti didattici digitali e di risorse di apprendimento online già ai primi livelli di istruzione.

Rispetto alle programmazioni precedenti, infatti, quella in corso è stata allargata a tutto il territorio nazione, includendo anche le scuole dell’infanzia oltre a quelle del I e del II ciclo di istruzione.

Finanziamenti europei per la scuola

L’attuale Programmazione 2014-2020, la quarta, ha avuto a disposizione un budget complessivo di poco più di 3 miliardi di euro così diviso:

  • 2,2 miliardi circa stanziati dal Fondo Sociale Europeo (FSE) per la formazione di alunni, docenti e adulti;
  • 800 milioni dal Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (FESR) per laboratori, attrezzature digitali per la Scuola e per interventi di edilizia.

Il PON è articolato in 4 assi ciascuno con i propri obiettivi specifici, ma due sono dedicati prettamente alle scuole:

  • “L’Asse 1 – Istruzione” punta a migliorare la qualità del sistema di istruzione e a favorire l’innalzamento e l’adeguamento delle competenze, promuovendo una maggiore partecipazione ai percorsi formativi e ai processi di apprendimento permanente.
  • “L’Asse 2 – Infrastrutture per l’istruzione” ha come obiettivo la riqualificazione delle infrastrutture e il potenziamento delle dotazioni tecnologiche e degli ambienti di apprendimento.

Per l’Asse 1 gli Avvisi pubblicati comprendono le Competenze di base e di cittadinanza globale, l’Inclusione sociale e lotta al disagio, l’Orientamento e l’Alternanza scuola-lavoro, l’Integrazione e accoglienza e la Cittadinanza europea, senza dimenticare la Cittadinanza e creatività digitale.

Alcuni di essi sono già alla seconda edizione.

Per l’Asse 2 gli Avvisi pubblicati riguardano i Laboratori didattici innovativi, l’Edilizia scolastica, gli Ambienti digitali e LAN-WLAN.

Verso nuovi approcci di alfabetizzazione

Leggendo con attenzione le finalità sia dell’Asse 1 che dell’Asse 2, ma soprattutto spulciando i piani programmatici presentati dalle singole istituzioni, si potrà notare che tutti gli obiettivi, direttamente o indirettamente, sono stati spesso fatti convergere nella diffusione delle competenze digitali nella scuola, considerate ormai essenziali anche per l’inserimento nel mercato del lavoro.

Molti istituti comprensivi (infanzia, primaria e primo grado) si sono focalizzati, soprattutto per gli avvisi di settore, verso nuovi approcci di alfabetizzazione: Pensiero Computazionale, logica booleana, Coding unplugged, pixel art, esperienze di making, robotica educativa e internet delle cose.

Tutti percorsi più che dignitosi se indirizzati nel preparare, stimolare e accompagnare studentesse e studenti a comprendere l’uso delle tecnologie digitali oltre la superficie, sviluppando capacità di comprensione e interpretazione critica in modo da affrontare la complessità di una società che cambia vorticosamente.

Per quanto riguarda gli alunni più grandi (I e II grado), la centralità voluta dal MIUR si è incentrata sulla Cittadinanza digitale: da una parte educazione all’uso positivo e consapevole dei media e della Rete, anche per il contrasto alla diffusione del cyberbullismo; dall’altra educazione alla valutazione della qualità delle informazioni e alla loro lettura (Big & Open Data) in ambienti digitali.

Digitale e lavoro: l’importanza delle soft skill

Per fortuna, la programmazione è ancora in essere per cui sarebbe opportuno rileggere con attenzione l’Osservatorio delle Competenze Digitali 2017, per ottimizzare ulteriormente l’utilizzo delle risorse disponibili.

Il digitale fungerà da traino alla creazione di posti di lavoro che necessitano di nuove competenze e, purtroppo o per fortuna, sarà la causa della trasformazione (se non scomparsa) di impieghi sostituibili da processi automatizzati.

Si radicheranno nuove figure in grado di contestualizzare strategie di business ed evoluzioni tecnologiche, nuove professioni nella Sicurezza e nell’ambito dell’Industria 4.0.

E’ a tal proposito fondamentale reclutare esperti veramente qualificati che consegnino alle nuove generazioni non solo skill di natura tecnologica, ma essenzialmente soft skill, quali pensiero critico, creatività e intelligenza emotiva, capacità di leadership e di gestione del cambiamento.

Digitale e istruzione: questione di “vision”

Da qualche tempo, dall’interno della Scuola, si alzano voci contrarie a questa “inondazione” di progetti, le cui attività, secondo opinione in via di diffusione, rischiano di distogliere dalla didattica in senso classico, poiché distraggono gli alunni allontanandoli dallo studio delle discipline “curriculari” e trasformano i docenti in quadri aziendali sempre alla ricerca di piani da mettere in cantiere; facendo perdere alla scuola la sua funzione educativa e formativa primaria.

Per gran parte degli operatori, al contrario, non si devono assolutamente “rimandare indietro” questi tesoretti, unica fonte per consentire agli alunni di rimanere al passo con la vita oltre la scuola.

Naturalmente, diventa fondamentale la “vision” che si vuole dare all’istruzione scolastica nei prossimi anni e progettare gli interventi finanziati in maniera coerente e strategica, e non solo per poter gestire qualche migliaio di euro.

E’ chiaro che, in una visione asettica, il PON è una fondamentale risorsa per innovare le istituzioni scolastiche, anche se non può essere l’unico deputato al rinnovamento e alla riconfigurazione in chiave tecnologica e attuale delle organizzazioni educative.

Altrimenti rimarrà solo sulla carta il fondamentale obiettivo della creazione di “smart school“, di scuole cioè sempre più in rete, connesse e integrate con il territorio e con la realtà produttiva, innovative nell’utilizzo degli spazi, delle tecnologie e degli approcci didattici.

E’ compito di tutti gli attori che ruotano attorno al pianeta Scuola, e questo in coerenza con il Piano Nazionale Scuola Digitale (PNSD), avvicinare senza indugi il sistema scolastico al mondo delle aziende nell’ottica di ridurre sempre più lo scarto tra le aspettative esterne in termini di figure professionali e le competenze in uscita dei giovani che si affacciano al mondo del lavoro.

Se, ad esempio, mia figlia, uscendo da un sistema di istruzione tecnica, non si troverà spaesata in termini di evoluzioni tecnologiche e soprattutto di interpretazione critica rispetto a quanto richiesto dal settore di riferimento, allora ben vengano i progetti e i percorsi dei Fondi europei. E ben vengano, con buona pace di genitori e docenti, anche i sacrifici di sedute pomeridiane da parte degli alunni.

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