Come le big dell’intelligenza artificiale si sono adeguate agli obblighi imposti dall’articolo 50 dell’AI Act a partire dal 2 agosto 2026? Strategie diverse che prevedono watermark, C2PA e sistemi di verifica, per raggiungere la compliance entro il periodo transitorio che scadrà a dicembre 2026.
Il caso che ha fatto più discutere è stato quello di Anthropic, che ha annunciato l’introduzione a livello globale di una filigrana invisibile in tutti gli output di Claude. Open AI con ChatGPT e Google con Gemini hanno scelto strategie diverse per adeguarsi, puntando maggiormente sui metadati C2PA e su SynthID: “Il quadro è interessante perché le strategie sono diverse – spiega l’avvocata Francesca Niola -. Google ha sviluppato SynthID già da anni, quindi sembrerebbe in vantaggio. OpenAI sta combinando watermark e sistemi di provenienza come C2PA. Microsoft segue soprattutto la strada della tracciabilità incorporata nei contenuti e nei prodotti enterprise“.
E intanto, il dibattito pubblico sul tema ha acquisito una doppia direttrice: normativa e politico-culturale. Da una parte, infatti, gli esperti di diritto sottolineano come il caso di Anthropic sia risultato del cosiddetto “effetto Bruxelles”, cioè come una regola europea abbia avuto impatti di carattere mondiale. Dall’altra emerge però un sentiment di diffidenza e dubbi sull’effettiva possibilità di rilevare i marchi.
Indice degli argomenti
I firmatari del GPAI europeo
In primis è bene ricordare che è stato redatto e sottoscritto il Codice di condotta europeo per l’AI general purpose (GPAI) è uno strumento volontario pensato per aiutare i fornitori di modelli di IA di uso generale a dimostrare la conformità all’AI Act. Copre tre aree: trasparenza, copyright, sicurezza e gestione dei rischi sistemici per i modelli più avanzati. Pubblicato il 10 luglio 2025, è stato ritenuto dalla Commissione europea e dall’AI Board un mezzo adeguato per dimostrare l’adempimento degli obblighi previsti dal Regolamento.
I firmatari verificati dalla pagina ufficiale della Commissione europea, aggiornata al 31 luglio 2026, sono:
- AI Studio Delta
- Aleph Alpha
- Almawave
- Amazon
- Anthropic
- Black Forest Labs
- Bria AI
- Cohere
- Domyn
- Dweve
- Fastweb
- IBM
- LINAGORA
- Microsoft
- Mistral AI
- Open Hippo
- OpenAI
- Pleias
- ServiceNow
- WRITER
xAI ha aderito esclusivamente al capitolo su sicurezza e gestione dei rischi sistemici; per trasparenza e copyright deve quindi dimostrare la conformità con modalità alternative adeguate.
Articolo 50 AI Act: il Code of Practice
Per la trasparenza, il Code of Practice on Transparency of AI-generated Content è lo strumento volontario predisposto dall’Unione europea per aiutare provider e deployer di sistemi di IA generativa ad applicare gli obblighi dell’articolo 50 dell’AI Act, quelli insomma diventati operativi il 2 agosto 2026. Il Codice non sostituisce la legge, ma offre un percorso riconosciuto dalla Commissione e dall’AI Board per dimostrare la conformità e ridurre l’incertezza regolatoria.
Per i provider, la sezione 1 prevede che output di testo, immagini, audio e video siano marcati in formato machine-readable e riconoscibili come artificialmente generati o manipolati, utilizzando soluzioni tecnicamente efficaci, interoperabili e robuste; la sezione 2 riguarda invece i deployer e disciplina soprattutto l’etichettatura dei deepfake e di determinati testi generati dall’AI destinati a informare il pubblico. A fine luglio 2026 avevano aderito circa 190 organizzazioni: “Il Code ha natura volontaria, mentre gli obblighi di trasparenza dell’articolo 50 hanno natura obbligatoria. Per chi aderisce, il vantaggio consiste in un percorso di conformità già riconosciuto dalla Commissione e dall’AI Board, con maggiore prevedibilità e minori costi amministrativi nel mercato europeo”, precisa Niola.
Da specificare che la prova definitiva nell’effettiva capacità di rendere verificabili documentazione, provenienza dei contenuti e gestione dei rischi sarà sotto il controllo dell’AI Office.
AI Act e Claude, la filigrana invisibile di Anthropic
Già prima della scadenza Anthropic aveva rafforzato la propria infrastruttura di disclosure: il Transparency Hub, aggiornato il 23 luglio 2026, pubblica per i diversi modelli Claude informazioni su caratteristiche, modalità di accesso, training, categorie generali dei dati utilizzati, valutazioni di sicurezza e misure di deployment, mentre la Responsible Scaling Policy formalizza un sistema proporzionale di valutazione e mitigazione dei rischi dei modelli più potenti.
Nei giorni successivi ha chiarito la soluzione tecnica scelta: i nuovi Claude incorporeranno un watermark machine-readable nel testo e credenziali C2PA nei file compatibili, con estensione progressiva ai modelli precedenti entro il periodo transitorio previsto dall’UE.
Open AI: ChatGPT e AI Act
Riguardo all’adeguamento all’articolo 50, OpenAI per immagini e audio utilizza un approccio multilivello che combina credenziali C2PA, watermark SynthID e un sistema pubblico di verifica, cioè il portale openai.com/verify. OpenAI sul proprio sito specifica che “oltre al portale web, i clienti possono anche utilizzare la provenienza dei contenuti API per rilevare se è presente un segnale di provenienza”. Non dichiarando al momento un watermark machine-readable incorporato nelle risposte testuali di ChatGPT, l’azienda affida quindi la trasparenza dei contenuti testuali soprattutto a misure di governance, policy e sistemi di rilevazione e contrasto degli usi ingannevoli.
Da sottolineare che l’azienda dispone di un Preparedness Framework, aggiornato nel 2025, e di un Frontier Governance Framework, che disciplina valutazioni, salvaguardie, reporting e coinvolgimento di esperti esterni.
Google Gemini e AI Act
Google ha indicato come strumenti centrali SynthID, il watermark digitale già integrato nei suoi sistemi generativi, e lo standard C2PA per certificare origine e modifiche dei contenuti. Sul fronte della trasparenza dei contenuti generati, Google punta soprattutto su SynthID per immagini, video e audio, incorporando watermark impercettibili nei media prodotti dai propri sistemi e mettendo a disposizione in Gemini strumenti per verificarne la presenza. Per il testo Google ha sviluppato e reso disponibile una tecnologia separata di watermarking, SynthID Text, ma questa non dispone dello stesso sistema pubblico di verifica offerto per i contenuti audiovisivi.
Per quanto riguarda la sicurezza, Google DeepMind ha aggiornato nell’aprile 2026 il proprio Frontier Safety Framework 3.1, introducendo livelli di capacità monitorati, valutazioni preventive e procedure di mitigazione per rischi estremi, compresi quelli legati a manipolazione, cybersecurity e capacità avanzate di ricerca e sviluppo dell’IA.
Meta e AI Act
Sul piano tecnico, Meta utilizza metadati standardizzati e segnali invisibili per identificare alcuni contenuti generati con i propri sistemi. Per le immagini create con Meta AI, ha dichiarato l’impiego di metadati e watermark invisibili, mentre Facebook, Instagram e Threads possono rilevare segnali provenienti da standard industriali come IPTC e C2PA anche nei contenuti prodotti da strumenti di terze parti. Quando tali indicatori sono disponibili, Meta può applicare l’etichetta “AI info”.
Per audio e video realistici, dove la rilevazione tecnica non è sempre affidabile, il sistema è affiancato da un obbligo di self-disclosure: gli utenti devono dichiarare quando pubblicano contenuti fotorealistici o audio realistico creati o significativamente modificati tramite strumenti digitali o di IA.
Microsoft e AI Act
Microsoft, come spiegato nel proprio Trust Center, sta implementando le “generative AI disclosures” richieste dall’articolo 50, tenendo conto sia delle linee guida della Commissione UE sia del Codice europeo. Nella documentazione di Foundry aggiornata ad agosto 2026, alcuni modelli di generazione di immagini delle famiglie Azure OpenAI GPT Image, Microsoft AI Image e Black Forest Labs Flux possono produrre output con watermark invisibile e credenziali C2PA, già in precedenza, le immagini generate in Azure OpenAI con modelli DALL-E e GPT-image-1 ricevevano automaticamente C2PA.
Microsoft ha inoltre sviluppato una Content Provenance Detection API, capace di riconoscere segnali C2PA e watermark Microsoft in immagini, audio e video.
xAI: Grok è compliant all’AI Act?
Le informazioni pubbliche sulle soluzioni tecniche adottate da xAI per rendersi compliant all’articolo 50 dell’AI Act sono limitate. I termini prevedono la possibilità di applicare disclosure agli output sintetici e vietano la rimozione di watermark o metadati di provenienza incorporati. Al momento, tuttavia, xAI non sembra aver documentato pubblicamente uno standard generalizzato di watermarking o provenance o un sistema machine-readable specifico per il testo generato da Grok.
Il caso Anthropic: quando la regola UE viene applicata globalmente
Per l’avvocata Niola, la scelta di Anthropic di applicare anche ai mercati extra UE le misure tecniche adottate, “mostra bene il rapporto tra regolazione e struttura economica dei mercati digitali. Per un’impresa che distribuisce lo stesso modello su scala globale, incorporare la regola europea direttamente nell’architettura del prodotto può risultare più efficiente rispetto alla costruzione di versioni territorialmente differenziate. La norma europea, in questo modo, supera il proprio territorio attraverso una decisione aziendale razionale”.
E forse c’è anche un aspetto politico: “Guarderei la scelta anche nel rapporto recente tra Anthropic e l’amministrazione statunitense. Negli Stati Uniti l’indirizzo federale dell’ultimo anno ha legato esplicitamente la leadership americana nell’AI alla riduzione dei vincoli regolatori e ha cercato anche di limitare la frammentazione prodotta dalle legislazioni dei singoli Stati; il risultato secondo la stessa Casa Bianca è un incremento della tecnologia digitale – aggiunge Niola -. Anthropic, nello stesso periodo, ha vissuto uno scontro molto duro con il governo americano sul terreno dell’uso militare di Claude. La società ha mantenuto proprie condizioni rispetto alla sorveglianza domestica di massa e alle armi pienamente autonome, il Pentagono l’ha poi qualificata come supply-chain risk, con conseguenze rilevanti anche sul rapporto con i contractor federali, mentre il contenzioso e il successivo riavvicinamento con la Casa Bianca hanno assunto anche un evidente rilievo economico in vista della crescita della società”.
La competitività UE
Anthropic insomma “si trova tra due forme molto diverse di potere pubblico – precisa Niola-. Negli Stati Uniti incontra uno Stato che considera l’AI una capacità strategica nazionale, la collega alla sicurezza e alla superiorità tecnologica e usa anche procurement e accesso al mercato pubblico come strumenti di pressione. In Europa incontra un ordinamento che esercita il proprio potere soprattutto definendo le condizioni giuridiche di accesso a un mercato di centinaia di milioni di persone. La trasparenza europea diventa quindi, per Anthropic, anche una forma di certezza regolatoria e di diversificazione del rischio politico”
L’Europa possiede “una quota molto più piccola della capacità industriale dei frontier models, ma riesce a incidere sul modo in cui quei modelli vengono progettati. Attraverso il Code of Practice, inoltre, la legge passa per una forma di co-regolazione: il legislatore stabilisce l’obiettivo di trasparenza, imprese ed esperti contribuiscono a tradurlo in standard tecnici”, conclude Niola.
Sentiment pubblico e fattore culturale
Alla notizia dell’inserimento delle filigrane, il dibattito pubblico si è acceso. Come spiega l’avvocato Antonino Polimeni, “c’è un equivoco a mio parere: le persone pensano che la filigrana possa ledere il lavoro delle persone oppure che possa essere bypassata, che sarà inutile. Il principio di partenza di questa idea però è sbagliata: il watermark non ha conseguenze sui diritti d’utilizzo nè sul copyright nè sull’utilizzabilità o meno di un testo”.
Semplicemente, “lo strumento rende chiara l’origine dell’output nel caso in cui debba essere rintracciabile in casi specifici, perché magari lo chiede un giudice o per una contesa. Non è una questione di percezione, perché non si vede a differenza dell’etichettatura obbligatoria e che risponde all’esigenza di trasparenza verso gli utenti”.

















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