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Privacy dei minori online, tutte le violazioni di YouTube e come tutelarsi

In arrivo per Google maxi sanzione per violazione della privacy dei minori su YouTube, che intanto modifica i termini di servizio per chiarire, tra le altre cose, i dubbi in merito ai requisiti di età affinché rispecchino le più ampie norme del gruppo. Ecco quali sono le accuse e cosa rischia

25 Lug 2019

I termini di servizio di YouTube in Italia sono stati aggiornati il 22 luglio, con l’aggiunta di una sezione per spiegare le responsabilità dei genitori nel caso in cui autorizzino i figli minori anni a utilizzare la piattaforma.

Sta così venendo al pettine una questione a lungo sottotraccia: i bambini usano Youtube spesso liberamente – anche se in teoria non dovrebbero farlo senza la sorveglianza dei genitori (per le policy della stessa società) – e Google ne utilizza i dati a scopi pubblicitari (anche se in teoria, di nuovo, non dovrebbe per le norme).

La risposta a questo fenomeno, i cui pericoli sono già stati evidenziati in questa testata, per adesso è una nuova e forte pressione delle Autorità Usa su Google.

Le modifiche dei termini di servizio arrivano infatti a distanza di qualche giorno dalle indiscrezioni del Washington Post [1] secondo cui a YouTube sarà comminata una maxi-sanzione per aver violato la legge che vieta il il monitoraggio e il targeting di utenti di età inferiore ai 13 anni, in seguito all’accordo raggiunto tra Google e la Federal Trade Commission, l’Agenzia indipendente del Governo degli Stati Uniti che ha come missione principale la promozione della protezione dei consumatori e la prevenzione di pratiche commerciali anticoncorrenziali.

Le modifiche ai termini di servizio in Italia

Come si legge sullo stesso sito, sono state introdotte specifiche modifiche in merito a chi può utilizzare il servizio aggiornando:

  • Requisiti di età, che sono specifici per il paese di appartenenza (e tramite un rinvio a norme di Google si fa espresso richiamo per l’Italia al raggiungimento dei 14 anni) e incluso una notifica che ricorda che, per i minori di 18 anni, è sempre necessaria l’autorizzazione di un genitore o di un tutore legale per utilizzare il servizio.
  • Autorizzazione da parte dei genitori, introducendo una sezione per spiegare ai genitori la responsabilità in caso in cui autorizzino i figli a utilizzare YouTube.

Nei termini di servizio del sito italiano è comunque del tutto assente la parte, presente invece nei termini di servizio statunitensi, per cui “In ogni caso, affermi di avere più di 13 anni, poiché il Servizio non è destinato a minori di 13 anni. Se hai meno di 13 anni, ti preghiamo di non utilizzare il Servizio. Ci sono molti altri fantastici siti Web per te. Parla con i tuoi genitori di quali siti sono adatti a te.”

La legge Usa violata da YouTube

La legge YouTube avrebbe violato è il Children’s Online Privacy Protection Act, conosciuto anche come COPPA e questa è la sua introduzione:

“Questa legge protegge la privacy dei minori fornendo ai genitori strumenti per controllare quali informazioni vengono raccolte online dai loro figli. La legge impone alla Commissione di diffondere regolamenti che impongono agli operatori di siti Web commerciali e servizi online diretti a minori di 13 anni o di raccogliere consapevolmente informazioni personali da minori di 13 anni per: a) notificare ai genitori le loro pratiche di informazione; (b) ottenere il consenso dei genitori per la raccolta, l’uso o la divulgazione delle informazioni personali dei minori: la raccolta del consenso deve poter essere verificabile; (c) consentire ai genitori di impedire che le informazioni personali dei propri figli possano essere ulteriormente conservate o utilizzate, nonché impedirne la futura raccolta; (d) fornire ai genitori l’accesso alle informazioni personali dei propri figli; (e) non richiedere a un bambino di fornire più informazioni personali di quanto sia ragionevolmente necessario per partecipare a un’attività; e (f) mantenere procedure ragionevoli per proteggere la riservatezza, la sicurezza e l’integrità delle informazioni personali. Al fine di incoraggiare l’autoregolamentazione attiva del settore, la legge include anche una disposizione “approdo sicuro” che consente a gruppi del settore e ad altri di richiedere l’approvazione da parte della Commissione delle linee guida di autoregolamentazione per disciplinare la conformità dei siti Web partecipanti alla norma.”

Il servizio YouTube Kids

Proprio ai fini della tutela dei minori, a cui la società si è voluta dimostrare attenta, nel 2015 negli Stati Uniti è stato lanciato il servizio gratuito YouTube Kids, esportato in Europa solo nel 2018 e presente nei principali app store.

Tale servizio offre diverse possibilità dedicate ai più piccoli: la creazione di profili per bambini, con le preferenze di visualizzazione; raccolte di canali; contenuti approvati dai genitori; blocco; segnalazioni sui video; controllo della ricerca; timer; cronologia delle visualizzazioni; possibilità illimitata di trasmettere lo schermo su televisore …

Servizio molto interessante, ma che per diverse ragioni, tra cui quella di essere dedicato principalmente a minori infra ottenni (come si legge negli store in merito all’app stessa) non ha trovato larghissima diffusione di pubblico[3].

Pertanto, YouTube, pur non essendo un servizio dedicato ai minori, continua ad essere largamente utilizzato da questi, con tutti i limiti che derivano dall’assenza di cautele adeguate nei confronti di tali soggetti.

La facilità dell’uso del servizio, infatti, permette anche attraverso i comandi vocali – per cui anche a minori in età prescolare – di gestire in autonomia le proprie scelte e preferenze di visualizzazione.

Al resto ci pensa l’algoritmo!

Le accuse a YouTube

A tale proposito, circa un anno fa una coalizione di gruppi a tutela dei minori, dei consumatori e della privacy ha chiesto alla FTC di indagare e sanzionare YouTube per violazione del Children’s Online Privacy Protection Act.

L’accusa sarebbe stata che, nascondendosi dietro i termini di servizio, la piattaforma avrebbe raccolto i dati identificativi e le scelte online di milioni di minori di 13 anni, per poi riutilizzarli per finalità di marketing, anche attraverso messaggi diretti nel corso della visualizzazione.

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COPPA proibisce alle aziende di raccogliere i dati dei minori nella maggior parte dei casi o di indirizzare loro pubblicità personalizzata.

Con YouTube Kids, infatti, Google ha limitato per età l’accesso ai contenuti e inserito un blocco automatico per i cosiddetti filmati trappola alle aree protette dei più piccoli. Inoltre, pare sia stato creato un nuovo algoritmo che blocca la monetizzazione ai contenuti che non vanno bene per le famiglie, la qualcosa dovrebbe scoraggiare la pubblicazione da parte dei creatori.

Anche l’algoritmo di creazione della “coda” di YouTube, cioè quello in base al quale i contenuti successivi sono individuati e proiettati automaticamente in base alle scelte dell’utente, è stato modificato tanto per YouTube Kids quanto per il servizio principale.

COPPA, però, può essere applicato solo ai siti Web o alle app rivolte ai minori o quelle che hanno “conoscenza effettiva” che gli utenti hanno meno di 13 anni.

YouTube, i minori e le contraddizioni dei termini di servizio

Sebbene si faccia una certa fatica a pensare che YouTube non debba essere considerata una piattaforma rivolta ai minori considerati gli innumerevoli contenuti evidentemente dedicati a minori anche in età prescolare presenti in piattaforma, questo è ciò che sostiene Google.

Tale assunto è fondato, come si diceva, sui termini di servizio di YouTube, in base ai quali per effettuare il login alla piattaforma bisogna creare un Google account: e per creare l’account bisogna avere almeno 13 anni.

Vero è, però, che: per accedere ai video (e, di conseguenza, ricevere pubblicità mirata semplicemente in base a ciò che si è consultato) non è necessario avere un account; un minore può creare uno proprio account fingendosi un utente ultra 13enne senza che siano poste in essere forme di controllo preventivo sull’età.

È forse questa la ragione per cui le trattative tre la FTC e il gigante di Mountain View in merito alla sanzione da comminare per la violazione dei dati dei minori sono durate così a lungo: le prime accuse e richieste di indagine risalgono al 2017 e riesce difficile credere che vi fossero dubbi sul trattamento dei dati. Pare piuttosto che la FTC abbia, in prima battuta, dichiarato di non avere l’autorità, in base all’attuale formulazione del COPPA, di individuare una responsabilità di YouTube.

Anche per Google in arrivo maxi-sanzione?

Ad ogni buon conto, in base a quanto detto dal Washington Post, Google e la FTC avrebbero raggiunto un accordo in tal senso e si vocifera che la sanzione possa ammontare alla stessa cifra elevata a Facebook per Cambridge Analytica.

È sicuramente questa la ragione per cui la FTC ha dichiarato – dopo il trapelamento della notizia della sanzione – di voler rivedere i termini del COPPA (emanato nel 2000 e che ha visto l’ultimo emendamento nel 2013) anche e soprattutto alla luce dell’evoluto uso che i minori fanno di internet, dei social network, dei siti web e dei device a loro disposizione, e a tale proposito terrà un workshop pubblico a ottobre del 2019[4].

Youtube e l’accusa di violazione di dati personali di minori

Oggi più che mai, grazie anche al forte accento che i media hanno posto su alcune vicende clamorosamente note come Cambridge Analytica[2], chiunque ha acquisito o è in grado di acquisire la consapevolezza del valore economico dei propri dati personali.

Per strada, al ristorante, anche semplicemente a casa, la possibilità di accesso immediato e spesso illimitato a contenuti multimediali si rivela un salvagente ormai quasi irrinunciabile per genitori, nonni, babysitter o chiunque si trovi a dover gestire minori anche in età prescolare.

Spesso, troppo spesso, l’impostazione di filtri cosiddetti “parental control” ingenera negli adulti la presunzione di aver tutelato i minori nel miglior modo possibile da contenuti inadeguati e pericoli della rete.

A parte la considerazione che alcuni filtri parental control sono ormai facilmente aggirabili anche da minori infra 13enni, che trovano proprio sulle piattaforme di contenuti multimediali infiniti tutorial su come procedere in tal senso, e che l’algoritmo che governa tali filtri, se non educato a dovere, può presentare bug che possono rivelarsi altrettanto pericolosi, i rischi che si annidano nelle piattaforme multimediali non riguardano solo la qualità dei contenuti trasmessi e i rischi ad essa collegati.

Secondo Alexa, un’azienda statunitense sussidiaria di Amazon.com che si occupa di statistiche sul traffico di Internet, YouTube è il secondo sito più visitato al mondo, secondo solo a Google.

La principale fonte di reddito di YouTube è rappresentata dalle entrate pubblicitarie da Google AdSense, che indirizza gli annunci in base al contenuto del sito e al pubblico.

La maggior parte dei contenuti multimediali caricati in piattaforma sono liberi per la visualizzazione, fatta eccezione per alcuni canali premium, su abbonamento, noleggio film, nonché YouTube Premium, un servizio in abbonamento che offre accesso senza pubblicità al sito Web e accesso a contenuti esclusivi realizzati in partnership con utenti esistenti.

Internet e minori, educare all’uso consapevole è la scelta migliore

Oltre a tutte le considerazioni che precedono, non si può trascurare un evidente dato di fatto: non consentire a bambini/ragazzini infra tredicenni[5] di utilizzare piattaforme di accesso a contenuti multimediali non solo è quasi impensabile ma, a parere di chi scrive, anche poco consigliabile.

La via di mezzo tra il divieto assoluto e la libertà assoluta di navigare in internet sta nell’insegnare ai nostri figli un uso consapevole della navigazione online e degli strumenti ad essa preposti, ai fini di un loro sviluppo cognitivo che possa procedere di pari passo con quello tecnologico, ormai imprescindibile dal quotidiano.

Per tale ragione, non sarebbe corretto confidare esclusivamente nell’adeguamento della normativa ai fini della tutela dei dati personali degli ultra minorenni.

È sempre necessaria una reale vigilanza domestica sull’attività dei minori online, tanto al fine di prevenire eventuali abusi che potrebbero rivelarsi anche estremamente dannosi, quanto al fine di rendersi parte attiva di quei sistemi di autoregolamentazione e open government previsti in materia ormai in quasi tutti gli ordinamenti. Cosa che, a parere di chi scrive, assume sempre più le caratteristiche di onere sociale.

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  1. Washington Post, 19 luglio 2019, FTC approves settlement with Google over YouTube kids privacy violations 
  2. È notizia recente il patteggiamento di Facebook con la FTC per 5miliardi euro per il caso Cambridge Analytica https://www.agendadigitale.eu/sicurezza/privacy/facebook-la-multa-da-5-miliardi-e-la-punta-delliceberg/
  3. La mancata diffusione dell’app come ci si aspettava ha limitato di molto lo sviluppo degli algoritmi e pertanto la stessa pare essere ancora piena di bug. Una migrazione totale dei contenuti dedicati è stata espressamente esclusa dalla Società. Inoltre, rivolgendosi l’app a minori di 8 anni resta comunque esclusa una buona fetta di infra tredicenni che accedono al servizio e i cui contenuti non risulterebbero adeguati.
  4. Vale la pena evidenziare che la stessa FCT, a febbraio del 2019, ha elevato una sanzione di 5.7 milioni di dollari fondata sul COPPA a Musical.ly (oggi nota come TikTok), una piattaforma che fornisce un servizio simile a quello di YouTube e che è usata da un largo di utenti infra 13enni senza il consenso dei genitori.
  5. Nel testo ci si riferisce agli infra tredicenni in quanto la presente analisi muove le mosse da una sanzione che dovrebbe essere elevata nei confronti di YouTube sulla scorta di una normativa statunitense che prevede la legittimità dell’offerta diretta di servizi della società dell’informazione a minori ultra tredicenni. In Italia il trattamento di dati personali del minore che accede ai servizi della società dell’informazione è lecito ove questi abbia compiuto 14 anni.
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