skill mismatch

Mancanza di competenze per il lavoro: ecco perché la Scuola non può far tutto da sola

Si chiede a gran voce che la scuola evolva le proprie modalità didattiche aprendo l’attività educativa alla formazione delle nuove professionalità emergenti, non solo per il digitale. Ma la scuola non può essere ridotta ad agenzia formativa: deve ridurre la povertà educativa e promuovere la competenza alfabetica funzionale

09 Giu 2022
Antonio Guadagno

Ingegnere, consulente informatico, docente, formatore

skills

È da un po’ di tempo che si discute di “skill mismatch”, ossia della difficoltà di reperire persone con competenze adeguate ai profili professionali richiesti, con l’impatto della pandemia che ne ha probabilmente acuito gli effetti.

E un tema altrettanto dibattuto, da sempre, riguarda il ruolo della Scuola: quali competenze devono essere formate dai sistemi scolastici?

Ma la scuola non può essere ridotta ad agenzia formativa; il suo peso non è dato dalla percentuale di mismatch lavorativo. Deve ridurre la povertà educativa e promuovere la competenza alfabetica funzionale.

È questa la vera emergenza.

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Il compito della Scuola

Compito della Scuola è fornire a tutti lo stesso diritto alla conoscenza, così da permettere di soddisfare le proprie aspirazioni di vita e professionali. È quindi necessario che questa sia uno strumento di equità, per appianare le disuguaglianze sociali.

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Per Marco Rossi Doria, esperto di politiche educative e sociali, “La Scuola non solo è fondamentale, ma è il più importante presidio della Repubblica”, e inoltre: “La Scuola non può compensare tutto questo da sola, dovendo garantire a tutti, indipendentemente dalle condizioni di partenza, una sufficiente mobilità sociale”.

È sufficiente utilizzare un qualsiasi motore di ricerca per comprendere cosa e quanto venga richiesto alla scuola in quanto ente educativo e formativo; sono proposti di seguito solo alcuni risultati riguardo il ruolo della scuola: nella trasmissione di valori, nell’educazione ambientale, nella cultura digitale, nei cambiamenti socio-culturali, nella formazione di buoni cittadini, nell’educazione alla cittadinanza globale, nella promozione delle pari opportunità, nell’educazione finanziaria, nell’industria 4.0.

La scuola e lo skill mismatch

La mancata corrispondenza‎ (mismatch) tra domanda e offerta, generata in gran parte dall’evoluzione rapida della tecnologia, si concretizza in due problematiche interconnesse ma distinte: lo skill shortage e lo skill gap; il primo fenomeno è dovuto alla completa carenza di competenze, il secondo a lacune e insufficienze rispetto alle esigenze aziendali.

Le ragioni di tale mismatch sono molteplici ma, tra i fattori da considerare, molte analisi conducono a un disallineamento tra i percorsi scolastico-educativi essenzialmente tecnico-professionali e l’evoluzione che sta pervadendo il mondo del lavoro e l’economia.

Per tale motivo si chiede a gran voce che la scuola evolva le proprie modalità didattiche aprendo l’attività educativa alla formazione delle nuove professionalità emergenti, non solo legate al digitale, mettendo da parte i modelli pedagogici e didattici ritenuti obsoleti.

Le competenze di base, cosa occorre veramente

Le competenze di base sono quelle che ogni studente deve sviluppare, in tutto il suo percorso, in modo che possa gradualmente costruire il proprio successo formativo.

Riuscire a comunicare correttamente in lingua italiana e, perché no, anche nelle lingue straniere; utilizzare le nozioni matematiche per risolvere problematiche quotidiane; avere competenze digitali, sociali e civiche; imparare ad imparare, anche in ottica imprenditoriale.
Tali competenze risultano indispensabili per bilanciare le differenze culturali, economiche e sociali dovute ai divari territoriali (scuole del nord e scuole del sud, scuole di città e quelle di provincia) e ai contesti familiari svantaggiati.

È questa la vera emergenza.
Occorre sempre ricordare che una vera priorità della scuola deve essere la promozione della partecipazione di ciascuno alla vita scolastica, in ogni aspetto e in ogni momento.

Diritto allo studio e povertà educativa

Leggendo le Linee programmatiche del Ministero dell’istruzione illustrate dal Ministro Bianchi, in cui si rimarca lo skill mismatch tra educazione e mondo del lavoro, salta agli occhi il seguente motto: “La scuola è il motore del Paese”. Si intende avviare una nuova fase costituente.

Un messaggio chiaro che, per molti, sorvola il serio problema del diritto allo studio e della conseguente povertà educativa.

Secondo le stime che vengono compiute sono un milione e mezzo di giovani sotto i 18 anni che versano in una condizione di povertà educativa assoluta, il 53% dei quali non ha mai aperto un libro di lettura, il 55% non è mai stato in un museo, il 43% non ha mai frequentato nemmeno per una volta un teatro. E la situazione non migliora una volta completato il proprio percorso scolastico o raggiunta la maggiore età.

Ad andare in crisi, allora, è la cosiddetta competenza alfabetica funzionale.

La competenza alfabetica non si limita quindi al saper parlare, leggere e scrivere. C’è bisogno che sia funzionale, cioè utile a comprendere gli altri per poter comunicare con loro in maniera efficace.
Questa competenza racchiude la conoscenza della lettura e della scrittura e la comprensione delle informazioni scritte, presupponendo la conoscenza del vocabolario, della grammatica funzionale e delle funzioni del linguaggio.

E ciò implica l’abilità di comunicare e relazionarsi efficacemente con gli altri; comprendere gli altri e sapersi relazionare è il primo gradino della cittadinanza.

Alcune riflessioni, suffragate anche dalle défaillance riscontrate nel corso dei recenti concorsi pubblici invitano a riportare la scuola alla sua funzione educante ed educativa. Da un lato garantire contrastare i fenomeni di dispersione esplicita e implicita stimolando la motivazione e l’interesse degli studenti all’apprendimento; dall’altro sviluppare, fin dai primi anni, un efficace orientamento formativo che consolidi la capacità di operare scelte consapevoli e coerenti in merito ai percorsi personali di vita.

Affinché ciò avvenga, la scuola deve essere messa nelle condizioni di potersi rinnovare e adattare per consentire agli studenti di affrontare le trasformazioni sociali, accompagnando, con strumenti moderni e concreti, anche il loro inserimento nella vita lavorativa. E ciò attraverso la costruzione di curricoli scolastici adeguati ed efficaci.

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