privacy

Dati personali, privacy by design “motore” per nuovi servizi: gli standard che servono

L’attuale dicotomia tra dati personali e non personali è troppo rigida rispetto al corrente contesto variegato di dati. Servono dunque, per abilitare nuovi servizi davvero rispettosi dei principi di privacy by design e by default, standard certi per garantire la sicurezza e definire una concezione più flessibile di dato

12 Apr 2021
Carmine Andrea Trovato

Consulente Privacy studio legale BonelliErede

Federica Paolucci

Fellow DPO innovation

privacy

Lo sviluppo tecnologico ha reso evidente che la rigida dicotomia tra dato personale e non personale non rappresenta più la realtà e rischia inoltre di diventare un disincentivo per le aziende che vogliono sperimentare nuove tecniche per attuare a pieno i principi di privacy by design e by default.

La pseudonimizzazione può essere uno strumento utile per rompere questo schema e abilitare quei progetti delle aziende che il rispetto delle prescrizioni in materia di privacy non avrebbe reso possibile realizzare utilizzando soltanto dati in chiaro.

È però necessario che il legislatore prenda atto di questa situazione riformulando la stessa concezione di dato personale, ormai divenuta anacronistica, per stimolare gli investimenti delle aziende in sicurezza. È, ad esempio, il caso del pay as you drive che, grazie alla pseudonimizzazione e alla governance dei ruoli privacy definite dall’EDPB nelle linee guida sui connected vehicles, diventa un servizio che le assicurazioni possono offrire ai propri clienti nel pieno rispetto del principi di privacy by design e by default.

Questo è l’approccio innovativo che il legislatore deve facilitare rendendo disponibili standard tecnici per garantire la sicurezza e definendo una concezione più flessibile di dato che abbandoni la bipartizione rigida tra dato personale e non personale, rendendo così pienamente applicabile l’approccio secondo cui non sia più soltanto necessario “difendere” la persona dal trattamento dei dati che la riguardano, ma si possano integrare le tutele nel trattamento stesso.

Il contesto attuale

L’art. 32 del GDPR impone al titolare del trattamento di “mettere in atto misure tecniche e organizzative adeguate a garantire un livello di sicurezza adeguato al rischio”. Il legislatore ha voluto distaccarsi dal dall’impostazione del passato che apriva alla definizione di vere e proprie liste di misure di sicurezza che le aziende dovevano rispettare per adeguarsi alla normativa in materia di protezione dei dati personali (basti pensare al famoso Allegato B), lasciando proprio alle aziende la libertà di definire le misure “più adeguate”.

Digital event
Torna il Cybersecurity 360 Summit strategia nazionale di cybersicurezza. Online, 27 ottobre
Sicurezza
Sicurezza dei dati

Questa scelta, più in linea con la velocità dello sviluppo tecnologico, ha però aperto molti dubbi su quali tecniche scegliere e sul come attuarle per essere compliant. Oltre alle tecniche più comuni per ridurre o eliminare del tutto il potenziale reidentificativo del dato, come pseudonimizzazione e anonimizzazione, se ne stanno sviluppando altre come, ad esempio, la secure multiparty computation, che si occupa della protezione dei dati di più soggetti in comunicazione tra loro, assicurandosi che nessuno abbia accesso a informazioni aggiuntive. Nell’utilizzo delle tecniche classiche e nella sperimentazione di quelle più recenti, tuttavia, le aziende trovano raramente un quadro legale e degli standard tecnici definiti. Questa incertezza, accompagnata dai pochi sgravi in termini di compliance per chi riduce (pur non eliminando) il potenziale identificativo dei dati, disincetiva gli investimenti nel campo della sicurezza.

Dopo aver delineato, dunque, brevemente cosa è l’anonimizzazione e i punti critici che si possono osservare dalla sua applicazione, si prenderà in considerazione la pseudominizzazione fornendo spunti pratici per le aziende.

Cos’è l’anonimizzazione

L’anonimizzazione è la tecnica che priva il dato personale di qualsiasi elemento identificativo. Il Considerando 26 del GDPR afferma che “i principi di protezione dei dati non dovrebbero […] applicarsi a informazioni anonime, vale a dire informazioni che non si riferiscono a una persona fisica identificata o identificabile o a dati personali resi sufficientemente anonimi da impedire o da non consentire più l’identificazione dell’interessato […]”. Da qui l’utilità dell’anonimizzazione: se il titolare tratta dati anonimi, dunque non personali, fuoriesce dal campo di applicazione della normativa in materia di privacy e non è tenuto ad implementarne i relativi adempimenti.

La non appartenenza dei dati anonimizzati alla categoria dei dati personali è un vantaggio per le aziende, in quanto consente il trattamento di dati garantendo sia la privacy degli utenti sia la possibilità di impiegarli per ricerche e analisi statistiche a beneficio del business dell’azienda o della collettività. Nel settore dell’automotive, ad esempio, la quasi totalità dei test relativi alla manutenzione del veicolo possono essere effettuati tramite dataset anonimi. Lo stesso può valere per la creazione di banche dati pubbliche per progetti di ricerca volti al perseguimento di un pubblico interesse.

Le tecniche per effettuare l’anonimizzazione possono essere di varia tipologia corrispondente a differenti gradi di affidabilità, come delineato nel Parere 5/2014 del Data Protection Working Party: la randomizzazione, che si basa sull’assunto per cui più il dato è incerto, più è scarsamente riconducibili a una persona fisica, in quanto ne viene intaccata la veridicità per diminuire la possibilità di correlazione; la generalizzazione, che consiste nel togliere specificità all’attributo del dato, modificandone la sua scala od ordine di grandezza (ad esempio, attraverso l’utilizzo di dati aggregati).

I fattori di criticità dell’anonimizzazione

L’anonimizzazione presenta però una serie di criticità che la rendono oggi difficilmente praticabile. In primo luogo, è molto complesso garantire che sia irreversibile. Recenti studi hanno infatti dimostrato che set di dati resi apparentemente anonimi attraverso le tecniche normalmente utilizzate, sono in realtà re-identificabili (su tutti, si vedano i casi Netflix nel 2006 e Dipartimento della Salute australiano nel 2016). Tecniche che in un passato non troppo lontano potevano apparire come utili o addirittura idonee a eliminare il rischio di re-identificazione, oggi non lo sono più. Michael Dose, manager specializzato in digitalizzazione e innovazione della Federazione delle Industrie Tedesche, un gruppo con sede a Berlino che rappresenta più di 100.000 imprese in differenti settori del commercio, durante un suo recente intervento, ha richiamato l’attenzione sulla necessità di maggiore chiarezza sugli standard tecnici da seguire per anonimizzare i dati nel rispetto del GDPR.

Questa incertezza da parte degli operatori è emersa in modo evidente nel provvedimento con cui l’Autorità danese ha sanzionato un servizio di trasporto automobilistico privato per un data breach verificatosi nel 2018. L’azienda si era difesa sostenendo che i dati oggetto dell’incidente erano anonimi anche se, come ha successivamente dimostrato l’autorità, la cancellazione del nome utente non era idonea a eliminare la possibilità di identificare le vittime. Infine, la stessa anonimizzazione è un trattamento di dati personali e richiede di regola una base giuridica che, nella maggior parte dei casi, è il consenso dell’interessato.

Il risultato imposto dalle norme per arrivare all’anonimizzazione, dunque la non possibilità di ricondurre (a meno di sforzi sproporzionati) il dato a uno specifico soggetto interessato, insieme alla mancanza di standard tecnici sul come attuarla, comportano incertezza e costi così elevati che le aziende molto spesso non prendono nemmeno in considerazione la possibilità di attuare questa tecnica.

Esistono delle alternative per ridurre i rischi per la sicurezza dei dati?

La pseudominizzazione

La pseudonimizzazione è il trattamento volto a far sì che i dati personali non possano più essere attribuiti a un interessato specifico senza l’utilizzo di informazioni aggiuntive, a condizione che tali informazioni siano conservate separatamente e soggette a misure tecniche e organizzative adeguate.

Dunque, se per determinate finalità del trattamento, non è necessario che la persona fisica, cui i dati raccolti afferiscono, sia de-identificata in modo permanente e viene accettata la possibilità della reversibilità, allora si parla di pseudominizzazione. È questa la sostanziale differenza con l’anonimizzazione.

Sono diverse le modalità con cui può essere effettuata la pseudonimizzazione di un dato. Una delle più elementari consiste nella sostituzione di un dato personale (ad esempio nome e cognome) con un codice o un numero. Una tecnica che, come è chiaro, ha delle sue difficoltà operative in quanto molto lenta e costosa se applicata a grandi quantità di dati. Uno dei punti di criticità è rintracciabile nella necessità di avere due database comunicati: in uno si inseriscono i dati originali e nell’altro i dati pseudominizzati.

La pseudonimizzazione è una delle principali misure indicate dagli articoli 25 e 32 del GDPR per attuare a pieno i principi privacy by design e di sicurezza del trattamento.

Il legislatore, dunque, sollecita l’adozione di tale tecnica, trattando però nello stesso modo, in termini di normativa privacy, il dato pseudonimizzato e quello in chiaro. Si sta però sviluppando sempre di più, anche grazie all’intervento dello European Data Protection Board, una concezione fluida del dato, che tenga conto delle differenti misure di sicurezza applicate e dei relativi rischi che ne risultano: banalmente, un dato pseudonimizzato garantirà un livello di sicurezza superiore per gli utenti in caso di data breach rispetto a uno in chiaro. Uno use case da prendere come riferimento è quello dei servizi assicurativi legati al pay as you drive.

Il caso del Pay as you Drive

Il pay as you drive è un contratto che permette di praticare uno sconto sul premio assicurativo a fronte di un buon comportamento di guida. Il contratto prevede l’installazione di una scatola nera sul veicolo e gli sconti vengono calcolati grazie al monitoraggio delle abitudini di guida del conducente.

La complessità dal punto di vista privacy sta nel bilanciare le due esigenze che entrano in gioco: da un lato, abilitare la fruizione di un servizio che, grazie all’utilizzo della black box, garantisce all’utente una serie di benefici (sconti, rintracciamento del veicolo in caso di furto, chiamata automatica dell’ambulanza in caso di incidente etc.) dall’altro, impedire che l’interessato sia costantemente monitorato dall’assicurazione e che venga annullato del tutto il cosiddetto “rischio assicurativo” insito nella natura del contratto aleatorio.

La soluzione proposta dall’EDPB applica il principio di privacy by design ed è particolarmente ingegnosa:

per evitare che il conducente sia costantemente monitorato, l’assicurazione, non deve ricevere i dati relativi allo stile di guida (es. frenate, accelerazioni, pressione esercitata sui pedali, numero di km percorsi etc.). In caso contrario, infatti, potrebbe facilmente associare il nome dell’assicurato ai dati puntuali dello stile di guida, compiendo un monitoraggio continuativo e illecito dal punto di vista della privacy. Come ovviare a questa empasse? L’EDPB suggerisce di coinvolgere un fornitore di servizi terzo che riceverà, direttamente dalla black box, i dati relativi allo stile di guida del conducente e restituirà all’assicurazione uno score, dunque un dato aggregato, che servirà a quest’ultima per determinare se si tratti di un “buono o cattivo guidatore”. In questo modo, il fornitore terzo non viene a conoscenza del nome del guidatore, mentre l’assicurazione, che ne conosce l’identità, non ha visibilità sui dati puntuali relativi alla guida e non può, neanche volendo, porre in essere un monitoraggio continuativo dell’interessato.

Dal punto di vista tecnico, questo schema non annulla ovviamente tutti i rischi privacy o di cyber security, ma permette di ridurli significativamente grazie all’applicazione del principio di privacy by design e delle tecniche di anonimizzazione e pseudonimizzazione. Il dato generato, lo score, non è né un dato in chiaro, né pienamente anonimo, ma è un ibrido, che garantisce più sicurezza del primo e un po’ meno del secondo, ma che preserva allo stesso tempo l’utilità per l’analisi da parte dell’assicurazione. Questo concetto di dato ibrido, a metà strada tra quello in chiaro e anonimo, permette la fornitura di servizi che altrimenti non sarebbero leciti dal punto di vista della normativa sulla protezione dei dati personali.

Conclusioni

La dicotomia tra dati personali e dati non personali, così come riportata dalle norme vigenti, appare eccessivamente rigida se osservata in comparazione con l’attuale contesto variegato di dati. Questi possono essere oggetto delle tecniche più disparate, tra cui minimizzazione, sintetizzazione, randomizzazione e le esaminate pseudominizzazione e anonimizzazione, ognuna con fattori di rischio differenti. Nonostante questa enorme varietà, le regole distinguono in modo tranchant il dato personale, oggetto dell’applicazione dell’intero corpo di norme a tutela della privacy, da quello non personale, che gode di una sostanziale de-regolamentazione

Il legislatore, sulla scia di un processo già avviato tramite norme di soft law, deve definire standard certi per l’applicazione delle tecniche per garantire la sicurezza dei dati personali e ripensare la rigida bipartizione tra dato personale e non personale.

WHITEPAPER
Gestione dei contratti e GDPR: guida all’esternalizzazione di attività dei dati personali
Legal
Privacy
@RIPRODUZIONE RISERVATA

Speciale PNRR

Tutti
Incentivi
PA
Sostemibilità
Analisi
Formazione
Salute digitale
Sicurezza
Sostenibilità
Digital Economy
Formazione
Trasferimento tecnologico, il Mise mette sul piatto 7,5 milioni
Strategie
PSN e Strategia Cloud Italia: a che punto siamo e come supportare la PA in questo percorso
Dispersione idrica
Siccità: AI e analisi dei dati possono ridurre gli sprechi d’acqua. Ecco gli interventi necessari
PNRR
Cloud, firmato il contratto per l’avvio di lavori del Polo strategico
Formazione
Competenze digitali, stanziati 48 milioni per gli Istituti tecnologici superiori
Iniziative
Digitalizzazione delle reti idriche: oltre 600 milioni per 21 progetti
Competenze e competitività
PNRR, così i fondi UE possono rilanciare la ricerca e l’Università
Finanziamenti
PNRR, si sbloccano i fondi per l’agrisolare
Sanità post-pandemica
PNRR, Missione Salute: a che punto siamo e cosa resta da fare
Strategie
Sovranità e autonomia tecnologica nazionale: come avviare un processo virtuoso e sostenibile
La relazione
Pnrr e PA digitale, l’alert della Corte dei conti su execution e capacità di spesa
L'editoriale
Elezioni 2022, la sfida digitale ai margini del dibattito politico
Strategie
Digitale, il monito di I-Com: “Senza riforme Pnrr inefficace”
Transizione digitale
Pnrr: arrivano 321 milioni per cloud dei Comuni, spazio e mobilità innovativa
L'analisi I-COM
Il PNRR alla prova delle elezioni: come usare bene le risorse e centrare gli obiettivi digitali
Cineca
Quantum computing, una svolta per la ricerca: lo scenario europeo e i progetti in corso
L'indice europeo
Desi, l’Italia scala due posizioni grazie a fibra e 5G. Ma è (ancora) allarme competenze
L'approfondimento
PNRR 2, ecco tutte le misure per cittadini e imprese: portale sommerso, codice crisi d’impresa e sismabonus, cosa cambia
Servizi digitali
PNRR e trasformazione digitale: ecco gli investimenti e le riforme previste per la digitalizzazione della PA
Legal health
Lo spazio europeo dei dati sanitari: come circoleranno le informazioni sulla salute nell’Unione Europea
Servizi digitali
PNRR e PA digitale: non dimentichiamo la dematerializzazione
Digital Healthcare transformation
La trasformazione digitale degli ospedali
Governance digitale
PA digitale, è la volta buona? Così misure e risorse del PNRR possono fare la differenza
Servizi digitali
Comuni e digitale, come usare il PNRR senza sbagliare
La survey
Pnrr e digitale accoppiata vincente per il 70% delle pmi italiane
Missione salute
Fascicolo Sanitario Elettronico alla prova del PNRR: limiti, rischi e opportunità
Servizi pubblici
PNRR: come diventeranno i siti dei comuni italiani grazie alle nuove risorse
Skill gap
PNRR, la banda ultra larga crea 20.000 nuovi posti di lavoro
Il Piano
Spazio, Colao fa il punto sul Pnrr: i progetti verso la milestone 2023
FORUMPA2022
PNRR e trasformazione digitale: rivedi i Talk di FORUM PA 2022 in collaborazione con le aziende partner
I contratti
Avio, 340 milioni dal Pnrr per i nuovi propulsori a metano
Next Generation EU
PNRR, a che punto siamo e cosa possono aspettarsi le aziende private
Fondi
Operativo il nuovo portale del MISE con tutti i finanziamenti per le imprese
Servizi comunali
Il PNRR occasione unica per i Comuni digitali: strumenti e risorse per enti e cittadini
Healthcare data platform
PNRR dalla teoria alla pratica: tecnologie e soluzioni per l’innovazione in Sanità
Skill
Competenze digitali, partono le Reti di facilitazione
Gli obiettivi
Scuola 4.0, PNRR ultima chance: ecco come cambierà il sistema formativo
Sistema Paese
PNRR 2, è il turno della space economy
FORUM PA 2022
FORUM PA 2022: la maturità digitale dei comuni italiani rispetto al PNRR
Analisi
PNRR: dalla Ricerca all’impresa, una sfida da cogliere insieme
Innovazione
Pnrr, il Dipartimento per la Trasformazione digitale si riorganizza
FORUM PA 2022
PA verde e sostenibile: il ruolo di PNRR, PNIEC, energy management e green public procurement
Analisi
PNRR, Comuni e digitalizzazione: tutto su fondi e opportunità, in meno di 3 minuti. Guarda il video!
Rapporti
Competenze digitali e servizi automatizzati pilastri del piano Inps
Analisi
Attuazione del PNRR: il dialogo necessario tra istituzioni e società civile. Rivedi lo Scenario di FORUM PA 2022
Progetti
Pnrr, fondi per il Politecnico di Torino. Fra i progetti anche IS4Aerospace
Analisi
PNRR, Colao fa il punto sulla transizione digitale dell’Italia: «In linea con tutte le scadenze»
La Svolta
Ict, Istat “riclassifica” i professionisti. Via anche al catalogo dati sul Pnrr
Analisi
Spazio, Colao fa il punto sul Pnrr: i progetti verso la milestone 2023
FORUM PA 2022
Ecosistema territoriale sostenibile: l’Emilia Romagna tra FESR e PNRR
Il Piano
Innovazione, il Mise “centra” gli obiettivi Pnrr: attivati 17,5 miliardi
Analisi
PNRR: raggiunti gli obiettivi per il primo semestre 2022. Il punto e qualche riflessione
Analisi
PNRR: dal dialogo tra PA e società civile passa il corretto monitoraggio dei risultati, tra collaborazione e identità dei luoghi
Webinar
Comuni e PNRR: un focus sui bandi attivi o in pubblicazione
Analisi
Formazione 4.0: cos’è e come funziona il credito d’imposta
PA e Sicurezza
PA e sicurezza informatica: il ruolo dei territori di fronte alle sfide della digitalizzazione
PA e sicurezza
PNRR e servizi pubblici digitali: sfide e opportunità per Comuni e Città metropolitane
Water management
Water management in Italia: verso una transizione “smart” e “circular” 
LE RISORSE
Transizione digitale, Simest apre i fondi Pnrr alle medie imprese
Prospettive
Turismo, cultura e digital: come spendere bene le risorse del PNRR
Analisi
Smart City: quale contributo alla transizione ecologica
Decarbonizzazione
Idrogeno verde, 450 milioni € di investimenti PNRR, Cingolani firma
Unioncamere
PNRR, imprese in ritardo: ecco come le Camere di commercio possono aiutare
I fondi
Industria 4.0: solo un’impresa su tre pronta a salire sul treno Pnrr
Formazione
Trasferimento tecnologico, il Mise mette sul piatto 7,5 milioni
Strategie
PSN e Strategia Cloud Italia: a che punto siamo e come supportare la PA in questo percorso
Dispersione idrica
Siccità: AI e analisi dei dati possono ridurre gli sprechi d’acqua. Ecco gli interventi necessari
PNRR
Cloud, firmato il contratto per l’avvio di lavori del Polo strategico
Formazione
Competenze digitali, stanziati 48 milioni per gli Istituti tecnologici superiori
Iniziative
Digitalizzazione delle reti idriche: oltre 600 milioni per 21 progetti
Competenze e competitività
PNRR, così i fondi UE possono rilanciare la ricerca e l’Università
Finanziamenti
PNRR, si sbloccano i fondi per l’agrisolare
Sanità post-pandemica
PNRR, Missione Salute: a che punto siamo e cosa resta da fare
Strategie
Sovranità e autonomia tecnologica nazionale: come avviare un processo virtuoso e sostenibile
La relazione
Pnrr e PA digitale, l’alert della Corte dei conti su execution e capacità di spesa
L'editoriale
Elezioni 2022, la sfida digitale ai margini del dibattito politico
Strategie
Digitale, il monito di I-Com: “Senza riforme Pnrr inefficace”
Transizione digitale
Pnrr: arrivano 321 milioni per cloud dei Comuni, spazio e mobilità innovativa
L'analisi I-COM
Il PNRR alla prova delle elezioni: come usare bene le risorse e centrare gli obiettivi digitali
Cineca
Quantum computing, una svolta per la ricerca: lo scenario europeo e i progetti in corso
L'indice europeo
Desi, l’Italia scala due posizioni grazie a fibra e 5G. Ma è (ancora) allarme competenze
L'approfondimento
PNRR 2, ecco tutte le misure per cittadini e imprese: portale sommerso, codice crisi d’impresa e sismabonus, cosa cambia
Servizi digitali
PNRR e trasformazione digitale: ecco gli investimenti e le riforme previste per la digitalizzazione della PA
Legal health
Lo spazio europeo dei dati sanitari: come circoleranno le informazioni sulla salute nell’Unione Europea
Servizi digitali
PNRR e PA digitale: non dimentichiamo la dematerializzazione
Digital Healthcare transformation
La trasformazione digitale degli ospedali
Governance digitale
PA digitale, è la volta buona? Così misure e risorse del PNRR possono fare la differenza
Servizi digitali
Comuni e digitale, come usare il PNRR senza sbagliare
La survey
Pnrr e digitale accoppiata vincente per il 70% delle pmi italiane
Missione salute
Fascicolo Sanitario Elettronico alla prova del PNRR: limiti, rischi e opportunità
Servizi pubblici
PNRR: come diventeranno i siti dei comuni italiani grazie alle nuove risorse
Skill gap
PNRR, la banda ultra larga crea 20.000 nuovi posti di lavoro
Il Piano
Spazio, Colao fa il punto sul Pnrr: i progetti verso la milestone 2023
FORUMPA2022
PNRR e trasformazione digitale: rivedi i Talk di FORUM PA 2022 in collaborazione con le aziende partner
I contratti
Avio, 340 milioni dal Pnrr per i nuovi propulsori a metano
Next Generation EU
PNRR, a che punto siamo e cosa possono aspettarsi le aziende private
Fondi
Operativo il nuovo portale del MISE con tutti i finanziamenti per le imprese
Servizi comunali
Il PNRR occasione unica per i Comuni digitali: strumenti e risorse per enti e cittadini
Healthcare data platform
PNRR dalla teoria alla pratica: tecnologie e soluzioni per l’innovazione in Sanità
Skill
Competenze digitali, partono le Reti di facilitazione
Gli obiettivi
Scuola 4.0, PNRR ultima chance: ecco come cambierà il sistema formativo
Sistema Paese
PNRR 2, è il turno della space economy
FORUM PA 2022
FORUM PA 2022: la maturità digitale dei comuni italiani rispetto al PNRR
Analisi
PNRR: dalla Ricerca all’impresa, una sfida da cogliere insieme
Innovazione
Pnrr, il Dipartimento per la Trasformazione digitale si riorganizza
FORUM PA 2022
PA verde e sostenibile: il ruolo di PNRR, PNIEC, energy management e green public procurement
Analisi
PNRR, Comuni e digitalizzazione: tutto su fondi e opportunità, in meno di 3 minuti. Guarda il video!
Rapporti
Competenze digitali e servizi automatizzati pilastri del piano Inps
Analisi
Attuazione del PNRR: il dialogo necessario tra istituzioni e società civile. Rivedi lo Scenario di FORUM PA 2022
Progetti
Pnrr, fondi per il Politecnico di Torino. Fra i progetti anche IS4Aerospace
Analisi
PNRR, Colao fa il punto sulla transizione digitale dell’Italia: «In linea con tutte le scadenze»
La Svolta
Ict, Istat “riclassifica” i professionisti. Via anche al catalogo dati sul Pnrr
Analisi
Spazio, Colao fa il punto sul Pnrr: i progetti verso la milestone 2023
FORUM PA 2022
Ecosistema territoriale sostenibile: l’Emilia Romagna tra FESR e PNRR
Il Piano
Innovazione, il Mise “centra” gli obiettivi Pnrr: attivati 17,5 miliardi
Analisi
PNRR: raggiunti gli obiettivi per il primo semestre 2022. Il punto e qualche riflessione
Analisi
PNRR: dal dialogo tra PA e società civile passa il corretto monitoraggio dei risultati, tra collaborazione e identità dei luoghi
Webinar
Comuni e PNRR: un focus sui bandi attivi o in pubblicazione
Analisi
Formazione 4.0: cos’è e come funziona il credito d’imposta
PA e Sicurezza
PA e sicurezza informatica: il ruolo dei territori di fronte alle sfide della digitalizzazione
PA e sicurezza
PNRR e servizi pubblici digitali: sfide e opportunità per Comuni e Città metropolitane
Water management
Water management in Italia: verso una transizione “smart” e “circular” 
LE RISORSE
Transizione digitale, Simest apre i fondi Pnrr alle medie imprese
Prospettive
Turismo, cultura e digital: come spendere bene le risorse del PNRR
Analisi
Smart City: quale contributo alla transizione ecologica
Decarbonizzazione
Idrogeno verde, 450 milioni € di investimenti PNRR, Cingolani firma
Unioncamere
PNRR, imprese in ritardo: ecco come le Camere di commercio possono aiutare
I fondi
Industria 4.0: solo un’impresa su tre pronta a salire sul treno Pnrr

Articoli correlati