i finanziamenti

Pioggia di fondi sulla scuola, sapremo spenderli bene? Proposte concrete per una vera riforma

Dal fondo React-Eu, in arrivo un miliardo di euro per la scuola italiana. Obiettivi: migliorare la transizione digitale negli istituti scolastici attraverso l’accesso alla banda ultralarga e l’acquisizione di attrezzature digitali interattive. Saremo in grado di spenderli bene?

05 Ott 2021
Paolo Paolini

Hoc-LAB, Politecnico di Milano

Photo by Kuanish Reymbaev on Unsplash

In Italia il programma operativo nazionale “Per la Scuola” otterrà 1 miliardo di euro in più per migliorare la transizione digitale nelle scuole tramite l’accesso alla banda ultralarga e a nuove lavagne e attrezzature digitali e interattive. I finanziamenti supplementari saranno destinati inoltre alla creazione di laboratori innovativi, anche in materia di sostenibilità, nelle scuole primarie e secondarie.

La notizia è di per sé entusiasmante, ma anche preoccupante. Come per i fondi del PNRR bisogna domandarsi se l’Italia sarà in grado di spendere bene i finanziamenti, e di mettere in atto le necessarie riforme.

Cominciamo con alcune proposte concrete.

Odiare la DAD? Ma se si apprende peggio, la colpa non è del digitale

Definire le tecnologie per “obiettivi funzionali”

Definire quali tecnologie acquisire (tra 1 anno, 2 anni, 3 anni) vuol dire legarsi le mani, con scelte specifiche che nel tempo possono divenire errate.

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Non dire quindi “adeguare tutte le scuole al 5G”: e quando esce il 6G? Meglio, allora: “le scuole devono avere la massima connettività consentita dalla tecnologia”.

Non dire “dotare ogni allievo di un tablet o chromebook”. Meglio: “dotare ogni allievo di uno strumento per consumo di contenuti digitali e di connessione”.

Da evitare: definire la scelta di tecnologie a lungo termine.

Acquisti di tecnologie: scaglionarli nel tempo, con flessibilità

Ogni acquisto tecnologico è destinato ad una obsolescenza rapida: vi ricordate le lavagne interattive e i tablet a pioggia? Che fine hanno fatto?

Necessario operare acquisti ogni anno, adeguandosi alla evoluzione delle tecnologie.

Da evitare: un piano pluriennale dettagliato di acquisizione di tecnologie.

Rafforzare la formazione continua e per tutta la vita degli insegnanti

Il patrimonio reale della scuola è il personale (insegnanti, dirigenti, tecnici, amministrativi): tutti devono essere formati.

Si pongono allora tre ordini di problemi:

  • dove trovare i formatori adeguati;
  • non fare “cicli di formazione” con diploma ma una formazione continua;
  • usare la tecnologia stessa per fare formazione.

Una proposta potrebbe essere: invece di “inventarsi” nuovi formatori, utilizzare corsi (online e in presenza) offerti da soggetti qualificati, in Italia e all’estero. Il politecnico di Milano, per esempio, offre a insegnanti e dirigenti 2 Master (DOL e MIDIS) e varie forme flessibili di aggiornamento. Poi c’è una ampia offerta dall’estero.

Da evitare: formazione discontinua o che si ferma dopo il rilascio di un certificato. Assolutamente da evitare:

  • formatori inadeguati (e/o improvvisati);
  • formazione all’innovazione erogata in modo tradizionale (in presenza e con firma del registro);
  • quasi tutto quello che si è fatto fin ad ora.

Lavorare sulle “squadre” e non solo sui singoli

Ogni istituto può vincere la sfida del rinnovamento solo costruendo uno spirito e una operatività di squadra. Le remore alla innovazione possono essere varie e di varia origine: le si supera costruendo squadre coese e portate alla innovazione. Necessario quindi vedere ogni singolo istituto non come un insieme di persone singole, ma come una squadra che deve diventare vincente.

Da evitare: mantenere la situazione attuale in cui il singolo soggetto (dirigente, docente, tecnico o amministrativo che sia) si trova sommerso da richieste di fronte alle quali non è preparato e/o si sente inadeguato.

Costruire una nuova governance per la scuola

L’attuale governance della scuola non riuscirebbe ad affrontare i punti precedenti. Il modello con il centro che decide tutto, per poi emanare circolari, non funziona più. L’autonomia scolastica è spesso rimasta lettera morta oppure origine di scelte locali sciagurate.

Di converso, all’interno di ogni istituto, spesso il dirigente non ha gli strumenti (normativi e operativi) per costruire una squadra coesa e coordinata.

Necessario quindi inventare una governance nuova: sfruttare le capacità e l’expertise del centro, ma lasciare le decisioni in periferia (dirigenti singoli e/o distretti) creando anche una maggiore coesione di istituto. Poi necessario coinvolgere anche i soggetti esterni nel funzionamento della scuola: sussidiarietà è la strada.

Da evitare: gestire massicci investimenti con la attuale governance, Un disastro annunciato.

Osservazioni sul recente passato della scuola e proposte per il futuro prossimo

Le proposte si basano su alcune osservazioni in merito al (recente) passato e sulla situazione attuale.

Didattica

Inutile discutere sul passato che non torna. Bisogna lavorare a modi nuovi di organizzare, progettare ed erogare la didattica. Cominciamo col ribadire che dire che la DAD non funziona è uno slogan, diffuso ma falso.

  • Causa Covid tutte le scuole (tutti i dirigenti e quasi tutti gli insegnanti), considerano essenziale l’uso delle tecnologie nella didattica, ma d’altro canto tutti si sono spaventati per le proteste di allievi, famiglie e media. Un errore insidioso è stato quello di trasferire una buona (ed anche quella cattiva) didattica in presenza direttamente sulle piattaforme tecnologiche, senza nessun adattamento, Spesso quello che funzionava in aula non funzionava in remoto. Di qui le proteste a pioggia.
  • La pandemia ha fatto capire la importanza di saper usare le tecnologie: sia nei processi di gestione che nella didattica. Inutile domandarsi se le tecnologie possono aiutare la didattica; sicuramente possono. Necessario mettere in atto tutti gli accorgimenti necessari per rendere efficaci le tecnologie nella didattica.
  • È inevitabile arrivare ad un blended learning: attività in presenza senza tecnologie; attività in presenza con tecnologie; attività remota con tecnologie. Blended learning non è la semplice somma di varie attività, ma è una modalità nuova di progettare ed erogare didattica.

Cosa fare, dunque? Rafforzare la ricerca e la sperimentazione pratica per rendere la scuola moderna, connessa e “blended” (come sono il mondo delle aziende e della università, ad esempio, e come sta diventando la PA).

Tecnologie e competenze

Necessario riuscire a mixare le competenze (che sono al centro) con la autonomia decisionale (che deve essere decentrata) e con le competenze che la società e i territori possono offrire[1].

  • Le singole scuole (o i singoli distretti) spesso non hanno competenze per acquisire tecnologie: non sanno esattamente cosa serve, non sanno cosa comprare e dove. Però conoscono la situazione locale, con relativi problemi ed opportunità.
  • Al centro ci sono le competenze, ma con due problemi: non si conoscono le esigenze specifiche locali; si tende a fare “una taglia va bene per tutti”; si possono gestire maxi-acquisti, ma non piccoli e diluiti; i tempi sono troppo lunghi.[2]
  • Nel territorio di ciascuna scuola ci sono competenze (aziende e professionisti) che possono aiutare le scuole nelle scelte tecnologiche. Inoltre, ci sono vari enti (es. università, fondazioni, organizzazioni no profit) che possono aiutare le scuole.
  • Tema dolente: i neolaureati di Scienza della formazione spesso hanno scarsa (o quasi nessuna) competenza su come usare le tecnologie nella didattica.

Cosa fare, dunque? Necessario affrontare con decisione il tema seguendo varie linee di azione. Due cose da far subito: i) rafforzare la componente tecnologica nei percorsi di Scienza della Formazione; ii) introdurre competenze al di fuori del mondo della scuola (es. Università tecnologiche, aziende e organizzazioni presenti sul territorio, fondazioni che si occupano di scuola, …)

Business e finanza

Necessario ridefinire le modalità di finanziamento, che non possono essere a pioggia, ma nemmeno essere premiali dei “soliti bravi”; necessario sviluppare “un finanziamento” inclusivo.

  • La singola scuola è un attore di mercato poco interessante per le grandi aziende tecnologiche: scarso volume di affari. Il mercato complessivo invece è elevato, ma frammentato e quasi polverizzato.
  • I finanziamenti pubblici alle scuole son quasi sempre legati a “bandi”. I bandi sono per addetti ai lavori: devi sapere come scrivere un progetto. Il risultato è che vincono quasi sempre i “soliti noti”. D’altro canto, una scuola non preparata (oltre a non saper scrivere un progetto) non saprebbe gestire i fondi. Quindi si crea un loop negativo: più la scuola ha bisogno di aiuto e meno riesce ad avere aiuto (finanziario e culturale).
  • Necessario trovare un sistema misto che lascia autonomia decisionale, ma sostenga anche ciascuna scuola sul piano amministrativo e finanziario. Necessario anche coordinare il rapporto delle scuole con l’offerta tecnologica.

Cosa fare? Creare gruppi di acquisto (tematici, territoriali, ..), affiancare le scuole nel procurement, stimolare i fornitori di tecnologie perché affrontino la scuola in modo diverso da come hanno fatto fino ad ora.

Qualche consiglio per non sprecare l’occasione

Torniamo ora ai consigli (difficili e discutibili, naturalmente):

Come acquisire tecnologie?

Aumentare il coinvolgimento della società nel suo complesso è la via più rapida. Creare una infrastruttura umana di counseling e supporto per le scuole, che le assista in tutte le fasi di procurement e di innovazione didattica: formazione, sperimentazione, valutazione, …).

Come gestire gli aspetti amministrativi e finanziari?

Creare un’infrastruttura umana di supporto amministrativo finanziario. Dovrebbe aiutare le scuole meno attrezzate a procurarsi finanziamenti e a gestirli.

Stimolare i fornitori di tecnologia perché sviluppino nuovi tipi di offerta: ad esempio con integrazione verticale di HW con SW, servizi, formazione e supporto.

Cambiare la governance

Il sistema piramidale attuale non è in grado di gestire l’innovazione continua. Necessario dare più autonomia a singoli istituti e ai distretti (tematici o geografici che siano), Contemporaneamente bisogna aumentare le capacità di counseling e supporto, e soprattutto di supervisione di cosa succede[3].

Formazione continua

Ripensare radicalmente la formazione evitando errori (sia quelli recenti che quelli storici).

La scuola non può chiudersi su sé stessa (con insegnanti che insegnano ad altri insegnanti): deve accettare formazione all’esterno (es. Università e fondazioni e aziende) purché qualificata. E poi deve incamminarsi sul percorso formazione in inglese: senza questo resterà sempre provinciale e marginale nello scenario mondiale.

“Last but not least”: evitare situazioni imbarazzanti (e squalificanti) sulle modalità di erogazione. Al sottoscritto è capitato di essere invitato a partecipare a “formazione avanzata” per insegnanti: erogazione rigorosamente in presenza; controllo burocratico delle firme sul registro (!!); nessuna verifica su chi ha appreso cosa. Soldi e tempo sperperati.

Fare squadra

Ripensare al modo organizzativo degli istituti scolastici. Il singolo insegnante non deve essere lasciato solo di fronte al problema formidabile della innovazione; deve sentirsi parte di una squadra che lo sostiene, gli assegna i ruoli giusti, lo aiuta, gli fornisce i necessari strumenti culturali e operativi.

Cambiare il modo con cui sono organizzati gli istituti scolastici è forse la madre di tutte le riforme: ogni istituto deve essere una squadra; si vince assieme, collaborando e aiutandosi a vicenda. Il Dirigente deve sentirsi allenatore di una squadra che vince la sfida; i singoli insegnanti deve pensare alla vittoria della squadra, non al gioco individuale. (troppe volte ho constato esperienze entusiasmanti di singole insegnanti, con nessuna ricaduta sull’istituto di appartenenza).

Conclusioni

Questa è una occasione irrepetibile per rinnovare la scuola. I soggetti che oggi lavorano nella scuola (e soprattutto coloro che ci lavoreranno domani) sono il vero patrimonio su cui lavorare. La società tutta dove mettersi in gioco: non si può trattare il problema delegandolo ad una direzione ministeriale.

Note

  1. Per approfondire i temi legati alla acquisizione di tecnologie: “Il futuro del 5G: mercato ed evoluzione tecnologica”, a cura di: Maurizio Dècina, Antonio Perrucci – Prefazione di Franco Bassanini,  Postfazione di Pietro Guindani. Editore: EGEA (Prima edizione: maggio 2021)
  2. Per carità di patria sorvoliamo sui disastri, gli abusi e gli episodi assurdi introdotti dal portale unificato degli acquisti della pubblica amministrazione.
  3. In qualche modo il contrario di quello che si fa oggi; si fanno i bandi, si erogano i fondi e si fa una supervisione amministrativa e celebrativa (“che bei progetti abbiamo fatto”)
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