Questo sito web utilizza cookie tecnici e, previo Suo consenso, cookie di profilazione, nostri e di terze parti. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsente all'uso dei cookie. Leggi la nostra Cookie Policy per esteso.OK

la scommessa

Libero libro in libera scuola: perché autoprodurre i testi e come fare

Dal 2014 non esiste l’obbligo dell’adozione dei libri di testo, ma non c’è stata la rivoluzione attesa e le famiglie continuano a fare i conti col caro-scuola. Ci sono però alcuni arditi insegnanti che si cimentano nell’auto-produzione. Raccontiamo l’esperienza del progetto “sognare sugli atlanti”,

07 Giu 2019

Nicoletta Vitali

Dirigente Scolastico IC Eugenio Donadoni di Sarnico (BG)


Per un docente, la scelta di un libro di testo che si rivela inadeguato alle aspettative e agli obiettivi didattici della progettazione disciplinare predisposta per la classe di riferimento, lo priva del supporto di uno strumento didattico essenziale.

Libri di testo auto-prodotti, quali caratteristiche

Se il problema è comune, il confronto con altri colleghi può portare alla scelta radicale di auto-prodursi il proprio libro di testo. Per lavorare su questo progetto, servono creatività, solide competenze disciplinari e affiatamento, oltre ad un adeguato bagaglio di competenze digitali. Per realizzare uno strumento alternativo al libro propostoci dalle case editrici, bisogna dotarlo di caratteristiche quali: la flessibilità, l’interattività, la multimedialità e i contenuti attendibili ed esaustivi.

Dal 2014, con la Nota Miur n. 2581, non esiste l’obbligo dell’adozione dei libri di testo. La nota ministeriale è stata pensata probabilmente per ridurre i costi per le famiglie, ma anche per permettere ai docenti la scelta autonoma di utilizzare risorse diversificate; si tratta in definitiva del riconoscimento della loro professionalità e attività didattica, pari a quella degli autori dei libri di testo canonici. Sono passati cinque anni e lo stato dell’arte è che non c’è stata una rivoluzione, nell’adozione dei testi scolastici: la stragrande maggioranza dei docenti utilizza ancora libri di case editrici, pronti all’uso. Ogni anno, a maggio, si tende a contenere i costi dei libri di testo per le famiglie, per evitare il superamento della soglia di spesa massima, stabilita dal Ministero. Uno dei modi utili per non correre rischi è adottare un libro di testo autoprodotto.

Cosa spinge un insegnante ad auto-produrre un testo

Per quale motivo alcuni insegnanti decidono di realizzare in completa autonomia il loro personale libro di testo? Quali domande sorgono nella mente di un insegnante, quando si accinge a questo arduo compito? Ho chiesto a un docente di italiano, storia e geografia della mia scuola, che quattro anni fa, con un manipolo di altri tre colleghi, ha percorso con successo la strada verso un traguardo che non si raggiunge mai, perché tutto è rivedibile e aggiornabile, ogni anno, anche e soprattutto con il contributo degli studenti.

Queste sono le domande cruciali, il problem posing da cui tutto è scaturito: Com’è possibile insegnare questa disciplina (Geografia) in modo significativo se tutto quello che abbiamo nel manuale è una sequenza di monti, di laghi, di fiumi, di confini? Se i temi interessanti sono appena accennati? Se si affronta l’Africa subsahariana senza nemmeno l’ausilio di una cartina? Se in calce ad una incongrua cartina dell’Asia centrale, dove compare il Lago di Aral, si sbriga laconicamente, con una nota di venti parole, la trattazione del più grande disastro ambientale di tutti i tempi? E va bene che questa è l’epoca delle “competenze”, ma davvero si pensa di costruire delle competenze attorno a “conoscenze” così evidentemente inadeguate?

Il progetto “Sognare sugli atlanti”

Il risultato di quattro anni di lavoro è un testo interattivo e multimediale adottato nella secondaria di 1° grado, dall’onirico titolo “Sognare sugli Atlanti”, suddiviso in tre volumi, che si può trovare nelle risorse disciplinari dei blog dell’Istituto. Il processo di costruzione è durato due anni, e Vincenzo Sciacca, ideatore e motore dell’iniziativa, lo descrive così: “Stabilite alcune linee guida, in modo particolare relativamente al reperimento delle immagini (che volevamo assolutamente libere da copyright), e individuato un format (carattere, tipo di file, dimensione delle immagini, ecc.) ciascun docente ha autonomamente sviluppato un certo numero di temi, producendo materiali che il sottoscritto ha poi provveduto a impaginare, uniformare graficamente e caricare sul blog o sui padlet. Tutti i materiali sono stati prodotti in soli due anni: un lavoro enorme, condotto prevalentemente in estate e nei week end e “armonizzato” anche grazie a un vorticoso scambio di email. Un lavoro, voglio precisare, non retribuito, volontario, fatto per semplice passione. E per scommessa*. Sognare sugli atlanti non è propriamente un ebook, ma una esuberante, e per certi versi caotica, raccolta di materiali diversi, che si amplia in continuazione e che in continuazione viene limata ed emendata, un work in progress che non potrà mai essere concluso. Ovviamente un’opera del genere non può essere priva di difetti. Il suo pregio non consiste certo nell’essere perfetta, ma nell’essere perfettibile. Nel fatto cioè che possiamo metterci le mani “dentro”, adattandola di volta in volta alle classi che abbiamo davanti, correggendo le sviste che ci vengono segnalate, ampliandone i contenuti in direzioni spesso indicate dall’attualità internazionale”.

I tre volumi prodotti offrono una serie di approfondimenti, impensabili su un manuale tradizionale, che spesso assumono la forma del digital storitelling, realizzati con Adobe spark.

Il secondo e il terzo volume sono qua e là accompagnati da materiali in inglese, che utilizziamo per le attività CLIL (Un esempio lo troviamo qui)

Il volume è corredato inoltre da alcuni “atlanti”, anche questi autoprodotti (Story Maps). Gli atlanti vengono proposti agli alunni non tanto come occasione per approfondire determinati contenuti, quanto come modello da seguire per impaginare le loro ricerche.

La scommessa è stata vinta. La qualità del lavoro svolto è stata riconosciuta anche dai moltissimi docenti di altre realtà scolastiche, frequentatori del blog, e da articoli comparsi su siti dedicati alla scuola. Molte altre risorse didattiche sono disponibili per gli alunni e per le loro famiglie, oltre che per gli utenti della rete.

Prossimo step: l’educazione civica

La prossima sfida che ci apprestiamo ad affrontare sarà le realizzazione di un analogo libro di “Educazione civica”, disciplina da pochi giorni reintrodotta nel curricolo disciplinare, così come è stato deciso nel maggio di quest’anno.

Ci daremo circa un anno di tempo per imbastire un primo testo multimediale che traduca i dettami del disegno di legge del 2 maggio 2019, approvato dalla Camera, anche valorizzando la documentazione dei progetti di Cittadinanza attiva e responsabile (Cittadinanza e Costituzione) che la scuola realizza ogni anno. Il contributo al progetto del libro auto-prodotto da parte dei docenti sarà trasversale alle discipline d’insegnamento e l’apporto sarà a più voci. L’opportunità offerta dalla scelta di auto-produrre i libri è data anche dall’esercizio della capacità di lavorare costruttivamente in gruppo (docenti e alunni), di imparare, con l’affiancamento dei docenti più esperti, la gestione delle risorse multimediali, la ricerca efficace di contenuti attendibili in rete, la gestione dei contenuti da pubblicare sul sito della scuola, la disciplina della tutela del copyright e dei dati personali. Successivamente, in un futuro prossimo, intendiamo allargare la proposta di collaborazione anche alle altre scuole del nostro territorio.

@RIPRODUZIONE RISERVATA

Articolo 1 di 4