dati bene comune

Dati pubblici e trasparenza, bene la svolta di Draghi: ora il vero salto di qualità

L’accenno del Presidente Draghi al tema della trasparenza dei dati pubblici nel suo primo intervento alla Camera è un segnale nuovo e importante. Le norme ci sono, ora bisogna attuarle, per realizzare l’auspicato passo avanti nel rapporto fra Stato e cittadini, soprattutto per quanto riguarda i dati sulla pandemia

23 Feb 2021
Mara Mucci

già vicepresidente della commissione d’inchiesta sullo stato della digitalizzazione della PA nella XVII leg, informatica, resp. PA di Azione

direttiva open data

Il presidente Mario Draghi, fresco di fiducia, ha parlato in aula alla Camera di dati pubblici e trasparenza, proprio nel suo primo intervento. È un fatto nuovo, degno di approfondimento, che ci auguriamo sia seguito da fatti concreti.

Ma come stanno le cose oggi?

Nel caso del rilascio di dati pubblici, come spesso accade in ambito digitalizzazione, le norme sono più avanti della loro attuazione.

Quando vengono rilasciati la granularità e la documentazione sono insufficienti per analisi approfondite. La comunità di ricercatori e associazioni del mondo del digitale si sono mobilitate, chiedendo più trasparenza nei dati relativi alla pandemia. Se ci sarà un passo avanti nel rapporto fra Stato e cittadini lo vedremo nelle prossime settimane.

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La svolta del Presidente Draghi

È stata una piccola soddisfazione sentire parlare dell’importanza dei dati pubblici dal presidente del consiglio fresco di fiducia. È una battaglia che riguarda in particolare i cittadini più curiosi, quelli che vogliono capire, che non si accontentano di un “fidatevi di me”, e che in questi mesi si sono tirati su le maniche e hanno fatto rete, mobilitandosi con iniziative pregevoli come “dati bene comune”.

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Mario Draghi nel suo primo intervento alla Camera si è espresso in questi termini: “spostare l’asse degli interventi su un piano più sostanziale, puntando sui due cardini di un’efficace politica di prevenzione: trasparenza e semplificazione. La trasparenza della pubblica amministrazione è il presupposto logico. I cittadini devono poter far sentire la loro voce, è la base per la responsabilità; quindi, accesso alle informazioni, siano essi dati quantitativi o qualitativi. Questo consente ai cittadini di analizzare l’attività e i processi decisionali pubblici, il tutto in un virtuoso rapporto di collaborazione tra istituzioni e collettività amministrate, che veda rispettato il principio del coinvolgimento attivo della cittadinanza nelle scelte e riesca ad alimentare e consolidare la fiducia nelle istituzioni, ma anche il necessario controllo sociale.”

Serve partire da quest’ultimo punto. Oggi la pubblica amministrazione soffre, è considerata dal cittadino il regno del bizantinismo e della complessità, dello spreco e della mancanza di responsabilità.

Da questa spirale non si esce con gli intenti o le dichiarazioni. 

Serve dimostrare coi fatti che, come dice Draghi, quello che cambia è il presupposto logico: i cittadini non sono forestieri da accompagnare, ma persone che possono leggere e comprendere la situazione a partire da numeri e dati.

Cosa manca per fare un salto di qualità?

Non mancano certo le norme, che sul digitale sono tra le più avanzate a livello europeo. Il nostro codice dell’amministrazione digitale contiene un intero capo sull’argomento. Grazie a queste norme, ogni anno, a pochi minuti dalla sua pubblicazione e grazie ai dati aperti rilasciati dal MEF, un cittadino può comprendere e valutare in modo immediato la legge di bilancio dello stato, paragonandola con gli esercizi passati, facendosi aiutare da grafici ed istogrammi (www.budget.g0v.it).

Questa possibilità di controllo e valutazione esiste perché si sono messi a disposizione i dati in formato aperto che, rielaborati anche in forma di istogrammi e grafici, ci mostrano nuda e cruda la realtà. Quanto approfonditamente è possibile valutare ciascuna voce di bilancio, dipende dal grado di aggregazione e capillarità dei dati (che nel caso del bilancio di stato può essere migliorabile).

Le lacune a livello locale

Pensate per un secondo se questa possibilità ci fosse anche nell’ambito dei bilanci degli enti locali. Forse finalmente capiremmo quando si investe nel capitale umano e nel funzionamento della macchina dello stato, e quanto in rotonde.

A livello locale abbiamo strumenti che a mio avviso sono ancora insufficienti. Esiste la piattaforma SIOPE+, evoluzione del Sistema Informativo sulle Operazioni degli Enti Pubblici (SIOPE), che gestisce il ciclo attivo e il ciclo passivo della pubblica amministrazione, ovvero entrate e pagamenti degli enti pubblici, in conformità con gli standard AgID. Oggi vi aderiscono regioni, enti locali anche sotto i 10.000 abitanti, aziende sanitarie e ospedaliere, università, enti di ricerca, enti parco, autorità portuali ed altre autorità amministrative indipendenti.

I dati però non hanno una granularità sufficiente a farci comprendere chiaramente in che cosa consiste una singola voce di spesa (o viceversa, cosa concorre a formare una voce d’entrata).

Per fare due esempi, la super-voce “altre spese per contratti di servizio pubblico” può voler dire molte cose, come anche la voce aggregata “acquisto di servizi da agenzie di lavoro interinale”. La piattaforma che ci mostra i dati di Siope+ è soldipubblici.gov.it, poco usabile e piuttosto limitata nella navigazione.

I dati sul Covid

In ultimo il tema sempre bollente, ovvero le informazioni puntuali e disaggregate riguardanti la trasmissione del virus Covid19 su territorio nazionale. Mi chiedo perché sulla sua gestione della pandemia non c’è stata cura nel rilascio dei dati in formato aperto e ben documentati. 

Perché, proprio quando serviva la massima trasparenza e la massima assunzione di responsabilità da parte dei decisori pubblici, non si è parlato la lingua della verità col cittadino?

La comunità di attivisti digitali e associazioni promotori dell’iniziativa #datibenecomune hanno chiesto, anche al presidente Draghi, strumenti precisi: dati pubblici, disaggregati, continuamente aggiornati, ben documentati e facilmente accessibili a ricercatori, decisori, media e cittadini.

Hanno chiesto inoltre una piattaforma gestionale che permetta l’accesso ai dati raccolti da parte di tutti, in mondo interoperabile e nel rispetto delle norme a tutela i dati personali.

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Conclusioni

È evidente che il “fidatevi di me” a cui ci hanno abituati non basta.

Gli interventi con scarso preavviso ed in generale le misure di contenimento del virus che limitano le libertà hanno bisogno della massima autorevolezza. Senza autorevolezza, che poggi solida sull’evidenza dei dati o sulla trasparenza nelle decisioni, non può esserci fiducia. Senza fiducia il cittadino è poco incline a rispettare la legge.

Rispondere alle richieste come quelle avanzate dai promotori dell’iniziativa #datibenecomune sarebbe uno dei modi per riconquistare quella fetta di cittadini che non si accontenta dell’imposizione di misure straordinarie da parte di governo e regioni, ma vuole poterle valutare e, nel caso, sostenere con l’ausilio dei numeri.

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