Cyber governance: rischi economici e geopolitici dell’innovazione digitale - Agenda Digitale

World Economic Forum

Cyber governance: rischi economici e geopolitici dell’innovazione digitale

Il cyberspazio aperto ha democratizzato i processi e facilitato l’accesso a informazioni e dati, ma ha anche dato nuove opportunità al crimine. Per questo, come emerso al WEF 2020, l’interesse della popolazione deve essere al centro di sviluppo e implementazione delle nuove tecnologie, tenendo a mente potenzialità e rischi

17 Feb 2021
Nicolò Vianello

analista Hermes Bay

La prossima ondata di sviluppo tecnologico, con un’analisi di tutti i rischi ad esso relativi, è stata – insieme al clima – al centro dell’agenda del World Economic Forum (WEF) 2020.

In particolare, da un lato si è dato grande risalto agli effetti benefici e alle capacità delle nuove tecnologie intelligenti di rimodellare radicalmente economie e società, con enormi potenziali di miglioramenti per la vita umana e per la salute del pianeta; dall’altro sono emerse le molteplici criticità legate in primo luogo agli attacchi informatici che rappresentano oggi un pericolo crescente per individui e aziende. Di fatti, il Global Risk Report 2020 del World Economic Forum classifica, inter alia, gli attacchi cyber come il settimo rischio con più probabilità di verificarsi e l’ottavo con maggiore impatto.

Per questo motivo risulta interessante andare ad analizzare quali rischi sono emersi in tema di innovazione digitale.

I pericoli dell’innovazione digitale

Attacchi informatici

Gli attacchi informatici alle infrastrutture critiche, classificati nel Report come il quinto rischio più alto nel 2020, sono diventati la nuova normalità in settori quali energia, sanità e trasporti. Sia il settore pubblico che quello privato rischiano di essere tenuti in ostaggio da entità criminali sempre più abili ad abbassare le loro probabilità di essere scoperti. L’Internet of Things (IoT) sta anche amplificando la potenziale superficie del cyberattacco. Si stima che ci siano già oltre 21 miliardi di dispositivi IoT in tutto il mondo e che il loro numero raddoppierà entro il 2025. Nel 2021, secondo Cybersecurity Ventures, i danni da criminalità informatica potrebbero raggiungere i 6 trilioni di dollari USA, l’equivalente a poco più del PIL della terza economia mondiale.

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Dati vulnerabili

Le nuove tecnologie si basano su grandi flussi di dati, rendendo la privacy una sfida importante. I dispositivi IoT e il cloud computing hanno il potenziale per migliorare lo sviluppo trans-settoriale, espandere l’accesso tecnologico alle aree remote e collegare ulteriormente l’IA ad altre tecnologie intelligenti. Allo stesso tempo, con un numero sempre maggiore di dati ospitati nel cloud, le aziende stanno accumulando informazioni personali come mai prima d’ora, il che potrebbe in definitiva creare potenziali nuovi rischi per la privacy e la sicurezza dei dati per individui, aziende e Stati. Per capire l’importanza dei dati basta pensare che il mercato dell’intermediazione di dati – aggregazione, disaggregazione, copia, ricerca e vendita di dati per scopi commerciali – vale circa 200 miliardi di dollari all’anno.

Investimenti nelle infrastrutture

Per far sì che i dispositivi IoT possano essere disponibili a tutti i cittadini, è fondamentale e necessario che ogni Stato disponga un’infrastruttura di rete adeguata a supportare il traffico di dati generato da questi dispositivi. Sebbene la rete 5G possa essere costruita in parte sull’infrastruttura 4G esistente, in alcuni paesi sono previste significative carenze di capacità già nel 2020. Le proiezioni attuali mostrano il rischio di un divario globale di 1.000 miliardi di dollari negli investimenti nelle infrastrutture di telecomunicazione fino al 2040. Per gli Stati la sfida non è solo quella di costruire infrastrutture moderne, ma anche di superare la dipendenza dai sistemi legacy, sui quali i settori pubblici e privati attualmente spendono fino all’80% dei loro budget tecnologici. In questo caso, è fondamentale introdurre sistemi nuovi, sicuri e affidabili nelle capacità esistenti; alcune entità hanno già iniziato a farlo.

Rischi geopolitici

Si iniziano a vedere i primi tentativi di affrontare queste nuove sfide legate alla sicurezza tramite un’azione di concerto internazionale, ma spesso tali tentativi sono limitati sia nella portata che nei partecipanti anche a causa delle perturbazioni all’interno del sistema multilaterale. Gli sforzi multilaterali, come la Convenzione di Budapest del Consiglio d’Europa o il Toolbox sul 5G del NIS Cooperation Group, mirano anche a definire un comportamento responsabile nel cyberspazio e ad armonizzare il mosaico di leggi e regolamenti esistenti.

L’innovazione digitale sta influenzando ed è influenzata dalla tensione geopolitica, che amplifica la possibilità di rischio e riduce al minimo le possibilità di cooperazione. La connettività dipende da protocolli stabiliti a livello internazionale. Storicamente, le parti interessate multilaterali hanno avuto la tendenza a favorire un cyberspazio abbastanza aperto e poco regolamentato.

La “sovranità informatica

Se i paesi continuano a cercare la “sovranità informatica” – versioni nazionali o regionali di Internet – l’interconnessione globale potrebbe essere ulteriormente interrotta. Allo stesso tempo, il settore privato esercita un potere significativo per influire sui risultati in questo ambito. In effetti, le aziende tecnologiche globali hanno sfruttato le frontiere digitali aperte per integrare le supply chain globali e connettere le persone in tutto il mondo, ma queste aziende stanno anche sfidando alcune competenze fondamentali degli Stati nazionali, come la definizione degli standard e le politiche monetarie. Il predominio tecnologico e la futura competitività nazionale vanno di pari passo e, la mancanza di un quadro di governance tecnologica globale, può portare a crearsi situazioni distorte come l’aumentata l’influenza delle imprese sulla definizione degli standard, la partecipazione straniera nelle infrastrutture critiche nazionali, l’acquisizione estera di tecnologia nazionale, l’offshoring dei dati e il trasferimento tecnologico come prezzo per accedere ai mercati esteri. I governi e le aziende vogliono essere in prima linea nelle tecnologie all’avanguardia perché trarranno vantaggio dall’essere i primi a fare scoperte.

Il crescente divario digitale tra i paesi

La possibilità di un crescente divario digitale tra i paesi rischia di portare ad un circolo vizioso, poiché l’aumento del divario di ricchezza e una fuga di cervelli rendono più difficile per chi è rimasto indietro di cogliere le opportunità di investimento critiche nuovi mercati tecnologici. Le divisioni sociali potrebbero anche aumentare tra aree rurali e urbane nelle economie in via di sviluppo e tra città “intelligenti” e “non intelligenti” nei paesi sviluppati. L’accessibilità economica su larga scala delle nuove tecnologie sarà un fattore importante per ridurre al minimo il divario digitale.

Infine, c’è la possibilità che le interconnessioni e cooperazioni internazionali possano subire una brusca frenata. La maggiore condivisione dell’intelligence tra le agenzie governative per la sicurezza informatica e gli operatori delle infrastrutture ha rafforzato la comprensione delle sfide legate agli attacchi informatici e ha migliorato gli sforzi di preparazione. Inoltre, ha sollevato la questione se i partecipanti all’infrastruttura delle informazioni critiche siano affidabili. La frammentazione del cyberspazio renderà tali sforzi discutibili e creerà incompatibilità tecnologiche possibilmente insormontabili per consentire alle forze dell’ordine di cooperare attraverso diversi sistemi.

Rischi economici

Molti paesi stanno esaminando attentamente gli investimenti o l’acquisizione di società da parte di investitori stranieri. I paesi guardano sempre più agli investimenti stranieri nelle società ritenute nazionalmente strategiche o nelle università per valutare i rischi della proprietà intellettuale. Questo perché i trasferimenti di tecnologia in cambio dell’accesso al mercato sono diventati una parte controversa dei negoziati commerciali. Tutte queste questioni evidenziano la mancanza di una direttrice comune a livello globale, con i paesi che stanno giungendo a compromessi tra il guadagno economico a breve termine in un momento di crescita lenta e la sicurezza a lungo termine in un contesto geopolitico sempre più difficile.

Costi di frammentazione

Nell’attuale economia globale iperconnessa, si stima che una chiusura totale dell’utilizzo di Internet comporterebbe una perdita giornaliera del PIL pari all’1,9%, in un paese “ad alta connettività”, e pari allo 0,4% in un paese “a bassa connettività”. Frammentazione del cyberspazio e avanzamento delle tecnologie potrebbero aggravare le conseguenze economiche generando effetti negativi sull’utilizzo dei servizi cloud da parte delle aziende, aumentando i costi di transazione per concludere affari in giurisdizioni straniere e riducendo la produttività legata ad un aumento delle richieste di linee di produzione per diversi mercati.

Crypto valute e valute digitali

Non solo, nel panorama finanziario e monetario globale stanno prendendo vita nuove tipologie di pagamento, come le crypto valute e le valute digitali, che potranno comportare seri rischi sia monetari che fiscali. Le nuove valute digitali, nel caso in cui operino al di fuori di un quadro normativo internazionalmente condiviso e regolamentato, potrebbero minare le valute sovrane e la cooperazione internazionale contro il riciclaggio di denaro. Inoltre, un eventuale crollo della fiducia nelle valute digitali potrebbe avere anche serie ripercussioni sulla stabilità finanziaria. Allo stesso tempo, l’innovazione in questo spazio potrebbe fornire benefici sociali ma ciò richiede, come ha avvertito l’allora presidente del FMI Christine Lagarde, “essere attenti ai rischi in termini di stabilità finanziaria, privacy o attività criminali e garantire che sia in atto una regolamentazione appropriata per orientare la tecnologia verso il bene pubblico”.

Conclusioni

Dal forum di Davos è emersa una preoccupazione comune riguardante un impegno più profondo su questioni di etica nello sviluppo e nell’uso delle nuove tecnologie intelligenti. La due diligence deve essere applicata per evitare conseguenze negative per le comunità sottorappresentate.

Sebbene il cyberspazio aperto abbia consentito la democratizzazione di alcuni processi e un maggiore accesso a informazioni e dati, le crescenti opportunità di promuovere falsità o compiere azioni malevole (accidentalmente e deliberatamente) stanno portando ad una graduale erosione della fiducia nella società, nei media e persino nei governi. Bisogna dunque che lo sviluppo e l’implementazione delle nuove tecnologie sia progettato nell’interesse dell’intera popolazione globale, tenendo bene a mente sia le potenzialità che i rischi da queste derivanti.

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