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il bilancio

Carta d’identità elettronica, che manca per farla decollare

Ormai molteplici sono gli usi della CIE. Quello più interessante è per l’accesso ai servizi online, sia della PA che di soggetti privati. Molte attività debbono essere ancora realizzate per vedere appieno i vantaggi dell’utilizzo del documento digitale e soprattutto di un database unico nazionale che lo gestisca

16 Nov 2017

Patrizia Saggini*


Dall’estate del 2016 la nuova CIE ha iniziato il suo percorso di diffusione: dopo il decreto del Ministro dell’Interno pubblicato il 23 dicembre 2015 che definisce le specifiche tecniche del nuovo documento di identità, è partita la cosiddetta fase 1 del dispiegamento presso circa 200 Comuni (quelli che emettevano la CIE con le specifiche precedenti e i principali Capoluoghi). Da aprile 2017 a luglio 2017 sono stati attivati ulteriori 350 Comuni comprensivi dei rimanenti Comuni Capoluogo o con popolazione superiore a 20.000 abitanti.
Il 2 ottobre 2017 è stata avviata la fase 3 del dispiegamento con la pubblicazione del Piano di attivazione di tutti gli altri Comuni.

Entro il mese di agosto 2018 è previsto il completamento delle attività di installazione delle postazioni di lavoro presso tutti i Comuni Italiani, che saranno quindi tutti abilitati ad emettere CIE.

Già ad oggi risultano emesse dal Poligrafico più di 1 milione di CIE.

In generale, la CIE è un documento di identità che può essere utilizzato per l’accertamento dell’identità della persona, anche tramite dispositivi elettronici che “leggono” i dati contenuti nel chip in essa contenuto, in contesti come ad esempio:

  • Verifica dell’identità (fisica e digitale) da parte di intermediari ed esercenti attività finanziarie;
  • Verifica dell’identità (fisica e digitale) da parte dei professionisti e dei revisori contabili;
  • Verifica dell’identità (fisica e digitale) dei clienti da parte di professionisti (es. istituti bancari) in accordo con la legge sull’antiriciclaggio, in base a quanto previsto dal Dlgs. 231/2007;

La CIE contiene però in sè moltissime potenzialità anche dal punto di vista dell’accesso ai servizi, secondo due diversi scenari principali:

  • Fruizione di servizi a basso livello di sicurezza, mediante lettura del file “Numero unico servizi” liberamente accessibile (ES: timbratura della presenza, acceso ai mezzi di trasporto pubblico con controllo dell’abbonamento);
  • Fruizione di servizi che richiedono requisiti di sicurezza di livello medio/alto: per tali servizi viene utilizzata la CIE per realizzare un processo di autenticazione forte in rete, mediante utilizzo del certificato digitale di autenticazione e della relativa chiave privata previa verifica del PIN utente. Il PIN viene ricevuto dal cittadino assieme alla CIE (una prima metà all’atto della richiesta, una seconda metà assieme alla carta).

Il caso d’uso forse più interessante è l’utilizzo della CIE per l’accesso ai servizi online, sia della Pubblica Amministrazione e sia anche di soggetti privati; per arrivare a questo punto, è però necessario avere maggiori informazioni sulle modalità di utilizzo del documento in rete, in particolare sui seguenti argomenti:

  • Le specifiche tecniche sulle tipologie di lettori utilizzabili, compreso un elenco di prodotti facilmente reperibili sul mercato;
  • Una guida semplice per l’utente;
  • Quali possibilità ci sono per l’utilizzo della CIE anche su strumenti ”mobile”.

Per favorire lo sviluppo dei servizi a valore aggiunto è stata creata dal Team Digitale di Diego Piacentini la comunità Developers Italia.

All’interno di tale comunità è presente una sezione dedicata al progetto CIE, contenente le librerie software, pubblicate in logica open source, che facilitano la realizzazione di applicativi complessi che si servono della CIE per gli aspetti di sicurezza ed identificazione. Mantainers di tale sezione sono gli specialisti di IPZS in collaborazione con il Team Digitale ed il Ministero dell’Interno.

Di recente, poi, il Team ha organizzato in 24 sedi Italiane e una a San Francisco un Hackaton sui progetti del Piano Triennale per l’informatizzazione delle Pubbliche Amministrazioni ed in particolare su CIE, mostrando in pratica le potenzialità del nuovo documento.
I progetti sviluppati sono stati pubblicati sulla piattaforma GitHub in logica open source pronti ad essere riutilizzati.
Al termine dell’Hackaton, due i progetti a tema CIE risultati vincitori sono:

– Primo classificato per il premio “Fast rabbit”, una libreria in linguaggio Python per la lettura del Numero Identificativo Servizi dalla CIE;
– Secondo classificato per il premio “Wise Turtle”, una libreria in linguaggio C per la lettura del Numero Identificativo Servizi dalla CIE attraverso la piattaforma “Arduino”.

Entrambi i progetti si configurano come librerie software utili ai fini dello sviluppo di servizi a basso livello di sicurezza (accesso al trasporto pubblico, presenza sul posto di lavoro, accesso a club e circoli ecc.).

Uno dei temi che ritorna più volte nelle riviste specializzate rimane ad oggi il rapporto che c’è tra CIE e SPID: sono entrambi considerate dal Piano Triennale per l’informatizzazione delle Pubbliche Amministrazioni come piattaforme abilitanti e le loro strade si incrociano nella verifica dell’identità del cittadino e nell’accesso a servizi con elevati livelli di sicurezza: la CIE costituisce  un sicuro strumento di riconoscimento del cittadino per ottenere SPID, ed è considerato un dispositivo sicuro per accessi di livello 3 ai sensi del DPCM di SPID .

Sono indirizzate a questo obiettivo anche le più recenti dichiarazioni dei rappresentanti dell’Agenzia per l’Italia digitale, che in audizione davanti alla commissione Finanze della Camera hanno annunciato che si sta lavorando perché “la carta di identità elettronica possa rappresentare una soluzione tecnica per il terzo livello di Spid”, sfruttando anche e soprattutto le potenzialità di lettura della CIE da parte dei dispositivi mobili.

Anche il ministero dell’Interno è al lavoro per sfruttare le potenzialità della CIE: “Con il commissario straordinario per l’attuazione dell’Agenda digitale stiamo lavorando sulla necessità di consentire un’integrazione tra la banca dati Cie e lo Spid per incentivare e semplificare la procedura di migrazione tra operatori di telefonia mobile e quindi vari utenti delle schede telefoniche – ha spiegato alla Camera il direttore centrale dei servizi demografici presso il dipartimento per gli Affari interni e territoriali del Viminale, Paolo d’Attilio.

Tra le altre ipotesi allo studio c’è anche quella di consentire che la ricevuta che il cittadino ottiene al momento della richiesta della carta di identità elettronica valga anche come documento provvisorio di riconoscimento, utilizzabile fino alla consegna della carta di identità elettronica stessa”; ed infatti questo era uno dei problemi maggiormente rappresentati dai cittadini al momento del rilascio della CIE, causato dal breve lasso temporale (circa 6 giorni) che va dalla richiesta di emissione alla consegna materiale del documento.

Ovviamente il progetto “CIE” non può certo dirsi concluso, ci sono ancora molte attività che debbono essere realizzate affinché possano vedersi appieno i vantaggi dell’utilizzo del documento digitale, e soprattutto di un database unico nazionale che gestisce questo documento; ecco alcuni esempi delle prossime attività in corso:

  • Cooperazione CIE-ANPR, con cui si realizzano le specifiche tecniche di cooperazione tra i sistemi che gestiscono le due banche dati, ai fini dell’emissione del documento a partire dall’istruttoria realizzata per mezzo della nuova Anagrafe Nazionale della Popolazione Residente;
  • attivazione dell’Agenda online per la prenotazione di appuntamento per la richiesta CIE integrata con SPID (quindi che consente una verifica minima dei dati del richiedente, molto utile ai fini dell’ottimizzazione della preparazione del documento da parte degli operatori di sportello), che sia anche integrata con PAGO PA: con il vantaggio che la somma totale di circa 22 euro viene pagata al momento della prenotazione ed è già ripartita tra i soggetti beneficiari (Comune e Ministero dell’Economia e delle Finanze), evitando le successive operazioni amministrative da parte del Comune di ripartizione e versamento delle somme incassate;
  • Attivazione della piattaforma nazionale per la consultazione dei cartellini elettronici, con accesso diretto da parte delle Questure.

I nuovi strumenti richiedono un ripensamento dei processi di utilizzo del documento di identità: occorre approfittare al meglio delle possibilità offerte dalla CIE per il riconoscimento della persona, sia fisico che in rete.

LEGGI: CITTADINANZA DIGITALE, CHE COS’È E PERCHÉ È IMPORTANTE PER I NOSTRI DIRITTI

(*) L’autore è componente del gruppo di Comuni sperimentatori di ANPR ma scrive a titolo personale