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Beni culturali ed energia: così l’Italia riduce i costi e tutela l’arte



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L’efficienza energetica applicata al patrimonio culturale italiano è una strategia che coniuga conservazione, sostenibilità economica e riduzione delle emissioni. Tecnologie come termografia e pompe di calore permettono interventi mirati su musei, teatri e palazzi storici, liberando risorse per valorizzazione e turismo

Pubblicato il 18 mar 2026

Giovanni Lombardi

Fondatore e Presidente di TECNO Group



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efficienza energetica patrimonio culturale




Applicarsi nell’ambito della tutela del patrimonio artistico e culturale attraverso operazioni di efficientamento energetico di edifici, strutture e opere rappresenta, oggi più che mai, un’esigenza per garantire, da un lato, la conservazione dei beni, dall’altro il confort dei visitatori e la sostenibilità economica.

Efficienza energetica e patrimonio culturale: un’esigenza strategica per l’Italia

L’efficienza energetica è da considerarsi un mezzo che permette di aggiornare strutture obsolete senza snaturarle, migliorare la gestione delle risorse e degli spazi e ridurre le emissioni, con l’obiettivo di allinearsi alle direttive europee in termini di decarbonizzazione.

In Italia specialmente, il patrimonio artistico e culturale è una risorsa fondamentale sia da un punto di vista storico e di ricerca accademica, sia da un punto di vista economico, grazie alle flotte di turisti da tutto il mondo che è in grado di attirare. L’efficienza energetica non è da considerarsi solo come qualcosa di utile, ma come una strategia di business portata a salvaguardare le ricchezze del nostro territorio, valorizzandole nel lungo termine.

Gli interventi possibili: dagli impianti ai pannelli solari

Nella pratica, si può agire su diversi fronti, con le tecnologie e i programmi più adatti, unendo intelligentemente un approccio green a digitalizzazione e tecnologie all’avanguardia. Innanzitutto, edifici che spesso si dimostrano particolarmente energivori, come grandi musei, archivi, teatri, palazzi e simili, possono essere trasformati, senza perderne scopo e storicità, in realtà più gestibili e più semplici da mantenere economicamente parlando.

Alle volte, un impianto di riscaldamento differente, l’installazione di pannelli solari in punti strategici o la revisione di contratti con operatori di gas ed energia elettrica, dopo un’attenta analisi, sono elementi chiave per valorizzare un bene e migliorarne le prestazioni e l’impatto ambientale, senza alterarne l’identità.

Conservazione delle opere e riduzione dell’impatto ambientale

Inoltre, interventi precisi e mirati, sempre dopo un’attenta analisi da parte di esperti, che è la prerogativa chiave di un discorso del genere, su impianti di condizionamento o refrigeramento consentono la creazione di condizioni termiche ideali per la conservazione delle opere misurata in rapporto ai flussi di visitatori. Tutto questo scongiurando il degrado delle opere stesse e riducendone l’impatto ambientale.

Meno costi operativi, più risorse per la cultura

A questo si somma un tema di investimenti: se si riducono i costi operativi nella gestione e nell’amministrazione dei beni culturali, c’è la possibilità di “sbloccare” fondi da investire nella valorizzazione delle stesse su altri fronti. Si pensi, per esempio, a guide turistiche, percorsi artistici organizzati da esperti per migliorare la fruizione degli spazi in questione, o anche restauri, manutenzione ordinaria, avvio di progetti in collaborazione con scuole, università e istituzioni.

Liberare risorse per la promozione dei beni culturali può generare un assist per uno sprint ulteriore al turismo, contribuendo nel tempo a creare valore per l’economia nostrana.

Tecnologie ESG e l’assenza del caso tipico

Le possibilità che oggi esistono in ambito di ESG per efficientare un edificio o una struttura sono molte, e sono particolarmente innovative, penso per esempio alle pompe di calore ad alta efficienza. Certo è che non esiste un “caso tipico”. Per via della differenza di temperature, conformazione del territorio, reperibilità di fonti energetiche, ogni caso è a sé stante. L’ideale è procedere con uno screening dettagliato, individuando di volta in volta le soluzioni che più si prestano a ogni tipologia di opera, coniugando sempre tutela e innovazione.

La diagnosi energetica: il passaggio più delicato

Ecco perché il passaggio iniziale di analisi e diagnosi energetica è il più delicato, e deve occupare tutto il tempo necessario, anche mesi, se servissero, con metodi meno invasivi possibile. Tra cui, per esempio, la termografia infrarossa, che è la tecnica più diffusa: utilizza termocamere per rilevare la radiazione infrarossa emessa dalle superfici, trasformandola in una mappa termica vera e propria. Consente di visualizzare in tempo reale perdite di calore, difetti di isolamento e simili, identificando zone critiche non visibili a occhio nudo.

Termoflussimetria e benchmarking dei consumi

O ancora esiste la termoflussimetria, cioè la misura del flusso termico: prevede l’applicazione temporanea di sensori sulle pareti interne ed esterne per misurare la trasmittanza termica della struttura. Non è distruttiva perché i sensori vengono rimossi a fine misurazione, fornendo dati reali circa l’isolamento. E poi, chiaramente, a tecniche del genere in una fase di screening si affianca sempre un’attenta analisi dei consumi accompagnata da benchmarking: si studiano approfonditamente le bollette energetiche degli ultimi anni e si confrontano le prestazioni dell’edificio con standard di riferimento, in modo da individuare eventuali falle e iniziare a pianificare strategie di intervento.

Tutela del bene culturale e collaborazione istituzionale

In generale, comunque, è chiaro che il primo obiettivo dev’essere la tutela del bene culturale: nessun’operazione deve sminuire l’opera, o svantaggiarne la fruizione quanto più diretta possibile. Per questo, bisogna sempre lavorare seguendo guide come le “Linee di indirizzo per il miglioramento dell’efficienza energetica nel patrimonio culturale” del Ministero della Cultura, e bisogna che progettisti, ingegneri, soprintendenze, imprese e organizzazioni culturali collaborino verso soluzioni ottimali.

Tutela del passato, responsabilità verso il futuro

Sono fermamente convinto che la chiave per una transizione energetica efficace e sostenibile è comprendere che deve coinvolgere tutti gli ambiti, e quello culturale, tanto più in un Paese come l’Italia, non può rimanere escluso. Investire nell’arte e nella storia che contraddistingue il nostro territorio significa investire nel connubio tra tradizione e identità italiana. E deve essere un ideale che guida scelte ponderate all’insegna di un mantra che reputo fondamentale: tutela del passato, responsabilità verso il futuro.

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