Data broker, chi sono e come evitano di violare la privacy

Recuperano informazioni on line da fonti pubbliche, le aggregano, le interpretano e le analizzano per poi venderle sul mercato. Ma con i dati personali devono valutare la necessità e la proporzionalità del trattamento in relazione alle finalità perseguite

26 Dic 2017
privacy_573665698

Ultimamente si inizia a sentire parlare anche in Italia di “data broker”. Ma che fanno esattamente e quali rischi comporta la loro attività per i diritti e le libertà delle persone fisiche?

I data broker (o, come pure definiti negli USA, “information broker” o “information reseller”), recuperano informazioni on line da fonti pubbliche, le aggregano, le interpretano e le analizzano per poi venderle sul mercato, costituendo parte integrante dell’economia dei Big Data.

Questa attività, laddove consista nel reperire informazioni economiche e finanziarie relative ad una determinata società, al mercato in cui opera ed a società che svolgono attività analoghe, per produrre studi di settore, non sembra presentare criticità per la riservatezza delle persone.

Il discorso cambia però quando le informazioni raccolte – da una varietà di fonti “pubblicamente disponibili” (come, ad esempio, il Catasto, l’Agenzia Entrate, il Pubblico Registro automobilistico, il Registro delle Imprese, i Social Networks, etc.) – non si riferiscono a società, ma a persone fisiche (in particolare, consumatori); quando si tratta cioè di dati personali, che vengono aggregati, arricchiti e organizzati in “profili”, per essere venduti a imprese che intendono realizzare campagne pubblicitarie mirate e/o offrire servizi personalizzati.

Tale ultima tipologia di attività, come messo in rilevo anche negli USA dalla Federal Trade Commission[1], può essere anche molto invasiva consentendo di raggruppare gli individui in base all’etnia, al reddito, lo stile di vita, gli hobby, gli interessi e persino le condizioni di salute e dedurne gli interessi, il tutto all’insaputa degli individui stessi,che sono quasi sempre inconsapevoli dell’esistenza di tali organizzazioni e della circostanza che le stesse raccolgono e usano i loro dati.

Ma quid iuris nel nostro ordinamento?

Si potrebbe sostenere che il data brokering non comporti problematiche sotto il profilo della disciplina di protezione dei dati personali in quanto i dati personali trattati sono “pubblici”, o perché si tratta di dati che le PA rendono pubblicamente conoscibili nell’adempimento degli obblighi di trasparenza sulle stesse gravanti[2] o in quanto si tratta di dati resi tali direttamente dagli «interessati», ad esempio pubblicandoli sui Social Network.

Le cose non stanno però in questi termini. Il fatto che tali dati siano liberamente conoscibili non significa che siano anche liberamente riutilizzabili da chiunque e per qualsiasi scopo. Il «riutilizzo» dei dati, invece, in attuazione del «principio di finalità» di cui all’art. 11, lett. b), del d.lgs. 196/2003 (“Codice Privacy”), non può essere consentito «in termini incompatibili» con gli scopi originari per i quali gli stessi sono resi accessibili pubblicamente. L’Autorità Garante per la protezione dei dati personali[3], infatti, ha precisato che è ad esempio illecito riutilizzare a fini di marketing o di propaganda elettorale i recapiti e gli indirizzi di posta elettronica del personale della PA oggetto di pubblicazione obbligatoria, in quanto tale ulteriore trattamento deve ritenersi incompatibile con le originarie finalità di trasparenza per le quali i dati sono resi pubblicamente disponibili. Lo scopo perseguito dalle disposizioni che impongono la pubblicazione dei dati di tale personale, infatti, è quello di aiutare i consociati a individuare i soggetti e i recapiti da contattare per presentare istanze o ottenere informazioni; di conseguenza, tali soggetti non potrebbero “ragionevolmente prevedere” che i loro dati possano essere utilizzati per scopi non collegati alle proprie attività lavorative[4].

Il Garante era già pervenuto alla stessa conclusione[5] per quanto concerne i dati pubblicati online dagli stessi interessati, precisando ad esempio, che, sempre in ossequio al «principio di finalità», gli indirizzi di posta elettronica resi conoscibili attraverso siti web non sono liberamente utilizzabili per qualsiasi fine (ed in particolare, per l’invio di e-mail aventi contenuto commerciale o pubblicitario), ma possono essere utilizzati solo per le finalità per le quali gli stessi vi sono stati pubblicati.

La necessità di rispettare, anche se i dati sono pubblicamente conoscibili, il principio di «limitazione della finalità», subordinando il trattamento al consenso degli interessati laddove la finalità ulteriore risulti «incompatibile» con quella per la quale i dati personali sono stati ab origine raccolti[6], è espressamente prevista anche dalla nuova normativa europea sul trattamento dei dati personali, il Regolamento (UE) 2016/679 del 27 aprile 2016, che abroga la precedente direttiva 95/46/CE, da cui deriva il nostro Codice Privacy, e sarà applicabile in tutti gli Stati Membri UE a decorrere dal 25 maggio 2018 (noto con l’acronimo inglese “GDPR”)[7].

Nel caso del data brokering infatti non sembra possibile basare il trattamento sull’«interesse legittimo» del Titolare[8]. Difatti, affinché ciò sia possibile, l’interesse del Titolare, sia pur legittimo, deve anche prevalere, ai sensi dell’art. 6.1, lett. f) del GDPR, sugli interessi o sui diritti e le libertà fondamentali dell’interessato. Come precisato dal Gruppo dei Garanti europei nell’Opinion 06/2014 on the notion of legitimate interests of the data controller under Article 7 of Directive 95/46/EC, il fatto che il Titolare abbia il legittimo interesse di conoscere le preferenze dei suoi clienti in modo da poter personalizzare le proprie offerte o realizzare pubblicità mirata, non implica che possa anche monitorare ingiustificatamente le loro attività on-line o off-line, combinare grandi quantità di dati, e creare – e, tramite l’intermediazione di data brokers, anche commercializzare – complessi profili delle personalità e delle preferenze dei clienti stessi, senza che questi ultimi ne siano consapevoli, basandosi, come «condizione di legittimità» del trattamento, sull’interesse legittimo. In tal caso, comportando tale attività di profilazione una rilevante intrusione nella “privacy” degli interessati, gli interessi e i diritti di questi ultimi devono considerarsi prevalenti sull’interesse del titolare e il trattamento, per poter essere legittimo, deve fondarsi sul consenso informato degli interessati[9].

A tale proposito non si può però non tener conto che le caratteristiche peculiari dell’attività in oggetto rendono estremamente difficile fornire un’adeguata informativa agli interessati, che chiarisca le finalità del trattamento (per il semplice fatto che queste non sono già note al momento dell’acquisizione dei dati), e, quindi, che, laddove necessario, quest’ultimi prestino un consenso al trattamento dei loro dati specifico, consapevole e valido. Una delle caratteristiche dei Big Data, infatti, è la circostanza che gli stessi vengono raccolti senza che siano chiari a priori i loro molteplici utilizzi[10]. A tale proposito, sia il Gruppo dei Garanti Europei[11] che il Garante Europeo della protezione dei dati (European Data Protection Supervisor)[12] hanno però affermato con forza che non vi sarebbe alcuna ragione per ritenere che i principi fondamentali in tema di data protection non siano più validi e appropriati per il trattamento massivo di dati, pur ammettendo che debbano essere applicati in modo più moderno, flessibile e creativo, oltre che completati con nuovi concetti sviluppati negli anni (ed ora espressamente previsti nel GDPR), come l’accountability, la privacy by design e la Data Protection Impact Assessment (nota anche con l’acronimo “DPIA”) , offrendo modi innovativi per informare gli interessati e consentire loro il controllo sui propri dati.

Il data broker che tratti dati personali – potendo il relativo trattamento, effettuato tramite l’uso di nuove tecnologie, presentare un rischio elevato per i diritti e le libertà delle persone fisiche – dovrebbe quindi effettuare una DPIA[13], valutando la necessità e la proporzionalità del trattamento in relazione alle finalità perseguite, il rischio di impatti negativi sulle libertà e i diritti degli interessati e l’idoneità delle garanzie, meccanismi e misure tecniche e organizzative previste per mitigare tali rischi ai sensi dell’art. 35 del GDPR. All’esito di questa valutazione di impatto potrà quindi decidere in autonomia se iniziare il trattamento, avendo adottato le misure idonee a mitigare sufficientemente il rischio ovvero, qualora sia presente un alto rischio residuo per le attività di trattamento, consultare preventivamente l’autorità di controllo competente, la quale dovrà pronunciarsi in merito al trattamento in questione (indicando eventuali misure ulteriori da implementare oppure, nei casi più estremi, vietare il trattamento).

[1] Che, a seguito di un’indagine sulle pratiche commerciali di 9 big player del settore, ha emesso a maggio 2014 un copioso rapporto, ‘Data Brokers: A Call for Transparency and Accountability‘, in cui ha evidenziato le criticità dell’attività dei data broker dal punto di vista “privacy”, sollecitando il Congresso ad intervenire per porre rimedio alla mancanza di trasparenza e di scelta per i consumatori (nonché alla difficoltà di questi ultimi di esercitare controllo sulle proprie informazioni), emanando una legge che consenta loro di conoscere l’esistenza e l’attività dei data broker (come un portale internet centralizzato) e le fonti dei dati, nonché di avere accesso alle proprie informazioni possedute da tali organizzazioni. Da segnalare che l’appello della FTC sembra essere stato recentemente raccolto dal senatore Edward J. Markey che lo scorso 14 settembre ha presentato una proposta di legge volta, fra l’altro, a richiedere ai broker di dati di stabilire procedure per assicurare l’accuratezza delle informazioni personali raccolte.
[2] ai sensi del Decreto legislativo 14 marzo 2013, n. 33, “Riordino della disciplina riguardante il diritto di accesso civico e gli obblighi di pubblicità, trasparenza e diffusione di informazioni da parte delle pubbliche amministrazioni” (di solito conosciuto come “decreto trasparenza” o “decreto sulla trasparenza amministrativa”).
[3] Nelle “Linee guida in materia di trattamento di dati personali, contenuti anche in atti e documenti amministrativi, effettuato per finalità di pubblicità e trasparenza sul web da soggetti pubblici e da altri enti obbligati” (doc. web. n. 3134436], emanate dall’Autorità il 15 maggio 2014, a seguito dell’entrata in vigore del d. lgs n. 33/2013.
[4] Analogamente, i dati personali provenienti dal Pubblico registro automobilistico (P.R.A.), per quanto pubblici (possono essere si utilizzati per inviare comunicazioni di particolare interesse per gli utenti, ivi comprese quelle concernenti l’imminente scadenza delle revisioni auto, nonché i moduli relativi ad attività di ricerca economico-sociale o statistica, ai sensi dell’art. 24, co. 1, lett. c) del Codice Privacy, ma) non possono essere utilizzati, senza il consenso degli interessati, per scopi direttamente commerciali o pubblicitari, in quanto del tutto avulsi dall’interesse pubblico cui è ispirato il sistema e, quindi, “non compatibili” con gli scopi che hanno determinato l’originaria raccolta dei dati (così, l’Autorità, nel provvedimento 11 marzo 2010, “Pubblico registro automobilistico e privacy, doc web. 1709295.).
[5] Già nel provvedimento generale sullo spamming del 29 maggio 2003, doc. web n. 29840.
[6] La necessità del consenso per il trattamento dei dati “for tracking and profiling for purposes of direct marketing, behavioural advertisement, data-brokering, location-based advertising or tracking-based digital market research” era stata espressamente segnalata dal Gruppo dei Garanti europei, “Article 29 Data Protection Working Party”, nell’“Opinion 03/2013 on purpose limitation”.
[7]  Si vedano l’art. 6.4 e il considerando 50 del GDPR, che precisa: “Il trattamento dei dati personali per finalità diverse da quelle per le quali i dati personali sono stati inizialmente raccolti dovrebbe essere consentito solo se compatibile con le finalità per le quali i dati personali sono stati inizialmente raccolti. In tal caso non è richiesta alcuna base giuridica separata oltre a quella che ha consentito la raccolta dei dati personali. […..] Per accertare se la finalità di un ulteriore trattamento sia compatibile con la finalità per la quale i dati personali sono stati inizialmente raccolti, il titolare del trattamento dovrebbe, dopo aver soddisfatto tutti i requisiti per la liceità del trattamento originario, tener conto tra l’altro di ogni nesso tra tali finalità e le finalità dell’ulteriore trattamento previsto, del contesto in cui i dati personali sono stati raccolti, in particolare le ragionevoli aspettative dell’interessato in base alla sua relazione con il titolare del trattamento con riguardo al loro ulteriore utilizzo; della natura dei dati personali; delle conseguenze dell’ulteriore trattamento previsto per gli interessati; e dell’esistenza di garanzie adeguate sia nel trattamento originario sia nell’ulteriore trattamento previsto”.
[8] L’interesse legittimo è una delle sei basi giuridiche che legittimano il trattamento di dati personali ai sensi dell’art. 6, co. 1 del GDPR.
[9] Considerazioni analoghe sono state effettuate dal nostro Garante in un recente Provvedimento del 24 novembre 2016, “Piattaforma web per l’elaborazione di profili reputazionali, in cui ha affrontato il tema dell’impiego dei Big Data nell’ambito di una piattaforma reputazionale su web, che prevedeva l’assegnazione, tramite un sofisticato algoritmo, di un punteggio preciso (cd. rating reputazionale) ai soggetti censiti, così da consentire ai clienti di questi ultimi di poterne verificare la credibilità. Il Garante, pur ritenendo “legittima, in linea di principio, l’erogazione di servizi che possano contribuire a rendere maggiormente efficienti, trasparenti e sicuri i rapporti socio-economici”, ha considerato che il “rating” elaborato dal sistema rischierebbe di “ripercuotersi pesantemente sulla vita (anche privata) degli individui censiti, influenzandone scelte e prospettive e condizionando la loro stessa ammissione a (o esclusione da) specifiche prestazioni, servizi o benefici”; di conseguenza, i dati personali dei soggetti non iscritti alla piattaforma, “ove anche tratti da documenti liberamente conoscibili, verrebbero comunque elaborati da quest’ultima per ottenere valutazioni reputazionali autonome, originali e del tutto distinte dalle informazioni originariamente acquisite; ragion per cui il loro lecito trattamento potrebbe avvenire solo sulla base del “libero” consenso degli interessati, ovvero di altro idoneo presupposto alternativo (artt. 23 e 24 del Codice) [ndr., come il «legittimo interesse»], allo stato non ravvisabile”. L’Autorità ha ritenuto che la costituzione di siffatta piattaforma (e il connesso trattamento di dati personali), in ragione delle sue peculiari caratteristiche, tali da incidere sulla stessa dignità degli interessati (per la delicatezza delle informazioni che si vorrebbero utilizzare, del pervasivo impatto sugli interessati, nonché dei presupposti e delle modalità di trattamento prospettata), comportasse “rilevanti problematiche sotto il profilo della disciplina di protezione dei dati personali …”. La valutazione dell’algoritmo che determinerebbe i rating (la cui efficacia non è dimostrata, a causa dell’assenza di criteri riconosciuti a livello nazionale o internazionale, sulla base dei quali poter misurare la reputazione degli individui in modo realmente oggettivo, affidabile e imparziale) potrebbe infatti fondarsi su atti, documenti o certificati viziati ex ante da falsità ideologica o da mero errore, con il rischio di creare profili inesatti e non rispondenti alla reale rappresentazione e, quindi, all’identità personale, intesa anche quale immagine sociale delle persone e, pertanto, di darne una qualificazione o rappresentazione non veritiera o addirittura denigratoria
[10] cosa che ha portato alcuni commentatori a ritenere che la liceità del trattamento dei dati personali nel caso dei Big Data sarebbe inficiata ab origine; altri, in senso del tutto opposto, che tale fenomeno sia in grado di mettere in crisi gli istituti tradizionali di informativa e consenso.
[11] Nella “Dichiarazione sull’impatto dello sviluppo dei Big Data sulla protezione delle persone rispetto al trattamento automatizzato dei loro dati personali nell’Unione Europea” del 16 settembre 2014.
[12] Nell’Opinion 7/2015 dal titolo “Meeting the challenges of big data. A call for transparency, user control, data protection by design and accountability”.
[13] effettuando ragionamenti e valutazioni analoghi a quelle svolte dal Garante nel Provvedimento sopra citato nota11, del 24 novembre 2016.

Speciale PNRR

Tutti
Incentivi
PA
Sostemibilità
Analisi
Formazione
Salute digitale
Sicurezza
Sostenibilità
Digital Economy
Formazione
Trasferimento tecnologico, il Mise mette sul piatto 7,5 milioni
Strategie
PSN e Strategia Cloud Italia: a che punto siamo e come supportare la PA in questo percorso
Dispersione idrica
Siccità: AI e analisi dei dati possono ridurre gli sprechi d’acqua. Ecco gli interventi necessari
PNRR
Cloud, firmato il contratto per l’avvio di lavori del Polo strategico
Formazione
Competenze digitali, stanziati 48 milioni per gli Istituti tecnologici superiori
Iniziative
Digitalizzazione delle reti idriche: oltre 600 milioni per 21 progetti
Competenze e competitività
PNRR, così i fondi UE possono rilanciare la ricerca e l’Università
Finanziamenti
PNRR, si sbloccano i fondi per l’agrisolare
Sanità post-pandemica
PNRR, Missione Salute: a che punto siamo e cosa resta da fare
Strategie
Sovranità e autonomia tecnologica nazionale: come avviare un processo virtuoso e sostenibile
La relazione
Pnrr e PA digitale, l’alert della Corte dei conti su execution e capacità di spesa
L'editoriale
Elezioni 2022, la sfida digitale ai margini del dibattito politico
Strategie
Digitale, il monito di I-Com: “Senza riforme Pnrr inefficace”
Transizione digitale
Pnrr: arrivano 321 milioni per cloud dei Comuni, spazio e mobilità innovativa
L'analisi I-COM
Il PNRR alla prova delle elezioni: come usare bene le risorse e centrare gli obiettivi digitali
Cineca
Quantum computing, una svolta per la ricerca: lo scenario europeo e i progetti in corso
L'indice europeo
Desi, l’Italia scala due posizioni grazie a fibra e 5G. Ma è (ancora) allarme competenze
L'approfondimento
PNRR 2, ecco tutte le misure per cittadini e imprese: portale sommerso, codice crisi d’impresa e sismabonus, cosa cambia
Servizi digitali
PNRR e trasformazione digitale: ecco gli investimenti e le riforme previste per la digitalizzazione della PA
Legal health
Lo spazio europeo dei dati sanitari: come circoleranno le informazioni sulla salute nell’Unione Europea
Servizi digitali
PNRR e PA digitale: non dimentichiamo la dematerializzazione
Digital Healthcare transformation
La trasformazione digitale degli ospedali
Governance digitale
PA digitale, è la volta buona? Così misure e risorse del PNRR possono fare la differenza
Servizi digitali
Comuni e digitale, come usare il PNRR senza sbagliare
La survey
Pnrr e digitale accoppiata vincente per il 70% delle pmi italiane
Missione salute
Fascicolo Sanitario Elettronico alla prova del PNRR: limiti, rischi e opportunità
Servizi pubblici
PNRR: come diventeranno i siti dei comuni italiani grazie alle nuove risorse
Skill gap
PNRR, la banda ultra larga crea 20.000 nuovi posti di lavoro
Il Piano
Spazio, Colao fa il punto sul Pnrr: i progetti verso la milestone 2023
FORUMPA2022
PNRR e trasformazione digitale: rivedi i Talk di FORUM PA 2022 in collaborazione con le aziende partner
I contratti
Avio, 340 milioni dal Pnrr per i nuovi propulsori a metano
Next Generation EU
PNRR, a che punto siamo e cosa possono aspettarsi le aziende private
Fondi
Operativo il nuovo portale del MISE con tutti i finanziamenti per le imprese
Servizi comunali
Il PNRR occasione unica per i Comuni digitali: strumenti e risorse per enti e cittadini
Healthcare data platform
PNRR dalla teoria alla pratica: tecnologie e soluzioni per l’innovazione in Sanità
Skill
Competenze digitali, partono le Reti di facilitazione
Gli obiettivi
Scuola 4.0, PNRR ultima chance: ecco come cambierà il sistema formativo
Sistema Paese
PNRR 2, è il turno della space economy
FORUM PA 2022
FORUM PA 2022: la maturità digitale dei comuni italiani rispetto al PNRR
Analisi
PNRR: dalla Ricerca all’impresa, una sfida da cogliere insieme
Innovazione
Pnrr, il Dipartimento per la Trasformazione digitale si riorganizza
FORUM PA 2022
PA verde e sostenibile: il ruolo di PNRR, PNIEC, energy management e green public procurement
Analisi
PNRR, Comuni e digitalizzazione: tutto su fondi e opportunità, in meno di 3 minuti. Guarda il video!
Rapporti
Competenze digitali e servizi automatizzati pilastri del piano Inps
Analisi
Attuazione del PNRR: il dialogo necessario tra istituzioni e società civile. Rivedi lo Scenario di FORUM PA 2022
Progetti
Pnrr, fondi per il Politecnico di Torino. Fra i progetti anche IS4Aerospace
Analisi
PNRR, Colao fa il punto sulla transizione digitale dell’Italia: «In linea con tutte le scadenze»
La Svolta
Ict, Istat “riclassifica” i professionisti. Via anche al catalogo dati sul Pnrr
Analisi
Spazio, Colao fa il punto sul Pnrr: i progetti verso la milestone 2023
FORUM PA 2022
Ecosistema territoriale sostenibile: l’Emilia Romagna tra FESR e PNRR
Il Piano
Innovazione, il Mise “centra” gli obiettivi Pnrr: attivati 17,5 miliardi
Analisi
PNRR: raggiunti gli obiettivi per il primo semestre 2022. Il punto e qualche riflessione
Analisi
PNRR: dal dialogo tra PA e società civile passa il corretto monitoraggio dei risultati, tra collaborazione e identità dei luoghi
Webinar
Comuni e PNRR: un focus sui bandi attivi o in pubblicazione
Analisi
Formazione 4.0: cos’è e come funziona il credito d’imposta
PA e Sicurezza
PA e sicurezza informatica: il ruolo dei territori di fronte alle sfide della digitalizzazione
PA e sicurezza
PNRR e servizi pubblici digitali: sfide e opportunità per Comuni e Città metropolitane
Water management
Water management in Italia: verso una transizione “smart” e “circular” 
LE RISORSE
Transizione digitale, Simest apre i fondi Pnrr alle medie imprese
Prospettive
Turismo, cultura e digital: come spendere bene le risorse del PNRR
Analisi
Smart City: quale contributo alla transizione ecologica
Decarbonizzazione
Idrogeno verde, 450 milioni € di investimenti PNRR, Cingolani firma
Unioncamere
PNRR, imprese in ritardo: ecco come le Camere di commercio possono aiutare
I fondi
Industria 4.0: solo un’impresa su tre pronta a salire sul treno Pnrr
Formazione
Trasferimento tecnologico, il Mise mette sul piatto 7,5 milioni
Strategie
PSN e Strategia Cloud Italia: a che punto siamo e come supportare la PA in questo percorso
Dispersione idrica
Siccità: AI e analisi dei dati possono ridurre gli sprechi d’acqua. Ecco gli interventi necessari
PNRR
Cloud, firmato il contratto per l’avvio di lavori del Polo strategico
Formazione
Competenze digitali, stanziati 48 milioni per gli Istituti tecnologici superiori
Iniziative
Digitalizzazione delle reti idriche: oltre 600 milioni per 21 progetti
Competenze e competitività
PNRR, così i fondi UE possono rilanciare la ricerca e l’Università
Finanziamenti
PNRR, si sbloccano i fondi per l’agrisolare
Sanità post-pandemica
PNRR, Missione Salute: a che punto siamo e cosa resta da fare
Strategie
Sovranità e autonomia tecnologica nazionale: come avviare un processo virtuoso e sostenibile
La relazione
Pnrr e PA digitale, l’alert della Corte dei conti su execution e capacità di spesa
L'editoriale
Elezioni 2022, la sfida digitale ai margini del dibattito politico
Strategie
Digitale, il monito di I-Com: “Senza riforme Pnrr inefficace”
Transizione digitale
Pnrr: arrivano 321 milioni per cloud dei Comuni, spazio e mobilità innovativa
L'analisi I-COM
Il PNRR alla prova delle elezioni: come usare bene le risorse e centrare gli obiettivi digitali
Cineca
Quantum computing, una svolta per la ricerca: lo scenario europeo e i progetti in corso
L'indice europeo
Desi, l’Italia scala due posizioni grazie a fibra e 5G. Ma è (ancora) allarme competenze
L'approfondimento
PNRR 2, ecco tutte le misure per cittadini e imprese: portale sommerso, codice crisi d’impresa e sismabonus, cosa cambia
Servizi digitali
PNRR e trasformazione digitale: ecco gli investimenti e le riforme previste per la digitalizzazione della PA
Legal health
Lo spazio europeo dei dati sanitari: come circoleranno le informazioni sulla salute nell’Unione Europea
Servizi digitali
PNRR e PA digitale: non dimentichiamo la dematerializzazione
Digital Healthcare transformation
La trasformazione digitale degli ospedali
Governance digitale
PA digitale, è la volta buona? Così misure e risorse del PNRR possono fare la differenza
Servizi digitali
Comuni e digitale, come usare il PNRR senza sbagliare
La survey
Pnrr e digitale accoppiata vincente per il 70% delle pmi italiane
Missione salute
Fascicolo Sanitario Elettronico alla prova del PNRR: limiti, rischi e opportunità
Servizi pubblici
PNRR: come diventeranno i siti dei comuni italiani grazie alle nuove risorse
Skill gap
PNRR, la banda ultra larga crea 20.000 nuovi posti di lavoro
Il Piano
Spazio, Colao fa il punto sul Pnrr: i progetti verso la milestone 2023
FORUMPA2022
PNRR e trasformazione digitale: rivedi i Talk di FORUM PA 2022 in collaborazione con le aziende partner
I contratti
Avio, 340 milioni dal Pnrr per i nuovi propulsori a metano
Next Generation EU
PNRR, a che punto siamo e cosa possono aspettarsi le aziende private
Fondi
Operativo il nuovo portale del MISE con tutti i finanziamenti per le imprese
Servizi comunali
Il PNRR occasione unica per i Comuni digitali: strumenti e risorse per enti e cittadini
Healthcare data platform
PNRR dalla teoria alla pratica: tecnologie e soluzioni per l’innovazione in Sanità
Skill
Competenze digitali, partono le Reti di facilitazione
Gli obiettivi
Scuola 4.0, PNRR ultima chance: ecco come cambierà il sistema formativo
Sistema Paese
PNRR 2, è il turno della space economy
FORUM PA 2022
FORUM PA 2022: la maturità digitale dei comuni italiani rispetto al PNRR
Analisi
PNRR: dalla Ricerca all’impresa, una sfida da cogliere insieme
Innovazione
Pnrr, il Dipartimento per la Trasformazione digitale si riorganizza
FORUM PA 2022
PA verde e sostenibile: il ruolo di PNRR, PNIEC, energy management e green public procurement
Analisi
PNRR, Comuni e digitalizzazione: tutto su fondi e opportunità, in meno di 3 minuti. Guarda il video!
Rapporti
Competenze digitali e servizi automatizzati pilastri del piano Inps
Analisi
Attuazione del PNRR: il dialogo necessario tra istituzioni e società civile. Rivedi lo Scenario di FORUM PA 2022
Progetti
Pnrr, fondi per il Politecnico di Torino. Fra i progetti anche IS4Aerospace
Analisi
PNRR, Colao fa il punto sulla transizione digitale dell’Italia: «In linea con tutte le scadenze»
La Svolta
Ict, Istat “riclassifica” i professionisti. Via anche al catalogo dati sul Pnrr
Analisi
Spazio, Colao fa il punto sul Pnrr: i progetti verso la milestone 2023
FORUM PA 2022
Ecosistema territoriale sostenibile: l’Emilia Romagna tra FESR e PNRR
Il Piano
Innovazione, il Mise “centra” gli obiettivi Pnrr: attivati 17,5 miliardi
Analisi
PNRR: raggiunti gli obiettivi per il primo semestre 2022. Il punto e qualche riflessione
Analisi
PNRR: dal dialogo tra PA e società civile passa il corretto monitoraggio dei risultati, tra collaborazione e identità dei luoghi
Webinar
Comuni e PNRR: un focus sui bandi attivi o in pubblicazione
Analisi
Formazione 4.0: cos’è e come funziona il credito d’imposta
PA e Sicurezza
PA e sicurezza informatica: il ruolo dei territori di fronte alle sfide della digitalizzazione
PA e sicurezza
PNRR e servizi pubblici digitali: sfide e opportunità per Comuni e Città metropolitane
Water management
Water management in Italia: verso una transizione “smart” e “circular” 
LE RISORSE
Transizione digitale, Simest apre i fondi Pnrr alle medie imprese
Prospettive
Turismo, cultura e digital: come spendere bene le risorse del PNRR
Analisi
Smart City: quale contributo alla transizione ecologica
Decarbonizzazione
Idrogeno verde, 450 milioni € di investimenti PNRR, Cingolani firma
Unioncamere
PNRR, imprese in ritardo: ecco come le Camere di commercio possono aiutare
I fondi
Industria 4.0: solo un’impresa su tre pronta a salire sul treno Pnrr

Articoli correlati

LinkedIn

Twitter

Whatsapp

Facebook

Link