le misure

Innovare l’Italia, leva anti-crisi: così il Governo ripensa la strategia

Come hanno fatto i Governi di altri Paesi, anche quello italiano è al lavoro per attivare il maggior numero di strumenti in sostegno delle imprese e stimolare la domanda pubblica. Fondo di garanzia, del valore di 200 milioni, per le startup. Un protocollo ministeriale per innovare gli appalti

05 Mag 2020
Gianpiero Ruggiero

Esperto in valutazione e processi di innovazione del CNR

ultrabroadband in italia

È sempre una notizia positiva quando il Governo fa squadra per rafforzare le imprese e si adopera per promuovere innovazione e sviluppo di modelli innovativi. Quanto sta emergendo nelle ultime mosse governative è sintomo di una maggiore consapevolezza del ruolo essenziale delle tecnologie digitali, non soltanto per far fronte nell’immediato alla crisi, ma anche per sostenere la ripresa che dovrà necessariamente seguire a questo momento difficile.

Finora, infatti, ci sono stati i provvedimenti che hanno fatto leva su digitalizzazione e connettività per fronteggiare le ricadute della crisi sanitaria. Le chiamate del ministero innovazione per l’individuazione di tecnologie digitali per il tracciamento e la telemedicina.

È poi arrivato il decreto liquidità, con tutto quello che ha fatto emergere in ottica di una maggiore semplificazione e sburocratizzazione del sistema degli incentivi.

In questi giorni al MiSE è allo studio un ulteriore pacchetto di misure per supportare le aziende innovative che lamentano di essere state tagliate fuori dal decreto liquidità. La maggioranza sul fronte dell’innovazione marcia compatta e sembra voler dare un chiaro segnale al mondo dell’innovazione.

Le misure (in arrivo) per imprese e startup

L’idea allo studio del Governo per aiutare le imprese è quella di creare una riserva speciale al Fondo di garanzia, del valore di 200 milioni, da destinare alle startup innovative attraverso un travaso verso il Fondo di sostegno per il venture capital o il Fondo nazionale innovazione. Si parla anche di altre misure: di prestiti convertibili; di un voucher con il quale i giovani imprenditori possano pagare i servizi offerti da incubatori e acceleratori che li supportano nella crescita; dell’aumento degli incentivi fiscali per gli investimenti in startup; della totale deduzione (100%) delle spese per l’acquisizione della totalità del capitale delle aziende innovative; di un credito di imposta per gli investimenti in ricerca e sviluppo. In agenda ci sarebbe anche il rifinanziamento del programma “Smart&Start”, che garantisce un aiuto compreso tra 100 mila e 1,5 milioni di euro per quelle aziende con meno di 60 mesi di vita. Sono arrivate a 1.024 le imprese raggiunte a inizio aprile dal programma gestito da Invitalia, per un totale di 362 milioni di euro attivati (Fonte INVITALIA). A conti fatti, gli interventi per le startup potrebbero valere una cifra intorno al mezzo miliardo. Ma dal governo non trapelano cifre ufficiali. Al Ministero stanno limando i dettagli, cercando il veicolo normativo più idoneo dove inserire le misure allo studio.

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Innovazione basata sulla domanda pubblica: il Protocollo Mise, Mid e MUR

Riprogettare la fruibilità delle aree urbane, la mobilità, migliorare la qualità della vita e la salute dei cittadini, ripensare la fruizione dei beni culturali. E’ questo l’obiettivo del Protocollo d’intesa firmato dal Ministero dello Sviluppo economico, il Ministero dell’Università e della Ricerca e il Ministero per l’Innovazione Tecnologica e la Digitalizzazione. Si tratta del primo atto d’indirizzo governativo, a livello europeo, che riconosce agli appalti pubblici la capacità di stimolare una crescita intelligente e inclusiva, dopo l’attuale fase di emergenza causata dal Covid19.

Con la stipula del Protocollo, i tre Ministeri si sono impegnati a promuovere l’utilizzo delle cosiddette procedure d’appalto per l’innovazione, attraverso cui lo Stato, a differenza degli appalti tradizionali, non acquista prodotti e servizi standardizzati già disponibili sul mercato, ma stimola le aziende e il mondo della ricerca a creare nuove soluzioni per rispondere alle sfide sociali più complesse: sanitarie, ambientali, culturali, formative ed energetiche. Con il Protocollo le parti intendono raggiungere i seguenti obiettivi:

  1. stimolare e sostenere la creazione di un’industria e di un mercato delle soluzioni innovative incentivato dalla domanda pubblica, supportando, inoltre, attività di ricerca e sviluppo e di sperimentazione, nonché l’accesso al mercato delle aziende presenti sul territorio;
  2. attuare la trasformazione strutturale delle infrastrutture digitali e dei servizi della pubblica amministrazione, promuovendo la collaborazione tra pubblico e privato per generare e diffondere l’innovazione;
  3. migliorare la qualità della vita di cittadini ed imprese, favorendo l’introduzione di soluzioni innovative e tecnologie emergenti per dare riscontro a quelle esigenze di semplificazione manifestate nel quotidiano contatto con il settore pubblico.

Nel documento si legge che “le Parti condividono che una adeguata formulazione della domanda pubblica possa stimolare l’innovazione e accelerare l’efficacia e l’efficienza di beni e servizi pubblici per affrontare sfide sociali ed economiche complesse”. Gli appalti innovativi perciò sono visti come quegli strumenti essenziali per aumentare la capacità competitiva delle imprese, in grado di far crescere un’industria all’avanguardia. Queste procedure sono inoltre una leva strategica per modernizzare le infrastrutture e i servizi della PA, nonché accrescere gli investimenti nella ricerca pubblica. MiSE, MUR e MID, infatti, si sono impegnate a sostenere le pubbliche amministrazioni che intendono lanciare appalti innovativi e a incoraggiare anche la partecipazione alle gare delle piccole medie imprese, delle startup e dei centri di ricerca. Il documento ha risollevato una precedente iniziativa del MIUR “Appalti precommerciali di ricerca e sviluppo”.

Sono passati 5 anni da quella iniziativa e mentre due bandi sono ancora in corso (benedetta burocrazia!), il resto è confluito nel Protocollo. Si partirà con il programma Smarter Italy, già avviato con l’accordo MiSE- AgID. Il programma ha una dotazione finanziaria iniziale di 50 milioni di euro e prevede il lancio di gare d’appalto innovative, che hanno lo scopo di soddisfare le esigenze espresse dalle città e dai borghi iniziando con tre aree d’intervento: smart mobility, beni culturali, benessere delle persone. Uno sforzo in più, a mio parere, andava fatto sul fronte della scuola digitale e della didattica online. Se la Ministra Azzolina ha dichiarato che 1,6 milioni di studenti (1 su 5) non sono connessi, vuol dire che la didattica a distanza non sta garantendo il diritto all’istruzione. Ma forse c’è ancora tempo per rimediare. Con delle opportune verifiche ministeriali, si dovrebbe riuscirebbe a scoprire se il PON Scuola conservi ancora delle disponibilità finanziare, magari proprio da destinare agli appalti precommerciali, che potrebbero tornare utili ed essere messe sul piatto. Anche perché l’articolo 5 del Protocollo recita che “le Parti concordano che il presente Protocollo d’intesa è aperto all’adesione di ulteriori Istituzioni”. Staremo a vedere se il governo, per il tramite della Cabina di regia “Benessere Italia”, riuscirà ad allargare le maglie dell’intesa. Nel frattempo i compiti di promozione ed attuazione degli appalti di innovazione sono stati affidati all’Agenzia per l’Italia Digitale, che si occuperà anche di pubblicare i bandi sulla piattaforma  https://appaltinnovativi.gov.it/smarter-italy-mise dedicata al “procurement d’innovazione”.

Luci e ombre

Insomma, così come hanno fatto i Governi di altri Paesi, anche quello italiano è al lavoro per attivare il maggior numero di strumenti in sostegno delle imprese e stimolare la domanda pubblica. La speranza è che a queste misure seguano ulteriori misure strutturali per rilanciare i sistemi di innovazione in altri settori pubblici, come la scuola, che ne avrebbero più bisogno.

@RIPRODUZIONE RISERVATA

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