vibe coding

Software PA, l’AI riduce i costi: perché i canoni restano gli stessi?


Indirizzo copiato

Il vibe coding promette di ridurre tempi e costi dello sviluppo software, ma nei contratti della PA locale i canoni restano spesso invariati o crescono. La questione non è chiedere sconti generici, ma capire quali voci del servizio incidono davvero sul prezzo

Pubblicato il 21 set 2026

Andrea Tironi

Project Manager – Digital Transformation



AI Questions Icon
Chiedi all'AI
Riassumi questo articolo
Approfondisci con altre fonti
vibe coding




C’è una domanda che gira nelle chat tra RTD e dirigenti IT della PA locale, ma che nessuno fa ancora ufficialmente al proprio fornitore: se oggi sviluppare software costa meno di due anni fa, perché il canone del gestionale che paghiamo da un decennio non si è mosso di un euro anzi cresce regolarmente con l’inflazione o su base contrattuale?

La domanda nasce dal vibe coding, l’approccio in cui uno sviluppatore descrive in linguaggio naturale cosa vuole costruire e un agente AI genera, modifica e sistema il codice al posto suo. Non è più un esperimento da startup. Nel 2026 è uno strumento di produzione usato anche da software house che lavorano per la PA, e i numeri che circolano sono importanti: riduzioni dei costi di sviluppo che, per progetti di media complessità, alcune fonti di settore stimano tra il 40 e il 60%.

Se il fornitore sviluppa più in fretta, con meno persone, la domanda dell’ente è legittima. Ma è anche, se posta male, un boomerang.

Cosa cambia davvero con il vibe coding

Il primo errore da evitare è confondere “scrivere codice” con “fornire un servizio software”. Il vibe coding accelera in modo molto concreto la fase di scrittura: scaffolding, CRUD, prototipazione. Su questi task i developer che lo adottano seriamente riportano aumenti di produttività che vanno dalle 3 alle 5 volte.

Quello che il vibe coding non tocca, o tocca molto meno, è tutto il resto del canone che un ente paga: manutenzione evolutiva, patching di sicurezza (e anche qui si avrebbe qualcosa da dire), conformità normativa (GDPR, linee guida AgID, integrazione PDND), supporto agli utenti, gestione degli SLA, responsabilità contrattuale in caso di incidente. Anzi, su alcuni di questi fronti il vibe coding introduce nuovi costi. Codice generato rapidamente e con controllo di qualità debole tende a produrre debito tecnico, cioè lavoro di correzione futuro che qualcuno dovrà pagare. E gli obblighi dell’AI Act per i sistemi ad alto rischio, entrati in vigore ad agosto 2026, aggiungono un livello di tracciabilità e audit che prima non esisteva.

C’è poi un elemento che vale la pena portare all’attenzione di chi pensa che l’AI renda tutto strutturalmente più economico nel tempo: Gartner ha segnalato che, entro il 2028, i costi legati all’uso di AI per lo sviluppo potrebbero superare quelli dello stipendio di uno sviluppatore medio, perché i grandi fornitori di modelli stanno passando da piani flat a modelli a consumo, non potendo più sostenere le perdite della fase di sperimentazione. Chi firma oggi un accordo pensando che il costo dell’AI sia una linea piatta verso il basso rischia di scoprire il contrario tra due anni.

Dove sta davvero il costo nei contratti PA

Il canone che un Comune paga per un gestionale, un portale servizi o un sistema verticale non è quasi mai scomposto in voci leggibili. È un numero unico, spesso ereditato da capitolati di anni prima, aggiornato solo con la revisione prezzi ISTAT quando prevista.

Provare a smontarlo aiuta a capire dove il vibe coding può incidere e dove no:

  • Sviluppo iniziale: qui l’impatto è massimo, ma è quasi sempre un costo già ammortizzato per i sistemi in esercizio da anni.
  • Manutenzione correttiva ed evolutiva: impatto parziale. L’AI aiuta a scrivere le patch, ma qualcuno deve comunque capire cosa è rotto, testarlo, validarlo su un sistema che tocca dati sensibili di cittadini.
  • Sicurezza e conformità: impatto minimo o nullo. Anzi, più codice generato velocemente, più superficie da controllare. Direbbero alcuni. Altri direbbero: ormai l’AI trova da solo i bug e li patcha, perché pagare come se lo facesse un umano?
  • Supporto e SLA: impatto pressoché nullo. È tempo umano di risposta, non scrittura di codice.
  • Rischio contrattuale e responsabilità: nessun impatto. Il fornitore continua a rispondere di ciò che consegna, a prescindere da come lo ha scritto.

Su cinque voci, il vibe coding incide in modo significativo solo su una, forse due. Questo non significa che la domanda sull’aggiornamento del canone sia sbagliata. Significa che va posta sulla voce giusta, con i numeri giusti.

Il rischio di un argomento debole

Chiedere uno sconto del 10-20% partendo dalla frase “ormai sviluppare è più facile” è un buon modo per ottenere un no educato, o peggio, per aprire una trattativa che il fornitore vince facilmente. La risposta più probabile è: “E il debito tecnico che il vibe coding genera, chi lo paga? E la revisione di sicurezza aggiuntiva richiesta dall’AI Act, la fate voi?”.

Vale anche la pena notare un’asimmetria che pochi enti conoscono: il quadro normativo sulla revisione dei prezzi negli appalti pubblici, disciplinato dall’art. 60 del Codice Appalti, è costruito per proteggere l’equilibrio contrattuale quando i costi del fornitore salgono in modo imprevedibile. Non esiste un meccanismo simmetrico e altrettanto strutturato che si attivi quando i costi di produzione del fornitore scendono. La revisione prezzi, in altre parole, ha finora viaggiato in una direzione sola. Chi vuole aprire questo tema con il fornitore deve saperlo, perché significa che la richiesta non può appoggiarsi a una clausola contrattuale esistente: va costruita da zero, come proposta commerciale, non come diritto acquisito.

Come porre la domanda in modo efficace

Invece di chiedere una percentuale di sconto secca, un ente locale ha alcune leve più solide da usare in sede di rinnovo o revisione contrattuale.

La prima è la trasparenza sulle componenti di costo. Chiedere al fornitore di scomporre il canone nelle voci elencate sopra, con relativa incidenza percentuale, è una richiesta legittima e ragionevole, specie per contratti pluriennali di importo significativo. Un fornitore che non sa o non vuole farlo sta segnalando qualcosa di anomalo.

La seconda è il benchmark. Confrontare condizioni contrattuali con enti comparabili, magari attraverso enti conosciuti, unioni di comuni o realtà come IFEL e ANCI che aggregano esperienze territoriali, dà peso negoziale molto più solido di un numero calato dall’alto.

La terza è ancorare eventuali riduzioni a KPI di produttività verificabili, non a un’affermazione generica. Se il fornitore dichiara di aver ridotto i tempi di sviluppo grazie al vibe coding, si può chiedere di documentarlo su interventi specifici, e legare la revisione del canone a quella evidenza, non a un principio astratto.

La quarta, meno diplomatica ma a volte necessaria, è la messa a gara. La minaccia credibile di un confronto competitivo resta la leva più forte che un ente pubblico ha a disposizione, più di qualunque discorso sulla produttività dell’AI.

Una domanda giusta, posta nel modo sbagliato non serve a niente

Il punto di partenza è corretto nella sostanza: la produttività portata dall’AI nello sviluppo software sta effettivamente cambiando la struttura dei costi IT, e gli enti pubblici hanno tutto il diritto di interrogare i propri fornitori su questo. Il rischio è farlo con l’argomento sbagliato, quello che si liquida in una battuta di corridoio invece che con un dossier.

La PA che vuole intercettare questo cambiamento non deve chiedere uno sconto flat basato su un’intuizione. Deve iniziare a chiedere trasparenza contrattuale, dati verificabili, clausole di revisione bidirezionali. È un lavoro più lento di una richiesta di sconto del 20%, ma è l’unico che un fornitore non può liquidare con una battuta.

La domanda giusta, in fondo, non è “quanto costa meno sviluppare oggi”. È: “cosa stiamo davvero pagando, in questo canone, lo stiamo pesando come prima dell’AI o alla luce dell’era attuale, e chi ce lo sta dicendo con trasparenza?”.

Partecipa alla community

guest

0 Commenti
Più recenti
Più votati
Inline Feedback
Vedi tutti i commenti

People&Change

Tutti
FORMAZIONE
COMPETENZE
AI IN AZIENDA
AI in azienda
Carriera
AI leadership
Leggi l'articolo Master MIA a Cremona, il modello ibrido per portare l’AI in azienda
imprese e formazione
Master MIA a Cremona, il modello ibrido per portare l’AI in azienda
Leggi l'articolo Skills contro job title: le competenze trasformano i team nell’era dell’AI
competenze e lavoro
Skills contro job title: le competenze trasformano i team nell’era dell’AI
Leggi l'articolo Shadow AI in azienda: rischi, controlli e strumenti di governance
uso non approvato dell’AI
Shadow AI in azienda: rischi, controlli e strumenti di governance
Leggi l'articolo L’AI accelera la conoscenza, non l’esperienza: il nuovo compito delle HR
risorse umane
L’AI accelera la conoscenza, non l’esperienza: il nuovo compito delle HR
Leggi l'articolo Gestione del cambiamento nell’AI: strategie per un’adozione efficace
la guida
Gestione del cambiamento nell’AI: strategie per un’adozione efficace
Leggi l'articolo Team ibridi, le regole per coordinare persone e agenti IA
leader aumentato
Team ibridi, le regole per coordinare persone e agenti IA
Leggi l'articolo Dimissioni e carriera: quando e come decidere di lasciare un lavoro
scenari
Dimissioni e carriera: quando e come decidere di lasciare un lavoro
Leggi l'articolo AI leadership, come cambiare la governance delle organizzazioni
AI e organizzazioni
AI leadership, come cambiare la governance delle organizzazioni
Leggi l'articolo AI in azienda, l’adozione si blocca senza una nuova leadership
Oltre l'AI Fatigue
AI in azienda, l’adozione si blocca senza una nuova leadership
Leggi l'articolo Master MIA a Cremona, il modello ibrido per portare l’AI in azienda
imprese e formazione
Master MIA a Cremona, il modello ibrido per portare l’AI in azienda
Leggi l'articolo Skills contro job title: le competenze trasformano i team nell’era dell’AI
competenze e lavoro
Skills contro job title: le competenze trasformano i team nell’era dell’AI
Leggi l'articolo Shadow AI in azienda: rischi, controlli e strumenti di governance
uso non approvato dell’AI
Shadow AI in azienda: rischi, controlli e strumenti di governance
Leggi l'articolo L’AI accelera la conoscenza, non l’esperienza: il nuovo compito delle HR
risorse umane
L’AI accelera la conoscenza, non l’esperienza: il nuovo compito delle HR
Leggi l'articolo Gestione del cambiamento nell’AI: strategie per un’adozione efficace
la guida
Gestione del cambiamento nell’AI: strategie per un’adozione efficace
Leggi l'articolo Team ibridi, le regole per coordinare persone e agenti IA
leader aumentato
Team ibridi, le regole per coordinare persone e agenti IA
Leggi l'articolo Dimissioni e carriera: quando e come decidere di lasciare un lavoro
scenari
Dimissioni e carriera: quando e come decidere di lasciare un lavoro
Leggi l'articolo AI leadership, come cambiare la governance delle organizzazioni
AI e organizzazioni
AI leadership, come cambiare la governance delle organizzazioni
Leggi l'articolo AI in azienda, l’adozione si blocca senza una nuova leadership
Oltre l'AI Fatigue
AI in azienda, l’adozione si blocca senza una nuova leadership

Articoli correlati

0
Lascia un commento, la tua opinione conta.x