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Direttore responsabile Alessandro Longo

Istruzione

Ai bambini piace il tablet, alla Scuola italiana no

di Paolo Ferri, università Bicocca di Milano

16 Lug 2014

16 luglio 2014

Gli studi concordano: i tablet aiutano lo studio e infatti sono adottati dalle classi del Nord europa. In Italia invece il ministero continua a fare lo struzzo

Ai bambini molto piccoli di tutta Europa piace Internet in mobilità e piacciono ancora di più gli schermi touch: ma le scuole primarie e dell’infanzia e i nidi italiani non lo sanno e il MIUR “fa lo struzzo”. Vediamo alcune evidenze…

1. On line sempre più presto Oggi i bambini anche molto piccoli sono sempre più “connessi” a internet. Se ci riferiamo alla più autorevole fonte europea su questo tema, la ricerca Eu Kids Online (D., Green, L. and Livingstone, S. 2013)  e ai suoi sviluppi ci rendiamo conto di come in questi ultimi anni ci sia stato un esplosione delle connessione a Internet anche per il bambini sotto gli 8 anni, mentre ormai quelli i comportamenti d’uso della tecnologia da parte dei bimbi nella fascia 9-12, sono sempre più simili a quelli dei loro fratelli più grandi (12-15), cioè sono “connessi” quasi al 100% e utilizzano quotidianamente social network come Whatsapp e Facebook, oltre a video-giocare on-line, a navigare e condividere e guardare video su Youtube. In gran parte d’Europa, salvo nei paesi mediterranei la maggioranza dei bambini europei sotto tra i 6 e gli 8 anni ha accesso ad Internet. Gli studi non sono molti su questa fascia di età ma, già nel 2008 una serie di studi confermavano come 42% dei bambini di sei anni e il 52% di quelli di 7 era aveva accesso ad Internet.(European Commission, 2009). Ovviamente vi sono grandi differenze tra i differenti contesti nazionali, ma il dato è di per sé molto rilevante. Indagini più recenti dai singoli dell’UE paesi indicano che la percentuale di utilizzo di Internet al di sotto degli 8 anni è in e forte crescita, Per ciò che riguarda ancora le connessioni da casa proviamo sinteticamente a fare i giro d’Europa.

 2. Bambini connessi e bambini no Ovviamente il paradiso della rete è costituito dai paesi del Nord Europa. Dati sopra il 70%  a volte l’80% riguardano i bambini sotto gli 8 anni tutti i paesi del Nord Europa (Svezia: 3/4 anni: 80%), Danimarca e Finlandia, e Paesi Bassi (3/4 anni 70%) e Belgio fiammingo (3/4 anni 80%). Si dirà ma nel Nord Europa gli abitanti sono molto pochi e fa molto freddo. Questa constatazione è errata dal momento che Gli Stati uniti, la Corea del Sud e il Giappone hanno dati analoghi al Nord Europa. Anche la variabile della numerosità della popolazione non conta molto dal momento che in Gran Bretagna che ha più o meno gli stessi abitanti dell’Italia la situazione è simile se non uguale ai paesi del grande Nord. Circa il 30% dei bambini va on line già a 3 o 4 anni e il 6% di questi lo fa utilizzando un tablet o uno smartphone.  Sempre in Gran Bretagna sono su Internet l’87% dei bambini tra i 5 e i 7 anni di età con un aumento di più del 20% rispetto alla rilevazione condotta nel 2007 che li vedeva on line al 68%. (Ofcom, 2012). Questo dato si spiega molto bene visto che nel Regno unito la scuola è stata completamente “aumentata” digitalmente grazie al governo Blair che ha cablato tutte le scuole e ha dotato ogni classe di una Lavagna Interattiva Multimediale e di un certo numero di notebook, più recentemente tablet per la classe. Oltre che naturalmente di un notebook per ogni insegnate, tutto questo nel 100% delle scuole.  Anche Germania e Francia stanno recuperando. Tornando ai dati dell’accesso da casa per bambini europei di meno di 8 anni il tasso di  “connessione” è introno al 60%/70% nella maggior parte dei paesi del Centro Europa (Germania., Austria ecc.). La cosa più interessante di queste ricerche è il fatto che i bambini amano molto Internet in mobilità via smartphone, ma anche tablet. Infatti  in questi anni si registra un’impennata dell’utilizzo degli schermi touch perché in molte scuole primarie d’Europa oramai si fa scuola per davvero con i tablet.

Tutto come in Italia dove i tablet se va bene vengono acquistati alle medie superiori quando la loro tecnologia, per questa classe di età, non è ancora abbastanza consolidata per poterli usare al meglio. La enorme crescita dagli utenti mobile tra i bambini è confermata dalla grande crescita del mercato delle App che sono rivolte direttamente alla prima infanzia. Questa tendenza è, ovviamente, più evidente nei paesi dove i bambini sono più connessi ed è sorprendente ed imprevista anche per molti ricercatori e responsabili delle politiche dell’istruzione. Solo pochi immaginavano che i “nativi” divenissero così presto una “generazione touch”. Ad esempio il 50% dei bambini svedesi di età compresa tra 3 e 4 utilizza un tablet e il 25% uno smartphone (Findahl, 2013). In Norvegia, il 23% dei bambini da 0 a 6 anni ha accesso ad un dispositivo touchscreen a casa, con 32% del primo utilizzo touchscreen prima dei 3 anni (Guðmundsdóttir & Hardersen, 2102). In Germania, il 17% delle famiglie con bambini di età compresa tra 3-7 e il 18% delle famiglie con bambini 6-11 possiedono dispositivi touch (Medienpädagogischer Forschungsverbund Südwest, 2012A). Nel Regno Unito tra il 2011 e il 2012, l’uso dei tablet è aumentato nella fascia dei  5-7 anni (11% vs 2%), e degli 8-11 anno (13% vs 6%) (Ofcom,  2012). Nel caso dei Per Paesi Bassi, che come abbiamo visto sono un paese all’avanguardia, disponiamo anche di dati piu’ qualitativi. Un ricerca su 575 genitori ha rivelato come i touchscreen siano molto popolari tra i bambini dai tre ai sei anni come, secondo il parere dei genitori, i bambini sono in grado di gestire gli schermi touch molto meglio dei computer dei notebook con touch pad e dei pc con mouse (Brouwer et al, 2011). Qui in Italia stiamo ancora dibattendo sulla “morte del libro” e sull’opportunità di introdurre la tecnologia nella scuola elementare e nel resto d’Europa si discute su come utilizzare meglio i  device digitali più avanzati e migliori per i bambini, dando ormai per scontato che non useranno più in futuro quaderni e penne.

Non è difficile da capire perché i bambini anche molto piccoli amino così tanto le tecnologie touch. ed interagire direttamente con la mano sullo schermo. L’interazione è molto più naturale e fluida e soprattutto più semplice rispetto alla gestione di notebook o di un PC che obbliga a coordinare i movimenti della mano, degli occhi e della testa in maniera molto raffinata e soprattutto ad alzare sempre la testa verso lo schermo e poi abbassarla verso la tastiere e il touchpad o peggio il mouse.  Un grande amore per gli schermi touch  che non è compreso dalla scuola ma anche dai genitori italiani. Come al solito, infatti, è l’Europa mediterranea da abbassare la media sia delle connessioni a Internet che dell’uso degli schermi touch. Beati gli ultimi … se i primi non saranno andati troppo avanti. In Italia solo il 6% delle scuole ha Internet in tutte le classi e questo spiega perché solo il 44% dei bambini al di sopra dei 6 anni abbiano accesso a Internet contro una media europea del 70%. I dati sotto i 6 anni non sono nemmeno rilevati dall’Istat. I ricercatori, gli universitari e il MIUR  ma anche i genitori e gli insegnanti non pensano nemmeno che questo possa essere utile e vantaggioso, anzi in Italia molti hanno paura di Internet. Se dovesse continuare in questo modo, i nostri bambini e quelli dell’Europa mediterranea continueranno per anni a  frequentare un scuola “analogica”, mentre i più fortunati in Europa saranno già da anni nella Galassia digitale. “Il Ministro Giannini davvero riflettere su questi dati e agire di conseguenza invece di dubitare, come ha fatto recentemente, sull’opportunità dell’introduzione dei tablet a scuola.

 

Bibliografia

Brouwer, C., Duimel, M., Jansen, S., Nikken, P., Pardoen, J., & Pijpers, R. (2011). App Noot Muis.

Peuters en kleuters op het Internet: Buurtboek: Leiden. Retrieved from

http://www.appnootmuis.nl/

Findahl, O. (2012). Swedes and the Internet 2012. Retrieved from https://www.iis.se/docs/Swedesand- the-Internet-2012.pdf

Europena Commission (2009), Empowering and protecting,  February 2009 http://ec.europa.eu/information_society/doc/factsheets/018-safer-internet.pdf

children online  Findahl, O. (2013). Swedes and the Internet 2013. Stockholm: The Internet Infrastructure

Foundation.

Guðmundsdóttir, G. B., & Hardersen, B. (2011). Toddlers’ Digital Universe: 0-6-year-olds access to and use of digital devices in your spare time. Retrieved from https://iktsenteret.no/ressurser/smabarns-digitale-univers

Holloway,D., Green, L. and Livingstone, S. (2013). Zero to eight. Young children and their internet use. LSE, London: EU Kids Online.

Medienpädagogischer Forschungsverbund Südwest (2012a). FIM 2011: Familie, Interaktion &

Medien: Untersuchung zur Kommunikation und Mediennutzung in Familien. Retrieved from

http://www.mpfs.de/fileadmin/FIM/FIM2011.pdf.

Ofcom. (2012). Children and Parents: Media Use and Attitudes Report. London. Retrieved from http://stakeholders.ofcom.org.uk/binaries/research/media-literacy/oct2012/main.pd 

  • paoloferri

    Il Ministro Giannini dovrebbe davvero riflettere su questo dati e agire di conseguenza invece di dubitare, come ha fatto recentemente, sull’opportunità dell’introduzione dei tablet a scuola. …

  • paoloferri

    su questi dati

  • Paolo Porcaro

    […] “ci rendiamo conto di come in questi ultimi anni ci sia stato un esplosione delle connessione a Internet anche per il bambini sotto gli 8 anni, mentre ormai quelli i comportamenti d’uso della tecnologia da parte dei bimbi nella fascia 9-12, sono sempre più simili a quelli dei loro fratelli più grandi (12-15), cioè sono “connessi” quasi al 100% e utilizzano quotidianamente social network come Waths’p e Faceook, oltre a video-giocare on-line, a navigare e condividere e guardate video su You tube.”

    Vi prego, ditemi che è un articolo in bozza, pubblicato per sbaglio, oppure che vi hanno bucato il sito.

    O che il Traduttore di Google è diventato senziente e si diverte a “impapocchiare” i siti web.

  • tifialf

    E chi si interessa della deriva nella capacità di lettura e produzione scritta, della pressoché inesistente capacità di argomentare? Ce li risolve facebook questi problemi? Almeno prima per chattare si doveva possedere un computer con una tastiera, e volendo lo si poteva utilizzare pure per affrontare compiti scolastici un tantino più complessi. Quindi il nostro ritardo in che consisterebbe? Nel ritardo nell’inseguire il nord che a sua volta insegue i venditori di dispositivi che hanno ben capito che un device comperato all’anno a testa, da 3 anni in su, frutta di più di unol o due computer di famiglia cambiati ogni 4 o 5 anni? E dei codici linguistici e delle facoltà di pensiero che nel frattempo si perdono per strada chi se ne frega?

  • marco tommasi

    @ Paolo Porcaro
    E’ sufficiente fare lo sforzo di togliere “quelli” dopo “ormai” dalla seconda riga citata e tutto diventa facilmente leggibile; inoltre vorrei sottolineare la quantità e qualità dei documenti portati a sostegno della tesi…

  • marco tommasi

    @ tifialf (e altri apocalattici)
    Ovviamente il nuovo non è sempre sinonimo di migliore, però me la sentirei di fare un paio di citazioni.
    “La scrittura è disumana, poiché finge di ricreare al di fuori della mente ciò che in realtà può esistere solo al suo interno. (…) la scrittura distrugge la memoria: chi se ne serve cesserà di ricordare, e dovrà contare su risorse esterne quando mancheranno quelle interiori.” – Platone
    “L’abbondanza di libri rende gli uomini meno studiosi, distrugge la memoria e debilita la mente, togliendole
    lavoro, degradando l’umanità savia a vantaggio del compendio tascabile” – Geronimo Squarciafico (XV secolo)
    Il tablet è uno strumento: “buttato” malamente all’interno di un’aula può essere anche dannoso, ma accompagnato da una corretta didattica diventa un sussidio potentissimo per migliorare le competenze dei nostri ragazzi.

  • Carlinet

    Concordo con Voi, attenzione a fornire alle scuole solo tablet e lim (che sovente rimangono inutilizzati).
    Il problema vero è la formazione dei docenti assolutamente carente per una didattica digitale.
    Recentemente vi è stato il convegno Invalsi, presente anche il ministro ed ha visto i dati che sono emersi, un vero disastro per il nostro paese, che si deve raffrontare con l’Europa.
    Ma quando il ministro si assumerà la responsabilità con azioni concrete di migliorare la qualità delle nostre scuole.
    I nostri giovani devono potersi giocare le loro carte, con pari dignità con quelli degli altri paesi europei, fatevi sentire voi che potete, avete l’ammirazione di molti italiani che non ne possono più di ministri inconcludenti.

  • paolo porcaro

    @marco tommasi: ora l’articolo, ossia la parte che ho segnalato, è stato emendato da alcuni refusi. Ne restano altri, e ve ne sono anche altrove, nel corpo dell’articolo e nella bibliografia. Ma non è il mio mestiere fare il correttore di bozze. Lo sforzo lo chiederei a chi scrive (o pubblica) l’articolo, non le pare?

    PS: quando un commentatore segnala degli errori, dopo averli riconosciuti e corretti, lo si ringrazia, di solito; vedo che qui non è costume e me ne dolgo. Saluti.

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