Dati sanitari, i due pericoli nascosti nella Legge europea 2017

La norma ora concede il riuso di dati a fini di ricerca e statistici in modo estremamente generico e permissiva. Al contrario, è nettamente restrittiva per quanto riguarda il “riutilizzo” dei dati genetici, minacciando così la ricerca scientifica. Il tutto forse riflette recenti accordi tra il Governo e multinazionali IT

04 Dic 2017
sanità_537452518

La legge europea 20 novembre 2017 n. 167 contiene due disposizioni relative al Garante privacy italiano. La prima (art.28) riguarda due modifiche introdotte un po’ surrettiziamente all’attuale Codice privacy. La seconda (art.29) prevede un incremento di risorse umane e strumentali dell’Autorità, anche in vista dell’imminente applicazione del nuovo GDPR.

VEDI ARTICOLO QUADRO SU LEGGE EUROPEA

Le due norme si prestano a critiche di metodo e di merito.

Le considerazioni di metodo riguardano il fatto che esse sono state approvate mentre già è in vigore la delega recentemente data al Governo dall’art. 13 della legge di delegazione europea 25 ottobre 2017 n. 163 al fine di provvedere entro cinque mesi ad adeguare la normativa italiana al Regolamento europeo. E’ ragionevole chiedersi che senso abbia e quale sia l’urgenza di inserire, quasi di soppiatto, nella legge europea le due norme in questione.

Nel merito, mentre si può capire che si sia deciso di accelerare il (troppo modesto) incremento di risorse umane e strumentali a favore dell’Autorità Garante, è difficile capire per quali ragioni si sia voluto innovare nei rapporti tra titolare e responsabile, inserendo nel Codice attuale ipotesi che appaiono ampiamente insufficienti alla luce del ruolo che col nuovo Regolamento il responsabile (Processor) è destinato ad avere. Ancor più difficile però è comprendere perché si sia voluto inserire nel Codice privacy un nuovo articolo, il 110 bis, che prevede che il Garante possa autorizzare per finalità di ricerca scientifica o scopi statistici “il riutilizzo dei dati, anche sensibili, ad esclusione di quelli genetici, a condizione che siano adottate forme preventive di minimizzazione e di anonimizzazione dei dati ritenute idonee alla tutela degli interessati”.

Per capire la portata di questa innovazione merita sottolineare che l’attuale Codice di protezione dati italiano prevede all’art.26 che “i dati sensibili possono essere oggetto di trattamento solo con il consenso scritto dell’interessato e previa autorizzazione del Garante…”. L’art.40 del medesimo Codice prevede poi che possano essere rilasciate anche autorizzazioni generali, relativamente a determinate categorie di titolari e di trattamenti, da pubblicare in Gazzetta Ufficiale.

Di tali autorizzazioni il Garante ha fatto ampio uso specialmente per i trattamenti di dati sensibili per scopi storici, statistici o scientifici, sempre fermo restando l’obbligo del consenso informato dell’interessato, richiesto anche quando si manifesti l’esigenza di trattare i dati per finalità diverse da quelle per cui il consenso è stato inizialmente prestato.

In materia di ricerca medica, biomedica ed epidemiologica, l’art.110 dell’attuale Codice privacy prevede che il consenso dell’interessato non sia necessario in casi specifici, dettagliatamente definiti, e sempre che i trattamenti relativi siano espressamente oggetto di autorizzazione generale del Garante (art.110).

L’art. 90, specificamente riferito ai trattamenti di dati genetici e donatori di midollo osseo prevede poi in ogni caso una specifica autorizzazione rilasciata dal Garante, sentito il Ministero della salute e il parere del Consiglio superiore della Sanità.

L’attuale autorizzazione generale del Garante in materia di dati genetici 8/2016 prevede esplicitamente che l’interessato debba dare il suo consenso informato e possa limitare (ma quindi anche ampliare) l’ambito di comunicazione dei dati genetici e il trasferimento dei campioni biologici nonché l’utilizzo per ulteriori scopi.

Come si vede, un quadro molto restrittivo ed estremamente tutelante per gli interessati. Una tutela che per le ricerche mediche, biomediche e biologiche può superare il necessario consenso dell’interessato solo in presenza di casi puntualmente indicati e specifica autorizzazione del Garante e comunque solo quando non sia possibile informare gli interessati.

Per questi motivi il Codice attuale è sempre stato considerato dai ricercatori, specialmente nelle materie sanitarie e biomediche, rigido e burocratico, soprattutto per una ricerca che in questi settori si svolge a livello tendenzialmente globale e mal sopporta limitazioni alla circolazione e scambio di dati, sempre più frequentemente essenziali, specialmente in materia di tutela della salute e prevenzione delle malattie.

Il nuovo GDPR ha adottato una linea profondamente diversa. L’art.9 stabilisce che i dati sensibili possono essere trattati non solo se vi è il consenso informato dell’interessato ma anche quando ricorrono molte altre condizioni, fra le quali la necessità del trattamento “per motivi di interesse pubblico nel settore della sanità pubblica, quali la protezione da gravi minacce per la salute a carattere transfrontaliero o la garanzia di parametri elevati di qualità e sicurezza dell’assistenza sanitaria e dei medicinali” (art. 9, lettera i). Lo stesso vale quando il trattamento è necessario per fini di “ricerca scientifica…in conformità all’art. 89 paragrafo 1” (cfr.art.9, lettera j).

A questo va aggiunto che l’art.9 del GDPR prevede al comma 4 che gli Stati membri possono mantenere o introdurre ulteriori condizioni, comprese limitazioni, con riguardo ai trattamenti di dati genetici, dati biometrici o dati relativi alla salute”. Norma questa che, come vedremo, va interpretata tenendo conto che l’art. 1, paragrafo 3 del GDPR afferma che la tutela dei dati personali non deve mai ostacolare la libera circolazione dei dati ma soltanto assicurare che essa avvenga nel rispetto dei diritti fondamentali della persona.

Il GDPR lascia dunque largo margine alle attività connesse alla salute e alla ricerca scientifica in ambito di trattamenti di dati biometrici, compresi i dati genetici, ampliando esplicitamente i casi in cui non è necessario il consenso dell’interessato.

E’ evidentissimo che si privilegia anche in questo campo, e per le finalità ad esso connesse, la libera circolazione dei dati, in coerenza con l’art. 1 del Regolamento.

Inoltre non vi è alcun cenno ad autorizzazioni specifiche dei Garanti nazionali, istituto questo previsto nell’attuale Codice italiano ma non nel GDPR. Dunque appare difficile considerare conforme a Regolamento una disposizione come l’art. 28 della legge europea che, in linea generale, subordina a un’autorizzazione del Garante la possibilità di riutilizzo dei dati relativi alla ricerca scientifica, e in via specifica vieta comunque il loro riutilizzo se si tratta di dati genetici.

Per comprendere meglio merita esaminare le innovazioni introdotte dalla legge europea. Essa, inserisce nel Codice privacy l’art. 110 bis il quale prevede che:

a) è rimesso al Garante il potere di autorizzare, sia in ambiti scientifici che di ricerca statistica, il “riutilizzo” dei dati, anche sensibili dei cittadini italiani, prevedendo come sole forme di tutela degli interessati l’ adozione di misure preventive di minimizzazione e di anonimizzazione dei dati;

b) sono escluse forme di riutilizzazione dei dati genetici senza neppure prevedere che gli interessati possano consentirlo.

Insomma, per quanto riguarda il riuso (finora in via generale vietato) di dati a fini di ricerca e statistici la norma appare estremamente generica e permissiva. Al contrario, essa è nettamente restrittiva per quanto riguarda il “riutilizzo” dei dati genetici.

Tutto questo solleva molti dubbi.

In primo luogo non si comprende l’urgenza di questa disposizione in presenza della delega al governo per un complessivo riordino della normativa italiana al fine di adeguarla (finalmente) al nuovo GDPR.

In secondo luogo non è chiaro il significato del termine riutilizzo, potendo intendersi come nuovo utilizzo del dato per il medesimo fine o come nuovo utilizzo del dato per finalità diverse da quelle oggetto del consenso informato. Inoltre non si comprende se il riutilizzo sia consentito solo ai titolari che già hanno trattato i dati o a chiunque, anche soggetti diversi dal titolare, al quale questi possa cederli, ed eventualmente a quali condizioni.

Se il “riutilizzo” consentisse anche la cessione di dati a terzi diversi dal titolare, e per finalità uguali o diverse da quelle per le quali i dati sono stati raccolti e trattati saremmo in presenza di una norma innovativa e estremamente generica. Una norma che di fatto rimetterebbe ogni decisione in merito all’autorizzazione dell’Autorità garante, la quale deciderebbe limitandosi a verificare il principio di minimizzazione del dato. Principio, questo, del tutto normale ma che senza alcun limite alla finalità dei trattamenti né alla trasferibilità o meno a terzi rischia di essere una pura “foglia di fico”. Addirittura incomprensibile poi il riferimento alle forme di anonimizzazione dei dati, le quali, se davvero tali, escluderebbero ogni intervento dell’Autorità garante e l’applicazione stessa delle norme in materia di protezione dei dati personali. Infatti, come recita il considerando 26 “il Regolamento non si applica al trattamento di informazioni anonime, anche per finalità statistiche o di ricerca”.

E’ del tutto ragionevole chiedersi perché sia stata inserita una norma così permissiva rispetto alla disciplina attuale ma allo stesso tempo così generica quanto al concetto di “riutilizzo” e così “permissiva” nell’affidare all’Autorità garante il potere di concedere o meno il riutilizzo e di fissarne le condizioni, compresa la “anonimizzazione” dei dati, che di per sé, come si è detto, fa venir meno di default l’applicabilità stessa della normativa di protezione dati italiana ed europea.

Perplessità ancora più gravi riguardano l’altra parte della disposizione, che esclude a priori ed in ogni caso il riutilizzo di dati genetici.

La formulazione usata è così tranchant che parrebbe persino impedire tale riutilizzo anche quando vi sia il consenso informato dell’interessato, che invece la normativa italiana attuale e la autorizzazione generale dell’Autorità Garante del 2016 in materia di trattamenti relativi a dati genetici consente.

Tenendo conto dell’importanza crescente che ha la ricerca fatta a livello internazionale per le scienze mediche e biologiche, questa parte del nuovo art. 110 bis del Codice privacy introdotto dall’art. 28 della legge europea appare davvero incomprensibile, tanto più in un quadro normativo ormai dominato da un Regolamento europeo per il quale la tutela dei dati personali non può mai essere ostacolo alla libera circolazione dei dati, ferma restando la salvaguardia delle libertà fondamentali della persona.

Un principio, quest’ultimo, che si impone tanto all’Unione quanto agli Stati che, ai sensi dell’art. 9 paragrafo 4, vogliano mantenere o introdurre ulteriori condizioni con riguardo al trattamento dei dati genetici, biometrici o relativi alla salute.

E’ evidente, infatti, che nel quadro complessivo del GDPR, e tenendo presente il favor per la tutela della salute a la ricerca scientifica di cui all’art. 9, paragrafo 1 lettera i e j), almeno due punti devono essere tenuti per fermi.

Il primo è che le eventuali ulteriori misure, comprese le limitazioni ai trattamenti, adottate dall’Unione e dagli Stati membri non devono ostacolare la circolazione delle informazioni, anche relative ai dati genetici e biometrici ferma restando la protezione dei dati.

Il secondo è che, poiché scopo del Regolamento è disciplinare in modo uniforme la tutela del diritto alla protezione dei dati personali dei cittadini europei, anche le eventuali limitazioni adottate dagli Stati devono essere coordinate tra loro, ovvero giustificate da specifiche e particolari esigenze, secondo i principio di proporzionalità e ragionevolezza.

Dunque una fuga in avanti così evidentemente frettolosa e immotivata da parte del nostro legislatore non può che stupire e sollevare dubbi e interrogativi. Tanto più che essa è per un verso estremamente permissiva nel delegare all’Autorità ogni potere in merito, mentre, per altro verso, è rigidamente preclusiva nei confronti di una ricerca scientifica basata sullo scambio (e dunque il riutilizzo) di dati genetici tra diversi centri di ricerca e persino sul riutilizzo da parte di un centro di ricerca che intenda riutilizzare dati in suo possesso per nuove finalità, anche connesse alla ricerca in atto.

Difficile sfuggire alla convinzione che la fretta sia stata cattiva consigliera, forse anche per l’urgenza di rendere possibili accordi puntuali e progetti di istituzione di nuovi centri di ricerca con l’aiuto di organizzazioni multinazionali interessate a dati oggetto di possibili ricerche scientifiche, sia pure non di natura genetica. Capita spesso che quando si ha di mira un obiettivo troppo preciso anche gli esperti non diano buoni consigli ai legislatori.

Speciale PNRR

Tutti
Incentivi
Salute digitale
Formazione
Analisi
Sostenibilità
PA
Sostemibilità
Sicurezza
Digital Economy
CODICE STARTUP
Imprenditoria femminile: come attingere ai fondi per le donne che fanno impresa
DECRETI
PNRR e Fascicolo Sanitario Elettronico: investimenti per oltre 600 milioni
IL DOCUMENTO
Competenze digitali, ecco il nuovo piano operativo nazionale
STRUMENTI
Da Istat e RGS gli indicatori per misurare la sostenibilità nel PNRR
STRATEGIE
PNRR – Piano nazionale di Ripresa e Resilienza: cos’è e novità
FONDI
Pnrr, ok della Ue alla seconda rata da 21 miliardi: focus su 5G e banda ultralarga
GREEN ENERGY
Energia pulita: Banca Sella finanzia i progetti green incentivati dal PNRR
TECNOLOGIA SOLIDALE
Due buone notizie digitali: 500 milioni per gli ITS e l’inizio dell’intranet veloce in scuole e ospedali
INNOVAZIONE
Competenze digitali e InPA cruciali per raggiungere gli obiettivi del Pnrr
STRATEGIE
PA digitale 2026, come gestire i fondi PNRR in 5 fasi: ecco la proposta
ANALISI
Value-based healthcare: le esperienze in Italia e il ruolo del PNRR
Strategie
Accordi per l’innovazione, per le imprese altri 250 milioni
Strategie
PNRR, opportunità e sfide per le smart city
Strategie
Brevetti, il Mise mette sul piatto 8,5 milioni
Strategie
PNRR e opere pubbliche, la grande sfida per i Comuni e perché bisogna pensare digitale
Formazione
Trasferimento tecnologico, il Mise mette sul piatto 7,5 milioni
Strategie
PSN e Strategia Cloud Italia: a che punto siamo e come supportare la PA in questo percorso
Dispersione idrica
Siccità: AI e analisi dei dati possono ridurre gli sprechi d’acqua. Ecco gli interventi necessari
PNRR
Cloud, firmato il contratto per l’avvio di lavori del Polo strategico
Formazione
Competenze digitali, stanziati 48 milioni per gli Istituti tecnologici superiori
Iniziative
Digitalizzazione delle reti idriche: oltre 600 milioni per 21 progetti
Competenze e competitività
PNRR, così i fondi UE possono rilanciare la ricerca e l’Università
Finanziamenti
PNRR, si sbloccano i fondi per l’agrisolare
Sanità post-pandemica
PNRR, Missione Salute: a che punto siamo e cosa resta da fare
Strategie
Sovranità e autonomia tecnologica nazionale: come avviare un processo virtuoso e sostenibile
La relazione
Pnrr e PA digitale, l’alert della Corte dei conti su execution e capacità di spesa
L'editoriale
Elezioni 2022, la sfida digitale ai margini del dibattito politico
Strategie
Digitale, il monito di I-Com: “Senza riforme Pnrr inefficace”
Transizione digitale
Pnrr: arrivano 321 milioni per cloud dei Comuni, spazio e mobilità innovativa
L'analisi I-COM
Il PNRR alla prova delle elezioni: come usare bene le risorse e centrare gli obiettivi digitali
Cineca
Quantum computing, una svolta per la ricerca: lo scenario europeo e i progetti in corso
L'indice europeo
Desi, l’Italia scala due posizioni grazie a fibra e 5G. Ma è (ancora) allarme competenze
L'approfondimento
PNRR 2, ecco tutte le misure per cittadini e imprese: portale sommerso, codice crisi d’impresa e sismabonus, cosa cambia
Servizi digitali
PNRR e trasformazione digitale: ecco gli investimenti e le riforme previste per la digitalizzazione della PA
Legal health
Lo spazio europeo dei dati sanitari: come circoleranno le informazioni sulla salute nell’Unione Europea
Servizi digitali
PNRR e PA digitale: non dimentichiamo la dematerializzazione
Digital Healthcare transformation
La trasformazione digitale degli ospedali
Governance digitale
PA digitale, è la volta buona? Così misure e risorse del PNRR possono fare la differenza
Servizi digitali
Comuni e digitale, come usare il PNRR senza sbagliare
La survey
Pnrr e digitale accoppiata vincente per il 70% delle pmi italiane
Missione salute
Fascicolo Sanitario Elettronico alla prova del PNRR: limiti, rischi e opportunità
Servizi pubblici
PNRR: come diventeranno i siti dei comuni italiani grazie alle nuove risorse
Skill gap
PNRR, la banda ultra larga crea 20.000 nuovi posti di lavoro
Il Piano
Spazio, Colao fa il punto sul Pnrr: i progetti verso la milestone 2023
FORUMPA2022
PNRR e trasformazione digitale: rivedi i Talk di FORUM PA 2022 in collaborazione con le aziende partner
I contratti
Avio, 340 milioni dal Pnrr per i nuovi propulsori a metano
Next Generation EU
PNRR, a che punto siamo e cosa possono aspettarsi le aziende private
Fondi
Operativo il nuovo portale del MISE con tutti i finanziamenti per le imprese
Servizi comunali
Il PNRR occasione unica per i Comuni digitali: strumenti e risorse per enti e cittadini
Healthcare data platform
PNRR dalla teoria alla pratica: tecnologie e soluzioni per l’innovazione in Sanità
Skill
Competenze digitali, partono le Reti di facilitazione
Gli obiettivi
Scuola 4.0, PNRR ultima chance: ecco come cambierà il sistema formativo
Sistema Paese
PNRR 2, è il turno della space economy
FORUM PA 2022
FORUM PA 2022: la maturità digitale dei comuni italiani rispetto al PNRR
Analisi
PNRR: dalla Ricerca all’impresa, una sfida da cogliere insieme
Innovazione
Pnrr, il Dipartimento per la Trasformazione digitale si riorganizza
FORUM PA 2022
PA verde e sostenibile: il ruolo di PNRR, PNIEC, energy management e green public procurement
Analisi
PNRR, Comuni e digitalizzazione: tutto su fondi e opportunità, in meno di 3 minuti. Guarda il video!
Rapporti
Competenze digitali e servizi automatizzati pilastri del piano Inps
Analisi
Attuazione del PNRR: il dialogo necessario tra istituzioni e società civile. Rivedi lo Scenario di FORUM PA 2022
Progetti
Pnrr, fondi per il Politecnico di Torino. Fra i progetti anche IS4Aerospace
Analisi
PNRR, Colao fa il punto sulla transizione digitale dell’Italia: «In linea con tutte le scadenze»
La Svolta
Ict, Istat “riclassifica” i professionisti. Via anche al catalogo dati sul Pnrr
Analisi
Spazio, Colao fa il punto sul Pnrr: i progetti verso la milestone 2023
FORUM PA 2022
Ecosistema territoriale sostenibile: l’Emilia Romagna tra FESR e PNRR
Il Piano
Innovazione, il Mise “centra” gli obiettivi Pnrr: attivati 17,5 miliardi
Analisi
PNRR: raggiunti gli obiettivi per il primo semestre 2022. Il punto e qualche riflessione
Analisi
PNRR: dal dialogo tra PA e società civile passa il corretto monitoraggio dei risultati, tra collaborazione e identità dei luoghi
Webinar
Comuni e PNRR: un focus sui bandi attivi o in pubblicazione
Analisi
Formazione 4.0: cos’è e come funziona il credito d’imposta
PA e Sicurezza
PA e sicurezza informatica: il ruolo dei territori di fronte alle sfide della digitalizzazione
PA e sicurezza
PNRR e servizi pubblici digitali: sfide e opportunità per Comuni e Città metropolitane
Water management
Water management in Italia: verso una transizione “smart” e “circular” 
LE RISORSE
Transizione digitale, Simest apre i fondi Pnrr alle medie imprese
Prospettive
Turismo, cultura e digital: come spendere bene le risorse del PNRR
Analisi
Smart City: quale contributo alla transizione ecologica
Decarbonizzazione
Idrogeno verde, 450 milioni € di investimenti PNRR, Cingolani firma
Unioncamere
PNRR, imprese in ritardo: ecco come le Camere di commercio possono aiutare
I fondi
Industria 4.0: solo un’impresa su tre pronta a salire sul treno Pnrr
CODICE STARTUP
Imprenditoria femminile: come attingere ai fondi per le donne che fanno impresa
DECRETI
PNRR e Fascicolo Sanitario Elettronico: investimenti per oltre 600 milioni
IL DOCUMENTO
Competenze digitali, ecco il nuovo piano operativo nazionale
STRUMENTI
Da Istat e RGS gli indicatori per misurare la sostenibilità nel PNRR
STRATEGIE
PNRR – Piano nazionale di Ripresa e Resilienza: cos’è e novità
FONDI
Pnrr, ok della Ue alla seconda rata da 21 miliardi: focus su 5G e banda ultralarga
GREEN ENERGY
Energia pulita: Banca Sella finanzia i progetti green incentivati dal PNRR
TECNOLOGIA SOLIDALE
Due buone notizie digitali: 500 milioni per gli ITS e l’inizio dell’intranet veloce in scuole e ospedali
INNOVAZIONE
Competenze digitali e InPA cruciali per raggiungere gli obiettivi del Pnrr
STRATEGIE
PA digitale 2026, come gestire i fondi PNRR in 5 fasi: ecco la proposta
ANALISI
Value-based healthcare: le esperienze in Italia e il ruolo del PNRR
Strategie
Accordi per l’innovazione, per le imprese altri 250 milioni
Strategie
PNRR, opportunità e sfide per le smart city
Strategie
Brevetti, il Mise mette sul piatto 8,5 milioni
Strategie
PNRR e opere pubbliche, la grande sfida per i Comuni e perché bisogna pensare digitale
Formazione
Trasferimento tecnologico, il Mise mette sul piatto 7,5 milioni
Strategie
PSN e Strategia Cloud Italia: a che punto siamo e come supportare la PA in questo percorso
Dispersione idrica
Siccità: AI e analisi dei dati possono ridurre gli sprechi d’acqua. Ecco gli interventi necessari
PNRR
Cloud, firmato il contratto per l’avvio di lavori del Polo strategico
Formazione
Competenze digitali, stanziati 48 milioni per gli Istituti tecnologici superiori
Iniziative
Digitalizzazione delle reti idriche: oltre 600 milioni per 21 progetti
Competenze e competitività
PNRR, così i fondi UE possono rilanciare la ricerca e l’Università
Finanziamenti
PNRR, si sbloccano i fondi per l’agrisolare
Sanità post-pandemica
PNRR, Missione Salute: a che punto siamo e cosa resta da fare
Strategie
Sovranità e autonomia tecnologica nazionale: come avviare un processo virtuoso e sostenibile
La relazione
Pnrr e PA digitale, l’alert della Corte dei conti su execution e capacità di spesa
L'editoriale
Elezioni 2022, la sfida digitale ai margini del dibattito politico
Strategie
Digitale, il monito di I-Com: “Senza riforme Pnrr inefficace”
Transizione digitale
Pnrr: arrivano 321 milioni per cloud dei Comuni, spazio e mobilità innovativa
L'analisi I-COM
Il PNRR alla prova delle elezioni: come usare bene le risorse e centrare gli obiettivi digitali
Cineca
Quantum computing, una svolta per la ricerca: lo scenario europeo e i progetti in corso
L'indice europeo
Desi, l’Italia scala due posizioni grazie a fibra e 5G. Ma è (ancora) allarme competenze
L'approfondimento
PNRR 2, ecco tutte le misure per cittadini e imprese: portale sommerso, codice crisi d’impresa e sismabonus, cosa cambia
Servizi digitali
PNRR e trasformazione digitale: ecco gli investimenti e le riforme previste per la digitalizzazione della PA
Legal health
Lo spazio europeo dei dati sanitari: come circoleranno le informazioni sulla salute nell’Unione Europea
Servizi digitali
PNRR e PA digitale: non dimentichiamo la dematerializzazione
Digital Healthcare transformation
La trasformazione digitale degli ospedali
Governance digitale
PA digitale, è la volta buona? Così misure e risorse del PNRR possono fare la differenza
Servizi digitali
Comuni e digitale, come usare il PNRR senza sbagliare
La survey
Pnrr e digitale accoppiata vincente per il 70% delle pmi italiane
Missione salute
Fascicolo Sanitario Elettronico alla prova del PNRR: limiti, rischi e opportunità
Servizi pubblici
PNRR: come diventeranno i siti dei comuni italiani grazie alle nuove risorse
Skill gap
PNRR, la banda ultra larga crea 20.000 nuovi posti di lavoro
Il Piano
Spazio, Colao fa il punto sul Pnrr: i progetti verso la milestone 2023
FORUMPA2022
PNRR e trasformazione digitale: rivedi i Talk di FORUM PA 2022 in collaborazione con le aziende partner
I contratti
Avio, 340 milioni dal Pnrr per i nuovi propulsori a metano
Next Generation EU
PNRR, a che punto siamo e cosa possono aspettarsi le aziende private
Fondi
Operativo il nuovo portale del MISE con tutti i finanziamenti per le imprese
Servizi comunali
Il PNRR occasione unica per i Comuni digitali: strumenti e risorse per enti e cittadini
Healthcare data platform
PNRR dalla teoria alla pratica: tecnologie e soluzioni per l’innovazione in Sanità
Skill
Competenze digitali, partono le Reti di facilitazione
Gli obiettivi
Scuola 4.0, PNRR ultima chance: ecco come cambierà il sistema formativo
Sistema Paese
PNRR 2, è il turno della space economy
FORUM PA 2022
FORUM PA 2022: la maturità digitale dei comuni italiani rispetto al PNRR
Analisi
PNRR: dalla Ricerca all’impresa, una sfida da cogliere insieme
Innovazione
Pnrr, il Dipartimento per la Trasformazione digitale si riorganizza
FORUM PA 2022
PA verde e sostenibile: il ruolo di PNRR, PNIEC, energy management e green public procurement
Analisi
PNRR, Comuni e digitalizzazione: tutto su fondi e opportunità, in meno di 3 minuti. Guarda il video!
Rapporti
Competenze digitali e servizi automatizzati pilastri del piano Inps
Analisi
Attuazione del PNRR: il dialogo necessario tra istituzioni e società civile. Rivedi lo Scenario di FORUM PA 2022
Progetti
Pnrr, fondi per il Politecnico di Torino. Fra i progetti anche IS4Aerospace
Analisi
PNRR, Colao fa il punto sulla transizione digitale dell’Italia: «In linea con tutte le scadenze»
La Svolta
Ict, Istat “riclassifica” i professionisti. Via anche al catalogo dati sul Pnrr
Analisi
Spazio, Colao fa il punto sul Pnrr: i progetti verso la milestone 2023
FORUM PA 2022
Ecosistema territoriale sostenibile: l’Emilia Romagna tra FESR e PNRR
Il Piano
Innovazione, il Mise “centra” gli obiettivi Pnrr: attivati 17,5 miliardi
Analisi
PNRR: raggiunti gli obiettivi per il primo semestre 2022. Il punto e qualche riflessione
Analisi
PNRR: dal dialogo tra PA e società civile passa il corretto monitoraggio dei risultati, tra collaborazione e identità dei luoghi
Webinar
Comuni e PNRR: un focus sui bandi attivi o in pubblicazione
Analisi
Formazione 4.0: cos’è e come funziona il credito d’imposta
PA e Sicurezza
PA e sicurezza informatica: il ruolo dei territori di fronte alle sfide della digitalizzazione
PA e sicurezza
PNRR e servizi pubblici digitali: sfide e opportunità per Comuni e Città metropolitane
Water management
Water management in Italia: verso una transizione “smart” e “circular” 
LE RISORSE
Transizione digitale, Simest apre i fondi Pnrr alle medie imprese
Prospettive
Turismo, cultura e digital: come spendere bene le risorse del PNRR
Analisi
Smart City: quale contributo alla transizione ecologica
Decarbonizzazione
Idrogeno verde, 450 milioni € di investimenti PNRR, Cingolani firma
Unioncamere
PNRR, imprese in ritardo: ecco come le Camere di commercio possono aiutare
I fondi
Industria 4.0: solo un’impresa su tre pronta a salire sul treno Pnrr

Articoli correlati