le azioni legali

Privacy, nuove grane per TikTok negli Usa: ecco i paletti degli Stati e del Governo

Dall’Indiana al South Dakota, dal Texas al Nebraska: cresce il numero di Stati Usa che intentano cause contro TikTok, chiedendo modifiche all’algoritmo e minacciando sanzioni. Ma anche a livello nazionale il Governo stringe le maglie, mentre in Europa si attendono gli effetti del Digital Services Act

Pubblicato il 12 Dic 2022

Antonino Mallamaci

avvocato, Co.re.com. Calabria

tiktok7

Mentre i dipendenti di Twitter vanno prendendo l’abitudine di dormire in ufficio per dimostrare l’attaccamento alla causa chiesto dal neo-patron Elon Musk, un problema sorge per il colosso emergente delle big tech, TikTok.

Lo Stato dell’Indiana, dopo altri, ha citato la piattaforma cara ai giovanissimi, e sempre di più anche ai più grandicelli, per due questioni: 1) violazione delle leggi sulla protezione dei consumatori essendosi dichiarata adatta agli utenti da 12 anni in su; 2) per essere utilizzata dalla Cina per spiare, ricattare e costringere gli utenti a servire la sicurezza nazionale e gli interessi economici di quel Paese.

Privacy, TikTok si adegua alle nuove norme Ue: ecco cosa cambia

Entrambe le cause chiedono modifiche alle pratiche di TikTok, nonché sanzioni civili per ogni presunta violazione.

Le cause avviate dagli Stati Usa

Nella prima causa, lo stato dell’Indiana afferma che l’algoritmo di TikTok – società di proprietà di ByteDance con sede a Pechino – è progettato per creare dipendenza soprattutto nei giovani utenti e per promuovere contenuti dannosi per loro. L’atto ha come base studi e rapporti che collegano l’uso massiccio della piattaforma a disturbi mentali tra gli adolescenti, inclusi disordini alimentari e depressione, e il procuratore dell’Indiana non esita ad accusare TikTok di esporre i ragazzi all’uso di droghe, abuso di alcol, volgarità e materiale sessualmente esplicito, ingannando così i genitori.

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Nel frattempo, il Texas ha vietato l’uso di TikTok su cellulari, laptop, tablet, computer desktop e altri dispositivi in ​​grado di connettersi a Internet emessi dallo stato, preoccupato che la piattaforma possa aiutare la Cina nella sorveglianza degli americani e in altri lavori di intelligence. 

TikTok si oppone a tali accuse, facendo presente, ça va sans dire, che la priorità dell’azienda sono la sicurezza, la privacy e la protezione degli utenti: “Integriamo il benessere dei giovani nelle nostre politiche, limitiamo le funzionalità in base all’età, dotiamo i genitori di strumenti e risorse e continuiamo a investire in nuovi modi per fruire dei contenuti in base all’adeguatezza dell’età o al comfort della famiglia. Siamo inoltre fiduciosi di essere sulla buona strada nei nostri negoziati con il governo degli Stati Uniti per tranquillizzarlo su tutte le ragionevoli preoccupazioni di sicurezza nazionale”. Per quanto riguarda i divieti statali, essa ritiene “che le preoccupazioni alla base di queste decisioni siano in gran parte alimentate dalla disinformazione”.

Per avere una valutazione superiore a 12 sull’App Store di Apple, TikTok dichiara che i riferimenti a temi per adulti, alcol, droghe e contenuti sessuali sono “pochi/lievi”, mentre secondo il procuratore generale dell’Indiana essi abbondano e sono a disposizione dei bambini: video sulle droghe allucinogene e su come rendere l’alcool simile a una caramella, clip sulle spogliarelliste e sui nodi sessuali, comprese le fantasie di schiavitù e stupro.

Come il Texas e l’Indiana, altri Stati hanno già preso di mira il colosso di proprietà cinese. In Sud Dakota è stato emesso un ordine esecutivo che vieta l’utilizzo di TikTok alle agenzie statali per problemi di sicurezza nazionale: il dipartimento del turismo ha cancellato il suo account con 60.000 follower, altrettanto ha fatto l’emittente pubblica. Il Nebraska ha compiuto lo stesso passo nel 2020.

La Carolina del Sud, il Maryland e l’Arkansas si stanno muovendo nella stessa direzione. Queste misure non arrivano a vietare a tutti i cittadini di  utilizzare TikTok.

Verso un divieto nazionale?

Le azioni a livello statale rispecchiano le crescenti preoccupazioni bipartisan a Washington, dove i legislatori paventano un divieto nazionale. I leader di entrambe le parti hanno sollevato preoccupazioni sulla possibilità del governo cinese di ordinare a TikTok di raccogliere dati sugli utenti americani e di influenzare il discorso pubblico, controllando ciò che le persone guardano sull’app. Già  Donald Trump, durante la sua amministrazione, aveva minacciato di vietare TikTok se non fosse divenuto di proprietà di un soggetto statunitense.  Biden si è dovuto fermare dopo che l’azione è stata contestata con successo in tribunale, e ora sta negoziando con TikTok un accordo volto ad alleviare i problemi di sicurezza nazionale.

I rischi politici per TikTok

Ma l’accordo, che avrebbe dovuto essere concluso entro quest’anno, ha subito ritardi, mentre una portavoce di TikTok ha affermato di attenderne con impazienza la stipula in modo da poter mettere a tacere le preoccupazioni legate alle questioni di sicurezza nazionale. Il ritardo sta aumentando i rischi politici per TikTok: ​​​​i funzionari dell’amministrazione Biden e i repubblicani del Congresso la pensano, sul punto, allo stesso modo, e una spia della paura della società di proprietà cinese è il dato sulla somma spesa in attività di lobbying a Washington negli ultimi due anni: 9 milioni di dollari! La parte statunitense dei negoziati è guidata dal Comitato per gli investimenti esteri negli Stati Uniti che esamina gli accordi commerciali per motivi di sicurezza. I colloqui miravano a ridurre l’influenza del governo cinese sull’operazione statunitense, senza interrompere completamente i legami cinesi di TikTok.

Si era già concordato che i dati di TikTok sugli utenti statunitensi sarebbero stati archiviati sui server Oracle  negli Stati Uniti, eliminando i dati privati ​​degli utenti statunitensi dai data center in Virginia e Singapore. Secondo TikTok, l’accordo darebbe al governo degli Stati Uniti il ​​controllo e l’accesso a molte più informazioni rispetto a qualsiasi società di social media statunitense. Alcuni funzionari dell’amministrazione, però, hanno cercato di rendere qualsiasi patto di sicurezza più severo sotto alcuni aspetti, ciò in risposta alle montanti preoccupazioni sull’accesso di TikTok ai dati dei consumatori e sul suo potenziale utilizzo per operazioni di influenza; i repubblicani, dal canto loro, spingono per vietare del tutto l’app.

La portavoce di TikTok afferma che l’app non raccoglie la cronologia delle ricerche e della navigazione al di fuori di essa. La società raccoglierebbe informazioni all’interno dell’app in modo che funzioni correttamente. Come la restituzione di risultati di ricerca pertinenti e la garanzia che a un utente non vengano mostrati ripetutamente gli stessi video.

Per tornare all’altra questione sul tappeto, quella che concerne i rischi per la salute e il benessere psichico degli utenti, TikTok già più di un anno fa ha modificato il suo famigerato algoritmo di raccomandazione per evitare di mostrare ai singoli utenti troppi contenuti su un determinato argomento, come diete estreme, tristezza o lutti. Ciò anche a seguito della pubblicazione, da parte del Wall Street Journal, di un’indagine che illustrava come l’algoritmo di TikTok potesse portare gli utenti in “tane” di contenuti, a cui è difficile sfuggire, quando sfogliavano il feed For You dell’app, cioè la sua home page altamente personalizzata che offre un flusso infinito di contenuti. Il WSJ ha mostrato come i giovani consumatori venivano spinti nelle c.d. “tane del coniglio” su sesso e droghe.

Evidentemente, visti i provvedimenti dei diversi Stati della federazione nordamericana, l’attività attuata da TikTok non ha portato a risultati soddisfacenti sotto questo profilo.

Cosa succede in Europa

Mentre negli USA si è alle prese con le Big Tech, per tanti aspetti, da questa parte dell’Atlantico le cose sembrano ormai indirizzate nel senso auspicato dalla grande maggioranza dei cittadini. I controlli, necessari, sulle piattaforme digitali sono tradotti in norme vigenti in tutti i paesi dell’Unione europea. Il Regolamento 2022/2065 recepisce il Digital Services Act (DSA) che si basa sul principio che ciò che è illegale offline dev’esserlo online. Esso è entrato in vigore il 16 novembre scorso, almeno per le norme contenute nell’articolo 24, paragrafi 2, 3 e 6, nell’articolo 33, paragrafi da 3 a 6, nell’articolo 37, paragrafo 7, nell’articolo 40, paragrafo 13, nell’articolo 43 e nel capo IV, sezioni 4, 5 e 6. Il resto sarà vigente ed applicabile tra poco più di un anno, dal 17 febbraio 2024.

TikTok rientra tra le piattaforme di grandi dimensioni (Very large online platforms), quelle aventi nell’UE un numero medio mensile di utenti pari o superiore a 45 milioni, per le quali (vale lo stesso per i motori di ricerca, in primis quindi per quello con un enorme potere di mercato, Google di Alphabet) è previsto legittimamente un regime speciale che comprende valutazioni annuali dei rischi di danni online sui loro servizi, ad esempio per l’esposizione a contenuti illegali o la diffusione di disinformazione.

Conclusioni

Questo accade in Europa, che nel campo specifico della regolamentazione su Big Tech, tutela della privacy, utilizzo delle nuove tecnologie, linguaggio d’odio, funge da traino, come hanno più volte ammesso esponenti politici americani di primo piano, anche per gli USA. E ciò risulta evidente dalle misure, illustrate sopra, adottate Stato per Stato e a macchia di leopardo sul territorio americano.

Risulta altresì l’urgenza, soprattutto dopo l’esito delle elezioni di mid term che non ha scardinato il sistema, come era stato pronosticato da più parti, di procedere in direzione di una regolamentazione complessiva, superando le poche differenze tra democratici e repubblicani. Anche per non permettere a Elon Musk di fare del nuovo Twitter il regno di quello che egli chiama free speech, ma che visto da una prospettiva democratica – in senso lato, non di partito – è più che altro un far west dove è possibile diffondere tanta disinformazione e tanto linguaggio d’odio in grado di rendere perenne il pericolo di altri 6 gennaio a Capitol Hill.

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