il punto

La crociata “anti-TikTok” degli Usa: perché è un segnale di debolezza verso la Cina

Nelle recenti iniziative promosse dagli USA contro TikTok – fra tutte il disegno di legge “Anti Social CCP Act”, si può leggere un segnale di tendenziale debolezza, derivante dalla necessità di arginare la crescita tecnologica esponenziale della Cina, di cui il social rappresenta uno dei principali successi planetari

Pubblicato il 20 Gen 2023

Angelo Alù

PhD, Consigliere Internet Society Italia, saggista e divulgatore digitale

TikTok

TikTok, oltre a dover affrontare l’accusa di alimentare la crescente circolazione di fake news, sembra adesso preoccupare persino la Casa Bianca per problemi di sicurezza nazionale.

Sta assumendo infatti i contorni di un vero e proprio “caso politico” la recente vicenda (riportata dal “The New York Times”) sul possibile uso di TikTok come strumento di interferenza straniera al punto da paventare il rischio di un insanabile incidente diplomatico in grado di minare le già precarie relazioni esistenti tra USA e Cina.

I timori del governo americano sono due, circostanziati da alcune prove:

  • che la Cina spii alcuni utenti occidentali via TikTok; c’è prova che l’abbia fatto su alcuni giornalisti, tracciandone la location
  • che la Cina cambi l’algoritmo per favorire post di propaganda favorevole e penalizzare quelli utili alla democrazia americana; c’è il sospetto che l’abbia fatto nelle elezioni del 2020.


Com’è cambiato l’approccio Usa verso TikTok

Quello che emerge in maniera più evidente è il deciso cambio di tendenza nell’approccio statunitense sui risvolti applicativi di TikTok: nel giro di pochi anni si è passati, infatti, da una tendenziale positiva fiducia riposta nella piattaforma ad un atteggiamento più cauto di timorosa diffidenza. Sono, infatti, lontani i tempi in cui il governo USA aveva deciso prioritariamente di ricorrere alla forza comunicativa degli influencer, reclutando – tra l’altro – i più noti TikToker per promuovere la campagna di vaccinazione anti-Covid, convincere gli indecisi e sensibilizzare soprattutto le giovani generazioni a sottoporsi all’inoculazione, come precisa strategia comunicativa finalizzata a contrastare, proprio grazie alle potenzialità informative dei social, gli effetti destabilizzanti della cd. “infodemia” provocati dall’emergenza sanitaria.

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L’amministrazione USA vuole ora vederci chiaro sulle criticità configurabili a fronte di una possibile manipolazione dei contenuti realizzata dal governo cinese anche mediante TikTok, con finalità di spionaggio e indebita interferenza.

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La proposta di trasparenza di TikTok

Così dalle parole si comincia a passare ai fatti.

Mentre aumenta statisticamente il numero di politici statunitensi iscritti su TikTok per strategie di marketing elettorale, dopo il precedente tentativo intrapreso senza successo da Trump (di disporne la chiusura o, in subordine, la cessione ad una società statunitense), nel frattempo, si registrano esplicite prese di posizione, in un clima politico “bipartisan” sempre più esteso, sull’opportunità di vietare l’utilizzo di TikTok, che, a fronte dei milioni di download ottenuti dall’app, potrebbe anche diventare un’insidiosa infrastruttura critica in grado di compromettere la sicurezza nazionale del Paese.

Per cercare di superare le criticità rilevate risultano in corso trattative negoziate da TikTok con il comitato inter-agenzia del Governo federale CFIUS (Committee on Foreign Investments in the United States) al fine di realizzare una revisione delle condizioni di utilizzo dell’app compatibili con le esigenza di sicurezza nazionale USA, anche se la bozza predisposta, ancora comunque in una versione embrionale non definitiva, potrebbe arrestarsi prima ancora della formale approvazione finale a causa della già annunciata opposizione manifestata dalla maggioranza dei membri del Congresso, ove sembrano, infatti, prevalere orientamenti contrari alla conclusione del predetto accordo.

TikTok insomma si impegna a una maggiore trasparenza.

Il nuovo accordo proposto prevede che un monitoraggio di terze parti, indipendente, controlli il codice degli algoritmi di raccomandazione dei video per rilevare se è stato manipolato o se il governo cinese o altri attori stranieri vi hanno avuto accesso. Le disposizioni della proposta stabiliscono che se il governo statunitense o gli osservatori terzi notano qualcosa che li preoccupa, ci sarà un processo per segnalare i problemi a TikTok e infine al governo statunitense, se necessario.

Per cercare di risolvere il problema della sicurezza dei dati degli utenti, TikTok creerà una nuova filiale interamente controllata denominata TikTok U.S. Data Security, o USDS. L’unità sarebbe incaricata di salvaguardare l’app e riferirebbe a un consiglio di amministrazione esterno la cui responsabilità fiduciaria principale sarebbe nei confronti di Cfius anziché di ByteDance.

Tutti i dipendenti assunti in questa unità di 2.500 persone sarebbero soggetti a una serie di requisiti da parte del governo statunitense e seguirebbero le norme sul traffico internazionale di armi, che di fatto impedirebbero ai cittadini cinesi di lavorare nell’USDS.

Se non si trova un accordo tra Usa e TikTok, l’alternativa è vendere la società a un’azienda americana.

L’Anti Social CCP Act

A riprova di quanto sia trasversalmente percepito, come elevato allarme nazionale, il rischio di allerta nel panorama politico attuale, dopo le iniziali manifestazioni di “endorsement” da parte di autorevoli esponenti del Partito Democratico (anche a capo di importanti organismi istituzionali) sulle ragioni che avevano indotto l’ex Presidente Trump a vietare TikTok, cui sono seguite le preoccupazioni espresse dal direttore dell’FBI, è stato, quindi, più di recente ufficialmente presentato il disegno di legge cd. “Anti Social CCP Act” (cd. “Averting the National Threat of Internet Surveillance, Oppressive Censorship and Influence, and Algorithmic Learning by the Chinese Communist Party”), che inibisce in via formale l’uso di app soggette a “influenza sostanziale” da parte, tra l’altro, di Cina e Russia (nel cui novero bandito finirebbe, pertanto, come fuorilegge, anche TikTok).

Seguendo il medesimo atteggiamento di ostilità verso la piattaforma cinese è stato ordinato ai politici eletti in seno alla Camera dei rappresentanti USA, compresi funzionari governativi e membri dei relativi staff, di disinstallare TikTok dai propri dispositivi forniti dall’istituzione di appartenenza, a fronte di un “rischio elevato per gli utenti” riscontrabile nei casi di utilizzo di tale app., prospettandosi soprattutto, oltre al timore di spionaggio e manipolazione, la mancanza di adeguati standard di trasparenza nella protezione dei dati raccolti, che potrebbero essere direttamente archiviati dal governo cinese in esecuzione dei vincoli prescritti dalla propria legislazione nazionale vigente in materia (sebbene ciò sia stato ritualmente smentito da TikTok).

In particolare, il divieto preclude l’uso di TikTok a quasi circa 4 milioni di dipendenti del governo federale su dispositivi di proprietà delle sue agenzie.

I timori anti-TikTok sono giustificati?

Per le medesime ragioni, anche alcuni Stati federali stanno cominciando ad introdurre stringenti restrizioni nell’uso di TikTok e persino l’esercito americano ha vietato già da tempo TikTok sui suoi dispositivi, in attesa di un formale blocco assoluto dell’app da disporre su tutto il territorio statunitense, per evitare di aggirare il divieto di fatto oggi sostanzialmente inesigibile, laddove si proceda alla relativa installazione su dispositivi personali diversi da quelli in uso per finalità istituzionali.

Invero, allo stato attuale, si comprende soltanto in parte un così radicato timore formalizzato persino dalle massime istituzioni americane come urgente priorità politica al fine di giustificare, anche in deroga alla cogente operatività del Primo Emendamento, l’adozione di misure restrittive nei confronti di TikTok, per arginare i pericoli di cui tale app potrebbe essere, sia pure indirettamente, portatrice.

In realtà, TikTok sta intensificando impegno e risorse per combattere la disinformazione e garantire, tra l’altro, la cd. “integrità elettorale” nella circolazione del flusso comunicativo generato dagli utenti, anche mediante l’ausilio di un team di esperti (Content Advisory Council). La piattaforma incentiva, altresì, la promozione di campagne di “alfabetizzazione mediatica”, unitamente alla pubblicazione di video educativi TikTok “che forniscono ai membri della comunità gli strumenti di cui hanno bisogno per diventare cittadini digitali più esperti”, integrati da un sistema di raccomandazione progettato per monitorare costantemente – ed eventualmente rimuovere – i contenuti condivisi, inclusi spam, e video in corso di revisione o recensiti ove siano considerati “scioccanti per un pubblico generico”, di cui viene dato integrale riscontro nel periodico Report sulla Trasparenza.

Conclusioni

In altri termini, TikTok sembra assumere le caratteristiche di un tipico servizio commerciale che, in un certo senso, potrebbe anche simboleggiare il risultato più visibile di una generale contaminazione tecno-culturale globale, persino in grado di modellare il processo di innovazione digitale predisposto da Pechino secondo la visione “occidentale” a trazione statunitense, rafforzandone il relativo primato.

Pertanto, in attesa di conoscere altre ulteriori evidenze documentate che, con adeguati standard di trasparenza, consentano di giustificare del tutto le preoccupazioni espresse al riguardo, ben oltre ciò che risulta oggi percepibile, anche nell’ottica di fornire utili raccomandazioni da rendere palesi nell’interesse generale dell’intera popolazione mondiale sui possibili rischi legati all’uso di TikTok, sembra potersi leggere nelle recenti iniziative promosse dagli USA un segnale di tendenziale debolezza, derivante dalla necessità di arginare la crescita tecnologica esponenziale della Cina, di cui appunto TikTok rappresenta uno dei principali successi planetari, pur senza sottovalutare le innegabili insidie di sorveglianza e manipolazione convenzionalmente riferite al cd. “Great Firewall” cinese.

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