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Direttore responsabile Alessandro Longo

la riflessione

Pokemon GO, embrione immaturo di un nuovo rapporto con le città

di Giovanni Boccia Artieri, sociologo, università di Urbino

22 Lug 2016

22 luglio 2016

Pokémon GO crea un evidente rapporto fra gamification e territorio che al momento non viene utilizzato. La scelta dei punti notevoli del gioco (come i Pokéstop o le Palestre) non rappresentano necessariamente luoghi di senso per i cittadini, né i percorsi in cui trovare i Pokémon da catturare o i luoghi riescono a rimandare ad un genius loci, quindi ad ammantare di simbolico la città in cui si sta giocando.

Sarebbe invece interessante sviluppare una modalità di costruzione collettiva di punti significativi da sottoporre al gioco, luoghi che potrebbero anche essere parte della scelta urbanistica dei Comuni: in fondo attraverso il gioco è possibile socializzare ai luoghi e talvolta riqualificarli portando le persone a rifrequentarli con assiduità, fosse anche per catturare un Charmander.

La dimensione relazionale è al momento lasciata sotto traccia tanto che sono state sviluppate app parallele per consentire ai giocatori di chattare, coordinarsi, segnalare luoghi in cui trovano Pokémon ecc. Immagino che per evitare che si risolva tutto in una bolla estiva lo sviluppo di dinamiche sociali nel gioco (sfide fra amici, chat geolocalizzate, forme organizzative attorno alle palestre, scambi di Pokémon, ecc.) saranno fondamentali.

Se giochi in una città ogni due Pokéstop sensati ce n’è uno meno che residuale. Ho visto che una catena di alberghi (in qualche modo) è riuscita a costruire diversi Pokéstop e Pokémon nelle stanze.

Ho visto che alcuni stanno usando i Pokestop per indirizzare le persone su certi luoghi, ai propri fini: i sostenitori di Hillary Clinton, alcuni musei.

Ma non è chiaro chi conduce il gioco: è Clinton che si adatta a luoghi già segnalati o può generarli?

La mia sensazione è che al momento sia difficile costruire una logica di senso tra algoritmo di localizzazione su Google e cittadinanza. Uno dei rischi che poi posso immaginare è lo sfruttamento di dati luoghi per far convergere persone: cosa accade se è possibile comunicare l’esistenza di un Pokémon raro che comparirà in una data ora convogliando adolescenti in un luogo in cui far esplodere una bomba? E’ un esempio paradossale ma ha a che fare con la capacità di avere sistemi che lavorano sulla prevedibilità geolocalizzata.

Al momento poi non ho visto mutare o crescere i luoghi in cui agire, il che significa che non esiste una morfogenesi così come quella del vissuto cittadino. La città cambia di notte e di giorno, ad esempio, quindi mi aspetterei di giocare la dinamica della realtà aumentata in modi più pieni di senso.

  • Elena Leoni

    Sono d’accordo con le sue osservazioni. Fabbricadigitale, azienda innovativa in cui lavoro, sta implementando già soluzioni smart che si muovono nella direzione di creare un nuovo circuito virtuoso e culturale all’interno dei contesti cittadini. Al fine della rivitalizzazione e rigenerazione dei luoghi storici, abbiamo sviluppato un prodotto che ha sia scopi educativi e culturali che di coinvolgimento della popolazione attraverso il meccanismo del digital engagement e della gamification direttamente sul proprio smartphone. Di seguito il link http://www.cacciaitesori.it/more/prima-edizione-mantova/. Questa soluzione è facilmente scalabile e replicabile, grazie a meccanismi facilmente accessibili alle PA, per costi e competenze. Un ottimo modo di riscoprire le bellezze architettoniche e urbane, ma anche di creare una nuova coscienza cittadina ed un’educazione al valore dei nostri territori.

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