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identità digitale

Adiconsum: Bonus cultura penalizzato da Spid, troppa burocrazia e complessità

di Mauro Vergari, responsabile Trasporti, Comunicazioni e Nuove Tecnologie di Adiconsum

16 Feb 2017

16 febbraio 2017

Il problema è sempre lo stesso: quando si realizzano iniziative per i cittadini non si trovano mai sistemi per ascoltarli prima di mettere in campo l’iniziativa. I servizi vengono lanciati senza fare delle beta per capire le difficoltà che si potrebbero incontrare

Secondo il quotidiano la Stampa, il bonus cultura destinato ai 18enni rischia il flop a causa del ‘‘farraginoso meccanismo burocratico studiato per permettere ai ragazzi di ottenere gli agognati 500 euro governativi’’. E così, stando ai dati del quotidiano torinese, al 17 gennaio i diciottenni erano riusciti a spendere appena il 6,3% di quanto stanziato e soltanto 286.095 dei 572.437 degli aventi diritto avevano ottenuto l’identità digitale.

A pesare, non solo le difficoltà insite nel processo per ottenere l’identità digitale, ma anche lo scarso livello di adesione da parte di librerie, musei negozi musicali e di tutti quei soggetti che avrebbero dovuta sostenerla.

Sicuramente ottenere SPID non è facile e di questo abbiamo parlato già in precedenza. E anche partendo dal presupposto che le difficoltà tecnologiche per i 18enni dovrebbero essere inferiori, una campagna informativa rivolta ai giovani su come ottenere SPID, soprattutto con progetti nelle scuole sarebbe stata, in ogni caso, utile. Perchè non è vero che i giovani sono tutti tecnologicamente capaci.

Utilizzare il bonus non è cosa velocissima, non c’è un motore di ricerca. Anche la ricerca all’interno del sito dedicato non è immediata e sappiamo tutti che i giovani si stancano presto e vogliono sistemi veloci. Fra ricerca fisica e online si perde molto tempo, prima occorre vedere cosa si propone di fisico poi rifare la medesima ricerca fra le convenzioni online. 

Certamente non si è pensato molto a chi non vive in città grandissime. Per chi vive nei paesi o in città piccole l’offerta è veramente scarsa perché non è capillare l’offerta e il numero degli esercizi convenzionati al sistema.

Poi sono da evidenziare delle assurdità come per esempio dover scaricare il bonus per ottenere un bene o servizio non online della cifra precisa al reale costo. Se, per esempio, si vuole andare a teatro e si carica il bonus per il costo di un posto in platea ma al momento di andare al botteghino i posti sono finiti, sorgono dei problemi perché il bonus non è spendibile per altre tipologie di costo. Troppa burocrazia e poca semplicità.

E’ strano, quindi, per non dire emblematico, che quasi nessun esercizio convenzionato pubblicizzi i propri prodotti o servizi acquistabili con il bonus. Non si vedono in giro pubblicità con, ad esempio, indicato il prezzo e qualcosa riferito al bonus che faccia capire che è acquistabile per i 18enni con il bonus statale.

Se vado al teatro o al cinema o in libreria e scopro che tante cose sono acquistabili con il bonus, con molta probabilità deciderò di utilizzarlo.

Il problema, insomma, è sempre lo stesso: quando si realizzano iniziative per i cittadini non si trovano mai sistemi per ascoltarli prima di mettere in campo l’iniziativa. I servizi vengono lanciati senza fare delle beta per capire le difficoltà che si potrebbero incontrare e senza quindi provare migliorare il tutto prima che arrivi al pubblico.

Le associazioni consumatori servono anche a questo, basterebbe coinvolgerle!

  • paolo

    Ma se non usiamo i bonus per far crescere la “cultura digitale” fra i nostri cittadini quando dovremmo farlo?

    Il messaggio che deve passare è questo: “caro cittadino io ti faccio un regalo ma ti chiedo un minimo di impegno per fare qualcosa che serve alla collettività intera: cioè la diffusione di sistemi di e_government che servono per far aumentare la competitività del sistema paese.

    Detto ciò non giustifico alcune procedure che sicuramente possono essere migliorate.

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